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Articoli :: Informazione regionale :: Calabria

Brancaleone (RC) - La questione del Gioiello del Mare


Brancaleone (RC) - La questione del Gioiello del Mare
Botta e risposta tra la RDV srl e Legambiente
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Preliminarmente occorre chiarire che il Gioiello del Mare non c’entra nulla con l’intervento edilizio oggetto di critica. Il Gioiello del Mare verrà realizzato su un’area posta oltre i 300 metri dalla battigia (quindi oltre ogni vincolo tutorio), a monte della strada statale 106. per ciò che riguarda invece la pretesa violazione di norme per l’intervento edilizio denunciato da Legambiente, già oggetto di una precedente denuncia della LIPU (contro la quale è stata depositata una denuncia ed è pendente il relativo procedimento penale), dal punto di vista normativo si deve sinteticamente evidenziare:
A) l’intervento edilizio in esame dista oltre 60 metri dalla battigia e non necessita di alcuna valutazione di incidenza poiché non ricade in nessuna delle aree protette, né nelle immediate vicinanze, individuate nei siti comunitari afferenti alla c.d. Rete Natura 2000, dalla normativa di settore e cioè D.P.R. 357/1997, Direttiva 92/43 CEE, L.R. 20/2003, Disciplinare approvato con Delibera G.R. 27.06.2005 n. 604; Regolamento Regionale approvato con Delibera G.R. 04.11.2009 n. 749; Delibera G.R. 948/2008 relativa ai Piani di Gestione ed articoli 5 e 6 del D.M. 184/2007 ivi richiamati;
B) i Siti di importanza Comunitaria più vicini all’area di intervento sono: SIC 13 – CAPOSPARTIVENTO e SIC 31 SPIAGGIA DI BRANCALEONE, entrambe identificate secondo Natura 2000 e in nessuna di queste due aree ricade la località Galati dov’è in corso l’intervento edilizio, anzi le predette aree SIC appaiono distanti e separate dall’intervento in oggetto anche da barriere antropiche. Si aggiunga altresì che la Rete Natura 2000 in ogni caso non si applica per espressa esclusione agli interventi di nuova costruzione che ricadono in aree qualificate come ZTO A e B dallo strumento urbanistico comunale vigente (art. 5 comma 7, lett. C del citato disciplinare regionale ed art. 5, comma 7, lett. C del citato regolamento regionale);
C) l’intervento edilizio non ricade nel Parco Marino Regionale “Costa dei Gelsomini”, istituito con legge regionale del 21.04.2008 n. 11 e non rientrante nella Rete Natura 2000, la perimetrazione del Parco è indicata all’art. 4 con relativa tavola allegata, l’intervento edilizio è fuori da tale perimetro protetto. Sempre secondo la legge regionale le attività antropiche nell’arenile dovranno essere regolamentate (non vietate) lett. D, art. 7 e infine né l’art. 7 citato né l’art. 9 della L.R. 20/2003 ivi richiamato, vietano il tipo di intervento edilizio in corso.
Quanto poi alle considerazioni pretese scientifiche sulla Tartaruga, come già scritto e prodotto sia presso il Comune che presso la Regione, secondo l’ampia letteratura presente in materia la specie risulta minacciata dall’inquinamento derivante da scarichi industriali e abusivi e dagli incidenti di pesca e non dall’antropizzazione delle coste ove nidifica, la deposizione delle uova avviene anche lungo la spiaggia del lungomare di Brancaleone.
La Tartaruga costituisce un’attrattiva non indifferente dal punto di vista turistico e ciò la rende benvoluta da parte di tutti gli abitanti del luogo. Nel tratto costiero interessato dalle osservazioni da parte degli esperti delle università calabresi, (2 Km), i casi di nidificazione assommano a circa il 10-12% di tutti i casi registrati nell’intero periodo considerato (2002-2009), pari a 7-9 nidi (ossia 1,14 nidi/anno), le nidificazioni avvengono anche nei comuni di Bova (0-5 nidi/nno), nei Comuni di Bruzzano, Ferruzzano e nella frazione di Marina di Galati. In conclusione nessuno studio scientifico ha mai rilevato nulla in merito al pericolo derivante dall’antropizzazione.
Viceversa il pericolo maggiore per le uova è dato:
1) dalla predazione cui sono soggette sia le uova ad opera di uccelli e animali terrestri sulla terra ferma e sia i piccoli nati, ad opera dei pesci una volta giunti in acqua;
2) da malattie funginee e batteriche cui vanno soggette le uova a causa della possibile eccessiva umidità dei suoli;
3) dai vari incidenti di pesca dovuti all’uso di diversi tipi di rete e/o di “palangari”;
