Al Museo dell’Ara Pacis arriva una prestigiosa selezione di cinquantadue capolavori dal Detroit Institute of Arts: un viaggio nell’arte europea tra XIX e XX secolo, dai pionieri dell’impressionismo ai protagonisti delle avanguardie. In mostra opere di Degas, Renoir, Cézanne, Pissarro, Van Gogh, Matisse, Picasso, fino agli innovatori dell’espressionismo tedesco come Kandinsky, Beckmann e Pechstein.
La grande esposizione Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts sarà visitabile da giovedì 4 dicembre 2025 a domenica 3 maggio 2026. Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – e organizzata da MondoMostre con il supporto di Zètema Progetto Cultura, la mostra porta per la prima volta in Italia un nucleo di opere raramente concesse in prestito.
Curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, l’esposizione ripercorre le trasformazioni profonde che, tra Ottocento e Novecento, hanno ridefinito il linguaggio pittorico moderno: dal naturalismo e dalla modernità urbana osservata dagli impressionisti, fino alla rivoluzione formale del cubismo e alle tensioni espressive dell’avanguardia tedesca.
«Un’occasione unica per comprendere uno dei momenti più decisivi della storia dell’arte,» sottolinea l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio. «L’impressionismo ha cambiato per sempre il nostro modo di rappresentare la realtà: luce, colore e paesaggio “en plein air” hanno aperto la strada a nuove sensibilità e a una piccola grande rivoluzione dello sguardo.»
Il percorso espositivo si apre con i maestri francesi di metà Ottocento: cinque opere di Edgar Degas, Bagnanti di Cézanne, Donna in poltrona di Renoir – immagine guida della mostra – e lavori di Pissarro, Sisley e Max Liebermann, che testimoniano la diffusione della poetica impressionista oltre la Francia.
La seconda sezione affronta l’evoluzione della pittura dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista: Cézanne, con una Sainte-Victoire dei primi del Novecento, anticipa un nuovo ordine formale; Renoir rilegge la tradizione con un linguaggio ormai maturo; Van Gogh interpreta la realtà attraverso una pennellata vibrante che trasforma l’immagine in esperienza emotiva. È l’epoca che Roger Fry definirà “postimpressionista”, quella in cui il dipinto si emancipa dalla mera imitazione del reale.
Il cuore della mostra è dedicato alla Parigi dei primi decenni del Novecento: sei opere di Pablo Picasso illustrano il passaggio dal periodo rosa al cubismo fino ai ritratti degli anni Venti; tre dipinti di Henri Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, raccontano un artista in metamorfosi, dall’ordine geometrico alle composizioni più fluide e sensuali. Accanto a loro, i lavori cubisti di María Blanchard e Juan Gris, e quelli espressionisti di Modigliani e Soutine, protagonisti della Scuola di Parigi.
La sezione finale è dedicata all’avanguardia tedesca, acquisita dal Detroit Institute of Arts grazie alla visione del direttore Wilhelm R. Valentiner. Le opere di Pechstein, Kandinsky e Feininger rappresentano i movimenti di Die Brücke e Blaue Reiter, mentre i dipinti del dopoguerra di Heckel, Schmidt-Rottluff, Nolde, Kokoschka e Beckmann – con il suo intenso Autoritratto del 1945 – riportano la drammaticità e l’angoscia della Germania segnata dal conflitto.
Impressionismo e oltre restituisce così uno straordinario affresco della modernità europea, mostrando la ricchezza delle collezioni americane e il fitto intreccio di ricerche e rivoluzioni che, in mezzo secolo, hanno trasformato radicalmente la pittura.
In linea con l’impegno della Sovrintendenza Capitolina per la piena accessibilità dei musei, la mostra offre percorsi multisensoriali, visite integrate, laboratori creativi, video LIS sottotitolati e servizi tattili e interpretariato LIS gratuiti per tutta la durata dell’esposizione, grazie alla collaborazione con l’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza, Rai Pubblica Utilità e il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale.
Dal 20 dicembre 2025 la Reggia di Caserta inaugura la mostra internazionale “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, organizzata dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Opera Laboratori con il patrocinio del Network of European Royal Residences, a cura di Tiziana Maffei e Valeria Di Fratta. Nella Gran Galleria del Palazzo reale saranno esposte oltre duecento opere provenienti da prestigiosi musei e istituzioni italiane ed europee. Il Museo del Ministero della Cultura, sito riconosciuto Patrimonio UNESCO, chiude il 2025 con un’esposizione dedicata alle sovrane che, tra Settecento e prima metà del Novecento, contribuirono in modo determinante alla costruzione, affermazione e diffusione di una cultura europea condivisa. Da Elisabetta Farnese a Maria Amalia di Sassonia; da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, attraverso il decennio napoleonico di Giulia Clary e Carolina Murat, alla Restaurazione borbonica con Maria Isabella; da Maria Cristina di Savoia a Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, fino a Maria Sofia di Baviera e alle sovrane dei Savoia – Margherita, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio.
