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Lunedì, 17 Agosto 2026

C’è una Bologna che Michelangelo non dimenticò mai. Fu la città che lo accolse due volte – da giovane in fuga e da artista ormai affermato – e che, in entrambe le occasioni, lasciò un segno profondo nella sua formazione. Proprio da questa duplice relazione nasce la mostra “Michelangelo e Bologna”, in programma dal 14 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 a Palazzo Fava, che celebra il 550° anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti (1475–1564) con un racconto inedito sul suo legame con la città felsinea.

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e prodotta da Opera Laboratori, la mostra è curata da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, rispettivamente Presidente e Direttore della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’esposizione è stata possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo.

«Dopo la mostra Ai Weiwei. Who am I dedicata ad uno dei protagonisti dell’arte contemporanea – commentano Patrizia Pasini, Presidente della Fondazione Carisbo, e Renzo Servadei, Amministratore unico della società strumentale Genus Bononiae – ospitiamo un progetto dedicato ad uno dei più grandi protagonisti dell’arte rinascimentale. Michelangelo e Bologna non è solo una mostra, ma un invito a rileggere alcuni luoghi della nostra città. Il progetto si dipana infatti per le vie e le piazze urbane, invitando i visitatori a riscoprire i luoghi in cui l’eredità di Michelangelo e del Rinascimento bolognese è ancora visibile: dalla basilica di San Domenico a quella di San Petronio all’oratorio di Santa Cecilia, fino alla Pinacoteca Nazionale. La mostra, così intesa, non si esaurisce nello spazio espositivo, ma si estende nel contesto urbano, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza e di identità collettiva. Innescare relazioni con le comunità locali consente di valorizzare memorie, storie e vissuti, generando nuove forme di narrazione condivisa. Un progetto espositivo che entra in contatto con l’anima della città e crea legami di coesione tra le persone e il territorio, contribuendo a rendere la cultura più accessibile, mission fondamentale per la Fondazione, al fine di incidere positivamente sul presente e sul futuro della collettività.»

Nel solco di questa visione di apertura e partecipazione, in occasione della mostra “Michelangelo e Bologna” verrà lanciata l’iniziativa “biglietto sospeso”: tutti i visitatori avranno la possibilità di acquistare un biglietto in più da lasciare in omaggio in reception, destinato a persone appartenenti ad associazioni del territorio che si occupano delle fasce deboli della popolazione. Un gesto di generosità e condivisione che, nel periodo natalizio, vuole ribadire il valore dell’inclusione e dell’accoglienza, temi che risuonano anche nella storia di Michelangelo: fuggito da Firenze, fu infatti accolto a Bologna, trovando in terra “straniera” un luogo di crescita e rinascita artistica.

«Siamo orgogliosi – aggiunge Beppe Costa, Presidente e Amministratore Delegato di Opera Laboratori – di continuare la nostra collaborazione con la Fondazione Carisbo per il progetto Genus Bononiae, realtà con cui condividiamo la visione di una valorizzazione del patrimonio artistico in grado di coniugare rigore scientifico e capacità divulgativa. Desidero ringraziare di cuore i curatori, Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, per l’altissima cura filologica e la sensibilità con cui hanno costruito un percorso espositivo capace di restituire il profondo legame tra Michelangelo e Bologna. Questa mostra rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni: grazie alla preziosa collaborazione con Casa Buonarroti rappresentata dai due curatori, Cristina Acidini e Alessandro Cecchi e con i prestatori e sostenitori dell’esposizione. Un ringraziamento particolare va inoltre a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Matteo Maria Zuppi e a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Augusto Paolo Lojudice che hanno concesso in prestito opere di straordinario valore, rendendo possibile la realizzazione di un racconto ricco e corale. Grazie a questa sinergia è stato possibile ricomporre un capitolo fondamentale della vicenda michelangiolesca. Bologna si conferma così un luogo privilegiato per la ricerca, la conservazione e la narrazione dell’arte italiana, e quest’esposizione segna un nuovo passo nel percorso condiviso da Opera Laboratori con la Fondazione Carisbo per la promozione di grandi progetti culturali di respiro nazionale e internazionale.»

