
Il presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha annunciato venerdì la promozione di una legge di amnistia generale e la chiusura del centro di detenzione di El Helicoide, a Caracas, struttura tristemente nota per aver ospitato detenuti considerati prigionieri politici dall’opposizione e da numerose organizzazioni non governative per i diritti umani.
L’annuncio arriva a meno di un mese dall’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, evento che ha profondamente modificato gli equilibri politici interni e i rapporti tra Caracas e Washington.
Intervenendo davanti alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ), Rodríguez ha dichiarato che l’esecutivo intende presentare al Parlamento una legge di amnistia “di carattere generale”, destinata a coprire l’intero arco della violenza politica nel Paese, “dal 1999 fino a oggi”.
“Si tratta di una legge pensata per contribuire a sanare le ferite provocate dal conflitto politico, alimentato per anni dalla violenza e dall’estremismo”, ha affermato la presidente ad interim. “Questo strumento consentirà alla giustizia di riprendere il proprio cammino e permetterà alla convivenza tra i nostri concittadini di aprirsi a una nuova fase”.
Nel suo discorso, Rodríguez ha inoltre annunciato la chiusura definitiva di El Helicoide, complesso gestito dai servizi di intelligence venezuelani e più volte denunciato dall’opposizione e da organismi internazionali come luogo di detenzione arbitraria e tortura.
“Abbiamo deciso che le strutture di El Helicoide, attualmente utilizzate come centro di detenzione, saranno riconvertite in uno spazio sociale, sportivo, culturale e commerciale, destinato alle famiglie delle forze di polizia e alle comunità circostanti”, ha spiegato.
La presidente ad interim ha anche promesso l’avvio di una “grande consultazione nazionale” finalizzata alla creazione di un “nuovo sistema giudiziario”. Secondo ONG e forze di opposizione, l’attuale magistratura venezuelana sarebbe fortemente condizionata dal potere esecutivo e minata da fenomeni di corruzione strutturale.
Alla cerimonia erano presenti le principali figure del potere statale: il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, il ministro della Difesa Vladimir Padrino e il procuratore generale Tarek William Saab, a testimonianza del peso politico attribuito all’iniziativa.
Sotto la crescente pressione di Washington dopo la cattura di Maduro, il governo di Caracas aveva già promesso, l’8 gennaio, la liberazione dei prigionieri politici. Tuttavia, secondo l’opposizione e diverse ONG, il processo di scarcerazione procede con estrema lentezza.
Le autorità venezuelane sostengono che oltre 800 prigionieri politici — una definizione che in precedenza il governo aveva sempre rifiutato — siano già stati rilasciati e che le liberazioni siano iniziate “prima di dicembre”, dunque prima dell’operazione militare statunitense.
Queste cifre sono però contestate dall’organizzazione non governativa Foro Penal, che afferma di aver documentato soltanto 383 scarcerazioni, di cui 266 avvenute a partire dall’8 gennaio. Secondo l’ONG, nelle carceri del Paese resterebbero almeno 711 prigionieri politici, inclusi 65 cittadini stranieri.
Nei giorni scorsi, i familiari dei detenuti hanno organizzato accampamenti improvvisati davanti a diverse prigioni, in attesa del rilascio dei propri cari. Dalla vicina Colombia, la leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025, María Corina Machado, ha commentato che le misure annunciate “non rappresentano un gesto volontario del regime, ma una reazione diretta alla pressione esercitata dal governo degli Stati Uniti”. Machado ha aggiunto di augurarsi che “tutti i prigionieri possano presto riunirsi alle loro famiglie”.
Intanto è attesa oggi a Caracas la nuova responsabile della missione diplomatica statunitense in Venezuela, Laura Dogou, secondo quanto riferito da una fonte diplomatica all’AFP. La sua nomina, avvenuta il 22 gennaio, segna un ulteriore punto di svolta nei rapporti tra Washington e Caracas, interrotti ufficialmente dal 2019.
Venerdì, infine, la diplomazia statunitense ha annunciato che attualmente non vi sono più cittadini americani detenuti in Venezuela.



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