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Giovedì, 21 Maggio 2026

Ha preso ufficialmente il via sabato 21 giugno, con una conferenza partecipata da istituzioni, artisti e pubblico, la prima edizione di Magliano Contemporanea, rassegna d’arte visiva ideata da Maria Grazia Londrino, organizzata da Dialogues Arte e sostenuta dal Comune di Magliano in Toscana. L'iniziativa nasce come progetto curatoriale di respiro, capace di attivare nuovi sguardi sul territorio, attraverso l’arte come esperienza viva e stratificata. 

Un’operazione che mette in relazione paesaggio e visione, storia e sperimentazione, con l’ambizione di trasformare Magliano in Toscana in un nuovo polo culturale per le arti visive nel cuore della Maremma. Il progetto, pensato per connettere l’arte contemporanea al paesaggio, alla memoria e alla vocazione culturale della Maremma, si svolgerà fino al 6 settembre 2025 e prevede tre mostre personali, un fotolibro d’autore dedicato al territorio e l’assegnazione del Premio Tavano-Amodeo, riconoscimento rivolto a un artista contemporaneo.

Ad aprire la serata inaugurale, le parole del sindaco di Magliano in Toscana, Gabriele Fusini, che ha evidenziato il valore strategico e identitario della manifestazione: «Magliano e la sua Comunità credono nella cultura come fattore di crescita turistica ed economica con la C maiuscola. Questa rassegna, ideata dalla curatrice Maria Grazia Londrino, vuole essere un’apertura ad un evento che nelle intenzioni potrebbe cambiare la ricezione turistica della nostra Maremma, o almeno esserne una delle di volta. Tre mostre d’arte, un fotolibro firmato dalle immagini del fotografo Federico Strinati, un premio dedicato ad artisti contemporanei, lanciato sulle pagine social del noto storico dell’arte Claudio Strinati e tanti ospiti che animeranno le serate del Festival. Un’occasione unica per scoprire ed ammirare la nostra terra e i dialoghi che ci offre.»

Maria Grazia Londrino, ideatrice e curatrice del progetto, ha ricordato come la rassegna sia nata da un’intuizione personale, radicata in un incontro con il paesaggio e le storie del luogo: «Nell’estate del 2021 mi innamoro. Scopro un territorio. Scopro il profumo della campagna maremmana la mattina appena alzata, durante la giornata e la sera gustando le prelibatezze del luogo. In quell’anno ho avuto il privilegio di produrre un film dedicato ai Maestri Manlio Amodeo e Savina Tavano, che fin dagli anni Ottanta hanno eletto questi luoghi e queste campagne come terreno di vita e di ispirazione d’arte. Da qui il passo è stato breve. Solo entrare a Magliano da Porta San Giovanni rappresentò per me un’esperienza da trattenere il fiato: è proprio camminando tra quei vicoli, entrando nelle chiese ed arrivando fino a Porta San Martino, che ti catapulta l’occhio e la mente nella maremma toscana più profonda, che mi fece pensare a Magliano Contemporanea. Quale migliore occasione di vivificare il dialogo tra le possenti architetture senesi e nomi di qualità del panorama artistico contemporaneo con un pizzico di creatività? Ed eccoci oggi alla prima edizione della rassegna che ha preso vita grazie alla lungimiranza degli amministratori della città, che ringrazio di tutto cuore. Che sia solo un inizio in un “andante con brio”.»