«Sostenere questa mostra straordinaria al fianco di Fondazione Carisbo testimonia ancora una volta la volontà di Intesa Sanpaolo – dichiara Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo – di essere presente nelle proprie comunità valorizzando il grande patrimonio artistico e culturale del Paese. Il dialogo con la Fondazione, in una piena condivisione di valori, è nuova conferma dell’importanza del lavoro dei soggetti privati, al fianco delle istituzioni pubbliche, per contribuire insieme alla vitalità e alla crescita delle nostre città.»

Un progetto che, come sottolineano i curatori, nasce dal desiderio di restituire a Bologna il ruolo che ebbe nella crescita e nella maturazione del genio michelangiolesco.

Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni e arricchito da oltre cinquanta opere, tra marmi, disegni, libri antichi e documenti d’archivio, ricostruisce i due soggiorni bolognesi dell’artista, veri momenti di svolta nella sua carriera. Ad arricchirlo il catalogo edito da Sillabe e curato da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi.

Nel primo viaggio, il giovane Michelangelo, appena ventenne e da poco autore della Madonna della Scala, approda a Bologna poco prima della cacciata dei Medici da Firenze.

Ospite di Giovan Francesco Aldrovandi, esponente della corte bentivolesca, viene introdotto in un ambiente colto e cosmopolita, dove la scultura emiliana quattrocentesca e la lezione di Jacopo della Quercia lo conducono verso una nuova monumentalità.

Nascono così le tre statue per l’Arca di San Domenico – San Petronio, San Procolo e l’Angelo reggicandelabro – capolavori giovanili che segnano la sua prima affermazione pubblica.

«L’anno o poco più trascorso nel palazzo Aldrovandi di Borgo Galliera – spiegano Cristina Acidini e Alessandro Cecchi –, sarà determinante per la sua formazione e gli consentirà di coltivare gli studi artistici e letterari e di entrare in contatto con la vivace realtà culturale bolognese. L’incontro con la tradizione plastica centroitaliana e padana fornisce al giovane scultore un repertorio formale e iconografico destinato a riemergere, profondamente rielaborato, nelle imprese maggiori della maturità, prima fra tutte la volta della Cappella Sistina.»

Il secondo soggiorno, tra il 1506 e il 1508, avviene in tutt’altro contesto: Michelangelo è ormai celebre, ma ancora inquieto e ambizioso. Chiamato da papa Giulio II per realizzare la colossale statua bronzea del pontefice destinata alla facciata di San Petronio, affronta una sfida tecnica e concettuale senza precedenti. Oggi perduta, quella statua diventa il simbolo del difficile equilibrio tra arte e potere, tensione e grandezza che accompagnerà Michelangelo per tutta la vita.

«Quest’opera, di grande complessità tecnica e dal forte valore simbolico – sottolineano Acidini e Cecchi – va interpretata come un atto di autorappresentazione del potere pontificio, in cui la costruzione dell’immagine politica e ideologica è affidata all’artista che assume il ruolo di mediatore e d’interprete.»

Dei sedici mesi trascorsi a Bologna resta la preziosa documentazione costituita dalle oltre trenta lettere, in prevalenza del carteggio fra Michelangelo e il fratello minore Buonarroto, conservate nell’Archivio Buonarroti, che danno conto delle difficoltà della vita quotidiana, aggravate da una recrudescenza della peste, e del difficile processo tecnico della fusione della statua.

«Michelangelo non è un monumento immobile ma un artista vivo, in continuo dialogo con il proprio tempo e con la tradizione – concludono i curatori –. In questa prospettiva, a cinquecentocinquant'anni dalla nascita, l’omaggio a Michelangelo assume il valore di un’indagine storica e critica sul suo percorso e sulla sua eredità, restituendo il senso profondo di un dialogo, quello fra l’artista e Bologna, che seppe incidere con forza nella storia dell’arte moderna.»

