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Lunedì, 26 Agosto 2019

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A dispetto di altri, CROTONE LIBERA continua a stare dalla parte dei cittadini onesti...in prima linea, come sempre, facendosi promotrice di un convegno con la straordinaria partecipazione del Magistrato della DDA Catello Maresca ed il Giudice Romano De Grazia, già Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione.

 

I BOSS IN CARCERE... MA IL MALE RESTA. LA LEGGE SUI BENI CONFISCATI NON FUNZIONA!

 

Utilizzando un efficace linguaggio, a metà strada tra la cronaca giornalistica ed il romanzo, il PM Catello Maresca, che da dieci anni indaga sul clan dei Casalesi, ci introduce e descrive il "Male Capitale" che permea e divora, come un cancro, il tessuto sociale, politico, economico ed etico della nostra nazione. Il libro, nato anche per dare una risposta alla curiosità del figlio di dodici anni, sul lavoro del padre e sui rischi che comporta, descrive le dinamiche criminali della camorra e le sue collusioni con la politica e l'imprenditoria.

Il "Male Capitale" è il frutto della violenza fisica e psicologica, fondata su falsi valori, che produce povertà e sopraffazione e che sta in antitesi con il "Bene capitale" di una prassi politica ed economica virtuosa. Un Bene Capitale che produce altro bene, altra ricchezza.

Per arginare e lottare efficacemente contro le mafie non basta la legge sulla confisca dei beni. Le varie aziende, sottratte alla camorra e alla ndrangheta, sono, nella maggioranza dei casi, come le "vacche sacre dell'India" che nessuno osa toccare. Restano abbandonate, improduttive e non si riesce ad immetterle in un progetto di rilancio economico virtuoso.

Il "Male Capitale" va quindi affrontato alla radice, occorre non farlo avvicinare alla politica, una legge sul voto di scambio (La legge Lazzati), più incisiva e non indebolita da risibili emendamenti, potrebbe essere una strada giusta.

La mafia è inganno, mistificazione, un potere costruito su falsi valori, su un lusso volgare e ingannevole, simbolo di una grandezza inesistente ed inutile che da troppo tempo permea la cultura, la politica e la società italiana.

Liberiamoci da questa cultura del nulla che tiene in scacco non solo l'economia del sud e dell'Italia tutta ma anche la nostra voglia di cambiare, di lottare: senza legalità non ci sarà mai libertà!

Crotone Libera

Fabrizio MEO

Francesco ARRIGHI

Si è aperto ufficialmente domenica, presso il parcheggio dello Stadio San Gaetano, il terzo Simposio Internazionale di scultura in pietra lavica “Oro Nero dell’Etna”: presenti per l’occasione il sindaco Carlo Caputo insieme alla Giunta Comunale, i professori dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, partner ufficiale della manifestazione, guidati dal direttore Virgilio Piccari ed i tredici giovani scultori protagonisti di questa nuova edizione del Simposio.

Entusiasta il sindaco Carlo Caputo: “Accogliamo con immenso piacere e grande interesse culturale questo nuovo gruppo di giovani scultori: a loro auguriamo un soggiorno gradevole qui a Belpasso e soprattutto raccomandiamo di fare tesoro di questa grande esperienza creativa. Alla fine della loro opera – ha precisato infatti il primo cittadino – Belpasso sarà già ad un terzo del percorso intrapreso per divenire la Città delle Cento sculture avendo accumulato ben 33 opere d’arte che saranno immediatamente collocate per le vie principali del Centro Storico: siamo orgogliosi di questo grande risultato”.

Il direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, Virgilio Piccari, ha sottolineato la grande opportunità offerta ai giovani scultori: “Non capita molto spesso – ha detto – che un’Amministrazione Comunale investa con coraggio e continuità, come quella belpassese, in arte e cultura: a noi artisti spetta adesso il compito di tradurre questo impegno in opere uniche, cariche di quei significati e di quella creatività che sono il frutto di un percorso di studi tanto intenso quanto straordinariamente bello”.

I tredici artisti protagonisti del 3 simposio internazionale Oro nero dell’Etna, che scolpiranno fino al prossimo 21 aprile altrettanti blocchi di pietra lavica, sono stati selezionati tramite un apposito concorso a cui hanno partecipato tutte le Accademie delle Belle Arti Italiane e provengono da tutta Italia oltre che da Turchia, Cina e Stati Uniti. “I bozzetti e gli studi grafici che sono pervenuti alla commissione – ha commentato l’assessore al Turismo Tony Di mauro – sono di altissimo livello e sono certo che alla fine di questo Simposio Belpasso si sarà arricchita di nuove e bellissime opere scultoree: per questo risultato bisogna ringraziare anche le imprese del nostro territorio che ci hanno fornito la materia prima di questa kermesse, questi splendidi blocchi di pietra lavica che nei prossimi giorni faranno di Belpasso la capitale italiana dell’arte scultorea”.

