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Giovedì, 19 Settembre 2019

Entrare in ospedale, anche solo per un day hospital, non è mai piacevole ed alcuni interventi, poi, sono, per loro natura, particolarmente sgradevoli e fastidiosi. Ma se queste inevitabili esperienze si ha la fortuna di poterle affrontare in una struttura tecnologicamente adeguata, nella quale opera personale altamente competente e qualificato, sia dal punto di vista professionale che umano, allora il tutto risulta più tollerabile.

Spesso ci capita di ascoltare, o di leggere sui giornali, notizie sull’ultimo caso di “malasanità”, di comportamenti lesivi nei confronti dell’ammalato, nei confronti di persone che necessitano di cure e terapie urgenti; si tratta di notizie sconcertanti, di notizie che ci fanno affrontare un ricovero o un day hospital con ansia e diffidenza.

È certamente facile raccontare quello che non funziona o quello che potrebbe andare meglio; il difficile, invece, è raccontare esperienze di buon funzionamento.

Mi riferisco al reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri” di Roma, dove ho avuto modo di constatare personalmente, a seguito di intervento endovascolare di aneurisma dell’aorta addominale di mia moglie, l’efficienza e l’impegno di tutti gli operatori che sono quotidianamente intenti nel dare il meglio di sé. Questi operatori si distinguono, fra l’altro, per l’affabilità e la forte dose di riservatezza, che rivelano, in loro, sentimenti elevati, squisitezza di modi, garbo e grande cordialità verso tutti.

Sappiamo che a queste notizie di “buona sanità” giornali e televisione danno poca rilevanza perché fa più “odiens” cavalcare il senso di rivolta che affiora nella coscienza di molti; proprio per questo dovremmo sentirci in obbligo di dare voce anche alle realtà positive, come quella degli Operatori Sanitari del reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri”, diretto dal Primario Prof. Dott. Nicola Mangialardi, che quotidianamente si impegnano con professionalità, unendo competenze tecniche e specialistiche a calore umano e pazienza.

L’atteggiamento paziente di questi operatori non significa disimpegno o mera indifferenza; non indica una disposizione depotenziata o quasi rinunciataria nei confronti della malattia e delle difficoltà che si incontrano. Al contrario: pazienza vuol dire fortezza. Non è una dichiarazione di sconfitta, ma significa consapevolezza. Dire pazienza vuole dire anche spirito di sacrificio e di rispetto dell’altro.

La scienza può aiutare a capire, ma non renderà inutile l’umanità, la solidarietà e l’empatia necessari per affrontare le quotidiane difficoltà. Ecco perché è un dovere di ogni paziente “gridare” quello che funziona perché le buone pratiche si diffondano e perché le parole di stima e di riconoscenza siano, per i medici e il personale sanitario, uno stimolo a fare sempre meglio e, per gli ammalati, una “trasfusione” di fiducia.

È giusto, perciò, evidenziare che ci sono strutture ed operatori sanitari che non solo fanno bene il loro lavoro, ma che lo arricchiscono di quel tocco di cordialità, di umanità e di disponibilità che, con i ritmi intensi ed estenuanti dei reparti ospedalieri, sono ormai divenuti requisiti difficili da trovare.

Requisiti che si riscontrano, invece, nel reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri” di Roma, diretto dal Primario Prof. Dott. Nicola Mangialardi, coadiuvato da uno staff medico e infermieristico di alto livello.

Medici come il Prof. Mangialardi e il suo intero staff (un grazie particolare al Dottor Matteo Orrico, che ha seguito, fin dall’inizio, il ricovero di mia moglie) e il reparto in cui operano, rappresentano l'esempio tipico di come deve essere gestito al meglio un reparto ospedaliero particolarmente importante, come quello di Chirurgia Vascolare, di una struttura che abbraccia un vasto territorio e che accoglie persone bisognose di cure provenienti dalle varie regioni d’Italia.

Dalle testimonianze raccolte si desume che questi professionisti meritano un riconoscimento, un incoraggiamento a continuare in questa loro autentica missione e un grazie infinito.

Il nostro GRAZIE a questi professionisti avremmo potuto rivolgerlo in forma privata, ma in questo momento di crisi, dove l’unica cosa che conta è la logica economica e del contenimento delle spese, è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di salvaguardare il diritto alla salute; è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di non disperdere queste positività e questi punti di forza di cui la nostra nazione dispone; è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di consentire a questi validi professionisti di continuare a svolgere, con serenità, il proprio prezioso e insostituibile lavoro; è importante essere in MOLTI a non lesinare le parole di gratitudine e di riconoscenza. Non servono grandi discorsi, dobbiamo avere l’umiltà di saper pronunciare una sola, semplice parola: GRAZIE!

diabete

Una delle principali complicazioni a cui possono andare incontro i pazienti diabetici è la graduale perdita di vascolarizzazione degli arti. I vasi sanguigni sono danneggiati dalla malattia, il sangue non rifornisce più a sufficienza i tessuti, e in un certo numero di casi è inevitabile l’amputazione. L’impegno della medicina è quindi quello di ricostruire il flusso sanguigno, un processo chiamato rivascolarizzazione. Ora, nell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), alle procedure standard di ricostituzione dei vasi sanguigni è stata affiancata una metodica innovativa di medicina rigenerativa che utilizza cellule staminali, cioè non ancora completamente specializzate nel formare un particolare tessuto, prelevate dal paziente stesso. Il primo intervento è stato eseguito con successo nei giorni scorsi.

