Egregio Direttore,
in questi giorni stiamo assistendo, passivamente, alla “morte” di un'altra struttura che ha fatto parte, e continua ad esserlo, della Storia della Città di Napoli: il Trianon, teatro dal passato glorioso e dal recente oblio. Chi deve intervenire per salvare il Trianon Viviani lo faccia, ma subito, perché ogni altra perdita di tempo sarebbe fatale per il teatro, visto che il prossimo 15 luglio, se non si ripianano i debiti che la precedente proprietà aveva contratto con le banche, le stesse porteranno i libri contabili in Tribunale e tutto si complicherà ulteriormente.
Ciò che in altre Città d'Italia è una prassi normale, a Napoli diventa inesorabilmente intricata e complessa. Ma perché dobbiamo complicarci la vita ? Quando nell'aprile del 2006 il Trianon divenne teatro pubblico, di proprietà della Regione Campania e della Provincia di Napoli, con la direzione artistica affidata a Nino D'Angelo, sembrava quasi che tutta Napoli e la Campania stesse tornando a Forcella, quartiere troppo spesso associato solo alla camorra. Anche il nome venne cambiato a siglare la nuova missione: Teatro Trianon Viviani, in omaggio all'uomo, all'artista che più di tutti a Napoli ha sintetizzato l'arte con lo spirito popolare dei partenopei. Adesso il teatro rischia il fallimento per i mancati pagamenti dei mutui sull'immobile. Una brutta storia che rischia di togliere il lavoro a 11 dipendenti e un importante presidio di buona cultura nella difficile Forcella.
Il Trianon porta la dicitura di “Teatro del popolo” per la missione che vanta una programmazione atta a legittimare il patrimonio culturale che da Napoli e sulla identità cittadina prende forma. Il teatro, che porta il nome del drammaturgo e poeta che più di ogni altro rappresenta il connubio fra arte e gente di Napoli, non può e non deve chiudere anche perché è localizzato in uno dei contesti più difficili del tessuto sociale del capoluogo: Forcella, da sempre sinonimo di criminalità e terreno di proprietà dei clan camorristici.
Se, come mi auguro ed auspico, la Regione Campania e la Provincia pagheranno i debiti saranno salvaguardati i livelli occupazionali, ma per il suo rilancio occorre riconsiderarne le sue funzioni, evitando che a Napoli si creino doppioni. In città bastano i teatri pubblici di prosa, il teatro San Ferdinando ed il Mercadante e penso che il futuro della struttura sia nel trasformare il Trianon nel teatro e museo della canzone napoletana, in vista anche del Forum delle Culture che Napoli ospiterà nel 2013.
Vincenzo MORETTO
Consigliere comumale