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Mercoledì, 09 Settembre 2026

Hayez e Casorati, Dürer e Giulio Paolini; ma anche Boccioni, Osvaldo Licini, Giolfino, Paul Klee, Mirko Basaldella e Anna Galtarossa, nuovi importanti reperti egizi e la grande arte ceramica del Novecento con Melotti e Picasso.

Palazzo Maffei nel cuore di Verona continua ad arricchirsi di opere di assoluto interesse – in alcuni casi autentici capolavori - la cui integrazione nel percorso museale induce a dialoghi e riflessioni ulteriori, rinnova completamente alcune sale, come potrebbe fare una grande mostra, e contribuisce ad approfondire temi, periodi, correnti artistiche di cui la Collezione Carlon offre già testimonianze preziose, in un viaggio di oltre 750 opere che ormai copre 4000 anni d’arte e cultura, tra pittura, scultura, arti applicate, archeologia, mobili antichi e pezzi iconici del novecento.

E’ sempre tempo di tornare a Palazzo Maffei: nuove storie da scoprire, nuove tessere di quello che è ormai un sorprendente compendio di storia dell’arte, nuove emozioni.

Tra le più recenti novità, un’eccezionale conquista per la città di Verona e per gli appassionati dell'arte italiana del novecento è in particolare Il sogno del melograno di Felice Casorati: famosissimo dipinto del 1912 presentato l’anno successivo alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione a Roma e poi esposto in pochissime altre occasioni: in una mostra nel 2022 dopo trent’anni dall’ultima apparizione.  

L’affascinante tela, visione onirica sospesa tra natura e mito, segna un passaggio fondamentale nella ricerca dell’artista, che di lì a poco si sarebbe aperto alla pittura simbolista: nella resa della giovane donna addormentata su un prato fiorito - forse la Persefone evocata nel “Fuoco” di D’Annunzio denso di suggestioni simboliste e pittoriche – evidente è l’influenza della pittura di Gustav Klimt, che in Italia irrompe alla Biennale di Venezia del 1910.

Le opere del maestro viennese lasceranno un’impronta profonda nel lavori successivi di Casorati, evidente soprattutto in questo straordinario dipinto ove il giovane artista, tuttavia, innesta i nuovi stimoli in poetica assolutamente personale, che guarda anche alla lezione preraffaellita e addirittura botticelliana.

E non mancano le aperture simboliste. Il colchico, i grappoli d’uva, la melagrana che compaiono nella tela appaiono come indizi iconografici che alludono al mito del ritorno negli Inferi, alla caducità della vita, alla ciclicità delle stagioni e l'effimera bellezza della materialità. In questa chiave si comprende anche il titolo dell’opera, Il sogno del melograno, e la sua atmosfera sospesa.

“Sono diventato un visionario e un sognatore - scrive in una lettera del 1913 Casorati - e non dipingo più che le immagini che vedo nei sogni: le notti stellate, gli esseri invisibili, gli spiriti puri, le allucinazioni... vorrei aver sempre la febbre alta e delirare!”Un capolavoro cruciale che contribuisce a mettere a fuoco un momento fondamentale nella cultura figurativa italiana e nel percorso artistico di Casorati, multiforme e per certi versi enigmatico pittore, incisore, designer e scenografo, legato anche alla città scaligera.

Il sogno del melograno, realizzato proprio negli anni in cui il pittore risiedette a Verona (dal 1911 al 1915), in contatto con numerosi artisti locali e poi vicino al gruppo di Ca’ Pesaro, è ora affiancato, al secondo piano di Palazzo Maffei in quella che ormai e diventata la “Sala Casorati” del Museo veronese, ad altri due lavori del maestro piemontese in collezione Carlon: Vaso con papaveri e margherite (1913), coeva tempera su cartone ancora “in bilico tra il decorativismo di matrice secessionista e l’ estenuata eredità di temi e atmosfere simboliste” e Le piantine del 1921, opera iconica del passaggio al Realismo Magico.

La natura morta, con una testa di gesso che emerge da un fogliame cupo e metallico, mette in dialogo in maniera inedita pittura e scultura grazie all’uso di una luce “che par di scoprire per la prima volta” (Ciarlantini su “Il Popolo d’Italia”, 1921). Dopo un processo di trasformazione stilistica e spirituale si apre una nuova fase per uno dei più  apprezzati artisti italiani del XX secolo.

