
La guerra in Ucraina col passare dei mesi assume contorni sempre più drammatici: bombardamenti, distruzione e morti sono quasi quotidiani, la pace sembra un miraggio.
In Ucraina c’è anche un mondo fatto di persone che collaborano in vista della fine di questo conflitto e di una rinascita del paese, sono volontari che hanno una esperienza in campo organizzativo con conoscenze nelle Istituzioni europee. Uno di questi è Ciro Maddaloni, esperto di geopolitica e rappresentante per l’Italia per il Diplomatic Council e già funzionario della Commissione Europea, che, mentre molti di noi erano in vacanza, dedicava una settimana all’Ucraina. «Sono stato una settimana in Ucraina di cui due di viaggio e 5 di lavoro, ci dice raggiunto al telefono al suo rientro, il lavoro non manca, si devono preparare i gruppi di lavoro per programmare tutte le attività necessarie per la ricostruzione del Paese».
Come ha trovato il morale degli ucraini?
«Il morale non può essere buono perché sono stanchi, perché ogni famiglia ha subito perdite di cari e perché non capiscono come mai Trump si stia comportando in questo modo malgrado loro non hanno colpe, ma sono vittime di un'aggressione brutale da parte dei russi.
C'è voglia di pace ma non a qualsiasi condizione. La pace ci potrà essere solo liberando il paese dall'invasore. Non sono disposti a cedere i territori che hanno difeso versando il sangue dei loro uomini solo perché lo vuole Putin, che per inciso non è riuscito a conquistare dopo 3 anni e mezzo di guerra. E soprattutto non accetteranno mai né il disarmo, né una pace senza garanzie vere. Hanno già visto che con la Russia non esistono accordi che vengano poi rispettati».
Come vedono gli ucraini questo tavolo di trattative?
«Il tavolo di trattative proposto ha suscitato la protesta popolare che per oltre il 60% vuole continuare a combattere fino alla fine».
E la figura del presidente Zelensky?
«Per quanto invece riguarda il presidente ucraino i russi dovrebbero sapere che se mai si votasse, Zelensky verrebbe eletto per acclamazione, specie dopo febbraio quando ha incontrato Trump e Vance alla Casa Bianca, evento increscioso che ha ricompattato gli ucraini intorno al loro Presidente».
Sulla programmazione dei gruppi di lavoro: a che titolo lei è impegnato?
«Sono pensionato delle Istituzioni Europee e il nostro contributo può essere utile per la gestione di un’impresa titanica come sarà la ricostruzione delle infrastrutture e delle abitazioni civili dell’Ucraina. Non ci manca né la volontà, né le competenze specialmente riguardo all’organizzazione dei bandi di gara, conformi alle direttive europee e che saranno pubblicati su TED (tenders electronic daily)».
Come viene organizzato il vostro lavoro e quanti siete a collaborare con gli ucraini?
«I gruppi di lavoro che saranno costituiti si focalizzeranno in prima battuta sull’analisi dei bisogni più urgenti per definire i capitolati tecnici che saranno pubblicati in allegato ai bandi di gara (call for tenders). Saranno costituiti diversi gruppi di lavoro che seguiranno le varie aree tematiche: infrastrutture stradali, reti elettriche, abitazioni civili, scuole, ospedali e tutto ciò che servirà per la ricostruzione del Paese.
In parallelo, saranno nominati i responsabili di progetto (project managers) che avranno la responsabilità di coordinare e controllare lo sviluppo e la realizzazione dei vari progetti. Questo ruolo è fondamentale per garantire la corretta esecuzione da parte dei fornitori selezionati della attività da svolgere e per garantire trasparenza ed efficienza nell’uso delle risorse destinate ad ogni progetto».
Ma torniamo alla guerra in corso. Che prospettive vede per una pace giusta e accettata da entrambi?
«La pace “giusta” è quella che prevede il rispetto dei trattati internazionali con l'inviolabilità dei confini che deriva dal concetto di sovranità statale e dell'integrità territoriale degli Stati. Questo principio è stato violato dalla Russia con il suo tentativo di invasione dell’Ucraina. Inoltre ogni stato sovrano ha il diritto di decidere in totale autonomia e senza condizionamenti, né imposizioni da parte di altri paesi, la propria organizzazione democratica interna».
E intorno all’Ucraina come si vive questa guerra e l’attesa della pace?
«I vicini dell’Ucraina, in particolare l’Ungheria e la Polonia, cominciano a stancarsi della situazione, e mi riferisco ai profughi che all’inizio della guerra sono stati accolti fraternamente e che oggi, purtroppo dopo un tempo così lungo vengono visti come un problema da gestire.
Con la fine del conflitto anche questo problema sarà risolto immediatamente perché i profughi ucraini in grandissima maggioranza sono pronti a far rientro nella loro patria, dove servirà il contributo di tutti per la rinascita del Paese.
In Ucraina si preparano molte opportunità sia per i cittadini, sia per le imprese locali e straniere per partecipare a un miracolo economico che vedrà fiorire una nuova democrazia in seno al continente europeo. I russi dovranno farsene una ragione perché così come la Polonia in 20 anni ha potuto cambiare radicalmente il suo status economico e sociale come conseguenza dell’adesione all’Unione Europea, la stessa cosa succederà all’Ucraina».






























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