Regine consorti, segnate dal destino. Furono considerate “pedine” dello scacchiere europeo, strumenti di alleanze e continuità dinastiche, figure centrali nei cerimoniali di corte che dovevano esaltarne, spesso, la funzione riproduttiva. Donne colte, educate al dovere e all’impegno, formate per sostenere le sorti dei regni cui appartenevano, ma anche per plasmare relazioni e identità culturali che ancora oggi definiscono il profilo dell’Europa.
Alcune seppero esercitare con intelligenza e discrezione un’influenza profonda sugli indirizzi strategici, incidendo nella politica anche sul terreno delle riforme e portando a distinguere tra potere “formale” e “informale”. Queste donne ebbero un peso nella dimensione culturale del loro tempo, molto dipendeva dalle loro origini, ma ancor di più dalla loro capacità di dare forza alla corona. Consorti influenti che, nel contesto patriarcale delle monarchie europee, furono perciò anche oggetto di calunnie e diffamazioni volte a metterne in dubbio la moralità, la sessualità o la legittimità.
Aspetto centrale della mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” è la trama invisibile delle relazioni che seppero intessere nel tempo, intrecciando storia, arte e diplomazia. Un’eredità che oggi risuona con rinnovata attualità, mentre lo spazio decisionale femminile nelle istituzioni europee si amplia e si consolida.
Il racconto espositivo si svilupperà seguendo le vicende pubbliche e private di quattro dinastie - Farnese, Borbone, Murat e Savoia - attraverso sette sezioni: I - Educare al trono: l’arte di diventare sovrane; II - Legami di corte. Nozze che plasmano alleanze; III - Madri regine. Custodi di eredi e dinastie; IV - Regine in scena. Ruolo e immagine pubblica; V - Gesti del potere. Cerimoniali ed etichette; VI - Tempo di sé. Studio, interessi e passioni; VII - Stanze regali. L’affermazione del gusto.
“Le regine di cui raccontiamo le storie furono spesso considerate soltanto strumenti di alleanze politiche, pedine di un gioco dinastico che sembrava negare loro la possibilità di scegliere il proprio destino - afferma Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta e curatrice - Eppure, entro quei margini imposti dal potere, molte seppero costruire percorsi di influenza e creare spazi di cultura. La mostra invita a rileggere queste figure non solo come protagoniste, ma come artefici — talvolta consapevoli, talvolta silenziose — di una rete di scambi e di dialoghi che hanno contribuito a dare forma a una comune identità europea. Attraverso le loro vite e i segni materiali che ne restano — lettere, opere, oggetti, documenti — si riconosce la forza discreta di una diplomazia culturale femminile, capace di superare i confini dei regni e di intrecciare la storia con un filo invisibile ma tenace. In un tempo in cui l’Europa è chiamata a ritrovare il senso delle proprie radici comuni, le regine tornano a parlarci di visione, di intelligenza e di cultura come strumenti di relazioni tra i popoli”.
“La mostra intende esplorare - spiega Valeria Di Fratta, storico dell’arte del Museo e curatrice - la complessità del ruolo delle Regine, evidenziando il delicato equilibrio tra doveri pubblici e vita privata tra il 18esimo e il 20esimo secolo. Le protagoniste di questo racconto appartengono a quattro dinastie che hanno attraversato la storia del Regno di Napoli fino ed oltre l'Unità italiana: a partire da Elisabetta Farnese, che progettò un regno per suo figlio Carlo di Borbone, passando per Maria Amalia di Sassonia, la prima regina borbonica del Regno di Napoli, la narrazione prosegue con la ferrea Maria Carolina d'Austria, attraversa il Decennio Francese con Giulia Clary e Carolina Bonaparte, la Restaurazione con i brevi regni di Maria Isabella di Spagna, Maria Cristina di Savoia, Maria Teresa d'Asburgo Teschen e Maria Sofia di Baviera, ultima regina di Napoli, e si conclude in piena Unità italiana con le regine della Casa di Savoia: Margherita, prima regina consorte d'Italia, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio, testimoni del passaggio dalla monarchia alla Repubblica Italiana”.