Il percorso espositivo si apre con l’orizzonte artistico e culturale entro cui Michelangelo si inserisce. I capolavori giovanili fiorentini come la Madonna della scala sono messi a confronto con i maestri toscani e i modelli bolognesi. Donatello rappresenta un riferimento essenziale: la tecnica dello stiacciato – esemplificata in mostra dal Sangue del Redentore – offre al giovane Michelangelo un modello plastico e compositivo fondamentale. Allo stesso tempo, Jacopo della Quercia fornisce suggestioni formali e iconografiche che riaffioreranno, profondamente rielaborate, nelle sue opere mature. Parallelamente, la tradizione bolognese dei santi patroni Petronio e Procolo, testimoniata da dipinti, affreschi e sculture, fornisce uno stabile repertorio iconografico e compositivo: motivi che confluiranno nelle statue per l’Arca di San Domenico - visibili presso la Basilica di San Domenico sede esterna della mostra - a conferma del profondo legame tra la sua pratica scultorea e la cultura religiosa locale. Lungo il percorso espositivo le opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, restituiscono il panorama artistico della Bologna bentivolesca, nel quale politica, fede e cultura si intrecciano in immagini potenti e allusive. Accanto ai marmi e ai disegni, dipinti, documenti e carteggi originali illustrano la fitta rete di relazioni tra Michelangelo, la corte bentivolesca, i Domenicani di San Domenico e la committenza papale.

L’allestimento a cura di Opera Laboratori propone un percorso immersivo e scenografico, pensato per guidare il pubblico tra arte, storia e memoria all’interno delle sale di Palazzo Fava, con un ricco programma di visite guidate e attività didattiche realizzate con il supporto tecnico di Pilot

 

Enti prestatori della mostra: 

Casa Buonarroti, Arcidiocesi di Bologna, Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, Diocesi di Montepulciano – Chiusi – Pienza, Università degli Studi di Padova, Casa Martelli di Firenze, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Pinacoteca di Bologna, Museo Civico Archeologico di Bologna, Museo Civico Medievale di Bologna, Archiginnasio di Bologna e Archivio di Stato di Bologna.

 

Fonte Uff.St.Andrea Acampa

Marco Goldin torna nella sua Treviso con una mostra di autentici capolavori. Sessantuno quadri dal prestigio altissimo, se si pensa che nelle sale di Santa Caterina sono in arrivo, alcune anzi già arrivate, opere per un valore totale di un miliardo di euro.

Un’esposizione che nasce geograficamente da lontano – propone i capolavori del XIX e XX secolo del Toledo Museum of Art, in Ohio, nominato in questo 2025 il miglior museo degli Stati Uniti - e ancora più nell’anima di Goldin, che, studente a Venezia a Ca’ Foscari, scopre I racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson e rimane affascinato dal paesaggio e dai personaggi, parimenti protagonisti.

Nasce anche da una occasione più vicina: il Museo statunitense è oggetto di un importante ammodernamento e ampliamento e un nucleo delle sue opere più belle ha già toccato Auckland, in Nuova Zelanda, prima di andare in Australia, a Adelaide. Treviso sarà quindi la sola sede in Europa. Dati i rapporti di lunga data di Goldin con il Museo americano, a Treviso giunge un’edizione assolutamente speciale della mostra. Il curatore ha infatti ottenuto un'integrazione del corpus originario, puntando a un nucleo aggiuntivo di opere di qualità assoluta che escono per la prima volta dal Museo stesso e che, dopo questa occasione, non si potranno ammirare se non recandosi in Ohio. Il Toledo Museum of Art è infatti per tradizione una istituzione gelosissima dei suoi innumerevoli capolavori e rarissimamente ne presta anche uno soltanto.

Per scelta del critico, il percorso della mostra va a ritroso nella storia dell’arte, partendo dall’astrazione americana del secondo Novecento, da Richard Diebenkorn a Morris Louis, da Ad Reinhardt a Helen Frankenthaler, per transitare poi ad alcune esperienze capitali dell’astrazione invece europea, da Ben Nicholson e Josef Albers fino a Piet Mondrian e Paul Klee, per approfondire quindi il passaggio dal ‘900 all’’800 e di seguito i tre grandi temi: la natura morta, le figure e i ritratti, i paesaggi.

Nel primo caso, compaiono due tra i maggiori artisti che nel XX secolo si sono dedicati alla natura morta, come Giorgio Morandi e Georges Braque, mentre Henri Fantin-Latour e Camille Pissarro, nel pieno tempo della formazione del gruppo impressionista, dicono, e specialmente il primo, della raffinatezza cui questo tema conduceva i migliori tra i pittori.

Molto ampia, la sezione dedicata ai ritratti, alle figure e alle figure ambientate che propone un emozionante sequenza di opere, a partire da Matisse, Bonnard e Vuillard, per giungere a De Chirico e Modigliani e a uno splendido Picasso cubista del 1909.

