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Venerdì, 06 Febbraio 2026

Cos’è successo con la frana di Niscemi in Sicilia

La frana che ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è un fenomeno di scorrimento profondo, innescato dalle intense precipitazioni legate alla tempesta Harry che per giorni hanno interessato la Sicilia. Dal punto di vista geologico, si è verificata una rottura sotterranea nel pendio a margine del centro abitato, che ha provocato la separazione di due strati rocciosi: quello superiore ha iniziato a scivolare su quello sottostante, favorito dall’elevata quantità d’acqua infiltrata nel terreno.

L’evento ha avuto conseguenze rilevanti: circa 1.500 persone sono state evacuate, diverse abitazioni hanno riportato danni e le scuole sono state chiuse a scopo precauzionale. La frana interessa un’area già classificata a elevato rischio idrogeologico, dove un episodio di minore entità si era già verificato lo scorso 16 gennaio.

Secondo le prime valutazioni, si tratta di una frana di grandi dimensioni, con un distacco stimato tra i 15 e i 25 metri lungo un fronte che si estende per circa 4 chilometri. Il peso dell’acqua accumulata nel sottosuolo ha giocato un ruolo determinante: infiltrandosi negli strati superficiali, le precipitazioni hanno saturato i terreni permeabili fino a raggiungere livelli argillosi impermeabili, favorendo l’accumulo idrico e creando una sorta di “piano di scivolamento” tra le due unità geologiche.

Le frane di scorrimento, a differenza dei crolli improvvisi o delle colate di fango, si caratterizzano per una dinamica più lenta, ma non per questo meno pericolosa. A Niscemi, lo spostamento dello strato roccioso è avvenuto nell’arco di diverse ore, con un abbassamento di circa 20 metri. Il movimento, secondo gli esperti, potrebbe essere ancora in corso. In casi analoghi, fenomeni di questo tipo possono protrarsi per mesi o addirittura anni.

La velocità di una frana dipende da diversi fattori: la pendenza del versante, il grado di saturazione d’acqua, la natura dei materiali coinvolti e il volume della massa in movimento. In generale, frane più estese tendono a svilupparsi con maggiore lentezza rispetto a quelle di dimensioni ridotte.

A spiegare il contesto geologico dell’area è Giovanna Pappalardo, ordinaria di Geologia Applicata all’Università di Catania e referente dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale, attualmente impegnata in un sopralluogo sul posto.

«Il territorio di Niscemi non è nuovo a questo tipo di fenomeni, strettamente legati alla conformazione geologica dell’area», sottolinea la docente. «L’abitato sorge su una successione di sabbie che poggiano su livelli di argille e marne grigiastre. Questa stratigrafia determina un forte contrasto nelle proprietà geotecniche e, soprattutto, nella permeabilità».

Le sabbie, spiega Pappalardo, permettono una facile infiltrazione delle acque meteoriche, mentre le argille sottostanti ne impediscono il drenaggio profondo, creando condizioni favorevoli all’instabilità dei versanti. «Il fenomeno in atto interessa la porzione meridionale del costone su cui sorge l’abitato ed è in continua evoluzione. Nell’area sono presenti scarpate con altezze superiori ai 20 metri e numerose fenditure nel terreno che testimoniano l’attività della frana».

Non si tratta di un evento isolato. «Un episodio analogo si verificò il 12 ottobre 1997», ricorda la professoressa, «quando una frana colpì la parte meridionale del centro abitato, causando gravi danni e l’evacuazione di circa 400 persone».

Oggi la situazione appare ancora più critica: «Il fronte di frana si estende per circa 4 chilometri e coinvolge direttamente le abitazioni prospicienti la scarpata. Inoltre, il fenomeno mostra un’evoluzione di tipo retrogressivo, con una progressiva propagazione verso il centro abitato».

Alla luce di questo scenario, conclude Pappalardo, «è indispensabile un monitoraggio costante e accurato dell’area interessata, per valutare l’evoluzione del dissesto e garantire la sicurezza della popolazione».

 

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