Nell'ambito dell'apertura della manifestazione, che ha visto come "padrino" d'eccezione il regista e sceneggiatore Enrico Vanzina, è stato presentato il fotolibro Di terra e di spirito di Federico Strinati, dedicato a Magliano, Montiano e Pereta, in cui fotografia e narrazione restituiscono un’immagine profonda, contemplativa e fortemente identitaria del territorio. Il volume gode di una introduzione del fotografo di fama mondiale Massimo Listri. «La realizzazione di questo fotolibro dedicato al territorio di Magliano in Toscana, nel cuore della Maremma grossetana, è stata un’esperienza potente e formativa per me. – ha raccontato Strinati – Indagare questi luoghi, transitando per le campagne tra gli approdi magici che ci regala, mi ha consentito di raccontare un triangolo di assoluta fascinazione tra Magliano in Toscana, Montiano e Pereta. Ognuno con la sua fisionomia e la sua storia, è stato come camminare in un sogno. Con l’arrivo ideale nei camminamenti delle mura senesi di Magliano, che da sole valgono l’esperienza di assaporare questi luoghi. Spero che le mie fotografie possano essere uno sprone per un turismo culturale sempre più attento e consapevole.»

A sottolineare la necessità e il valore dell’intera rassegna è intervenuto anche il prof. Claudio Strinati, storico dell’arte e promotore del Premio Tavano-Amodeo, dedicato ai due grandi artisti piemontesi che sin dagli anni Ottanta del Novecento hanno eletto la cittadina toscana come luogo di vita e atelier per oltre quarant’anni di attività.  «Magliano Contemporanea è la prima edizione di una rassegna d’arte che, a mio parere, era necessaria in quest’area. La Maremma è una contraddizione: luogo noto a tutti e non noto a tutti nello stesso momento. Tranne gli approdi costieri, meta di turismo ed over-tourism come nelle grandi città, l’entroterra è un mondo da scoprire ed assaporare piano. 

Questo il leitmotiv che la giovane curatrice Maria Grazia Londrino ha azzeccato: tre nomi di qualità legati alle arti contemporanee, da gustare con calma come primo piatto, un fotolibro dedicato al territorio come secondo di sostanza, e infine il premio “Tavano Amodeo” per dessert, una chicca. Che cos’è? Dalle mie pagine social partirà un contest dedicato ad artisti contemporanei che vedrà premiato il vincitore nella esclusiva serata conclusiva della rassegna, a Magliano, il prossimo 6 settembre. E ci sarà da divertirsi, credetemi.». Il premio verrà consegnato dalla pittrice Savina Tavano, alla presenza dei vertici del comune di Magliano e del popolare giornalista, conduttore televisivo e scrittore Corrado Augias, la cui presenza andrà ad impreziosire l’evento.

La mostra d’apertura, visitabile fino al 6 luglio presso lo Spazio Espositivo di via Garibaldi 8, è Parlare in silenzio dell’artista Beatrice Cignitti, accompagnata dal docufilm Il disegno è una preghiera laica di Federico Strinati. Undici opere che indagano con segno raffinatissimo l’intimità del quotidiano, restituendo oggetti e corpi in una dimensione sospesa, ieratica, potentemente evocativa.

A seguire, dal 20 luglio al 3 agosto, Blumen di Corinna Brandl, artista tedesca che coniuga psicologia e pittura in una ricerca aperta al viaggio, alla memoria e al simbolismo botanico, e dal 10 al 24 agosto Cuore cosmico di Valeria Mariotti, un’immersione nelle vibrazioni cromatiche della luce e nella forza emotiva del gesto pittorico.

Uff. St. E. Castiglioni

L’exhibition “Io sono Tu sei” unisce la pittura - forma specifica di arte visiva – di una appassionata Cinzia Bevilacqua, all’ arte visiva ispiratrice di Ferdinando Fedele. La visione è per entrambi mezzo di espressione e veicolo di profondi messaggi.

Bevilacqua usa il pennello per raccontarsi al mondo, e raccontare il mondo ai suoi estimatori. Fedele preferisce la performance, l’incisione e la grafica – e derivati di indagine sulla fotocalcografia, dell'offset e sulla cianotipia, nonché approcci verso la stampa digitale e lo stencil - per far comprendere la sua ricerca artistica a chi guarda.

