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Martedì, 12 Novembre 2019

I denti possono auto-ripararsi. Lo dimostra uno studio inglese condotto sui topi sotto la guida di Paul Sharpe, del King's College London. L'esperimento è stato pubblicato su Scientific Reports che viene pubblicato annualmente e raccoglie i contributi scientifici della ricerca di base e della ricerca clinica. Le cellule staminali che formano il tessuto compreso tra lo smalto e la polpa, ossia la dentina, possono essere stimolate a crescere con un farmaco usato contro l'Alzheimer. L'utilizzo di una molecola già usata nell'uomo, ha osservato Sharpe, potrebbe velocizzare l'applicazione della tecnica sui pazienti. Il metodo si basa sulla capacità che hanno i denti di ripararsi dopo un piccolo danno ma la rende più efficace e la potenzia al punto da non dover ricorrere alle otturazioni, in seguito a un'infezione come la carie. Dopo un danno, i denti, infatti, riporta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per proteggere la polpa producono un sottile strato di dentina. Tuttavia questo è insufficiente per riparare grandi cavità lasciate dalla carie e i dentisti usano otturazioni artificiali, come cementi a base di calcio o di silicio. Però c'è un inconveniente: bisogna sostituire l'otturazione se il dente si riammala oppure se si deteriora e cade. Il nuovo approccio evita questi problemi e si basa su una molecola chiamata GSK-3 (glicogeno sintasi chinasi), che è usata per curare alcune malattie neurologiche, incluso l'Alzheimer, e che in questo caso ha dimostrato di riuscire anche a stimolare le cellule staminali che formano la dentina. Nel test la molecola è stata applicata attraverso spugne di collagene biodegradabili. Una volta imbevute della molecola, le spugne sono state applicate nella cavità da riparare, dove hanno liberato il farmaco che ha stimolato le staminali che producono la dentina, riparando il dente in un periodo compreso tra 4 e 6 settimane.

Le bevande sugar-free o dietetiche non sono migliori per la salute di quelle zuccherate e per aiutare a perdere peso, e inoltre possono essere dannose per l'ambiente. A sostenerlo i ricercatori dell'Imperial College di Londra e delle università brasiliane di San Paolo e Pelotas, che hanno fatto una revisione degli ultimi studi sul tema. Queste bevande non contengono zucchero, ma dolcificanti artificiali. Spesso sono la versione dietetica di bevande analcoliche e, scrivono i ricercatori, ''possono essere percepite dai consumatori come un'opzione più sana per chi voglia perdere peso o ridurre l'assunzione di zuccheri. Non ci sono però prove che siamo migliori per la salute al fine di prevenire l'obesità o malattie collegate, come il diabete''. Le bevande dolcificate con lo zucchero, come quelle analcoliche o al sapore di frutta, e gli sport drink sono ricche di calorie ma hanno pochi nutrienti e il loro consumo è una delle principali cause dell'aumento di obesità e diabete di tipo 2. Pur avendo un contenuto energetico molto basso, c'è la preoccupazione che possano innescare l'assunzione di cibo in modo compensatorio, stimolando i recettori del sapore dolce. Tutto ciò, unito all'idea diffusa che hanno poche calorie, può portare al consumo eccessivo di altri cibi, contribuendo all'obesità, diabete e altre malattie legate all'obesità. Anche se non ci sono prove dirette che le bevande sugar-free contribuiscano a far prendere peso, non ci sono neanche prove che ''aiutino a perdere peso o lo evitino, rispetto alla loro versione zuccherata''. Inoltre, la loro produzione ha conseguenze negative per l'ambiente, conclude lo studio, visto che servono fino a 300 litri d'acqua per produrre una bottiglia di plastica da mezzo litro di bevande gassate. Ancora una prova oggettiva, insomma, secondo Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” che le bevande dietetiche, che rappresentano circa un quarto del mercato globale delle bevande dolcificate, che ''non sono tassate né regolate, forse perché percepite come meno dannose'', creano invece gravissimi problemi per la salute.

Per combattere l'insonnia cronica ora c'è la terapia online.  A dirlo uno studio dell'università della Virginia pubblicato da JAMA Psychiatry, in cui è stata testata una versione personalizzata della terapia. Secondo la ricerca può essere efficace, portando miglioramenti in oltre il 70% dei pazienti. La ricerca ha testato una variante online della terapia cognitivo-comportamentale, una delle più efficaci contro l'insonnia. A 303 adulti, tutti con problemi nel sonno, è stata assegnata per sei settimane o la variante online della terapia, personalizzata sul singolo paziente, o un programma generico contro l'insonnia da seguire sempre attraverso il computer. Un anno dopo l'insonnia non era più un problema per il 57% dei soggetti nel gruppo trattato con la cura online contro il 27% di quelli con il programma generico. Inoltre il 70% delle persone del primo gruppo ha segnalato qualche miglioramento contro il 43% dell'altro. "Questo tipo di intervento non sostituisce quello faccia a faccia, scrivono gli autori, ma può espandere l'accesso a chi preferisce evitare gli incontri o non ha uno specialista vicino". L’insonnia e le malattie del sonno costituiscono una piaga sociale, avverte Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” . Hanno un effetto sul lavoro, sulle relazioni e sugli incidenti stradali. Oggi ad esempio solo l’insonnia è diffusa tra la popolazione Europea e USA con una frequenza che va dal 10 al 30%. È chiara quindi l’importanza del creare una terapia accessibile anche online per curare i disturbi del sonno e per fare prevenzione perché i disturbi del sonno si possono curare.