“Produrre questa mostra – spiega Giuseppe Costa, presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori - rappresenta per noi un’opportunità unica di dialogare con la storia, mettendo in luce figure femminili che hanno esercitato un'influenza straordinaria nel plasmare il destino delle corti europee. Con l’allestimento di ‘Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa’ proseguiamo con grande soddisfazione la collaborazione con il Museo Reggia di Caserta che ci ha visti impegnati nelle mostre: ‘Frammenti di Paradiso. Giardini nel tempo alla Reggia di Caserta’ e ‘Metawork’ con l’arte di Michelangelo Pistoletto. Cogliendo le intenzioni dei curatori abbiamo cercato di creare un percorso espositivo che non solo racconti la storia di queste donne, ma anche il loro impatto culturale, politico e sociale. Ogni sezione della mostra è stata progettata per restituire il contesto storico e personale di ciascuna regina, attraverso un allestimento che offre al visitatore un’esperienza immersiva e profonda. Siamo molto orgogliosi di collaborare con istituzioni internazionali di prestigio per realizzare una grande narrazione visiva, che celebra non solo il ruolo di queste figure, ma l'importanza di un'eredità culturale che parla anche all'Europa di oggi”.
La mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, dal 20 dicembre al 20 aprile, ha il prestigioso apporto, tra gli altri, di Château de Versailles (Francia), Palacio Real di Madrid (Spagna), Galería de las Colecciones Reales (Spagna), Schönbrunn Palace (Austria), Staatliche Kunstsammlungen Dresden (Germania), Palazzo Reale di Napoli, Archivio di Stato di Napoli, Archivio di Stato di Caserta, Museo di Capodimonte, Reggia di Venaria, Musei Reali di Torino e di prestatori privati.
Sponsor dell’evento La Reggia Designer Outlet, con il supporto di Consorzio UnicoCampania. Si ringrazia l’associazione Amici della Reggia di Caserta e il Consorzio Stabile Daman.
Le opere in prestito alla mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”
Il progetto espositivo della mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” nasce con la collaborazione internazionale di prestigiosi musei, istituti di cultura, fondazioni e soggetti e privati.
Realizzata con il patrocinio del Network of European Royal Residences, l’esposizione dà visibilità alle sinergie sviluppate dal Museo Reggia di Caserta con importanti attori culturali italiani ed europei attraverso il prestito delle opere.
I prestiti sono uno strumento di valorizzazione del patrimonio culturale. Ciascuna opera acquisisce all’interno del percorso della mostra una nuova narrazione, arricchendosi di nuove letture e interpretazioni. L’allestimento alla Reggia di Caserta di opere provenienti da gran parte dell’Europa consente, inoltre, di mettere in contatto questi oggetti con nuovi pubblici e di svelare “piccoli tesori”, di proprietà privata o non esposti generalmente ai visitatori.
Tra i prestiti attivati per la mostra “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa” si citano:
Ritratto di Elisabetta Farnese, regina di Spagna Isabel Farnesio, reina de España; Louis-Michel van Loo - Patrimonio Nacional (Galería de las Colecciones Reales)
Ritratto di Maria Amalia di Sassonia; Giuseppe Bonito - Collezione VALERIO Ginevra
Ritratto equestre di Maria Amalia di Sassonia; Francesco Liani - Museo e Real Bosco di Capodimonte
María Carolina de Austria, reina de Nápoles; Antonio Rafael Mengs - Patrimonio Nacional (Palacio Real de Aranjuez)
Maria Theresa surrounded by her family; Martin van Meytens – Castello di Schonbrunn
Marie-Annunciade-Caroline Bonaparte, reine de Naples et ses enfants; François, baron Gérard -Collezione Rasponi-Murat Ludovica Mazzetti D'Albertis
Maria Karoline von Ӧsterreich; Angelica Kauffmann - Vorarlberg Museum
caroline Murat, Mine de plomb sur papier; Jean-Auguste-Dominique Ingres - Musée Ingres Bourdelle
Marie Annuciade Caroline Bonaparte, reine de Naples, avec sa fille Laetitia-Joséphine Murat; Elisabeth-Louise Vigée Le Brun – Chateau de Varsailles
Teile aus einem Kaffee-, Tee-und Schokoladenservice mit Chinoiserien und dem Wappen der Elisabeth Farnese, Königin von Spanien, Häuer, Bonaventura Gottlieb (ca. 1709-1782) – Maler, Herold, Christian Friedrich (1700-1779) – Maler, Meissen, um 1737, Porzellan, Bemalung: Aufglasurfarben und Gold, Porzellansammlung; anonimo – Staatliche Kunstsammlungen Dresden Porzellansammlung