Il colloquio tra i due creativi verrà ospitato il prossimo 18 luglio dalla Galleria La Pigna a Roma, in via della Pigna 13a, all’interno di Palazzo Maffei Marescotti, al centro di una Roma “ruffiana” che ammalia e strizza l’occhio a passanti curiosi, tra bellezze architettoniche che parlano di epoche passate di cui ancora si percepisce nei vicoli la segreta essenza. Significativa è la scelta di questa location, che per i suoi trascorsi (dagli Anni 60 sede UCAI - Unione Cattolica Artisti Italiani) sembra richiamare gli ospiti ad essere mediatori di mistero, nella certezza che tutta l’arte debba continuare ad essere sacra nonostante i nostri tempi desacralizzati.

“Il fil rouge che unisce la mostra di Cinzia Bevilacqua e la performance di Ferdinando Fedele è la riflessione sul mito di Narciso, che trova una nuova risonanza nella nostra contemporaneità, segnata dall'uso ossessivo dei social network” - annuncia alla stampa Claudio Strinati, esperto di chiara fama, saggista, organizzatore e curatore di innumerevoli mostre di grande rilievo nazionale ed internazionale.

“In una società in cui l’approvazione degli altri si misura in like, l'identità individuale sembra sempre più legata all’immagine che proiettiamo e modifichiamo per ottenere conferme. La continua ricerca di consensi virtuali amplifica il bisogno di riconoscimento e approvazione, trasformando il mito antico in una narrazione moderna e ancora più pervasiva” - sottolinea.

Cinzia Bevilacqua presenterà nel contesto un racconto del suo percorso artistico in cui, attraverso il linguaggio figurativo, esplora temi a lei cari come la famiglia, la natura morta, la figura e il ritratto. A questi si aggiunge il tema del mito di Narciso e l'ossessione contemporanea per l’immagine di sé, che l'artista analizza indagando l'identità sia interiore che esteriore. Il colore, protagonista assoluto delle sue opere, diventa il mezzo espressivo attraverso il quale plasma emozioni e forme, trasformando la realtà e offrendo una riflessione profonda sull’evoluzione dell’essenza umana.

Parallelamente, Ferdinando Fedele proporrà una performance interattiva, invitando i visitatori a partecipare, rendendoli parte integrante dell'opera stessa, superando così una classica fruizione passiva dell’evento. Coinvolgerà il pubblico nel fotografare e farsi fotografare, creando così una riflessione sulla distorsione dell’immagine e sul ruolo centrale che i social media hanno assunto nella costruzione di identità alterate. Con la sua esibizione, Fedele intenderà sovvertire l'idea tradizionale di Narciso: lo specchio non è più il fiume in cui si rifletteva l’immagine, ma diventa lo sguardo dell’altro. La dinamica del selfie, che passa dal riflettere sé stessi a farsi ritrarre da qualcuno, ribalta il rapporto con l'immagine personale, introducendo un dialogo tra la propria percezione e la visione altrui.

Due artisti di grande spessore, che rappresentano appieno gli interrogativi, i tormenti, le ansie da prestazione della nostra contemporaneità.

Cinzia Bevilacqua è profondamente legata agli insegnamenti dei suoi maestri, lavora con un linguaggio figurativo, concentrandosi in modo quasi ossessivo sul colore. Nelle sue opere, il colore è l’elemento principale che costruisce le forme e crea un forte impatto emotivo. La sua ricerca è finalizzata a trasmettere emozioni sincere, con l’obiettivo dichiarato di “far battere il cuore” di chi osserva.

Ferdinando Fedele, dopo essersi trasferito a Roma, ha intrapreso un percorso sperimentale che lo ha portato a esplorare nuovi linguaggi e tecniche, tra cui pittura su materiali diversi, scultura, installazioni, incisioni e fotocalcografie. La sua arte combina l’uso di materiali eterogenei con una ricerca concettuale volta a ridefinire il rapporto tra l’opera e lo spettatore.

Valentina Pedrali, assistente alla curatela, presenta la cornice di incontro fra Bevilacqua e Fedele: “La mostra nasce dall'incontro tra due ex studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, che negli anni '80 hanno condiviso il percorso artistico sotto la guida del Maestro Goffredo Trovarelli”.