Poi la relazione, sul tema delle figure all’aria aperta, tra gli impressionisti d’oltreoceano e gli impressionisti francesi, con opere di William Merritt Chase, Berthe Morisot, Camille Pissarro per approdare a Courbet e Millet. I capi d’opera di Pierre-Auguste Renoir, Edouard Manet e Edgar Degas danno ulteriore valore spettacolare e assoluto a questa sezione.

Anche la parte dedicata al paesaggio, quella che chiude la mostra, ha i caratteri dell’eccezionalità. Dapprincipio con le visioni che alcuni pittori, in modo assai diverso l’uno dall’altro, dedicano a Venezia (Signac) o a Parigi (Delaunay e Léger) per godere poi di una sequenza strepitosa di paesaggi impressionisti e post-impressionisti. Tra essi una delle più belle, e ultime, versioni delle Ninfee di Monet, accanto a capolavori di Gauguin, Whistler, Cezanne, Caillebotte, Renoir, Sisley.

Infine, su una parete isolata, quel Campo di grano con falciatore a Auvers con cui Van Gogh dà l’addio alla vita. Un quadro che nella sua assolutezza, nel suo essere grondante di colore e umanità, splendidamente rappresenta la qualità altissima delle opere custodite nel Toledo Museum of Art.

Accanto a questo iconico dipinto, nella Sala ipogea del museo trevigiano, è stata creata una vera e propria sala cinema da cinquanta posti in cui verrà proiettato a ciclo continuo per i visitatori il film, scritto e diretto da Marco Goldin – animazioni e montaggio di Alessandro Trettenero, musiche di Remo Anzovino -, intitolato Gli ultimi giorni di Van Gogh. Partendo dalle settimane conclusive vissute dal grande artista nel villaggio di Auvers, la mezz'ora di film si muove tra meravigliose immagini dei quadri, gli scorci di Auvers, Van Gogh che cammina e dipinge, oltre alle musiche e alla narrazione sempre poetica.

I mercati di Traiano, uno dei simboli storici e architettonici della Capitale, si vestono di nuova luce. È stata presentata la nuova illuminazione artistica del complesso, sito archeologico unico al mondo che rappresenta, allo stesso tempo, un’importante quinta scenica nel cuore di Roma.
I Mercati di Traiano, nonostante il nome, non erano un semplice mercato, ma un complesso multifunzionale che comprendeva anche uffici amministrativi, negozi e spazi per attività varie. 
Nel corso dei secoli, il complesso ha subito trasformazioni, diventando anche una residenza nobiliare, una fortezza militare e un convento. 
La Torre delle Milizie, che oggi caratterizza il profilo dei Mercati, è il risultato di diverse fasi edilizie medievali, con aggiunte e trasformazioni che ne hanno modificato l'aspetto originale. 
L'area esterna, oggi denominata Giardino delle Milizie, conserva tracce delle modifiche subite dal complesso nel Medioevo, con resti di un castello fortificato e di una cisterna medievale. 
In sintesi, i Mercati di Traiano rappresentano un esempio straordinario di come un sito archeologico possa essere oggetto di continui interventi di restauro e adattamento, mantenendo viva la sua storia e il suo fascino attraverso i secoli. 
All’evento hanno partecipato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il Sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e la Presidente di ACEA Barbara Marinali.
L’intervento è stato realizzato da Areti, società del Gruppo Acea che si occupa dell’illuminazione pubblica e artistica della Capitale, sulla base di un progetto redatto da professionalità interne all’azienda in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre.
Il progetto mira a esaltare l’architettura del complesso monumentale: sono state adottate soluzioni innovative, come un’illuminazione a proiezione per le mura esterne, che garantisce una luce morbida e uniforme sui diversi livelli, creando una lettura d’insieme del monumento come quinta urbana. La torre delle Milizie, le nicchie e l’ambulacro interno sono stati invece sottolineati con un’illuminazione in semi-radenza.
L’intervento non si è limitato alla sostituzione puntuale degli impianti esistenti, ma ha previsto una rimodulazione dell’impianto e l’integrazione delle zone con carenza di illuminazione, per un risultato più armonico e funzionale. La temperatura di colore calda (2700 Kelvin) si inserisce in continuità con l’illuminazione già presente sui monumenti in opus latericium, creando un’atmosfera accogliente e rispettosa dell’estetica storica. Grazie all’utilizzo di tecnologia LED di ultima generazione, sono stati installati 259 apparecchi con una potenza totale di circa 7,5 kW, riducendo significativamente i consumi energetici rispetto ai 107 apparecchi rimossi, che avevano una potenza complessiva di 11,5 kW. Inoltre il sistema di controllo intelligente permette di calibrare l’intensità di ogni singolo punto luce, riducendo ulteriormente i consumi energetici.
Barbara Marinali, Presidente di Acea, ha dichiarato: "È un privilegio poterci occupare di un patrimonio unico al mondo e, nel farlo, prestare una cura particolare al progetto e al modo in cui le architetture di luce possono ridisegnare questi luoghi, optando per l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione con alta resa cromatica che permettono di esaltare l’architettura nei singoli dettagli e di renderla fruibile, anche di notte, agli occhi del mondo”.
Fabrizio Palermo, AD di Acea, ha aggiunto: "Siamo orgogliosi di aver contribuito, con le Istituzioni, a questo progetto che unisce innovazione tecnologica e tutela del patrimonio storico. Questo dei Mercati rappresenta un esempio del know how all’avanguardia di Acea, che può vantare un team di professionisti specializzati nella progettazione e realizzazione di interventi di Illuminazione artistica, coniugando innovazione, efficienza energetica e valorizzazione del patrimonio.