 

Fonte Villaggio Globale International Antonella Lacchin

“Cera una volta. Sculture dalle collezioni medicee”: questo il titolo dell’esposizione che si terrà dal 16 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 nei nuovi spazi espositivi al piano terreno della Galleria degli Uffizi.

La mostra, curata da Valentina Conticelli e Andrea Daninos, è la prima ad essere dedicata alle collezioni fiorentine d’arte ceroplastica tra XVI e XVII secolo.

Già dal titolo, l’esposizione si pone l’obiettivo di far rivivere un ambito creativo perduto, dalla storia antichissima: quello della produzione di immagini in cera, in gran parte scomparse a causa della deperibilità del materiale. 

 

Testimonianze di questa tradizione sono tramandate, fin dal I secolo d. C., nella Storia Naturale di Plinio il Vecchio. L’autore romano riporta a sua volta usanze ancestrali, nate probabilmente dall’uso etrusco delle maschere mortuarie, divenute poi ritratti fisiognomici con la funzione di simulacri per il culto degli antenati.

L’arte della cera sarebbe rimasta sempre viva nella sensibilità popolare (fino ad arrivare agli ex voto che ancora oggi si affidano alle fiamme sacre dei santuari cristiani) e avrebbe conosciuto un momento di particolare ritorno nel novero delle belle arti proprio nella Firenze medicea tra il Quattrocento e la fine del Seicento.

Morbida e neutra, se lavorata dalle abilissime mani degli scultori rinascimentali e barocchi, che sapevano renderla policroma plasmando rilievi e sculture simili al vero, poteva dare sostanza a volti e corpi nella forma di immagini perenni.

Con la cultura barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia organica nata dalle api, che per la sua natura malleabile imita le caratteristiche della pelle come nessun’altra, viene esaltata nel dar forma al corpo vivo e al suo dissolversi.

Obiettivo di ‘Cera una volta’ è farne conoscere l’arte - oggi quasi ignorata - nel tempo del suo massimo splendore, quando non soltanto per i santuari, ma anche per le raccolte principesche veniva avidamente ricercata, giungendo a forme elevatissimi di virtuosismo.

Nel contesto di una storia dimenticata e ora ritrovata nella sua sorprendente meraviglia, l’allestimento proporrà alcune opere un tempo esibite nella Tribuna degli Uffizi e a Palazzo Pitti, alienate dalle collezioni alla fine del Settecento: dopo secoli torneranno per la prima volta nel museo.

Circa 90, complessivamente, i lavori esposti, con tanti prestiti in arrivo da altri musei: oltre alla vasta selezione di cere, dipinti, sculture, cammei e opere in pietra dura. Vi si potranno ammirare l’Anima urlante all’Inferno attribuita a Giulio de’ Grazia e la celebre maschera funebre in gesso di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi.

Un’intera sala sarà dedicata al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento: Gaetano Giulio Zumbo.

Proprio di Zumbo verrà presentata al pubblico un’acquisizione recente delle Gallerie. L’opera si intitola La corruzione dei corpi, tema peraltro tipico di questo artista rarissimo: un piccolo capolavoro del grande ceroplasta, grazie al quale agli Uffizi resterà viva la memoria delle sue opere più celebri.


Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde:



“Questa mostra è un vero evento culturale e scientifico che permette di riscoprire un ambito della creazione artistica ignoto al grande pubblico e quasi totalmente dimenticato, se non nella ristretta cerchia degli specialisti. Un vero e proprio paradosso per un universo creativo in realtà da sempre a cavallo tra gusto popolare ed erudizione aulica, mistica religiosa e creatività artistica. Con un allestimento che abbiamo voluto notturno, quasi evocatore del mondo sotterraneo degli inferi, dove dimorano le anime e le visioni scomparse, gli Uffizi regalano dunque al loro pubblico di visitatori un viaggio nel tempo, nella cultura e nella più intima sensibilità della Firenze e dell’Europa tardo barocca”.