E specifica ulteriormente: “Questo legame ha lasciato un segno profondo nelle loro carriere, influenzando il loro approccio all'arte nonostante le evoluzioni personali e stilistiche sviluppate nel corso degli anni. Pur avendo una formazione artistica comune, Cinzia e Ferdinando hanno intrapreso strade differenti, maturando linguaggi espressivi autonomi. Le loro opere, pur diverse, condividono una radice di ricerca artistica che si intreccia con le esperienze di vita e con un continuo dialogo con il loro passato formativo”.

La conclusione di Strinati: “Io sono tu sei’ offre un’esplorazione di due linguaggi artistici differenti che, pur nascendo da una base comune, si sono sviluppati in direzioni originali.  In questa mostra l’Arte diviene mezzo di riflessione: l’osservatore viene stimolato a una valutazione sulla centralità dell'immagine nella società contemporanea, esplorando il legame tra identità, percezione e rappresentazione”.

L’inizio del vernissage è fissato alle ore 17.30 del 18 luglio, con introduzione da parte della Dott.ssa Valentina Pedrali, che interverrà a più riprese, insieme al curatore Prof. Claudio Strinati e al Dott. Don Giuseppe Fusari, prete, scrittore e storico dell’arte.

Il vernissage d’apertura sarà accompagnato dalla pianista Daniela Reboldi.

L’esposizione ad ingresso libero continuerà fino al giorno 31 luglio 2025, seguendo gli orari della galleria. E riprenderà dal primo settembre fino al giorno 8 settembre 2025.

 

Fonte Uff.St.L.Bernardini

 

 

Una mostra di pittura da non perdere è di prossimo varo a Roma:“La vanità dell’Assenza” di Dario Fiocchi Nicolai, a cura di Matteo Maione. Sarà ospitata da Kayros Contemporary Art a via Giulia nr. 8, con il vernissage previsto alle ore 18.00 di venerdì 13 giugno. L’esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 31 luglio seguendo gli orari di apertura della galleria ospitante.

L’orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità invece è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce – diceva Gustave Flaubert.
In arrivo a Roma una exhibition pittorica davvero singolare, che si inaugurerà il 13 giugno alle ore 18.00,  e che invita a una profonda e chiara riflessione sulla vanità dell'apparire e sull'inconsistenza di tale manifestazione, che vive di contraddizione propria.
Attraverso le opere di Dario Fiocchi Nicolai, e la sapiente curatela di Matteo Maione, i visitatori di “La Vanità dell’Assenza” saranno guidati in un percorso che esplora l'ossessione contemporanea per la presenza e l'immagine, interrogandosi sul significato di “esserci a tutti i costi”. Il titolo stesso suggerisce un paradosso, ponendo l'accento su un'assenza che, lungi dall'essere vuoto, rivela la futilità di una costante e non autentica apparizione.

“In tempi remoti partecipare ad un vernissage significava essere dei privilegiati, dei veri prescelti, proprio perché solo in quell'occasione l'artista stendeva sul quadro la vernice finale trasparente, l'atramentum, affinché i dipinti mostrassero una maggiore lucentezza, prima dell'apertura ufficiale della mostra al pubblico” - dichiara in anteprima alla stampa il curatore Matteo Maione.

“In tempi più recenti partecipare ad un vernissage significa non essere più scelti ma semplicemente scegliere, attraverso il web, un qualsiasi evento artistico, che riporti appunto la parola vernissage” - sottolinea.

L'artista, in questa esposizione, trova una forma di redenzione attraverso la sua arte, trasformando il proprio medium in uno strumento di indagine introspettiva e critica sociale. Le tele di Fiocchi Nicolai diventano specchi in cui la società può riconoscere le proprie dinamiche, spesso dettate da un'ansia di visibilità che rischia di offuscare l'autenticità, e dove l’Artista indaga per primo se stesso.