 “La mia ambizione è di integrare tutto ciò che vi è di vitale nell’arte moderna alla grande tradizione del Rinascimento perché fu proprio in quel momento che si raggiunse l’apogeo dei mezzi di espressione. Non c’è da temere la perfezione, non vi si arriva mai.” 

           (Salvador Dalì) 

 

 Nella calda giornata di ottobrata romana è stata presentata oggi la mostra “Dalí. Rivoluzione e Tradizione” dove le oltre sessanta opere tra dipinti, disegni, documenti e materiali audiovisivi portano a Palazzo Cipolla di Roma l’universo visionario di Salvador Dalí (1904–1989), genio irriverente e maestro assoluto del Novecento. La mostra “Dalí. Rivoluzione e Tradizione” si inserisce nel quadro delle attività culturali di Fondazione Roma, che ha voluto donare alla città un’istituzione museale a tutto tondo, mettendo al centro il visitatore e ispirandosi a valori fondamentali come inclusione, impegno per il territorio e promozione culturale. Dopo il grande successo della mostra dedicata a Picasso, nelle sale di Palazzo Cipolla si apre una nuova grande esposizione di portata internazionale dedicata al genio di Salvador Dalí, in continuità artistica e programmatica con il percorso dedicato ai grandi artisti internazionali. Il Museo del Corso – Polo museale, divenuto un vero e proprio spazio culturale e cuore pulsante della vita cittadina, ha aperto ufficialmente i battenti in occasione di uno degli eventi più significativi del Giubileo: l’esposizione gratuita del capolavoro di Marc Chagall, La crocifissione bianca, da novembre 2024 a gennaio 2025. Dalla sua inaugurazione, il Polo museale – che comprende Palazzo Cipolla e Palazzo Sciarra Colonna – ha già accolto oltre 220.000 visitatori.  «Con Dalí. Rivoluzione e Tradizione Fondazione Roma - sostiene il Presidente Franco Parasassi - conferma il proprio impegno nel promuovere la cultura come valore condiviso e motore di progresso civile per la comunità. Portare a Roma un progetto di tale respiro internazionale e di così insigne valore culturale rappresenta per noi motivo di orgoglio e testimonia la volontà di offrire ai cittadini e ai visitatori un’esperienza artistica di altissimo livello. Dopo il successo della mostra dedicata a Picasso, l’arrivo dell’universo creativo di Salvador Dalí a Palazzo Cipolla segna una ulteriore tappa nel percorso che la Fondazione dedica ai grandi protagonisti dell’arte mondiale e al dialogo tra innovazione e tradizione, mantenendo ferma la cifra specifica di tutte le proprie iniziative, anche espositive, che consiste nell’attenzione privilegiata affinché la cultura diventi patrimonio accessibile a tutti e strumento di promozione umana e sociale. Attraverso il Museo del Corso – Polo museale, Fondazione Roma ha voluto creare un luogo aperto, inclusivo e dinamico, capace di connettere il territorio con la bellezza e l’arte. Ed è questo lo spirito che anima la mission del nostro spazio museale divenuto ormai un punto di riferimento per la vita culturale di Roma e luogo di incontro, partecipazione e bellezza condivisa.» Sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí, e la curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni, l’esposizione Dalí. Rivoluzione e Tradizione si configura come uno degli appuntamenti culturali più attesi della stagione autunnale, e apre in concomitanza con la ricorrenza del centenario dalla prima mostra personale dell’artista spagnolo. Le opere provengono dalla Fundació Gala-Salvador Dalí, che ha collaborato al progetto con un nucleo straordinario di capolavori, e da alcuni dei più importanti musei internazionali e italiani: il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Museu Picasso di Barcellona, le Gallerie degli Uffizi di Firenze. «È per me un onore portare a Roma una mostra che invita il pubblico italiano e internazionale a riscoprire la forza creativa di un artista, Salvador Dalí, che ha saputo sfidare i limiti dell'arte e del pensiero. Dalla Fondazione Dalí ribadiamo il nostro impegno a proteggere e diffondere la sua opera con la stessa passione e libertà che hanno guidato tutta la sua carriera», dichiara Jordi Mercader, Presidente della Fundació Gala-Salvador Dalí. E aggiunge Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí, «la mostra approfondisce l'evoluzione dell'opera e del pensiero di Salvador Dalí, ci apre nuove strade per comprendere meglio la sua creazione e ci avvicina a un pittore universalmente conosciuto che, allo stesso tempo, necessita di essere analizzato con maggiore profondità e nuovi punti di vista. Questa mostra ci presenta un Dalí che si è consacrato come un grande maestro dell'arte, al pari di Picasso, Velázquez, Vermeer, Raffaello.» Promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, con il supporto organizzativo di MondoMostre e il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia, l’esposizione sarà ospitata dal 17 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 a Palazzo Cipolla, Museo del Corso - Polo museale.  