 

Fonte A.Lacchin

Dal 20 dicembre 2025 la Reggia di Caserta inaugura la mostra internazionale “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, organizzata dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Opera Laboratori con il patrocinio del Network of European Royal Residences, a cura di Tiziana Maffei e Valeria Di Fratta. Nella Gran Galleria del Palazzo reale saranno esposte oltre duecento opere provenienti da prestigiosi musei e istituzioni italiane ed europee.  
Il Museo del Ministero della Cultura, sito riconosciuto Patrimonio UNESCO, chiude il 2025 con un’esposizione dedicata alle sovrane che, tra Settecento e prima metà del Novecento, contribuirono in modo determinante alla costruzione, affermazione e diffusione di una cultura europea condivisa. Da Elisabetta Farnese a Maria Amalia di Sassonia; da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, attraverso il decennio napoleonico di Giulia Clary e Carolina Murat, alla Restaurazione borbonica con Maria Isabella; da Maria Cristina di Savoia a Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, fino a Maria Sofia di Baviera e alle sovrane dei Savoia – Margherita, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio.

Regine consorti, segnate dal destino. Furono considerate “pedine” dello scacchiere europeo, strumenti di alleanze e continuità dinastiche, figure centrali nei cerimoniali di corte che dovevano esaltarne, spesso, la funzione riproduttiva. Donne colte, educate al dovere e all’impegno, formate per sostenere le sorti dei regni cui appartenevano, ma anche per plasmare relazioni e identità culturali che ancora oggi definiscono il profilo dell’Europa.

Alcune seppero esercitare con intelligenza e discrezione un’influenza profonda sugli indirizzi strategici, incidendo nella politica anche sul terreno delle riforme e portando a distinguere tra potere “formale” e “informale”. Queste donne ebbero un peso nella dimensione culturale del loro tempo, molto dipendeva dalle loro origini, ma ancor di più dalla loro capacità di dare forza alla corona. Consorti influenti che, nel contesto patriarcale delle monarchie europee, furono perciò anche oggetto di calunnie e diffamazioni volte a metterne in dubbio la moralità, la sessualità o la legittimità.  

Aspetto centrale della mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” è la trama invisibile delle relazioni che seppero intessere nel tempo, intrecciando storia, arte e diplomazia. Un’eredità che oggi risuona con rinnovata attualità, mentre lo spazio decisionale femminile nelle istituzioni europee si amplia e si consolida.

Il racconto espositivo si svilupperà seguendo le vicende pubbliche e private di quattro dinastie - Farnese, Borbone, Murat e Savoia - attraverso sette sezioni: I - Educare al trono: l’arte di diventare sovrane; II - Legami di corte.  Nozze che plasmano alleanze; III - Madri regine.  Custodi di eredi e dinastie; IV - Regine in scena. Ruolo e immagine pubblica; V - Gesti del potere. Cerimoniali ed etichette; VI - Tempo di sé. Studio, interessi e passioni; VII - Stanze regali. L’affermazione del gusto.

“Le regine di cui raccontiamo le storie furono spesso considerate soltanto strumenti di alleanze politiche, pedine di un gioco dinastico che sembrava negare loro la possibilità di scegliere il proprio destino - afferma Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta e curatrice - Eppure, entro quei margini imposti dal potere, molte seppero costruire percorsi di influenza e creare spazi di cultura. La mostra invita a rileggere queste figure non solo come protagoniste, ma come artefici — talvolta consapevoli, talvolta silenziose — di una rete di scambi e di dialoghi che hanno contribuito a dare forma a una comune identità europea. Attraverso le loro vite e i segni materiali che ne restano — lettere, opere, oggetti, documenti — si riconosce la forza discreta di una diplomazia culturale femminile, capace di superare i confini dei regni e di intrecciare la storia con un filo invisibile ma tenace. In un tempo in cui l’Europa è chiamata a ritrovare il senso delle proprie radici comuni, le regine tornano a parlarci di visione, di intelligenza e di cultura come strumenti di relazioni tra i popoli”.  

“La mostra intende esplorare - spiega Valeria Di Fratta, storico dell’arte del Museo e curatrice - la complessità del ruolo delle Regine, evidenziando il delicato equilibrio tra doveri pubblici e vita privata tra il 18esimo e il 20esimo secolo. Le protagoniste di questo racconto appartengono a quattro dinastie che hanno attraversato la storia del Regno di Napoli fino ed oltre l'Unità italiana: a partire da Elisabetta Farnese, che progettò un regno per suo figlio Carlo di Borbone, passando per Maria Amalia di Sassonia, la prima regina borbonica del Regno di Napoli, la narrazione prosegue con la ferrea Maria Carolina d'Austria, attraversa il Decennio Francese con Giulia Clary e Carolina Bonaparte, la Restaurazione con i brevi regni di Maria Isabella di Spagna, Maria Cristina di Savoia, Maria Teresa d'Asburgo Teschen e Maria Sofia di Baviera, ultima regina di Napoli, e si conclude in piena Unità italiana con le regine della Casa di Savoia: Margherita, prima regina consorte d'Italia, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio, testimoni del passaggio dalla monarchia alla Repubblica Italiana”.  

