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Venerdì, 06 Febbraio 2026

L'artista Maria Cristina Rumi e le opere figurative

Maria Cristina Rumi, artista di opere figurative, forma d'arte che rappresenta soggetti riconoscibili dal mondo reale, come persone, paesaggi o oggetti, che siano ritratti in modo realistico, stilizzato, deformato o simbolico, parla al Corriere del Sud: “Amo l’arte figurativa e innovativa in cui esprimo il senso di rinascita e, in generale, oggi si sta tornando a creare opere attraverso le figure, ci troviamo in una fase storica di “rinascimento” artistico. Mi piace l’immagine e, ad esempio, nel volto di una donna cerco di esprimere, oltre ai tratti somatici, anche il suo vissuto e la sua interiorità che emerge all’esterno grazie alla sua figura. Nelle mie opere rappresento la parte e l’elemento psicologico che è unico e, proprio questa unicità, caratterizza ogni singola persona in modo diverso e particolare. Ho vissuto l’epoca rivoluzionaria del ’68 che mi ha permesso di indagare e approfondire sempre di più le motivazioni reali e il perché degli avvenimenti e di tutto ciò che ci circonda nella vita: la parte introspettiva e di riflessione è molto forte in me e la esprimo nelle mie creazioni. Mi piace leggere e comprendere gli eventi storici facendo dei parallelismi fra i vari fatti che mi permettono di analizzare e di capire quali siano le motivazioni reali degli accadimenti nella vita. Amo dipingere da quando è cambiata la mia esistenza: purtroppo ho dovuto affrontare un periodo molto difficile e l’arte è stata una forma di liberazione catartica che mi ha permesso di andare avanti e di superare questa fase esistenziale così dura. L’arte è sempre terapeutica perché nel momento in cui ti trovi davanti alla tua tela, o alla tua carta così come alla tua scultura, ti allontani dal mondo normale per entrare in un’altra dimensione che rappresenta uno stato che sublima la coscienza e la conoscenza interiore: quando crei un’opera aggiungi qualcosa in più che perfeziona così l’arte stessa. La prossima primavera parteciperò alla mostra di arte collettiva, che durerà due mesi allo “Space4Business” a Genova, sulla spiritualità e sull’interiorità vera che è sempre più da valorizzare e da comprendere, altrimenti mancherà sempre qualcosa nella vita e nell’esistenza di ogni persona.

Ho esaminato me stessa per dirlo e per condividerlo al mondo: tutti abbiamo dentro noi stessi la meraviglia che dobbiamo riconoscere per vivere e per stare bene con noi stessi e con gli altri. Infatti questa mostra è anche un importante momento di incontro e di condivisione fra noi quattordici artisti che esprimiamo stili diversi percorrendo però insieme il medesimo tema della spiritualità intesa come rinascita. Sono autodidatta, ho frequentato il liceo artistico e, grazie al Professor Nicelli, ho imparato a disegnare le proporzioni. All’epoca per comporre le opere si usava la caseina che era il prodotto antesignano dell’acrilico di oggi e, come colore, risultava più opaco e meno brillante. Ho sperimentato da sola varie tecniche pittoriche e mi affascina molto l’uso dell’olio per la sua consistente morbidezza e per il risultato che offre il suo colore che si può sfumare e ritoccare per apportare eventuali modifiche, mentre l’acrilico è più immediato nel suo utilizzo. Nella mia crescita artistica ho usato diversi materiali, tra cui la bomboletta spray sulla tela e l’acrilico con l’olio per creare sempre nuovi generi astratti. L’elemento fondamentale che attira lo sguardo è quello cromatico legato al colore. Cito spesso la poesia “Agonia” di Cesare Pavese che, contrariamente al sostantivo che pare evocare tristezza e malessere, invece esalta la bellezza cercando nei colori la forma di salvezza della vita. I colori tirano fuori e esprimono gli aspetti positivi e vitali dell’esistenza: oggi purtroppo mancano la bellezza e il colore, la società ci ha abituato al filtro del non colore che chiude la mente in se stessa senza evoluzione e senza crescita umana. L’arte dal ‘900 in poi ci ha abituato al brutto e, come forma di forzatura mentale di ubbidienza a determinati criteri artistico-formali imposti, siamo stati obbligati a dire che il brutto è bello, invece del suo reale contrario. Quando un argomento è ripetitivo nel tempo diventa un’abitudine standardizzata che influisce sulla psiche e sulla percezione di sé e del mondo che ci circonda impedendoci di formulare pensieri liberi. A tal proposito, nel futuro progetto una mostra che esalti e valorizzi l’elemento psicologico nell’arte proprio per dare rilievo e enfatizzare la psiche nel pensiero e nel processo artistico.

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