Relazioni umane, relazioni materiali ma anche relazioni spirituali. Questo il fil rouge della mostra “La Proporzione Aurea: un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza” (laproporzioneaurea.com), proposta da Fondazione Relazionésimo ETS e in apertura il prossimo 10 luglio allo spazio WeGil di Roma. In esposizione ci saranno opere inedite di artisti di diverse generazioni: da Michelangelo Pistoletto, pittore e scultore di fama internazionale, fino a Erica Tamborini. Al centro ci sarà il concetto della “proporzione” come linguaggio universale che collega arte, scienza ed economia, mostrando come le grandi trasformazioni della storia siano sempre nate da dialoghi interdisciplinari. Un percorso tra arte, scienza e filosofia dedicato al concetto universale di armonia, con opere e installazioni originali di artisti di varie generazioni. Si parte dalle intuizioni di Luca Pacioli, matematico e frate francescano, maestro e amico di Leonardo da Vinci, che con il suo lavoro sulla «divina proporzione», in pieno umanesimo seppe intrecciare scienza, arte e spiritualità, estendendosi fino all’era contemporanea degli algoritmi, dell’economia, delle relazioni, del design parametrico fino alla modernità dell’intelligenza artificiale. Le connessioni tra economia, scienza e arte non sono semplici esercizi intellettuali, ma veri e propri strumenti per governare la complessità dell’oggi. Dal 10 luglio al 18 settembre, le sale di WeGil, storico edificio romano progettato da Luigi Moretti, diventano palcoscenico di un viaggio nel cuore di questo enigma, attraverso La Proporzione Aurea, organizzata da Fondazione Relazionésimo ETS.

 In un mondo che ha bisogno di nuove forme di interazione e cooperazione, “La Proporzione Aurea” diventa così un’occasione per riaffermare l’importanza del dialogo tra opposti, sia nella progettazione estetica sia nelle dinamiche sociali. “Abbiamo preferito parlare di proporzione piuttosto che di sezione aurea - spiega Ombretta Zulian, tra i curatori del progetto e fondatrice, con Ketty Panni, di Relazionésimo - perché volevamo evocare non solo un rapporto matematico, ma un principio di relazione, armonia e misura condivisa. Proporzione significa letteralmente “mettere in relazione”, trovare un equilibrio dinamico tra le parti.  Nella tradizione umanistica, la proporzione aurea è simbolo di bellezza, armonia e conoscenza. La proporzione aurea non è dunque una formula: è una visione. E oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di visioni capaci di ricomporre ciò che sembra diviso”.

