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Martedì, 04 Agosto 2020

Non solo in cucina: le chiacchiere

francescocurcio

 

Balli in maschera, scherzi, un pizzico di follia ed anarchia. Il periodo della massima trasgressione che precede quello dell’osservanza. E’ questo il rito che si tramanda nell’Europa Cristiana post romana e non ancora romanica nel periodo successivo all’Epifania.
Molto probabilmente la parola carnevale deriva da latino “carnem levare” popolarmente tradotto “carne-vale” o “carnasciale”, perché anticamente indicava il banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.
Il carnevale moderno è una festa per il popolo; la sovversione delle gerarchie, un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare se stessi per divenire altro.
Ma come si possono riconoscere determinate usanze come direttamente discendenti le une dalle altre…
E’ troppo lontana nel tempo Babilonia e da un dato periodo storico anche sacrilega per i suoi stessi contemporanei. Forse furono gli Egizi i primi, poiché fin dai tempi delle dinastie faraoniche, abbiamo notizia di una tradizione con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il continuo rinnovarsi della vita. Festa religiosa dunque, di ringraziamento…
Greci: nella Grecia classica, tra l’inverno e la primavera, erano continui rituali e sagre in onore di Dioniso, il dio del vino e della vita. Anche in questo caso ricorrenza religiosa.
Invece I “Saturnali” furono, per i romani, dapprima celebrazioni in onore del dio Saturno (direttamente responsabile di buoni o cattivi raccolti) ma perdettero col tempo i connotati fortemente religiosi, assumendo la chiara impostazione delle feste popolari, la cui memoria sopravvive  ancora oggi nelle tradizioni di varie zone della nostra penisola, soprattutto nell’Italia del Sud e nelle isole. Caratteristica preminente dei “Saturnali” era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali.
La personificazione del carnevale in un essere umano o in fantoccio risale, invece, al Medioevo.
Ne furono responsabili i popoli barbari le cui tradizioni sono state assimilate dalla tradizione locale, che ne ha tramandate alcune fino ai giorni nostri, mentre altre sono state perdute con l’andare del tempo.
Ed oggi… quali e quante affinità possiamo riscontrare  con tanto passato? Potremmo forse dire molto semplicisticamente che “sembra” di vivere in un carnevale continuo, di cui non riusciamo più a riconoscere l’inizio e di cui non sappiamo o vogliamo stabilire una data finale… ad ognuno la sua personalissima risposta.
Comunque, trattandosi di tradizioni popolari che accompagnano la storia dell’uomo, sono arrivate fino a noi numerose ricette più o meno elaborate, che sono per un verso legate ad una cucina molto ricca a base di carne di maiale e per un altro di tradizione più povera e semplice a base di farina, uova o verdure. A pensarci bene oggi costa meno comprare una costoletta di maiale che non della verdura fresca. Ed allora, con nessuna originalità, propongo il dolce più diffuso in Italia, con vari nomi o varianti, per questa ricorrenza:


Chiacchiere fritte


Ingredienti:

900 gr farina (1 Euro circa)
180 gr zucchero (0,30 Euro circa)
3 uova (0,50 cent. Circa)
100 ml grappa (1 Euro circa)
100 gr burro (0,80 Euro circa)
100 ml latte (0,10 Euro circa)
Buccia di un limone (boh?)
un pizzico di sale
1 cucchiano di lievito (0,20 cent. ?)
olio di oliva (per friggere) (1,00 Euro)
zucchero a velo (2,00 Euro circa)


Preparazione

Fate sciogliere il burro in un pentolino e fatelo intiepidire.
In una ciotola versate tutti gli ingredienti (tranne lo zucchero a velo) ed mescolate fino ad ottenere un preparato morbido e bene amalgamato (molto meglio se usate una piccola impastatrice).
Lavorate adesso l’impasto sul piano di lavoro bene infarinato, stendendolo e ripiegandolo con forza per almeno  dieci minuti, fino al formarsi di numerose bollicine.
Preparate adesso delle sfoglie sottili che taglierete a strisce larghe circa 3 cm. o della forma che più vi piace.
Friggete le chiacchiere, poche alla volta, nell'olio bollente fino a doratura (circa 1 minuto per parte).
Scolatele sulla carta assorbente ed quando raffreddate cospargetele con lo zucchero a velo.

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