Die Prinzessinnen Louisa, Marie und Sophie von Bayern auf einer Wiese tanzend; Joseph Karl Stieler - S.D. Albert Fürst von Thurn und Taxis, vertreten durch I.D. Gloria Fürstin von Thurn und Taxis
Fucile di Elisabetta Farnese Nicolas de Bis. N. Inv. 10001341 (K-136). Real Armería - Patrimonio Nacional (Palacio Real de Aranjuez)
La Familia Real de Nápoles, Royal Porcelain Factory of Naples; Filippo Tagliolini - El Museo Arqueológico Nacional
Abito cerimoniale della Regina Margherita di Savoia; manifattura italiana sartoriale - Museo di Palazzo Mocenigo Fondazione Musei Civici
P. Vinaccia, Mandolino napoletano a 4 ordini, dedicato alla Regina Margherita di Savoia; anonimo - Collezione privata Accornero
P. Vinaccia, Chitarra, donata alla Regina Margherita di Savoia; anonimo - Collezione privata Accornero
Lavabo con specchiera; Francesco Morini - Musei Reali di Torino
Abito di corte appartenuto a Julie Clary Bonaparte Regina di Napoli; manifattura francese - Museo Napoleonico di Roma
Interno della Reggia di Napoli al tempo di Murat; Elie Honoré Montagny - Museo Praz
Zenaide e Carlotta Bonaparte; Jacques-Louis David - Museo Napoleonico di Roma
La finta principessa Micomicona davanti a Don Chisciotte; Arazziere Pietro Duranti, da cartone di Giuseppe Bonito – Palazzo del Quirinale
Don Chisciotte accolto dalla moglie e dal figlio di Don Diego Miranda; Arazziere Pietro Duranti, da cartone di Benedetto Torre – Palazzo del Quirinale
Interno di salotto con la Regina Maria Cristina; De Falco Carlo - Palazzo Reale di Napoli
Tazza da puerpera e piatto; anonimo - Museo e Real Bosco di Capodimonte
Tripode con zampe leonine; anonimo - Museo Archeologico Nazionale
Tazza puerperale e piatta in porcellana policroma con oro a rilievo, con ritratti dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria e dei figli; anonimo - Leone Antiquario Carmine Leone
Nozze di Peleo e Tetide; Giovanni Paisiello - Conservatorio San Pietro a Majella
Ventaglio con la famiglia di Ferdinando IV in visita al Museo Ercolanense; anonimo – collezione privata
Album disegni di Carolina Bonaparte Murat; Clarac - Collezione Rasponi-Murat Ludovica Mazzetti D'Albertis
Abito nuziale di Maria Cristina di Savoia; sartoria di corte - Provincia Napoletana SS. Cuore di Gesù - Ordine dei Frati Minori
Grand Nécessaire di viaggio di Francesco II di Borbone e Maria Sofia di Baviera; anonimo - S.A.R. Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie
Servizio di piatti realizzato per le nozze di S.M. Francesco II e S.M. Maria Sofia di Baviera; Manifattura Nymphenburg - S.A.R. Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie
Un ringraziamento particolare va a SAR Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie per la concessione in prestito di importanti oggetti di famiglia.
In proposito Sua Altezza ha dichiarato: “Questa mostra riveste per me un valore storico e affettivo particolarmente profondo: il mio bisnonno, Sua Altezza Reale il Principe Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, che portava il titolo di Conte di Caserta, nacque proprio nella Reggia. Le radici della mia famiglia e della storia del Regno delle Due Sicilie che rappresento come erede, sono intimamente legate a questi luoghi. È pertanto motivo di sincera soddisfazione poter contribuire all’iniziativa con oggetti di tale rilevanza, condividendoli con il pubblico e con la comunità scientifica. Con vivo compiacimento ho concesso in prestito alla Reggia di Caserta preziosi pezzi delle collezioni di famiglia, a sugello del rapporto con l’Istituto del Ministero della Cultura, anche in considerazione del valore del messaggio di cui questa esposizione si fa foriera, valorizzando la figura delle regine e il respiro europeo delle sovrane. Sono del resto circondato dalla virtù femminile di mia moglie, la Principessa Camilla e delle mie figlie, le Principesse Maria Carolina e Maria Chiara. È dunque con speciale sensibilità che sostengo questa iniziativa, convinto che oggi — in un mondo attraversato da rapide trasformazioni tecnologiche e dall’avanzare dell’intelligenza artificiale — la cultura e la memoria storica siano più che mai essenziali per preservare identità, valori e continuità”.
