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Catania - Il simposio dell'associazione Polena “Dalla Qualità alla Bellezza nell'Architettura percepita"


Catania - Il simposio dell'associazione Polena “Dalla Qualità alla Bellezza nell'Architettura percepita"
Il Convitto Nazionale “Mario Cutelli” di Catania, diretto da Osvaldo Bresmes, rettore dello storico istituto, ha ospitato un simposio e momenti ricreativi, proposti dall’Associazione Polena, presieduta da Luisa Trovato, in collaborazione con Morfosis GiArch Catania. Hanno collaborato alla realizzazione dell’evento: New Picture, Centro Diffusione Immagine, Mediterranea Eventi, UPIA Casartigiani, Quartar Studio, Piero Inserilli. Si ricordano inoltre Vincenzo Greco, Paco Puglisi, Marcello Santocchini, Marilisa Spironello, Francesco Castelli, Manuela Novelli. Ha curato la fotografia Silvestro Spalletta e Manuel Maida, stilista catanese emergente, ha presentato la sua collezione d’abiti.
Sono intervenuti, per un saluto istituzionale, Luigi Longhitano, presidente dell’Ordine degli Architetti P.P. C. di Catania, Pietro Pavone, direttore dell’Orto Botanico di Catania, Vincenzo Piccione, presidente del CRIEA dell’Università di Catania.
L’Associazione Morfosis GiArch Catania, Centro Ricerche di Architetura, presieduta da Andrea Toscano, ha presentato il Convegno: Dalla Qualità alla Bellezza nell'Architettura percepita. Hanno relazionato gli architetti Ivo Celeschi, Maria Pia Tramontana, Viviana Tomarchio e Giuseppeina Radice dell’Accademia delle Belle Arti.
A seguire il presidente di Morfosis Toscano, tagliando il nastro rouge, ha inaugurato la mostra Dall’Archetipo al Pensiero di Pina Mazzaglia. L’inaugurazione è stata corredata da una performance artistica, rappresentante la rosa dei venti nella tecnica del feng shui. Il disegno tradizionale del Ba Gua ha nel suo centro il Tao, dove si ritrovano i sinergici yin e yang, rappresentati, per l’occasione, in un quadro vivente, da modelle.
Si ricorda che l’evento è stato il III appuntamento in calendario del progetto “Spiga” dell’Associazione Polena.
L’incontro, incentrato sul concetto di Bellezza, a posto l’attenzione sull’Architettura intesa come un'Arte spaziale, capace di modellare le superfici ed i volumi con gli stessi criteri di percezione e comunicazione visiva dei pittori e degli scultori, che non si riduce alla sola componente visiva, ma che è anche legata alle sensazioni che vivere uno spazio (oltre che vederlo) riesce a trasmettere.
La mostra Dall’Archetipo al Pensiero di Pina Mazzaglia, è il continuum spazio temporale architetturale, interpretato attraverso un sentiero ed un sentire artistico, ed ispirato alle teorie del feng shui, con le otto ambientazioni che, a loro volta, prendono spunto dagli otto fondamentali antichi principi della Natura, eventi contenuti nell’Universo. “Cielo, terra, fuoco, tuono, vento, acqua, paludi, montagna”, sono gli archetipi vitali, che, diventano pretesto simbolico di rappresentazione, metafora d’immagini universali presenti nel percorso espositivo.

Le opere selezionate per questo evento espositivo – racconta Pina Mazzaglia - hanno l’intento di essere richiamo per un messaggio. Non vogliono costruire una storia, per la quale sarebbero necessari altri spazi e ovviamente la presenza di diversi autori e di differenti prospettive visuali. Rappresentano un percorso di ricerca, di evoluzione, di scelta verso canoni espressivi e introspettivi volti a svolgere un confronto nell’ampio vocabolario pittorico, con una diversa osservazione e identificazione della realtà.



Presentazione del lavoro Dall’Archetipo al Pensiero a cura di Pina Mazzaglia
Ogni atto umano e artistico è simbolo e al tempo stesso residuo, sia pure confuso, della genesi iniziale quale creazione nel suo storico significato. Ogni atto deriva dal ricordo, ricordo che rammenta, ricompone, ricostruisce, e ricrea. Segni, tracce, figure costituiscono memoria nell’ampio panorama storico del vissuto e dell’esperienza individuale. L’uomo è sempre stato nel suo tempo ricostruttore delle sue stesse rovine, dei pezzi che ogni percorso periodicamente gli impone. Questa esperienza artistica guarda al passato, ai suoi miti, per una rilettura del tempo e dei suoi fenomeni naturali.
Edificate nei loro spazi, le figure così create ritornano ad assumerne classiche connotazioni, offrendo simbolica rappresentazione del fluire del tempo e della sua mutevolezza. Immerse in atmosfere intense di caleidoscopica luce, luce che percorre la tela, i corpi si ritessano di nuova trama: ordito che li imprigiona nelle loro gestualità, in una rielaborazione plastica di tempo e spazio, del suo scorrere, mistero affidato alla mente, in vettoriali immagini, quale riflessione sul senso stesso della vita. Cambiata la tecnica e abbandonati l’acrilico e gli smalti, è evidente il ritorno alla calda consistenza dell’olio, ottenuto da pigmenti naturali, steso ora a velature, ora in pennellate ampie, corpose, e ai tratti morbidi del pastello. La tavolozza cromatica appare modificata progressivamente: sospesa tra tonalità accese e spente, avvolge i soggetti in un’aurea pacata di malinconia per circondarli di un velo di delicato erotismo. I ritratti femminili, colti in una prospettiva diversa, dall’insieme al singolo particolare, svelano le parti più sensuali del corpo di una donna, crescente necessità di approfondire l’aspetto emotivo della percezione, le suggestioni interiori che, persone e ambiente possono evocare, pur non rinunciando alla loro fisicità. Il percorso sperimenta un rapporto più sentimentale con la realtà, nel tentativo di cogliere barlumi di spiritualità, sempre presente, anche nei residui dei vissuti collettivi, nonostante il decadimento etico cui si è avviata la società contemporanea. L’Archetipo con i suoi fondamentali elementi, con la sua forma primitiva di espressione mitico – religiosa, in questo percorso assume il punto focale di ispirazione, il motivo saliente per investigare sulla Natura, sul suo “classico” linguaggio naturale, dal quale vengono strappati i principi metafisici e portati a confronto con una dimensione concettuale e mentale di percezione, per approdare infine, ad un lavoro di chiarificazione dell’espressione, attraverso la sola analisi della forma realizzata. Otto le ambientazioni che prendono spunto dagli otto fondamentali antichi principi della Natura, eventi contenuti nell’Universo.
“Cielo, terra, fuoco, tuono, vento, acqua, paludi, montagna”, sono gli archetipi vitali, che, diventano pretesto simbolico di rappresentazione, metafora di immagini universali presenti in questo percorso espositivo.
“Il Cielo” è forza, divina potenza per fornire spazio infinito che accolga tutti noi.
“La Terra” oggetto immenso, è supporto per la vita, terreno che accoglie la morte.
“Il Fuoco” è movimento, l’energia del suo centro infuocato è il continuo divenire del tempo.
“Il Tuono” è la luce, il bagliore che vediamo al di là della montagna.
“Il Vento” è l’energia che agita e stimola la vita sulla terra.
“L’Acqua” è il moto sulla terra, il suo flusso scorre tra due rive.
“ La Palude” rispecchia l’immensità del cielo, ne troviamo il riflesso sulla sua superficie.
“La Montagna” si erge dalla terra, la sua altezza è simbolo di estensione e di elevazione.

Tutto è nel vissuto, tutto è epidermico, e tutto, nella manifestazione sostanziale del fenomeno può diventare riscatto etico ed estetico. L’uso esplicito del corpo, come materia e icona artistica e le tipiche valenze legate ai miti, al sacro, ai costumi sociali e alla narrazione, in funzione di un possibile rinnovamento e ampliamento della condizione dimensionale e spaziale del vivere e degli stessi slanci vitali ed esistenziali, ci forniscono lettura e misura del tempo, del suo ritmo, dello spazio interno ed esterno, psichico e relazionale.
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