Da un po' di tempo anche in Sicilia non è raro vedere nei reparti ospedalieri degli improbabili medici, colorati, buffi, un po' sgangherati, che con i loro nasi rossi rendono la risata qualcosa di estremamente serio! Sono i clown dottori che applicano la moderna disciplina della gelotologia (dal greco ghelos, riso), o "scienza del sorriso" derivante dalla PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), la branca della medicina che ha sostanziato come le emozioni influiscono direttamente sul sistema immunitario (e quindi sulla nostra salute). E' il vecchio adagio "il riso fa buon sangue" che diviene metodologia terapeutica. 

Uno dei pionieri di questi studi e dell'applicazione della comicoterapia a tutte le categorie del disagio sociosanitario, dai bambini in pediatria agli anziani fragili, è il dott. Leonardo Spina che nel lontano 1990 iniziò in Europa lo studio e la divulgazione di questa pratica, formando operatori specializzati (i clown dottori della federazione Ridere per Vivere, appunto), lavorando nel sociale, a scuola e nella formazione degli operatori sociosanitari.

Ed è proprio questo uno dei motivi che ha spinto un gruppo di infermieri di Caltagirone, coordinati da Cristina Di Masi del gruppo “Terapia del Sorriso”, aderenti alla Nursind di Catania guidata dal segretario aziendale Francesco Di Masi, a chiedere alla ASP 3 di Catania di invitare il dottore ad avviare un progetto di formazione specifico per il primo collettivo di "Infermieri del sorriso" del nostro paese. 

La ASP 3, dimostrando notevole lungimiranza, ha accettato ed il corso è partito stamani 29 ottobre a Caltagirone. Durerà fino alla fine di gennaio portando nella provincia etnea una serie di formatori di livello internazionale, allo scopo di qualificare al meglio  questi "particolari" infermieri.

Il dott. Spina sarà coinvolto a Ragusa nelle attività di supporto del "Progetto Saturnino" dell'Associazione Ci Ridiamo Sù. E' questo un progetto di intervento dei clown dottori presso il day hospital oncologico dell'ospedale M.P. Arezzo di Ragusa-

Il dott. Spina sarà attivo in una serie di particolari iniziative culturali: si parte venerdì 4 novembre presso l'Istituto tecnico Majorana (dell ISS Galileo Ferraris) nel quale il gelotologo presenterà il docu-film "Clownin' in Kabul", girato da Ridere per Vivere in Afghanistan nel 2002 e presentato lo stesso anno alla Mostra del Cinema di Venezia, che narra la missione umanitaria (cui era stato chiamato a partecipare il famoso Patch Adams e di cui lo stesso Spina ha fatto parte) in favore dei bambini del martoriato paese asiatico.

Viene presentato a scuola come manifesto pacifista a 15 anni dall'evento ed in un momento in cui il valore della pace merita di essere fortemente rilanciato e proposto alle giovani generazioni.

Si continua la sera stessa presso la libreria Ubik sempre a Ragusa, dove alle 17.30 Spina terrà un incontro, aperto alla cittadinanza, dal titolo "La resilienza personale e di Comunità: il ruolo del ridere", nel quale sarà preso in considerazione il fenomeno della risata come elemento di salute sociale e personale, nonchè prezioso strumento per contrastare paura e stress (ingresso libero).

La scienza ci dice ormai in modo inequivocabile che corpo e mente sono un’inscindibile unità: si parla di concezione olistica della persona. In questa ottica il ridere è un fenomeno molto potente, dalle potenzialità salutari enormi, utilizzabile in ogni contesto sociosanitario.

 

 

 

"Le parole del direttore sanitario dell'ospedale Cannizzaro di Catania sgombrano il campo da ogni tentativo di criminalizzare l'obiezione di coscienza, che con il tragico decesso della donna catanese non c'entra nulla". Lo ha detto il deputato Gian Luigi Gigli, capogruppo di 'Democrazia Solidale-Centro Democratico' in Commissione Affari Costituzionali della Camera e presidente del Movimento per la Vita Italiano, aprendo a Bibione il Convegno Nazionale della rete delle case d'accoglienza per gestanti in difficoltà del Mpv.

"L'obiezione di coscienza - ha sottolineato Gigli - vale quando si intende sopprimere una vita umana con l'interruzione volontaria di gravidanza e non quando è in pericolo la vita della donna per complicazioni della gravidanza. Nel caso, per fortuna raro, del conflitto 'vita contro vita' anche la Chiesa non ha mai imposto scelte eroiche, al punto che quando questo eroismo c'è stato è finito talora sugli altari, come per Santa Gianna Beretta Molla. È in atto una delegittimazione dell'obiezione di coscienza. In molte aziende sanitarie gli obiettori sono già discriminati nell'accesso alla professione. Il giorno in cui l'obiezione di coscienza fosse impedita ci accorgeremmo di essere in una società meno democratica".

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