C’è una Bologna che Michelangelo non dimenticò mai. Fu la città che lo accolse due volte – da giovane in fuga e da artista ormai affermato – e che, in entrambe le occasioni, lasciò un segno profondo nella sua formazione. Proprio da questa duplice relazione nasce la mostra “Michelangelo e Bologna”, in programma dal 14 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 a Palazzo Fava, che celebra il 550° anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti (1475–1564) con un racconto inedito sul suo legame con la città felsinea.
Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e prodotta da Opera Laboratori, la mostra è curata da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, rispettivamente Presidente e Direttore della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’esposizione è stata possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo.
«Dopo la mostra Ai Weiwei. Who am I dedicata ad uno dei protagonisti dell’arte contemporanea – commentano Patrizia Pasini, Presidente della Fondazione Carisbo, e Renzo Servadei, Amministratore unico della società strumentale Genus Bononiae – ospitiamo un progetto dedicato ad uno dei più grandi protagonisti dell’arte rinascimentale. Michelangelo e Bologna non è solo una mostra, ma un invito a rileggere alcuni luoghi della nostra città. Il progetto si dipana infatti per le vie e le piazze urbane, invitando i visitatori a riscoprire i luoghi in cui l’eredità di Michelangelo e del Rinascimento bolognese è ancora visibile: dalla basilica di San Domenico a quella di San Petronio all’oratorio di Santa Cecilia, fino alla Pinacoteca Nazionale. La mostra, così intesa, non si esaurisce nello spazio espositivo, ma si estende nel contesto urbano, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza e di identità collettiva. Innescare relazioni con le comunità locali consente di valorizzare memorie, storie e vissuti, generando nuove forme di narrazione condivisa. Un progetto espositivo che entra in contatto con l’anima della città e crea legami di coesione tra le persone e il territorio, contribuendo a rendere la cultura più accessibile, mission fondamentale per la Fondazione, al fine di incidere positivamente sul presente e sul futuro della collettività.»
Nel solco di questa visione di apertura e partecipazione, in occasione della mostra “Michelangelo e Bologna” verrà lanciata l’iniziativa “biglietto sospeso”: tutti i visitatori avranno la possibilità di acquistare un biglietto in più da lasciare in omaggio in reception, destinato a persone appartenenti ad associazioni del territorio che si occupano delle fasce deboli della popolazione. Un gesto di generosità e condivisione che, nel periodo natalizio, vuole ribadire il valore dell’inclusione e dell’accoglienza, temi che risuonano anche nella storia di Michelangelo: fuggito da Firenze, fu infatti accolto a Bologna, trovando in terra “straniera” un luogo di crescita e rinascita artistica.
«Siamo orgogliosi – aggiunge Beppe Costa, Presidente e Amministratore Delegato di Opera Laboratori – di continuare la nostra collaborazione con la Fondazione Carisbo per il progetto Genus Bononiae, realtà con cui condividiamo la visione di una valorizzazione del patrimonio artistico in grado di coniugare rigore scientifico e capacità divulgativa. Desidero ringraziare di cuore i curatori, Cristina Acidini e Alessandro Cecchi, per l’altissima cura filologica e la sensibilità con cui hanno costruito un percorso espositivo capace di restituire il profondo legame tra Michelangelo e Bologna. Questa mostra rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni: grazie alla preziosa collaborazione con Casa Buonarroti rappresentata dai due curatori, Cristina Acidini e Alessandro Cecchi e con i prestatori e sostenitori dell’esposizione. Un ringraziamento particolare va inoltre a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Matteo Maria Zuppi e a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Augusto Paolo Lojudice che hanno concesso in prestito opere di straordinario valore, rendendo possibile la realizzazione di un racconto ricco e corale. Grazie a questa sinergia è stato possibile ricomporre un capitolo fondamentale della vicenda michelangiolesca. Bologna si conferma così un luogo privilegiato per la ricerca, la conservazione e la narrazione dell’arte italiana, e quest’esposizione segna un nuovo passo nel percorso condiviso da Opera Laboratori con la Fondazione Carisbo per la promozione di grandi progetti culturali di respiro nazionale e internazionale.»
«Sostenere questa mostra straordinaria al fianco di Fondazione Carisbo testimonia ancora una volta la volontà di Intesa Sanpaolo – dichiara Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo – di essere presente nelle proprie comunità valorizzando il grande patrimonio artistico e culturale del Paese. Il dialogo con la Fondazione, in una piena condivisione di valori, è nuova conferma dell’importanza del lavoro dei soggetti privati, al fianco delle istituzioni pubbliche, per contribuire insieme alla vitalità e alla crescita delle nostre città.»
Un progetto che, come sottolineano i curatori, nasce dal desiderio di restituire a Bologna il ruolo che ebbe nella crescita e nella maturazione del genio michelangiolesco.
Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni e arricchito da oltre cinquanta opere, tra marmi, disegni, libri antichi e documenti d’archivio, ricostruisce i due soggiorni bolognesi dell’artista, veri momenti di svolta nella sua carriera. Ad arricchirlo il catalogo edito da Sillabe e curato da Cristina Acidini e Alessandro Cecchi.
Nel primo viaggio, il giovane Michelangelo, appena ventenne e da poco autore della Madonna della Scala, approda a Bologna poco prima della cacciata dei Medici da Firenze.
Ospite di Giovan Francesco Aldrovandi, esponente della corte bentivolesca, viene introdotto in un ambiente colto e cosmopolita, dove la scultura emiliana quattrocentesca e la lezione di Jacopo della Quercia lo conducono verso una nuova monumentalità.
Nascono così le tre statue per l’Arca di San Domenico – San Petronio, San Procolo e l’Angelo reggicandelabro – capolavori giovanili che segnano la sua prima affermazione pubblica.
«L’anno o poco più trascorso nel palazzo Aldrovandi di Borgo Galliera – spiegano Cristina Acidini e Alessandro Cecchi –, sarà determinante per la sua formazione e gli consentirà di coltivare gli studi artistici e letterari e di entrare in contatto con la vivace realtà culturale bolognese. L’incontro con la tradizione plastica centroitaliana e padana fornisce al giovane scultore un repertorio formale e iconografico destinato a riemergere, profondamente rielaborato, nelle imprese maggiori della maturità, prima fra tutte la volta della Cappella Sistina.»
Il secondo soggiorno, tra il 1506 e il 1508, avviene in tutt’altro contesto: Michelangelo è ormai celebre, ma ancora inquieto e ambizioso. Chiamato da papa Giulio II per realizzare la colossale statua bronzea del pontefice destinata alla facciata di San Petronio, affronta una sfida tecnica e concettuale senza precedenti. Oggi perduta, quella statua diventa il simbolo del difficile equilibrio tra arte e potere, tensione e grandezza che accompagnerà Michelangelo per tutta la vita.
«Quest’opera, di grande complessità tecnica e dal forte valore simbolico – sottolineano Acidini e Cecchi – va interpretata come un atto di autorappresentazione del potere pontificio, in cui la costruzione dell’immagine politica e ideologica è affidata all’artista che assume il ruolo di mediatore e d’interprete.»
Dei sedici mesi trascorsi a Bologna resta la preziosa documentazione costituita dalle oltre trenta lettere, in prevalenza del carteggio fra Michelangelo e il fratello minore Buonarroto, conservate nell’Archivio Buonarroti, che danno conto delle difficoltà della vita quotidiana, aggravate da una recrudescenza della peste, e del difficile processo tecnico della fusione della statua.
«Michelangelo non è un monumento immobile ma un artista vivo, in continuo dialogo con il proprio tempo e con la tradizione – concludono i curatori –. In questa prospettiva, a cinquecentocinquant'anni dalla nascita, l’omaggio a Michelangelo assume il valore di un’indagine storica e critica sul suo percorso e sulla sua eredità, restituendo il senso profondo di un dialogo, quello fra l’artista e Bologna, che seppe incidere con forza nella storia dell’arte moderna.»
Il percorso espositivo si apre con l’orizzonte artistico e culturale entro cui Michelangelo si inserisce. I capolavori giovanili fiorentini come la Madonna della scala sono messi a confronto con i maestri toscani e i modelli bolognesi. Donatello rappresenta un riferimento essenziale: la tecnica dello stiacciato – esemplificata in mostra dal Sangue del Redentore – offre al giovane Michelangelo un modello plastico e compositivo fondamentale. Allo stesso tempo, Jacopo della Quercia fornisce suggestioni formali e iconografiche che riaffioreranno, profondamente rielaborate, nelle sue opere mature. Parallelamente, la tradizione bolognese dei santi patroni Petronio e Procolo, testimoniata da dipinti, affreschi e sculture, fornisce uno stabile repertorio iconografico e compositivo: motivi che confluiranno nelle statue per l’Arca di San Domenico - visibili presso la Basilica di San Domenico sede esterna della mostra - a conferma del profondo legame tra la sua pratica scultorea e la cultura religiosa locale. Lungo il percorso espositivo le opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, restituiscono il panorama artistico della Bologna bentivolesca, nel quale politica, fede e cultura si intrecciano in immagini potenti e allusive. Accanto ai marmi e ai disegni, dipinti, documenti e carteggi originali illustrano la fitta rete di relazioni tra Michelangelo, la corte bentivolesca, i Domenicani di San Domenico e la committenza papale.