Maione, presentando i dipinti, parla di “(…) figure evanescenti, che sembrano vagare, attraverso impalpabili e sfuggenti corpi, alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i loro smaglianti ed acuminati denti, proprio per placare un’insaziabile e imprescindibile fame, che è però fame di presenza, che diventa appunto esistenza, sopravvivenza in un mondo nel quale si deve a tutti i costi apparire, ritrovarsi per poi riperdersi nuovamente”.

Per concludere: la mostra di Fiocchi Nicolai – così emozionale, intimistica, e legata ad un mondo visibile, ma al contempo impalpabile – raggiunge un risultato insperato: permettere al visitatore di sentirsi parte di un palcoscenico di attori e spettatori nello stesso momento.

“Personaggi in cerca di un pittore” - ama definirli Maione.  

Ed eccolo, lo stesso pittore Fiocchi Nicolai, riflesso ed immerso nelle sue quindici tele in esposizione, che sono sicuramente destinate a palati raffinati.

"La Vanità dell'Assenza" sarà ad ingresso libero e rimarrà aperta fino al 31 luglio, seguendo gli orari di apertura di Kayros Contemporary Art.


Dettagli della Mostra:

Titolo: La Vanità dell'Assenza
Artista: Dario Fiocchi Nicolai
Curatore: Matteo Maione
Sede: Kayros Contemporary Art - via Giulia nr. 8 - Roma
Vernissage: 13 giugno
Durata: Dal 13 giugno al 31 luglio
Ingresso: Libero
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare la Gallery alla mail 

 

 

 

Solo per due giorni, sabato 14 e domenica 15 giugno, l'Accademia di Francia a Roma invita il pubblico a vivere un'esperienza unica : l' apertura eccezionale degli spazi restaurati di Villa Medici, nell'ambito del grande progetto pluriennale Restituire l'incanto a Villa Medici . Un'opportunità rara per attraversare i secoli e il contemporaneo, ammirando saloni, camere per gli ospiti e giardini storici completamente reinventati.

2025: un nuovo capitolo di meraviglia e creatività

Il 2025 segna il culmine della campagna di riqualificazione iniziata nel 2022: sei nuove camere per gli ospiti , completamente progettate da team internazionali di architetti, designer e artigiani, apriamo ora le porte al pubblico. Ogni stanza è un microcosmo, un dialogo raffinato tra storia e creazione contemporanea, tra intonaci decorativi e legno intagliato, tra luce naturale e volumi armonizzati.

Tra i progetti più evocativi:

Studiolo di Sébastien Kieffer e Léa Padovani, intimo e materico;

Il cielo in una stanza di Zanellato/Bortotto con Incalmi, una sinfonia di vetro e metallo;

Camera Fantasia dello studio GGSV, un viaggio sensoriale tra cartapesta e pittura decorativa.

Questi spazi unici, un tempo riservato ai pittori dell'Académie, offrono oggi un panorama mozzafiato su Roma e un'immersione in un lusso culturale che dialoga con il tempo.


Il giardino dei limoni: un paesaggio poetico

Altra grande novità 2025 è il restauro del Giardino dei Limoni , frutto della visione del paesaggista Bas Smets e dell'architetto dei monumenti storici Pierre-Antoine Gatier . In questo spazio segreto, tra piante di agrumi e pergolati di limoni Lunario, nasce un paesaggio che unisce storia medicea, ricerca botanica e design contemporaneo.

Il giardino ospita anche la nuova collezione di arredi per esterni Cosimo de' Medici , ideata dal duo Muller Van Severen e prodotta da Tectona, in armonia con le geometrie del luogo e con una tavolozza di colori che fa risplendere l'ambiente.


