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Venerdì, 22 Novembre 2019

Innocence, del pianista Luca Flores, album di raritá della Auand Records

Si avverte un senso di trasmigrazione dello spirito vitale in un oggetto nel rivedere un nuovo disco di Luca Flores, pianista morto suicida nel 1995, a soli trentotto anni.
L'album, un doppio della Auand, dal titolo Innocence, secondo l'idea di un progetto che Flores non potè realizzare, con registrazioni effettuate fra il 1994 e il 1995 fino ad oggi rimaste nell'ombra, è prodotto per volontá di Paolo Flores.
Il lavoro, dedicato alla sua infanzia in Mozambico, era stato immaginato per il gruppo "Alex" con la presenza di percussionisti africani ed ospite Miriam Makeba. 
Ne rimane, a futura memoria, la testimonianza di questo raro disco di "piano solo" recuperato dall'oblio e assoggettato ad abile riversamento. Il biografo Luigi Bozzolan vi giudica il pianista in termini più che positivi "sintesi in equilibrio di fine sapienza musicale e identitá artistica (...) fatto di riconoscibilitá, di presenza totale nel momento in cui le dita e il corpo entrano nella narrazione senza cedere il passo ad alcun compromesso".
Flores è stato una sorta di Chet Baker pianistico, per quel sussurrare la propria musica e quella degli altri, Monk, Parker, Powell, Kern, Gershwin, Strayhorn...senza che si avvertisse, in chi ascolta, il passaggio dal ruolo di autore-interprete a quello di interprete.
Tipicamente "floresiano" è l'affidare alle armonie del pianoforte fraseggi melodici e effluvi improvvisativi espurgati da sovrappesi non funzionali al "discorso". 
Donna Lee nelle sue mani perde la frenesia, a volte fastidiosa, di pezzo bop di abilità. Lush Life ritrova la serena freschezza delle origini dopo tante rivisitazioni, trattamenti e a volte mal/trattamenti. But Not For Me è fra le sue dita uno swing che più che "serpeggiare" pare esso stesso affidarsi al dondolio del ritmo. 
È, la sua musica, quantomai legata ad una storia in cui il malessere esistenziale trova sfogo sulla tastiera, supera le scissioni dell'essere riconducendo ad unitá l'ansia creativa compagna di sempre, consigliori fino a un certo punto sui nodi da sciogliere, le soluzioni da adottare nel quotidiano, gli sforzi di mitigare l'euforia e quelli di ricaricarsi dalla depressione per rientrare nella "normalitá". 
Ma un artista può essere "normale" se anche la poesia del suono rifugge dalla routine?
Luca, in un suo testo riportato all'interno della cover, ha scritto "Era solo l'ultima follia/di quella solitaria spirale (...)" e più avanti ha parlato di "presagi di domande future/e risposte lontane"... 
Le parole, come le note, possono assumenre significati interiori, simbolici, premonitori.
Lo pensavamo riguardando in rete il video in cui Flores esegue in trio il brano Angela di Luigi Tenco. Una figura non jazzistica, quella del cantautore genovese, che avrá forse esercitato un proprio fascino su Flores. Così come con Chet Baker, partner al tempo del quartetto con Nicola Stilo ed Enzo Pietropaoli e non solo; esperienze che hanno contrassegnato il jazz italiano di fine secolo, grazie a maestri del livello di Luca Flores capaci di costruire" dice Alessando Galati "grandi architetture musicali".

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