L’allestimento a cura di Opera Laboratori propone un percorso immersivo e scenografico, pensato per guidare il pubblico tra arte, storia e memoria all’interno delle sale di Palazzo Fava, con un ricco programma di visite guidate e attività didattiche realizzate con il supporto tecnico di Pilot
Enti prestatori della mostra:
Casa Buonarroti, Arcidiocesi di Bologna, Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, Diocesi di Montepulciano – Chiusi – Pienza, Università degli Studi di Padova, Casa Martelli di Firenze, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Pinacoteca di Bologna, Museo Civico Archeologico di Bologna, Museo Civico Medievale di Bologna, Archiginnasio di Bologna e Archivio di Stato di Bologna.
Casina di Raffaello, lo spazio arte e creatività di Roma Capitale, in collaborazione con Edizioni Curci, è lieta di ospitare, dal 29 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, la mostra “Danzando sotto la pioggia” - Omaggio a Gene Kelly, dedicata alla figura del grande danzatore, coreografo, attore, cantante, regista statunitense, che ha cambiato la storia della danza nel cinema, il modo di fare film musicali e di danzare davanti alla telecamera, intrattenendo il pubblico con ironia, intelligenza e delicatezza.
In mostra una selezione di 12 tavole illustrate tratte dal libro scritto “Danzando sotto la pioggia” - Omaggio a Gene Kelly scritto da Giulia Zucchini, illustrato da Catherine Booth e pubblicato da Edizioni Curci nella collana per bambini e ragazzi “Curci Young”.
Il titolo del libro – e della mostra – è mutuato dell'indimenticabile film “Cantando sotto la pioggia” del 1952, diretto da Gene Kelly e Stanley Donen. La storia del libro narra dell’incontro inaspettato tra un bambino, Olmo, e l’artista Gene Kelly. Questo incontro genera una magia gioiosa che permea tutto il libro e che finirà per contagiare tutti i personaggi della storia.
Grazie a un allestimento immersivo che comprende la selezione di tavole illustrate, il pubblico intraprende, attraverso lo sguardo del piccolo protagonista Olmo, un viaggio nel mondo del musical e, più in generale, nel mondo dell’Arte – il cinema, la danza, il teatro, la musica, la pittura – fonte di costante nutrimento per tutte le età.
Sarà anche divertente riconoscere le citazioni disseminate tra le pagine che fanno riferimento al mondo delle arti visive e dell’illustrazione e a scene iconiche di alcuni famosi film, come “Cantando sotto la pioggia” e “Un americano a Parigi”.
Gene Kelly ha sempre avuto un atteggiamento giocoso e sperimentale che continua ancora oggi ad attrarre i bambini: salta nelle pozzanghere, canta e danza sotto la pioggia, sopra tavoli e pianoforti, su divani e letti. Gene Kelly fa tutto ciò che un bambino vorrebbe fare e Olmo, infatti, senza riserve, gioca ad imitare l’artista, espandendo il proprio immaginario e potenziando il proprio repertorio di gesti e movimenti per poi trovare, strada facendo, la sua originalissima voce.
Danzando sotto la pioggia è dunque anche un inno alla danza, uno strumento potente che abbiamo per poterci esprimere, raccontare e narrare. Gene Kelly questo lo sapeva bene e ha speso la sua vita, tra le altre cose, per dirci che la danza può far parte della nostra quotidianità e che tutti possiamo praticarla con grande gioia e libertà.
Nella giornata inaugurale di sabato 29 novembre l’autrice del libro Giulia Zucchini, insieme allo staff didattico di Casina di Raffaello, accoglierà il pubblico. Alle ore 11.00 sono in programma una visita guidata e un laboratorio gratuito per bambini dai 6 anni in su; si proseguirà poi nel pomeriggio con due laboratori (alle ore 15.00 e alle 16.30) e infine dalle ore 18.00 alle 20.00, in occasione e nell’ambito della nuova edizione di Musei in Musica, ci saranno alcune visite guidate con l’autrice, sulle note dei film più famosi di Gene Kelly.
Per tutto il periodo della mostra, le famiglie e le scuole potranno usufruire di un ampio programma educativo interdisciplinare. Le attività proposte, a cura dello staff didattico di Casina di Raffaello insieme all’autrice Giulia Zucchini, offriranno occasioni formative, performative e ricreative finalizzate a sviluppare competenze manuali ed espressive, oltre a promuovere la creatività e l’immaginazione.