Il giardino dei parterre: arte, memoria e poesia

Davanti alla loggia della Villa, il parterre ridisegnato ospita ora 20 alberi di limone in vasi d'artista , realizzati da Natsuko Uchino con terracotta modellata e decorata con frammenti di resti romani. Le basi in peperino, scolpite da Daniele De Tomassi , recano parole incise che formano una poesia originale di Laura Vazquez , Premio Goncourt per la Poesia 2023. Una fusione sublime tra natura, arte e scrittura.


Un percorso immersivo tra le trasformazioni del 2022 e 2023

I visitatori potranno anche esplorare:

Le sei sale di ricevimento restaurate nel 2022 con la direzione artistica di Kim Jones e Silvia Venturini Fendi , in cui convivono pezzi storici e creazioni firmate da designer come Chiara Andreatti e Noé Duchaufour-Lawrance.

Le sei camere storiche restaurate nel 2023 da India Mahdavi , che ha trasformato gli appartamenti cardinalizi in spazi colorati e vibranti, tra geometrie e arredi del Mobilier National.

Un'occasione imperdibile per scoprire come Villa Medici riesce a coniugare memoria e innovazione , con un programma che racconta 500 anni di arte, artigianato e pensiero in continua evoluzione. Un vero laboratorio del presente che onora il passato.Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

Fondata nel 1666 da Luigi XIV, l'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, è un'istituzione francese che dal 1803 ha sede presso Villa Medici, una villa del XVI secolo circondata da un parco di 7 ettari che sorge sul Monte Pincio, nel cuore di Roma. Ente pubblico nazionale dipendente dal Ministero della Cultura, l'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici adempie oggi a tre missioni complementari: accogliere artisti, creatori e ricercatori di alto livello in residenza per soggiorni lunghi – della durata di un anno –, o più brevi; realizzare una programmazione culturale e artistica che integri tutti i campi delle arti e della creazione e che si rivolga a un vasto pubblico; conservare, restaurare, studiare e far conoscere al pubblico il suo patrimonio architettonico e paesaggistico e le sue collezioni. Il direttore dell'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è Sam Stourdzé .

 

 

 

Urbino - Dal 25 maggio e fino al 13 luglio 2025 la Casa di Raffaello di Urbino – dove nacque il “divin pittore” Raffaello Sanzio (1483 – 1520) – ospita la mostra di Giuseppe Colombo “Le città ideali”, a cura dello storico dell’arte Lorenzo Canova e di Luigi Bravi, filologo classico e direttore dell’ente. Un progetto con cui l’artista siciliano, raffinatissimo disegnatore e virtuoso pittore di paesaggi e figure, omaggia una delle città simbolo del Rinascimento dove le architetture e l’urbanistica sintetizzano i concetti chiave di uno dei periodi più luminosi dell’arte italiana.

In mostra a Casa Raffaello saranno diciotto opere di Colombo, che a Urbino è legato profondamente per via degli anni di formazione all’Istituto d’arte, dove ha frequentato i corsi di incisione. Ecco dunque città, chiese, paesaggi dell’assolata Sicilia di Colombo – Modica, Comiso, Ibla, studi sulla Valle dei Templi di Agrigento, scorci di Isola delle Correnti e della Baia di Sampieri a Scicli – insieme a vedute di Roma, Bologna e della stessa Urbino.

Mentre la celebre tavola “Città ideale” – opera di un artista anonimo e realizzata tra il 1480/90, oggi esposta alla Galleria Nazionale delle Marche (Palazzo Ducale) – è oggetto di un recentissimo d’aprés di Colombo: un disegno che, con l’esattezza e la precisione del tratto dell’artista modicano, ripropone uno dei dipinti emblematici del Rinascimento Italiano. Vi sono rappresentati i concetti di perfezione e armonia delle cosiddette “città ideali”, luoghi – o meglio “non luoghi” – depurati da contaminazioni e presenze umane. Ideali solo sulla tela, dunque vere utopie. “L’ho osservato a lungo questo dipinto – commenta Colombo – negli anni di studio a Urbino, quando non ero ancora ventenne: è un’opera fondamentale e fondante della cultura umanistica occidentale. Oggi, a distanza di anni, nel rileggere questa selezione di opere pensate per la mostra nella Casa di Raffaello, mi sembra quasi che nel loro DNA contengano la struttura e la concezione di quel dipinto che tanto mi colpì allora”.