“Produrre questa mostra – spiega Giuseppe Costa, presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori - rappresenta per noi un’opportunità unica di dialogare con la storia, mettendo in luce figure femminili che hanno esercitato un'influenza straordinaria nel plasmare il destino delle corti europee. Con l’allestimento di ‘Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa’ proseguiamo con grande soddisfazione la collaborazione con il Museo Reggia di Caserta che ci ha visti impegnati nelle mostre: ‘Frammenti di Paradiso. Giardini nel tempo alla Reggia di Caserta’ e ‘Metawork’ con l’arte di Michelangelo Pistoletto. Cogliendo le intenzioni dei curatori abbiamo cercato di creare un percorso espositivo che non solo racconti la storia di queste donne, ma anche il loro impatto culturale, politico e sociale. Ogni sezione della mostra è stata progettata per restituire il contesto storico e personale di ciascuna regina, attraverso un allestimento che offre al visitatore un’esperienza immersiva e profonda. Siamo molto orgogliosi di collaborare con istituzioni internazionali di prestigio per realizzare una grande narrazione visiva, che celebra non solo il ruolo di queste figure, ma l'importanza di un'eredità culturale che parla anche all'Europa di oggi”.

La mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, dal 20 dicembre al 20 aprile, ha il prestigioso apporto, tra gli altri, di Château de Versailles (Francia), Palacio Real di Madrid (Spagna), Galería de las Colecciones Reales (Spagna), Schönbrunn Palace (Austria), Staatliche Kunstsammlungen Dresden (Germania), Palazzo Reale di Napoli, Archivio di Stato di Napoli, Archivio di Stato di Caserta, Museo di Capodimonte, Reggia di Venaria, Musei Reali di Torino e di prestatori privati.

Sponsor dell’evento La Reggia Designer Outlet, con il supporto di Consorzio UnicoCampania. Si ringrazia l’associazione Amici della Reggia di Caserta e il Consorzio Stabile Daman.

 

Le opere in prestito alla mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”

 

Il progetto espositivo della mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” nasce con la collaborazione internazionale di prestigiosi musei, istituti di cultura, fondazioni e soggetti e privati.

Realizzata con il patrocinio del Network of European Royal Residences, l’esposizione dà visibilità alle sinergie sviluppate dal Museo Reggia di Caserta con importanti attori culturali italiani ed europei attraverso il prestito delle opere.

I prestiti sono uno strumento di valorizzazione del patrimonio culturale. Ciascuna opera acquisisce all’interno del percorso della mostra una nuova narrazione, arricchendosi di nuove letture e interpretazioni. L’allestimento alla Reggia di Caserta di opere provenienti da gran parte dell’Europa consente, inoltre, di mettere in contatto questi oggetti con nuovi pubblici e di svelare “piccoli tesori”, di proprietà privata o non esposti generalmente ai visitatori.

Tra i prestiti attivati per la mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” si citano:

Ritratto di Elisabetta Farnese, regina di Spagna Isabel Farnesio, reina de España; Louis-Michel van Loo - Patrimonio Nacional (Galería de las Colecciones Reales)

Ritratto di Maria Amalia di Sassonia; Giuseppe Bonito - Collezione VALERIO Ginevra

Ritratto equestre di Maria Amalia di Sassonia; Francesco Liani - Museo e Real Bosco di Capodimonte

María Carolina de Austria, reina de Nápoles; Antonio Rafael Mengs - Patrimonio Nacional (Palacio Real de Aranjuez)

Maria Theresa surrounded by her family; Martin van Meytens – Castello di Schonbrunn

Marie-Annunciade-Caroline Bonaparte, reine de Naples et ses enfants; François, baron Gérard -Collezione Rasponi-Murat Ludovica Mazzetti D'Albertis

Maria Karoline von Ӧsterreich; Angelica Kauffmann - Vorarlberg Museum

caroline Murat, Mine de plomb sur papier; Jean-Auguste-Dominique Ingres - Musée Ingres Bourdelle