Caputo, Piccari ed i professori dell'Accademia delle Belle Arti di Catania insieme ai 13 scultori

 

 

Emozioni come questa non si possono raccontare. Bisogna trovarcisi in mezzo per viverle appieno, per percepire l’affetto profondo e la devozione che i chiaramontani nutrono per la propria Regina e Patrona. Anche ieri mattina tutti di corsa a ringraziare Maria Santissima di Gulfi. Un modo unico di esprimere un attaccamento che dura da secoli e che, ogni anno, si rinnova con trepidazione. Dal santuario di Gulfi sino ad arrivare in piazza Duomo, una lunga teoria di fedeli ha animato, senza soluzione di continuità, un percorso lungo quattro chilometri. E’ la corporeità della fede. Che si traduce nel celebrato atto della “salita”, l’“assumata” per dirla in dialetto.

 

Ma è, soprattutto, la passione di un popolo, quello che si riconosce nella propria Madre. La festa più attesa del centro montano non ha tradito le attese. Nonostante sia stata infastidita da un forte vento. A migliaia i fedeli che hanno animato la tradizionale “Salita della Madonna”. Sin dalle prime ore del mattino, dal centro montano e dalle zone del circondario, ha preso il via il pellegrinaggio dei devoti verso il santuario di Gulfi. Poi, dopo la concelebrazione presieduta dal rettore del Santuario, padre Giuseppe Burrafato, con il parroco della Chiesa madre, don Salvatore Vaccaro, è stato dato il via, alle dieci in punto, al momento più coinvolgente. Lungo i tornanti della strada provinciale n.7, che collega il santuario a piazza Duomo, i portatori a fare da battistrada, preceduti dai componenti della banda musicale ad intonare l’immancabile “N. 11”, la processione si è mossa, come di consueto, con una velocità che non conosce paragoni rispetto ad altre manifestazioni religiose analoghe presenti nel circondario diocesano.

 

Tutti si sono dati da fare grazie all’utilizzo delle apposite corde. Dagli uomini di Chiesa ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dalla gente più semplice a studiosi di fama e imprenditori affermati. Non c’è stata distinzione. Tutti accomunati dal grido “Viva Maria”. Alternando tratti di corsa ad altri con passo comunque spedito, il simulacro, come succede sempre, ha raggiunto piazza Duomo nel giro di un’ora, alle undici in punto. C’è stato il tempo, però, e anche in questo caso la tradizione è stata rispettata, per una sosta, all’ingresso di Chiaramonte, in cui i portatori e alcuni fedeli si sono rifocillati recuperando le energie grazie ad alcuni limoni mentre altri intonavano il “Tota pulchra” guidati dal rettore del santuario. Poi il panorama del paesaggio si è modificato e alla campagna chiaramontana, caratterizzante il primo tratto della processione, sono subentrate le viuzze caratteristiche della via Gulfi con la lunga processione insinuatasi nel cuore del centro montano alla stregua di un lungo serpentone. Un’emozione sempre nuova, per giovani e anziani, gli stessi che hanno dato vita ai momenti caratterizzanti della salita. Un’emozione anche per i sacerdoti, il rettore don Burrafato e il parroco don Vaccaro.

Salita 2016 l'uscita

C’era anche il religioso congolese Gioacchino Ngalamulume e il futuro diacono (sarà ordinato il 6 maggio) Filippo Bella. Il predicatore, padre Giovanni Matera Op, ha accolto la processione, ricca di numerose suggestioni, all’ingresso trionfale in piazza Duomo dove, al momento dell’arrivo del simulacro, la folla presente ha fatto partire un lungo, sentito e scrosciante applauso. Quindi, i portatori, noncuranti della fatica, hanno fatto sì che la tradizione venisse ulteriormente rispettata con le entrate e uscite del simulacro dalla navata centrale dell’edificio di culto. E ad ogni uscita il convinto applauso dei fedeli in una piazza stracolma a volere ringraziare l’attenzione che la Madonna di Gulfi riserva, ogni anno, alla sua città. Presente, come ogni anno, alla manifestazione anche il sindaco Vito Fornaro e i componenti della squadra assessoriale. 

Salita 2016 la madonna e i fedeli

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