Una lezione, quella appresa negli anni di formazione a Urbino, che evidenzia anche il curatore. “Grazie a una visione di intenso e raffinato nitore figurativo – spiega Lorenzo Canova - l’omaggio esplicito al capolavoro della Galleria Nazionale delle Marche si connette in modo efficace e raffinato ai quadri dell’artista che formano il percorso espositivo. Le stanze, i templi, le città e la natura di Colombo amplificano così la loro presenza architettonica e la loro qualità plastica, in un’organizzazione costruttiva dove tutto sembra inciso nel diapason cromatico di una luce abbagliante, in uno splendore che forma le cose spostandoci nella dimensione e assoluta e (a)temporale del profondo”.

 Della “città reale”, Urbino, e della “città ideale” di Palazzo Ducale – alle quali Colombo dedica due opere inedite - parla Luigi Bravi, direttore di Casa Raffaello, nel suo intervento in catalogo: “La storia delle arti – scrive Bravi - ci parla di vedute teoriche di architettoniche geometrie perfette, avulse, liberate dal tempo dell’uomo e consegnate al tempo della memoria perpetua, purgate della presenza umana; non si vede un suono, non si tratteggia un vociare, non si delineano i rumori del lavoro. Tutto è sospeso in un silenzio purificato, mai inespressivo, rassicurante nella sua immota luce. Tale impressionante lezione si combina con gli occhi di Giuseppe Colombo, che dirige il suo sguardo sui suoi luoghi, trattandoli alla stessa maniera, ma con un velame particolarmente sensibile di affetti”.

CASA RAFFAELLO, Urbino 

Casa Raffaello è il luogo dove il pittore e architetto nacque il venerdì santo 28 marzo 1483, e dove visse i primi anni della sua formazione artistica alla scuola del padre, Giovanni Santi, anch’egli pittore affermato. A Urbino infatti Raffaello ha «imparato la divina proporzione degli ingegni, soprattutto ha imparato il valore della filosofia, della dignità da dare al suo lavoro di Pittore» (Carlo Bo, 1984). Con la morte di Raffaello, avvenuta a Roma il venerdì santo 6 aprile 1520, la casa passò agli eredi (Ciarla e Vagnini) che se la divisero fra loro. Dopo alterni passaggi, l’architetto urbinate Muzio Oddi, che abitava lì accanto, il 27 settembre 1635 acquistò una parte dell’antica abitazione dei Santi e precisamente quella dove la tradizione vuole sia nato Raffaello. Fu lui a restaurare l’edificio accorpandolo alla propria abitazione e ad apporre sulla facciata la bella iscrizione latina con l’aggiunta di un distico del Bembo, che ancora oggi possiamo leggere. Dopo alterne vicende la casa venne acquisita nel 1873 dall’Accademia Raffaello che, grazie ad una pubblica sottoscrizione ed al generoso contributo del nobile londinese John Morris Moore, vi pose la propria sede e ne divenne gelosa custode. Grazie all’interesse dell’Accademia, la casa si è arricchita nel tempo di numerose opere d’arte, frutto della generosa collaborazione di privati cittadini e di pubbliche Istituzioni: al suo interno sono ora esposti dipinti, sculture, ceramiche, arredi lignei, ecc.

Alcuni di questi oggetti sono strettamente connessi a Raffaello (copie di suoi dipinti, bozzetti per il suo monumento, omaggi di altri artisti al Pittore, ecc.); altri sono a documentazione della ricca storia urbinate in campo artistico, civile e religioso (numerosi sono i ritratti di urbinati illustri); altri, infine, costituiscono diretta testimonianza del mito che in varie epoche ha accompagnato la figura di Raffaello.

 

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