Marie Annuciade Caroline Bonaparte, reine de Naples, avec sa fille Laetitia-Joséphine Murat; Elisabeth-Louise Vigée Le Brun – Chateau de Varsailles

Teile aus einem Kaffee-, Tee-und Schokoladenservice mit Chinoiserien und dem Wappen der Elisabeth Farnese, Königin von Spanien, Häuer, Bonaventura Gottlieb (ca. 1709-1782) – Maler, Herold, Christian Friedrich (1700-1779) – Maler, Meissen, um 1737, Porzellan, Bemalung: Aufglasurfarben und Gold, Porzellansammlung; anonimo – Staatliche Kunstsammlungen Dresden Porzellansammlung

Die Prinzessinnen Louisa, Marie und Sophie von Bayern auf einer Wiese tanzend; Joseph Karl Stieler - S.D. Albert Fürst von Thurn und Taxis, vertreten durch I.D. Gloria Fürstin von Thurn und Taxis

Fucile di Elisabetta Farnese Nicolas de Bis. N. Inv. 10001341 (K-136). Real Armería - Patrimonio Nacional (Palacio Real de Aranjuez)


La Familia Real de Nápoles, Royal Porcelain Factory of Naples; Filippo Tagliolini - El Museo Arqueológico Nacional

Abito cerimoniale della Regina Margherita di Savoia; manifattura italiana sartoriale - Museo di Palazzo Mocenigo Fondazione Musei Civici

P. Vinaccia, Mandolino napoletano a 4 ordini, dedicato alla Regina Margherita di Savoia; anonimo - Collezione privata Accornero

P. Vinaccia, Chitarra, donata alla Regina Margherita di Savoia; anonimo - Collezione privata Accornero

Lavabo con specchiera; Francesco Morini - Musei Reali di Torino

Abito di corte appartenuto a Julie Clary Bonaparte Regina di Napoli; manifattura francese - Museo Napoleonico di Roma

Interno della Reggia di Napoli al tempo di Murat; Elie Honoré Montagny - Museo Praz

Zenaide e Carlotta Bonaparte; Jacques-Louis David - Museo Napoleonico di Roma

La finta principessa Micomicona davanti a Don Chisciotte; Arazziere Pietro Duranti, da cartone di Giuseppe Bonito – Palazzo del Quirinale

Don Chisciotte accolto dalla moglie e dal figlio di Don Diego Miranda; Arazziere Pietro Duranti, da cartone di Benedetto Torre – Palazzo del Quirinale

Interno di salotto con la Regina Maria Cristina; De Falco Carlo - Palazzo Reale di Napoli

Tazza da puerpera e piatto; anonimo - Museo e Real Bosco di Capodimonte

Tripode con zampe leonine; anonimo - Museo Archeologico Nazionale

Tazza puerperale e piatta in porcellana policroma con oro a rilievo, con ritratti dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria e dei figli; anonimo - Leone Antiquario Carmine Leone

Nozze di Peleo e Tetide; Giovanni Paisiello - Conservatorio San Pietro a Majella

Ventaglio con la famiglia di Ferdinando IV in visita al Museo Ercolanense; anonimo – collezione privata

Album disegni di Carolina Bonaparte Murat; Clarac - Collezione Rasponi-Murat Ludovica Mazzetti D'Albertis


Abito nuziale di Maria Cristina di Savoia; sartoria di corte - Provincia Napoletana SS. Cuore di Gesù - Ordine dei Frati Minori


Grand Nécessaire di viaggio di Francesco II di Borbone e Maria Sofia di Baviera; anonimo - S.A.R. Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie
 

Servizio di piatti realizzato per le nozze di S.M. Francesco II e S.M. Maria Sofia di Baviera; Manifattura Nymphenburg - S.A.R. Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie

 

Un ringraziamento particolare va a SAR Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie per la concessione in prestito di importanti oggetti di famiglia.