Sin qui le dovute precisazioni normative e scientifiche che un’associazione come Legambiente avrebbe il dovere di assumere preliminarmente, prima di avviare ingiustificate campagne di stampa. Chi scrive ben conosce che il rispetto della natura e dell’ambiente che ci circonda, alla pari del rispetto delle nostre tradizioni, del nostro passato, dei cosiddetti luoghi della memoria, oltre ad assumere una dimensione culturale deve necessariamente tradursi in un doveroso rispetto di tutta la normativa posta a tutela, nazionale, regionale e locale, sia ambientale sia urbanistica che edilizia.
E tanto è stato fatto e non a caso questi pretesi paladini tentano di trascinare in una sorta di calderone delle irresponsabilità tutti coloro che a vario titolo e secondo le rispettive competenze si sono occupati del progetto Gioiello del Mare addirittura inserendo il Gioiello del Mare in una inchiesta della Procura di Perugia con la quale viceversa nulla ha avuto mai a che spartire. Non era difatti il Gioiello del Mare il centro turistico commerciale oggetto di quella indagine, indagine che tra l’altro, come allora pubblicato da notizie di stampa, risulta essere stata archiviata su richiesta della stessa DDA di Reggio Calabria. Ma queste cose qui le sanno anche le tartarughe.
Il progetto il Gioiello del Mare è stato pubblicato sul BUR Calabria e sull’Albo Pretorio del Comune per ben 4 volte in due anni, in sede di screening, in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, in sede di variante urbanistica e della pubblicazione è stato sempre dato avviso a mezzo stampa sui quotidiani locali ed anche a mezzo manifesti affissi a Brancaleone. Nessuno e neanche Legambiente ha fatto pervenire alcuna osservazione in quelle sedi, come viceversa la legge (dovrebbero saperlo) legittima a fare qualunque privato sia singolo che associato. Legambiente non ha scelto la via del confronto legittimo e previsto dalle norme dell’ordinamento giuridico ma la via delle accuse ingiuste che conduce e ha condotto più ad una ridondante vetrina personale che ad un serio confronto in tema d’ambiente. E allora resta una sola domanda: perché quindi affermazioni gratuite ed immotivate di questo tipo? Cosa c’entra la RDV e il Gioiello del Mare con l’inchiesta sopra citata? Nulla!!! E allora perché scrivere che era il nostro villaggio turistico oggetto di quella indagine?
Si badi bene precisiamo sin d’ora a scanso di qualunque equivoco: non diciamo, non scriviamo e non pensiamo questo, non accusiamo una persona solo perché la pensa in maniera diversa da noi e solo per difendere le nostre legittime ragioni. Però questo è quello che i signori Morabito e Cirino Croccia ci stanno facendo, formulando frasi accusatorie palesemente infondate, coinvolgendoci in ipotesi delittuose della Procura di Perugia che non ci hanno mai interessato, accusandoci di violazioni di norme che non esistono e soprattutto accusandoci di “Cementificare una spiaggia come quella di Brancaleone per attirare ricchi turisti del Nord Europa è la solita patacca venduta ai cittadini del Sud Italia da decenni a questa parte”, quando abbiamo ben 650 contratti preliminari firmati da cittadini del nord Europa e per convenzione urbanistica possiamo solo commercializzare con cittadini residenti in italia a pena di nullità degli atti. E ciò che tristemente duole è che questi atti sono pubblici, depositati presso il Comune e non ci risulta che nessuno di Legambiente abbia mai chiesto di prendere visione o copia.
A proposito egregio signor Cirino Croccia, che le scrive non possiede due cognomi, ma solo uno orgogliosamente calabrese ed è figlio di questa terra; chi le scrive ha solo il torto (o la ragione) di credere che l’unica via di un serio sviluppo di queste terre passi attraverso la dotazione di moderne ed efficienti strutture turistiche (i campi da golf li fanno anche nel deserto), realizzate come sopra chiarito nel rispetto della legge; che le scrive crede seriamente nell’opportunità di creare lavoro per 150 giovani calabrisi, oltre lo sviluppo dell’indotto; ma soprattutto egregio sig. Cirino Croccia, chi le scrive ha il torto (o la ragione) di credere nel progetto il Gioiello del Mare, realizzato sempre nel pieno rispetto delle norme dell’ordinamento giuridico. L’ambientalismo a oltranza altro non è che l’ideologia di un ceto dirigente e politico parassitario che vorrebbe congelare ogni forma di sviluppo dentro una sorta di identità fisica chiusa e immutabile. Bisogna rispettare e amare la natura, ma non rimanerne prigionieri. NOi calabresi non sentiamo il bisogno di chi si erge ad amante della natura spesso solo per difendere le proprie posizioni di privilegio pretendendo di venire qui a indicarci quali dovrebbero essere le linee di sviluppo, disconoscendo totalmente la normativa ambientale e di settore.

