
Stando a quanto riporta Repubblica e Libia 24, il generale Almasri è stato arrestato oggi in Libia. Il fermo a Tripoli rientra nella collaborazione avviata dal governo libico con la Corte Penale Internazionale che aveva emesso un mandato di cattura, quello sulla base del quale era stato bloccato in Italia.
La notizia è di quelle destinate a segnare un passaggio importante nella complessa partita giudiziaria e politica che si sta giocando in Libia. L’operazione, definita di alto profilo, rientra nel quadro della collaborazione tra il nuovo governo libico e la Corte penale internazionale (CPI), un rapporto che negli ultimi mesi si è rafforzato per garantire giustizia rispetto ai numerosi crimini commessi durante gli anni del conflitto.
Secondo quanto riportato da Libya 24, attraverso un comunicato diffuso sul proprio profilo X (ex Twitter), la Procura generale libica avrebbe disposto non solo l’arresto di Osama Njeem Almasri, ma anche il suo rinvio a giudizio. Le accuse sono pesanti: l’ex generale è ritenuto responsabile di torture inflitte a detenuti e della morte di uno di loro durante gli interrogatori.
Chi è Osama Njeem Almasri
Osama Njeem Almasri, generale libico e capo della Polizia penitenziaria, è stato arrestato a Tripoli su ordine della procura della capitale. L’accusa è quella di torture e violenze nei confronti di detenuti nel carcere di Mitiga, vicino all’aeroporto della città. Si tratta di abusi che, secondo le accuse, avrebbero causato la morte di almeno una persona.
Almasri è noto alle autorità internazionali per precedenti accuse di crimini di guerra e contro l’umanità. La Corte penale internazionale aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti già da tempo, a causa di presunti abusi sistematici nei campi di detenzione sotto la sua giurisdizione.
Le accuse e l’arresto in Italia
Il 19 gennaio 2025, Osama Almasri era stato arrestato a Torino dalle autorità italiane in base a un mandato della Corte penale internazionale. Tuttavia, appena due giorni dopo, è stato rimpatriato a Tripoli con un volo di stato. Questo episodio ha sollevato molte polemiche, portando a un’indagine del Tribunale dei ministri, che però è stata successivamente archiviata dopo che il Parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere.
L’unica indagata per questa vicenda, anche se non direttamente per la sua liberazione, è Giusi Bartolozzi (capo di gabinetto del ministero della Giustizia). Ieri è arrivato il via libera dalla Giunta per le Autorizzazioni della Camera al parere favorevole alla proposta di sollevare davanti alla Consulta il conflitto di attribuzione nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma. L’atto verrà ora trasmesso all’Ufficio di Presidenza, che deciderà sul ricorso alla corte Costituzionale.
Dalla vicenda è nato un caso politico-giudiziario che ha portato all’apertura di un’indagine per favoreggiamento a carico dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e dell’Autorità delegata all’intelligence Alfredo Mantovano: nonostante la richiesta di rinvio a giudizio arrivata dal Tribunale dei ministri, la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere e il fascicolo ha dovuto essere archiviato.
La Giunta della Camera, a maggioranza, ha respinto il testo con cui il relatore Federico Gianassi (Pd) ha chiesto all'organo parlamentare di concedere l'autorizzazione a procedere per i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia) e per il sottosegretario Alfredo Mantovano, indagati nell'ambito della vicenda del generale libico Almasri.
Le azioni delle autorità libiche
La polizia giudiziaria libica, organizzazione sotto il controllo di Almasri, ha subito significativi cambiamenti di leadership negli ultimi tempi. Almasri, nel frattempo, è stato estromesso da tutti i suoi incarichi pubblici. Il premier libico Abdulhamid Dbeibah ha dichiarato che il generale sarà consegnato alla Corte penale internazionale, in seguito a un accordo di collaborazione appena firmato con questa istituzione.
Nel 2022, Almasri aveva ottenuto la cittadinanza della Repubblica di Dominica. Questo passo gli permetteva di viaggiare senza visto in oltre 40 Paesi, a patto di mantenere un conto bancario aperto e versare una somma di 100.000 dollari.
Fonte varie agenzie


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