 Il percorso espositivo, che sarà aperto dal prossimo 10 luglio fino al 18 settembre 2025, proporrà una serie di opere inedite di artisti che appartengono a generazioni culturali (ma non solo) profondamente differenti. “Ognuno – afferma Michelangelo Pistoletto – avendo un proprio segno, ha la chiave per entrare nella porta dell'arte, una porta che immette sia nello spazio riservato, intimo, personale, sia nello spazio degli incontri sociali”. Non solo Pistoletto ed Erica Tamborini, tra gli artisti in mostra ci saranno anche Jacopo Gonzato, Angelo Bonello, Duccio Forzano, Matteo Riva e Ludovica Sitajolo. Le loro creazioni non si limitano a illustrare un concetto matematico astratto: lo rendono visibile, tangibile, lo trasformano in esperienza diretta, sensoriale e riflessiva. 

 Il team curatoriale è composto da Ombretta Zulian (Fondazione Relazionésimo ETS), Rolando Bellini (emerito dell’Accademia di Brera), Fortunato D’Amico (Fondazione Pistoletto Cittadellarte), gli architetti Marcella Gabbiani, Chiara e Massimo Domenicucci e Marco Dotti, docente di Professioni dell’editoria al Corso di Laurea in Comunicazione Innovazione e Multimedialità dell’Università di Pavia.

 La location scelta è la prestigiosa WeGil, uno dei più importanti poli culturali nel cuore di Roma. L’edificio, inaugurato nel 1937 come sede della Gil, la Gioventù italiana del littorio, è un tipico esempio del razionalismo italiano progettato da Luigi Moretti, uno tra i massimi protagonisti dell’architettura del 20esimo secolo. “In rispettoso dialogo con la cornice del WeGil, progettato dall’architetto Moretti, la mostra mette in relazione artisti di diverse scuole e generazioni, da Michelangelo Pistoletto a Erica Tamborini, da Fibonacci a Leonardo, da Fidia a Luca Pacioli, tutti chiamati a confrontarsi con un tema al tempo stesso antico e attuale. Quale rapporto c’è tra arte e scienza e tra etica e forme del bello? Ma, soprattutto, possiamo davvero conoscere senza prima sentire? La risposta è nel percorso della mostra che, toccando temi e spunti classici, dalla sezione aurea alle proporzioni, li rende attuali nella forma dell’esperienza estetica”, spiega Rolando Bellini, critico e storico dell’arte, già professore di Storia dell’arte all’Accademia di Brera.

 La mostra, che è parte di un progetto itinerante che nel 2023 ha avuto la sua prima tappa nella Basilica Palladiana di Vicenza, ha un prestigioso network di patrocinatori, tra cui la Città Metropolitana di Roma Capitale, il Dicasterium de Cultura et Educatione, l’Ordine degli Architetti di RomaAla - Assoarchitetti e IngegneriRegione LazioLazio Crea e WeGil, e ha come sponsor Triton Hurricane e la catena alberghiera internazionale B&B HOTELS. Liliana Comitini, Presidente e AD di B&B HOTELS Italia, Slovenia e Ungheria, ha commentato: “Come B&B HOTELS crediamo fortemente nel valore delle partnership culturali che contribuiscono a valorizzare i territori in cui operiamo. La mostra La Proporzione Aurea rappresenta un'occasione straordinaria per riflettere, attraverso l’arte, sul concetto di armonia nelle sue molteplici forme. Siamo orgogliosi di supportare un progetto che unisce estetica, pensiero e relazione umana, in una cornice d’eccezione come Roma”.

 La Proporzione Aurea vuole contribuire a rafforzare un ponte, sempre più necessario, tra saperi, un luogo dove la fruizione estetica incontra il rigore scientifico, generando nuove domande e inedite consapevolezze. E ancora, la mostra sarà l’occasione anche per “spaziare”, grazie ad eventi collaterali (alcuni dei quali organizzati insieme agli ordini professionali).

 L’esposizione nasce dalla convinzione che la cultura possa essere un potente strumento di comprensione e trasformazione per riportare l’uomo e le sue relazioni al centro, favorendo una società più consapevole, inclusiva e capace di generare nuovi significati condivisi. L’esposizione si terrà dal 10 luglio al 18 settembre e sarà aperta tutti giorni dalle 10 alle 19 ad ingresso libero, per consentire a tutti di partecipare a questo viaggio tra armonia, emozioni e conoscenza.

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