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Giorgia Meloni pronta ad astenersi dal voto per la prossima Commissione Europea

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sembra pronta ad astenersi dal voto per la prossima Commissione Europea. Tale posizione sarebbe una reazione alla decisione di Bruxelles riguardo le nomine, che sembrano essere state già stabilite per i ruoli di Presidente della Commissione Europea, Presidente del Consiglio Europeo e Alto Rappresentante per gli Affari Esteri.

Ursula von der Leyen, attuale Presidente della Commissione, è stata proposta per un secondo mandato; il socialista portoghese António Costa per il Consiglio Europeo; e l'estone Kaja Kallas come Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell'Unione. 

Queste nomine, apparentemente decise da Bruxelles senza un adeguato coinvolgimento dell'Italia e di Giorgia Meloni, hanno suscitato il disappunto della Premier, che, sentendosi esclusa, considera l'astensione dal voto ufficiale.

Giorgia Meloni si appresta a parlare in Parlamento prima di un Consiglio Europeo tra i più significativi e complessi degli ultimi anni. Si discuterà di migrazione, lotta al traffico di esseri umani, sostegno all'Ucraina, difesa del traffico marittimo nel Mar Nero, e non mancherà il dibattito sulla guerra in Palestina, sul diritto dei palestinesi a uno stato proprio, e sulla revisione dell'agenda ambientale.

Tuttavia, al centro dell'attenzione ci saranno le nomine per i vertici europei, già "assegnate" a Ursula von der Leyen, António Costa e Kaja Kallas dai negoziatori socialisti, popolari e liberali.
Il malcontento di Meloni è evidente, e si riflette nel suo volto. Richiedendo "più rispetto per uno dei Paesi fondatori", Palazzo Chigi

Un’irritazione che Meloni formalizza anche di fronte ai deputati. “I cittadini hanno detto chiaramente cosa preferiscono. Se c’è un dato indiscutibile emerso dalla tornata elettorale è la bocciatura delle politiche portate avanti dalle forze di governo di molte delle nazioni europee che sono anche molto spesso le forze che hanno impresso le politiche dell’Unione”. I dati parlano chiaro: il giudizio negativo “emerge dal peso dei seggi ottenuti dai partiti di governo sul totale degli eletti”. In Francia, Macron ha conquistato solo il 16% dei parlamentari europei, in Germania Scholz il 32% e in Spagna Sanchez il 34%. 

“Solo l’Italia - rimarca Meloni - ha un dato positivo con quasi il 53% degli eletti che è espressione delle forze di governo”. E se è vero che “il popolo ha sempre ragione”, chi ha incarichi di responsabilità deve “seguire le indicazioni dei cittadini” invece di sublimare una visione “oligarchica e tecnocratica della politica e della società”. Il premier se la prende con chi cercava di trattare gli incarichi di vertice “prima ancora che i cittadini si recassero alle urne”. Ma anche con chi, subito dopo la chiusura delle elezioni, ha preferito non tenere in conto ciò che i cittadini hanno espresso con il loro voto. “Consideravo surreale – dice Meloni – che nella prima riunione informale alcuni si presentassero con le proposte di nomi per gli incarichi apicali senza neanche fingere di aprire una discussione su quali fossero le indicazioni arrivate dai cittadini”.

E qui arriviamo al metodo. Per Meloni resta inconcepibile che alcune forze europee non vogliano neppure parlare con quei partiti europei che in queste elezioni “hanno visto crescere il proprio consenso”. “Le istituzioni Ue in passato non sono mai state pensate in ottica di maggioranza e opposizione, ma sono state pensate come soggetti neutrali capaci di garantire tutti gli stati membri indipendentemente dai governi di quegli Stati. 

I ruoli apicali sono stati normalmente affidati tenendo in considerazione i gruppi con il consenso maggiore, e quindi il responso elettorale, indipendentemente da logiche di maggioranza e opposizione. Perché questa si materializza nel parlamento con maggioranze che cambiano da dossier a dossier”. Oggi, invece, pur di escludere FdI, “si decide di aprire una logica nuova e si preferisce la logica dei caminetti in cui alcuni pretendono di decidere per tutti, sia per quelli della parte politica avversa sia per quelli di nazioni considerate troppo piccole per sedersi ai tavoli che contano”. 

Questa conventio ad excludendum il governo italiano la contesta. E non intende “condividerla”. “L’errore che si sta per compiere”, ovvero rinominare Ursula “con una maggioranza fragile e destinata ad avere difficoltà durante tutta la legislatura”, è un “errore importante” per una Ue che “sembra non comprendere che la sfida che ha di fronte o che la comprende e preferisce dare priorità ad altre cose”.

Non si può prescindere dall'Italia".Lo dice il presidente della Repubblica, a quanto si apprende, nel corso da colazione di lavoro al Quirinale con la premier Giorgia Meloni ed alcuni ministri, in vista del Consiglio europeo che da domani prenderà il via a Bruxelles.

Una dichiarazione che giunge pur facendo presente che non è compito del Presidente entrare nelle dinamiche politiche Ue di questi giorni.
La tradizionale colazione di lavoro, oltre a Meloni, ha visto la partecipazione del Vicepremier e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, del Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, di quello per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, Raffaele Fitto e i Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Fonte Varie Agenzie 

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