Antonio Cuppari
Amministratore Unico
RDV s.r.l.
Viale Oceano Atlantico, 4
00144 - Roma
09 agosto 2010

Giù le mani dalla costa: è questo il grido che l'equipaggio di Goletta Verde di Legambiente ha portato fin sulla spiaggia antistante i cantieri del villaggio turistico "Jewel of the sea - Gioiello del mare" a Galati, frazione del comune di Brancaleone.

Gli attivisti del Cigno Verde si sono recati sul posto per accendere i riflettori sul progetto immobiliare Jewel of the Sea, in particolare sulla parte del progetto che sta mettendo seriamente a rischio un pregiatissimo ecosistema dunale, nel sito italiano preferito dalle tartarughe Caretta Caretta per la nidificazione. Qui, infatti, la presenza delle tartarughe è così massiccia che ha attirato l'attenzione di turisti e ha portato, nel 2006, alla nascita del "Centro per il soccorso ed il recupero delle tartarughe marine" grazie al progetto europeo "Tartanet".

Peccato che nel volgere di pochi anni, da città delle tartarughe, Brancaleone stia diventando l'ennesimo angolo di paradiso sacrificato sugli altari del cemento. Tutto grazie al famigerato Jewel of the Sea, un progetto autorizzato nel 2006 dalla Giunta comunale, che prevede tra l'altro la costruzione sulle dune di un gruppo di villette a due piani fuori terra, che stanno formando un muro invalicabile a una trentina di metri circa dalla battigia. E le villette sono solo una parte del progetto, che più a monte prevede l'edificazione di un villaggio turistico residenziale, con tanto di campo da golf da 18 buche nel territorio a maggior rischio desertificazione della provincia reggina (non a caso per il green sarà necessaria anche la realizzazione di pozzi per l'emungimento). Ma non solo. Sul sito internet dedicato alla presentazione del progetto si legge, infatti, che questo villaggio comprenderà anche un centro commerciale, un albergo-club house, impianti sportivi e piscine. Tutto per un'estensione complessiva di 11,42 ettari.

A dare il via libera alla lottizzazione una variante urbanistica approvata in fretta nel 2006, per un'area già sottoposta a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici.

"Lascia perplessi - commenta Antonino Morabito, Presidente Legambiente Calabria - che nel 2010 si continui a investire in un vecchio modello di sviluppo, che anziché salvaguardare e valorizzare la straordinaria valenza ambientale delle dune di Brancaleone, sito non a caso scelto dalle Caretta Caretta per nidificare, punta sul cemento, pregiudicando la corretta conservazione dell'ecosistema dunale. Senza entrare nel merito della legittimità delle concessioni edilizie, che spetta solo agli inquirenti, ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare la costruzione del villaggio, nella parte ricadente sulle dune".

È per questo che Goletta Verde oggi ha voluto presentare una Bandiera Nera, poco ambito riconoscimento assegnato ai 'nemici del mare', a chi ha la responsabilità di aver danneggiato diverse centinaia di metri quadrati di ecosistema dunale nella più importante area italiana di nidificazione per la tartaruga marina. Per fare nomi e cognomi la Bandiera Nera viene assegnata all'amministratore della RDV srl, all'Amministrazione comunale di Brancaleone, al Dirigente del Settore Pianificazione Territoriale della Provincia di Reggio Calabria e al Dirigente della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio.

"È davvero inconcepibile - esordisce Nunzio Cirino Groccia, Segreteria nazionale Legambiente - che un'area di così alto pregio naturalistico rischi di essere spazzata via da un progetto particolarmente impattante. Come se non bastasse, ci troviamo non solo all'interno del Parco regionale marino Costa dei Gelsomini, ma anche in un'area prossima a un Sito di Interesse Comunitario Spiaggia di Brancaleone, istituito al precipuo scopo di tutelare la spiaggia e la duna, proprio dalle minacce costituite da urbanizzazione e insediamenti balneari. Non è da questa strada che passa lo sviluppo. Per rilanciare il turismo in Calabria bisogna puntare sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla valorizzazione dei tratti di costa ad alta valenza ambientale, come le dune scelte dalle Caretta Caretta nel comune di Brancaleone".

Legambiente
20 luglio 2010
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