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Articoli :: Economia


La dieta mediterranea è nata a Paestum nel cuore del Cilento, grazie agli studi e alle ricerche di Ancel Keys. Fatta di pane, frutta, verdura, peperoncino, cereali, pesce, vino e, soprattutto, olio extra vergine di oliva, la dieta mediterranea diminuisce del 50% il tasso di mortalità per malattie coronariche. Kyes ha condotto per 40 anni i suoi studi nel Cilento dove è vissuto fino all’età di 100 anni. Ovviamente, è questa la migliore riprova delle sue teorie. Ma c’è di più. Noi, ora, ci sentiamo animati dall’entusiasmo generato dalla buona notizia giunta, il mese di ottobre scorso, da Nairobi, riguardo il tanto sospirato riconoscimento della dieta mediterranea, quale patrimonio immateriale dell’Unesco. Chiaramente, in primis, va salvaguardata la salubrità dei prodotti, sopra descritti, che concorrono tutti insieme alla costituzione della famosissima dieta, o anche, fare in modo che il tutto sia volàno di sviluppo economico del nostro Meridione. Ancora, noi sappiamo, da secoli, che la dieta mediterranea non è il risultato di complicati computi calorici, ma di uno stile di vita naturale, di una cultura della moderazione e della semplicità, secolarmente scolpita fra ristrettezze alimentari e genuinità di ingredienti cresciuti sotto il sole caldo e mite del nostro mare Mediterraneo. La dieta mediterranea, purtroppo, rischia di conoscere, invece, altre sorti. Questo, perché, i prodotti agricoli, in questione arrivano nelle case di tutto il mondo, in molti modi, non sempre a seguito di scelte consapevoli. Rischia di diventare una moda, o peggio, come accade negli Stati Uniti, un’alternativa per una cena più economica di quella con patatine fritte e hamburger. In sostanza, la dieta mediterranea rischia di essere strumentalizzata da chi col Mediterraneo ha poco a che fare e che cavalcherà, come già da anni fa con profitti da capogiro, l’onda del dibattito mondiale, per piazzare sul mercato prodotti dal nome vagamente spagnoleggiante o napoletano, magari completando l’etichetta con tabelle caloriche, contribuendo a rafforzare l’equivoco della parola “dieta”. Pertanto, a nostro avviso, la vera sfida, da oggi in avanti, sarà quella di difendere l’essenza stessa della dieta mediterranea, forse non solo con gli stessi mezzi con i quali si difende il Made in Italy, cioè combattendo le contraffazioni, ma, soprattutto, riempiendola di contenuti riconoscibili, rispettando l’immaterialità della sua natura specifica. In definitiva, riteniamo che è importante rendere centrale il concetto, in sé di Mediterraneità e non solo i suoi prodotti, le sue pietanze, fondamentali certamente, ma frutto di uno stile di vita, di una tradizione che prima che olio d’oliva, pomodori, pane, peperoncino, è moderazione, semplicità equilibrio con i luoghi mediterranei. E dulcis in fundo, diciamo che la dieta mediterranea deve essere vista come un’esperienza gastronomica ricca di storia e commozione.
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