“Ciò che abbiamo usato – spiegano il professor Francesco Pompeo, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare e la dottoressa Alba Di Pardo, – sono cellule staminali mesenchimali. Si parte dal tessuto adiposo del paziente, che ne è particolarmente ricco. Poi si effettua una specifica azione di filtraggio. A questo punto, contemporaneamente alle normali procedure di chirurgia vascolare, si esegue un’infiltrazione del preparato nei muscoli dell’arto, lungo il decorso delle arterie tibiali”.

Ci si aspetta che le staminali “riconoscano” l’ambiente in cui sono finite e si specializzino. “Le staminali sono cellule molto adattabili, come sappiamo – continua Di Pardo - Una volta arrivate in un particolare tessuto, possono specializzarsi in base a ciò che trovano attorno a loro. Nel nostro caso puntiamo alla loro trasformazione in cellule endoteliali, quelle che costituiscono la parete interna dei vasi sanguigni, necessari per una rivascolarizzazione ”.

Le caratteristiche principali di questo metodo sono che le cellule non vengono manipolate in alcun modo, mentre le operazioni di prelievo dal paziente e di reimmissione nell’arto da curare sono particolarmente semplificate. “E’ una metodica – commenta Pompeo - che ci permette di ampliare molto le nostre prospettive di intervento sugli arti dei pazienti diabetici. La chirurgia vascolare ha così trovato un alleato che permetterà di effettuare, in una sola seduta, interventi più efficaci con la prospettiva di salvare molti arti altrimenti destinati all’amputazione e migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti”.

succo-melograno

Sono una conferma i risultati di uno studio dell'Ecole Politecnico di Losanna pubblicato sulla rivista Nature Medicine. Le melagrane sono un elisir contro l’invecchiamento cellulare, un efficace anti-aging contente 'urolitina A' e gli ellagitannini, già noti per la loro azione antivirale, antiossidante e protettiva nei confronti di alcuni tumori. E’ il succo di melagrane il miglior vaccino contro influenza e raffreddore perché possiede il 40% del nostro bisogno giornaliero di vitamina C.

Grazie al successo della medicina anti-aging e del superfood, prima i frutti del melograno erano relegati ad elementi decorativi in cucina, oggi sono richiestissimi sui mercati con un balzo dei consumi dal 2014 ad oggi del +30%.

Nel 2013 in Puglia (dati Istat) erano coltivati 67 ettari a melograno, balzati in soli 2 anni a 350, principalmente nelle provincie tra Bari, Lecce e Foggia, con un incremento del 422%. La quasi totalità della produzione italiana si concentra in Puglia (dove si trova circa il 60% della superficie coltivata). “L’agropirateria è purtroppo in linea con l’evoluzione dell’imprenditoria agricola locale, anzi precorre i tempi. L’aumento della domanda di melograno – dichiara il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – alimenta le importazioni di prodotto oltre che dai paesi produttori dell'Europa del Sud, Spagna, Israele e Marocco, anche da Cile e Sudafrica, come al solito spacciati per ‘made in Puglia’. Oltre al prodotto fresco, sono i semi lavoratori ad essere importati perché destinati all'industria di trasformazione e alla cosmesi". Oggi i paesi del bacino del Mediterraneo in cui la coltivazione è più diffusa, e si ha maggiore disponibilità di melegrane da commercializzare allo stato fresco, sono Israele e Spagna, ma altri Paesi – ad esempio l’Iran – possono diventare, in futuro, temibili concorrenti. “Sono proprio le melegrane importate dalla Turchia – commenta il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – al secondo posto dei cibi più contaminati da sostanze tossiche e le melegrane importate da Israele sono al 9° posto dei cibi che inquinano maggioramene l’ambiente, dato che per raggiungere le tavole dei consumatori pugliesi percorrono 2.250 km, bruciando 1,3 chili di petrolio e liberando 4,05 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto”.

In Italia sono due le varietà che si stanno diffondendo più velocemente, Akko e Wonderful, già impiantate in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania, la prima più precoce dato che la campagna comincia nella prima decade di settembre con una produttività che varia dalle 25 alle 30 tonnellate per ettaro, per la seconda, invece, la campagna prende l’avvio nella seconda metà d’ottobre e la produttività varia dalle 35 alle 45 tonnellate per ettaro. Tra l’altro le melegrane sono richieste anche dalla GDO che ha visto crescere vertiginosamente l’attenzione dei consumatori che ne apprezzano i molteplici usi e sono interessati a conoscerne gli utilizzi e le caratteristiche nutritive. Ciò ha prodotto il grande successo di un frutto fino ad oggi tenuto in disparte e non sufficientemente valorizzato considerate le virtù che dimostra di avere.