In proposito Sua Altezza ha dichiarato: “Questa mostra riveste per me un valore storico e affettivo particolarmente profondo: il mio bisnonno, Sua Altezza Reale il Principe Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, che portava il titolo di Conte di Caserta, nacque proprio nella Reggia. Le radici della mia famiglia e della storia del Regno delle Due Sicilie che rappresento come erede, sono intimamente legate a questi luoghi. È pertanto motivo di sincera soddisfazione poter contribuire all’iniziativa con oggetti di tale rilevanza, condividendoli con il pubblico e con la comunità scientifica. Con vivo compiacimento ho concesso in prestito alla Reggia di Caserta preziosi pezzi delle collezioni di famiglia, a sugello del rapporto con l’Istituto del Ministero della Cultura, anche in considerazione del valore del messaggio di cui questa esposizione si fa foriera, valorizzando la figura delle regine e il respiro europeo delle sovrane. Sono del resto circondato dalla virtù femminile di mia moglie, la Principessa Camilla e delle mie figlie, le Principesse Maria Carolina e Maria Chiara. È dunque con speciale sensibilità che sostengo questa iniziativa, convinto che oggi — in un mondo attraversato da rapide trasformazioni tecnologiche e dall’avanzare dell’intelligenza artificiale — la cultura e la memoria storica siano più che mai essenziali per preservare identità, valori e continuità”.

 Fonte Uff.St.Andrea Acampa

Al Museo dell’Ara Pacis arriva una prestigiosa selezione di cinquantadue capolavori dal Detroit Institute of Arts: un viaggio nell’arte europea tra XIX e XX secolo, dai pionieri dell’impressionismo ai protagonisti delle avanguardie. In mostra opere di Degas, Renoir, Cézanne, Pissarro, Van Gogh, Matisse, Picasso, fino agli innovatori dell’espressionismo tedesco come Kandinsky, Beckmann e Pechstein.

La grande esposizione Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts sarà visitabile da giovedì 4 dicembre 2025 a domenica 3 maggio 2026. Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – e organizzata da MondoMostre con il supporto di Zètema Progetto Cultura, la mostra porta per la prima volta in Italia un nucleo di opere raramente concesse in prestito.

Curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, l’esposizione ripercorre le trasformazioni profonde che, tra Ottocento e Novecento, hanno ridefinito il linguaggio pittorico moderno: dal naturalismo e dalla modernità urbana osservata dagli impressionisti, fino alla rivoluzione formale del cubismo e alle tensioni espressive dell’avanguardia tedesca.

«Un’occasione unica per comprendere uno dei momenti più decisivi della storia dell’arte,» sottolinea l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio. «L’impressionismo ha cambiato per sempre il nostro modo di rappresentare la realtà: luce, colore e paesaggio “en plein air” hanno aperto la strada a nuove sensibilità e a una piccola grande rivoluzione dello sguardo.»

Il percorso espositivo si apre con i maestri francesi di metà Ottocento: cinque opere di Edgar Degas, Bagnanti di Cézanne, Donna in poltrona di Renoir – immagine guida della mostra – e lavori di Pissarro, Sisley e Max Liebermann, che testimoniano la diffusione della poetica impressionista oltre la Francia.

La seconda sezione affronta l’evoluzione della pittura dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista: Cézanne, con una Sainte-Victoire dei primi del Novecento, anticipa un nuovo ordine formale; Renoir rilegge la tradizione con un linguaggio ormai maturo; Van Gogh interpreta la realtà attraverso una pennellata vibrante che trasforma l’immagine in esperienza emotiva. È l’epoca che Roger Fry definirà “postimpressionista”, quella in cui il dipinto si emancipa dalla mera imitazione del reale.

Il cuore della mostra è dedicato alla Parigi dei primi decenni del Novecento: sei opere di Pablo Picasso illustrano il passaggio dal periodo rosa al cubismo fino ai ritratti degli anni Venti; tre dipinti di Henri Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, raccontano un artista in metamorfosi, dall’ordine geometrico alle composizioni più fluide e sensuali. Accanto a loro, i lavori cubisti di María Blanchard e Juan Gris, e quelli espressionisti di Modigliani e Soutine, protagonisti della Scuola di Parigi.

La sezione finale è dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla visione del direttore Wilhelm R. Valentiner. Le opere di Pechstein, Kandinsky e Feininger rappresentano i movimenti di Die Brücke e Blaue Reiter, mentre i dipinti del dopoguerra di Heckel, Schmidt-Rottluff, Nolde, Kokoschka e Beckmann – con il suo intenso Autoritratto del 1945 – riportano la drammaticità e l’angoscia della Germania segnata dal conflitto.

