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Giovedì, 05 Marzo 2026

Grecia: Colonnello dell'Aeronautica arrestato, accusato di spionaggio per la Cina

Da oltre cinque ore, a partire dalla mattinata di oggi, il colonnello dell’Aeronautica greca arrestato con l’accusa di spionaggio a favore della Cina è sotto interrogatorio davanti al procuratore militare del Tribunale dell’Aeroporto di Atene. Durante l’audizione, l’ufficiale avrebbe ammesso le proprie responsabilità, chiedendo scusa all’autorità giudiziaria.

Secondo quanto riportato dall’emittente Mega, l’imputato ha riconosciuto di aver collaborato con i servizi cinesi e ha indicato il suo referente, un uomo conosciuto con il nome di copertura “Steven”, figura che – sempre secondo la stessa fonte – sarebbe da tempo nota alla CIA. Il colonnello avrebbe inoltre fatto i nomi di due ex membri dell’esercito greco, già sotto osservazione da parte dei servizi di intelligence.

Entrando nel dettaglio, come riferisce Live News, il 54enne ha spiegato che tutto sarebbe iniziato con un post pubblicato su un social network a carattere professionale. L’obiettivo iniziale, ha dichiarato, era quello di integrare il proprio reddito in vista del pensionamento. Il primo contatto sarebbe arrivato da una società con sede in Malesia, presentata come un’opportunità di consulenza.

La richiesta iniziale riguardava un’analisi geopolitica, che ha segnato l’avvio della collaborazione. Per questi primi contributi, il compenso si aggirava intorno ai 500 euro. In seguito, le richieste si sarebbero fatte più specifiche e sensibili: il compenso sarebbe salito fino a 5.000 euro al mese per informazioni sulle caratteristiche tecniche di sistemi considerati critici. L’imputato ha sostenuto che, quando si è reso conto della reale portata delle attività, era ormai troppo tardi. Nel 2025, alcuni incontri si sarebbero svolti al Pireo, in ristoranti noti, alla presenza di una donna misteriosa.

Il denaro

Secondo il ministero competente, nella fase iniziale della collaborazione l’agente cinese inviava somme comprese tra i 500 e i 600 euro per informazioni ritenute di scarso rilievo, legate a studi geopolitici. Una volta conquistata la fiducia dell’ufficiale, i pagamenti sarebbero aumentati fino a 5.000 euro al mese, o 15.000 euro ogni tre mesi, in cambio di documenti classificati.

Colpisce il fatto che l’uomo prelevasse denaro contante da sportelli bancomat travestito, incassando somme relativamente modeste, tra i 200 e i 300 euro per volta. Le autorità stanno ora analizzando un portafoglio di criptovalute trovato su un telefono cellulare illegale e verificando l’eventuale esistenza di conti bancari in Cina.

La donna

Al centro dell’inchiesta emerge anche la figura di una donna, descritta come elemento di alto livello nella rete di spionaggio. Sarebbe stata presente agli incontri del colonnello ad Atene con i suoi referenti cinesi. Uno di questi incontri è stato documentato dal materiale raccolto dal Servizio Nazionale di Intelligence (EYP).

Le indagini congiunte dell' EYP e dello Stato Maggiore della Difesa Nazionale si concentrano ora anche su militari in pensione che intrattengono rapporti professionali con la Cina e mantengono canali di comunicazione simili a quelli utilizzati dall’ufficiale arrestato.

Informazioni e utilizzo

Secondo gli inquirenti, l’interesse principale dei referenti cinesi era rivolto alle caratteristiche tecniche dei sistemi militari. In particolare, puntavano a ottenere informazioni su software, codici di accesso e funzionalità interne. L’obiettivo, secondo quanto emerge, sarebbe quello di replicare tecnologie occidentali per sviluppare sistemi analoghi in patria.

“Steven” resta una figura chiave dell’inchiesta. Era il nome con cui l’agente cinese veniva chiamato durante gli incontri ad Atene e Pechino, così come nelle comunicazioni criptate. Tuttavia, l’EYP nutre forti dubbi sul fatto che si tratti del suo vero nome.

L’operazione

Il colonnello avrebbe fotografato documenti riservati e inviato il materiale a Pechino attraverso software criptati forniti dagli stessi cinesi. Gli sarebbero stati consegnati anche codici per la gestione del portafoglio di criptovalute, utilizzabili per trasferire fondi dalla Cina verso i propri conti, rendendo difficile giustificare la provenienza.

Oltre all’accusa di spionaggio, è stata avviata anche una procedura penale per reati informatici. Le autorità hanno sequestrato computer portatile, supporti di memoria e telefoni cellulari dell’uomo. Secondo l’impianto accusatorio, il movente principale sarebbe stato economico: il 54enne, stando a l'incriminazione, sarebbe diventato una spia in cambio di denaro.

Fonte Agenzie stampa elleniche

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