acqua

Bere otto bicchieri almeno (l'equivalente di circa 2/2,5 litri di acqua al giorno) è uno dei consigli più comuni da seguire se si vuole restare in forma ed essere in salute. Questo ci dicono numerosi siti e fonti di informazioni, che basano le proprie teorie sui pareri autorevoli di medici e nutrizionisti. Eppure non tutti sono d'accordo: in un articolo pubblicato sull'American College of Sports Medicine, è scritto che bere otto bicchieri d'acqua al giorno sarebbe uno dei più grandi falsi miti sulla salute, e che è meglio "ascoltare la sete". Secondo l'autore della ricerca, il Dr. Ramon Julian Pesigan "Se si ha sete, bere acqua. Se non si ha sete, non bere." Il fabbisogno di acqua dipende dal tuo corpo e dalla forma fisica." "Un soggetto con scompenso cardiaco potrebbe letteralmente affogare se beve più di 1,5 litri al giorno". "E se sei un giocatore di calcio, è necessario bere molto di più per i liquidi persi". I ricercatori rassicurano: "Il corpo è intelligente. Manterrà i fluidi di cui ha bisogno e di sbarazzarsi di quelli che deve espellere. " Pesigan non nega che gli esseri umani abbiano un fabbisogno giornaliero di acqua che si attesta intorno ai 2/2,5 litri, ma vuole ricordare che buona parte dei liquidi di cui abbiamo bisogno è già contenuta nei cibi che ingeriamo. Si dice che bere molta acqua faccia restare giovane e sano l'organismo, aiuti i reni e mantenga la pelle idratata. Spesso l'acqua viene usata anche come rimedio per una serie di problemi, dalla stanchezza, al mal di testa, al senso di fame. Secondo i ricercatori, però, di acqua ne assumiamo molta anche grazie ai cibi, e non c'è nessuna prova scientifica che dimostri la reale efficacia di berne più del necessario. Infine, se avete un dubbio circa la quantità di acqua che si beve il giorno, guardate la vostra urina. Dovrebbe essere di un colore giallo pallido. Se è troppo scura, è segno che siete disidratati. Tuttavia, se il professore americano avvisa di non bere troppo, attenzione a non bere troppo poco, specialmente d'estate o quando si pratica attività sportiva. La scienza, infatti, non ha mai provato i lati positivi del bere molta acqua, ha in compenso largamente dimostrato i pericoli ed i rischi della disidratazione. Alla luce di questo ulteriore studio, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che conferma il fatto che bere acqua in abbondanza non apporta benefici alla salute, è giunto il momento di dire basta con le campagne pubblicitarie che tendono a farlo credere per vendere acque minerali.

pasta

Negli ultimi anni la pasta si è ritrovata addosso una cattiva reputazione: farebbe ingrassare. Cosa che ha spinto molte persone a decidere di limitare il suo consumo, spesso nel quadro di una di quelle aggressive diete “fai da te”. Ora una ricerca condotta dal Dipartimento di Epidemiologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli rende giustizia a questo fondamentale elemento della Dieta mediterranea, mostrando come il consumo di pasta sia in realtà associato a una riduzione dell’obesità, considerando sia quella generale che quella specificamente addominale.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nutrition and Diabetes, ha preso in esame oltre 23.000 persone inserite in due grandi studi: Moli-sani e INHES (Italian Nutrition & HEalth Survey), condotti dallo stesso Dipartimento. “Analizzando i dati antropometrici dei partecipanti e le loro abitudini alimentari – spiega George Pounis, primo autore del lavoro – abbiamo visto che il consumo di pasta, diversamente da quello che molti pensano, non si associa a un aumento del peso corporeo. Al contrario: i nostri dati mostrano che mangiare pasta si traduce in un più salutare indice di massa corporea, una minore circonferenza addominale e un miglior rapporto vita-fianchi”.

Dai numerosi studi già condotti, la Dieta Mediterranea emerge chiaramente per i suoi effetti benefici sulla salute, compreso il controllo del peso. Molto poco, invece, si sapeva del ruolo specifico di un componente basilare come la pasta. I dati dello studio Neuromed, ora, vanno a colmare questa lacuna, confermando alcune osservazioni recentemente condotte negli Stati Uniti e in Grecia.

“La pasta – dice Licia Iacoviello, Capo del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale del Neuromed - è spesso considerata un fattore da limitare quando si segue una dieta per perdere peso. C’è chi la elimina completamente dai suoi pasti. Alla luce di questa ricerca, possiamo dire che non è un atteggiamento corretto. Stiamo parlando di un componente fondamentale della tradizione mediterranea italiana, e non c’è ragione per farne a meno. Il messaggio che emerge da questo studio, come da altri lavori scientifici già emersi nell’ambito dei progetti Moli-sani e INHES, è che seguire la Dieta Mediterranea, nella moderazione dei consumi e nella varietà di tutti i suoi elementi, la pasta in primis, rappresenta un vantaggio per la salute”.

Lo studio è stato parzialmente supportato da Barilla S.p.a. through the MISE (Italian Ministry of Economic Development) within the frame of the ATENA program MI01_00093 – New Technologies for Made in Italy (D.I. PII MI 6/3/2008) and Epicomed Research S.r.l.

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