Impressionismo e oltre restituisce così uno straordinario affresco della modernità europea, mostrando la ricchezza delle collezioni americane e il fitto intreccio di ricerche e rivoluzioni che, in mezzo secolo, hanno trasformato radicalmente la pittura.

In linea con l’impegno della Sovrintendenza Capitolina per la piena accessibilità dei musei, la mostra offre percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi, video LIS sottotitolati e servizi tattili e interpretariato LIS gratuiti per tutta la durata dell’esposizione, grazie alla collaborazione con l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza, Rai Pubblica Utilità e il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale.

Fonte Zetema

Casina di Raffaello, lo spazio arte e creatività di Roma Capitale, in collaborazione con Edizioni Curci, è lieta di ospitare, dal 29 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, la mostra “Danzando sotto la pioggia” - Omaggio a Gene Kelly, dedicata alla figura del grande danzatore, coreografo, attore, cantante, regista statunitense, che ha cambiato la storia della danza nel cinema, il modo di fare film musicali e di danzare davanti alla telecamera, intrattenendo il pubblico con ironia, intelligenza e delicatezza.

In mostra una selezione di 12 tavole illustrate tratte dal libro scritto “Danzando sotto la pioggia” - Omaggio a Gene Kelly scritto da Giulia Zucchini, illustrato da Catherine Booth e pubblicato da Edizioni Curci nella collana per bambini e ragazzi “Curci Young”.

Il titolo del libro – e della mostra – è mutuato dell'indimenticabile film “Cantando sotto la pioggia” del 1952, diretto da Gene Kelly e Stanley Donen. La storia del libro narra dell’incontro inaspettato tra un bambino, Olmo, e l’artista Gene Kelly. Questo incontro genera una magia gioiosa che permea tutto il libro e che finirà per contagiare tutti i personaggi della storia.

Grazie a un allestimento immersivo che comprende la selezione di tavole illustrate, il pubblico intraprende, attraverso lo sguardo del piccolo protagonista Olmo, un viaggio nel mondo del musical e, più in generale, nel mondo dell’Arte – il cinema, la danza, il teatro, la musica, la pittura – fonte di costante nutrimento per tutte le età.

Sarà anche divertente riconoscere le citazioni disseminate tra le pagine che fanno riferimento al mondo delle arti visive e dell’illustrazione e a scene iconiche di alcuni famosi film, come “Cantando sotto la pioggia” e “Un americano a Parigi”.

Gene Kelly ha sempre avuto un atteggiamento giocoso e sperimentale che continua ancora oggi ad attrarre i bambini: salta nelle pozzanghere, canta e danza sotto la pioggia, sopra tavoli e pianoforti, su divani e letti. Gene Kelly fa tutto ciò che un bambino vorrebbe fare e Olmo, infatti, senza riserve, gioca ad imitare l’artista, espandendo il proprio immaginario e potenziando il proprio repertorio di gesti e movimenti per poi trovare, strada facendo, la sua originalissima voce.

Danzando sotto la pioggia è dunque anche un inno alla danza, uno strumento potente che abbiamo per poterci esprimere, raccontare e narrare. Gene Kelly questo lo sapeva bene e ha speso la sua vita, tra le altre cose, per dirci che la danza può far parte della nostra quotidianità e che tutti possiamo praticarla con grande gioia e libertà.

Nella giornata inaugurale di sabato 29 novembre l’autrice del libro Giulia Zucchini, insieme allo staff didattico di Casina di Raffaello, accoglierà il pubblico. Alle ore 11.00 sono in programma una visita guidata e un laboratorio gratuito per bambini dai 6 anni in su; si proseguirà poi nel pomeriggio con due laboratori (alle ore 15.00 e alle 16.30) e infine dalle ore 18.00 alle 20.00, in occasione e nell’ambito della nuova edizione di Musei in Musica, ci saranno alcune visite guidate con l’autrice, sulle note dei film più famosi di Gene Kelly.

Per tutto il periodo della mostra, le famiglie e le scuole potranno usufruire di un ampio programma educativo interdisciplinare. Le attività proposte, a cura dello staff didattico di Casina di Raffaello insieme all’autrice Giulia Zucchini, offriranno occasioni formative, performative e ricreative finalizzate a sviluppare competenze manuali ed espressive, oltre a promuovere la creatività e l’immaginazione.

 Fonte  Zètema Progetto Cultura

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