Marco Goldin torna nella sua Treviso con una mostra di autentici capolavori. Sessantuno quadri dal prestigio altissimo, se si pensa che nelle sale di Santa Caterina sono in arrivo, alcune anzi già arrivate, opere per un valore totale di un miliardo di euro.
Un’esposizione che nasce geograficamente da lontano – propone i capolavori del XIX e XX secolo del Toledo Museum of Art, in Ohio, nominato in questo 2025 il miglior museo degli Stati Uniti - e ancora più nell’anima di Goldin, che, studente a Venezia a Ca’ Foscari, scopre I racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson e rimane affascinato dal paesaggio e dai personaggi, parimenti protagonisti.
Nasce anche da una occasione più vicina: il Museo statunitense è oggetto di un importante ammodernamento e ampliamento e un nucleo delle sue opere più belle ha già toccato Auckland, in Nuova Zelanda, prima di andare in Australia, a Adelaide. Treviso sarà quindi la sola sede in Europa. Dati i rapporti di lunga data di Goldin con il Museo americano, a Treviso giunge un’edizione assolutamente speciale della mostra. Il curatore ha infatti ottenuto un'integrazione del corpus originario, puntando a un nucleo aggiuntivo di opere di qualità assoluta che escono per la prima volta dal Museo stesso e che, dopo questa occasione, non si potranno ammirare se non recandosi in Ohio. Il Toledo Museum of Art è infatti per tradizione una istituzione gelosissima dei suoi innumerevoli capolavori e rarissimamente ne presta anche uno soltanto.
Per scelta del critico, il percorso della mostra va a ritroso nella storia dell’arte, partendo dall’astrazione americana del secondo Novecento, da Richard Diebenkorn a Morris Louis, da Ad Reinhardt a Helen Frankenthaler, per transitare poi ad alcune esperienze capitali dell’astrazione invece europea, da Ben Nicholson e Josef Albers fino a Piet Mondrian e Paul Klee, per approfondire quindi il passaggio dal ‘900 all’’800 e di seguito i tre grandi temi: la natura morta, le figure e i ritratti, i paesaggi.
Nel primo caso, compaiono due tra i maggiori artisti che nel XX secolo si sono dedicati alla natura morta, come Giorgio Morandi e Georges Braque, mentre Henri Fantin-Latour e Camille Pissarro, nel pieno tempo della formazione del gruppo impressionista, dicono, e specialmente il primo, della raffinatezza cui questo tema conduceva i migliori tra i pittori.
Molto ampia, la sezione dedicata ai ritratti, alle figure e alle figure ambientate che propone un emozionante sequenza di opere, a partire da Matisse, Bonnard e Vuillard, per giungere a De Chirico e Modigliani e a uno splendido Picasso cubista del 1909.
Poi la relazione, sul tema delle figure all’aria aperta, tra gli impressionisti d’oltreoceano e gli impressionisti francesi, con opere di William Merritt Chase, Berthe Morisot, Camille Pissarro per approdare a Courbet e Millet. I capi d’opera di Pierre-Auguste Renoir, Edouard Manet e Edgar Degas danno ulteriore valore spettacolare e assoluto a questa sezione.
Anche la parte dedicata al paesaggio, quella che chiude la mostra, ha i caratteri dell’eccezionalità. Dapprincipio con le visioni che alcuni pittori, in modo assai diverso l’uno dall’altro, dedicano a Venezia (Signac) o a Parigi (Delaunay e Léger) per godere poi di una sequenza strepitosa di paesaggi impressionisti e post-impressionisti. Tra essi una delle più belle, e ultime, versioni delle Ninfee di Monet, accanto a capolavori di Gauguin, Whistler, Cezanne, Caillebotte, Renoir, Sisley.
Infine, su una parete isolata, quel Campo di grano con falciatore a Auvers con cui Van Gogh dà l’addio alla vita. Un quadro che nella sua assolutezza, nel suo essere grondante di colore e umanità, splendidamente rappresenta la qualità altissima delle opere custodite nel Toledo Museum of Art.
Accanto a questo iconico dipinto, nella Sala ipogea del museo trevigiano, è stata creata una vera e propria sala cinema da cinquanta posti in cui verrà proiettato a ciclo continuo per i visitatori il film, scritto e diretto da Marco Goldin – animazioni e montaggio di Alessandro Trettenero, musiche di Remo Anzovino -, intitolato Gli ultimi giorni di Van Gogh. Partendo dalle settimane conclusive vissute dal grande artista nel villaggio di Auvers, la mezz'ora di film si muove tra meravigliose immagini dei quadri, gli scorci di Auvers, Van Gogh che cammina e dipinge, oltre alle musiche e alla narrazione sempre poetica.
Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI