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Articoli :: Corriere letterario

Gli equivoci della scienza


La comunicazione scientifica nel terzo millennio sembra assumere un ruolo molto importante, vuoi per le continue scoperte, vuoi per l’attenzione nei riguardi della salute e della prevenzione delle malattie e ancora per gli allarmi e i rischi che sembrano sempre crescenti.
Il prof. Gianni Fochi, chimico della Scuola Normale Superiore di Pisa, giornalista scientifico, è da sempre in prima linea nel cercare di far sì che l’informazione scientifica sia tale e non diventi disinformazione. Il suo volume Il segreto della chimica (Longanesi, 1999) è alla terza edizione e continua ad avere un grande successo, ma sta per arrivare nelle librerie (uscita prevista il 1° di aprile e non è uno scherzo!) la sua ultima pubblicazione: Fischi per fiaschi nell’italiano scientifico (Longanesi, collana “Il piccolo cammeo”, 144 pagine, 17 €) che già nel titolo denuncia le sue finalità.
Lo scopo è quello di smascherare gli equivoci in cui può cadere chiunque, nel linguaggio comune, usa o incontra termini propri anche della scienza, la quale dà loro un significato spesso del tutto diverso o addirittura opposto col rischi, non infrequente, di non capirsi, o meglio di prendere “fischi per fiaschi”.
Il libro di Fochi ci dimostra che proprio quello è il destino. Dire, per esempio, “acido” a proposito della varichina ha effetti pratici o invece ci si capisce lo stesso? È un’improprietà grossa, perché la varichina non è acida, ma basica, cioè esattamente il contrario; e le conseguenze dell’errore non sono solo far storcere il naso ai chimici: scopriamo nelle pagine di “Fischi per fiaschi” che l’attribuzione errata di caratteristiche acide porta varie persone al pronto soccorso, quando si servono appunto della candeggina trattandola senza sapere che acida non è, e con gli acidi reagisce pericolosamente.
Conscio che la prima regola per evitare un errore è capire l’essenza del problema da affrontare, il professor Fochi spiega ai profani che cosa la scienza intenda con le parole rese ambigue dall’uso sbagliato. Lo fa salvaguardando ovviamente, da professionista, il rigore dei concetti, ma li presenta con esempi tratti dall’esperienza quotidiana dell’uomo della strada e con un’argomentare all’altezza di chiunque. Chi nel mondo d’oggi vede giustamente il pericolo dello scientismo, cioè che la scienza finisca con l’imporsi come unico canale di conoscenza, con Fochi può star tranquillo: nel suo libro egli arriva a servirsi addirittura di uno strumento classico dei filologi, l’etimologia, dove può aiutare la comprensione dei significati.
Egli ci spiega che la parola benzina è in relazione con Giava, la grande isola indonesiana; o che è alquanto strano definire qualcuno malleabile. Quest’aggettivo viene dal latino malleus (maglio, martello) e vuole indicare propriamente un metallo riducibile in lamine sottili. Applicarlo a una persona accondiscendente implicherebbe, a rigore, che è stata domata a martellate o, in modo traslato, almeno con qualche altra tortura o forte pressione fisica o psicologica.
Troviamo poi ridicolizzata l’abitudine di ricorrere con leggerezza ai paroloni: se lo fa la signora Italia, personaggio panarelliano, ci fa ridere; “Fischi per fiaschi” ci rivela che siamo ridicoli anche noi, se affrontiamo termini difficili di cui ignoriamo il significato vero. Chi dice che il goal di Del Piero ha catalizzato l’entusiasmo del pubblico allo stadio, o che la famosa top model ha catalizzato l’attenzione degli spettatori, sta usando un verbo inventato nella prima metà dell’Ottocento dal chimico svedese Berzelius per indicare che una certa sostanza è in grado di aumentare la velocità d’una reazione. Sapendo questo, chiunque arriva a capire che non si possono accelerare l’entusiasmo e l’attenzione: li si possono suscitare o attrarre, verbi — sottolinea Fochi — anche meno cacofonici e lesivi dell’armonia della nostra bella lingua.
Il volume del prof. Fochi si inserisce tra le pubblicazioni che miglioreranno sicuramente le nostre conoscenze e saranno fondamentali perché, spesso, ad un uso errato dei termini si associa anche un’approssimazione concettuale che deve essere combattuta.
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