La forza della fede, incontro esclusivo con Martine Brochard

Il nostro primo incontro è avvenuto alla Sala Trevi di Roma, in occasione di un evento letterario-cinematografico che ci vedeva entrambe coinvolte in vesti diverse; Martine Brochard, nota attrice di cinema e teatro e scrittrice, era una delle relatrici, la sottoscritta accreditata stampa.

Mi ha immediatamente colpito il suo sorriso, carico di dolcezza, incorniciato da un bellissimo volto. Nel tempo abbiamo iniziato a conoscerci meglio, anche grazie ai racconti del nostro vissuto ed è nata una bella amicizia, che va ben oltre l’aspetto professionale; devo dire che ciò accade di rado, ma quando si verifica è sempre un piccolo miracolo. Anche in questi ultimi giorni alcune strane coincidenze ci hanno fatto percorrere la stessa strada, un segno del destino in un momento particolarmente triste.

Martine Brochard negli anni ‘70/80 è stata interprete di numerosi film di successo e negli anni a seguire di alcune delle fiction televisive di maggior successo. Attrice di teatro di lungo corso, ha lavorato per diversi anni con il marito Franco Molè, drammaturgo, regista ed attore; insieme hanno rappresentato opere teatrali, ottenendo ampi consensi di pubblico e critica.

 Facendo un salto indietro, appare subito chiaro che la vena artistica di Martine non tarda a manifestarsi; infatti, sin da bambina inizia a studiare danza classica a Parigi, sua città natale, e da allora non ha mai  smesso di praticare questa disciplina, aprendosi in seguito anche alla danza jazz.

Autrice del libro Le favole della gallina blu (A. Curcio Editore), in cui ci racconta la storia di una gallina che finisce in cielo con la sua famiglia e da lì racconta ogni sera una favola diversa ai suoi pulcini e a tutti i bambini del mondo; nel 2016 ha pubblicato un’opera decisamente singolare dal titolo I miracoli esistono solo per quelli che ci credono (La Fontana di Siloe), in cui ha raccolto alcune splendide poesie scritte da suo padre, suoi brevi racconti, dei testi scritti dal marito sul tema della Fede ed ha raccontato la sua lunga battaglia contro la leucemia, che la colpì nel 2003; il tutto intercalato da bellissime foto che ricordano i vari momenti della sua vita, dall’infanzia, alla giovinezza sui set cinematografici, per arrivare alle numerose esperienze teatrali condivise con Franco Molè, il grande amore della sua vita.  

Dopo aver letto il  libro ho proposto a Martine un’intervista, che potesse consentire al pubblico di imparare ad amarla in un modo diverso rispetto all’attrice di successo, al personaggio pubblico, anche per la sua infinita umanità, per la sua bellezza interiore e per la Fede che irradia quotidianamente il suo percorso, tanto forte da non venire meno neppure nei momenti di maggiore sofferenza, quando lo sconforto sembra  prevalere. La sua storia emoziona e fa riflettere sul senso della vita, sul valore dell’amore e della famiglia.

Martine, quando sei arrivata in Italia?

Arrivai in Italia nel 1970, poiché il regista Pietro Germi  mi chiamò per il film ad episodi I giovedì della signora Giulia, di cui era produttore, per la regia di Paolo Nuzzi e Massimo Scaglione.  Ricordo la figura di Germi, distinto, alto e magro, che congedandosi da me mi disse: Tu farai carriera! Oggi posso dire che mi portò fortuna. Ma la pellicola che mi lanciò nel firmamento cinematografico, dandomi la massima visibilità, fu La Governante, film del 1974 per la regia di Gianni Grimaldi su sceneggiatura di Leonardo Sciascia. In seguito ho recitato in tantissimi film, anche per la Tv e in teatro su testi di mio marito. Ricordo con particolare piacere l’opera Caravaggio, che è stata rappresentata in numerosi teatri italiani, regalando ad entrambi enormi soddisfazioni.

Nell’ambito dello spettacolo sei riuscita a coltivare rapporti d’amicizia, poi consolidati nel tempo?

Un’amica con la quale ho condiviso un rapporto d’amicizia stabile e duraturo è Josè Greci, moglie dell’autore di testi teatrali e televisivi Dino Verde. Ci conoscevamo da sempre, uso il presente quando parlo di lei, anche se purtroppo circa un mese fa è scomparsa. Josè era un’anima in cerca dell’infinito, le voglio bene e mi manca moltissimo.  Sono in buoni rapporti con l’attrice Olga Bisera, che frequento da anni e con l’attrice francese Florence Guerin, che ha fatto molti film in Italia; anche lei mi è molto cara e poi ho altre sporadiche frequentazioni con alcune persone dell’ambiente. Tuttavia, molte amicizie sono al di fuori dell’ambiente dello spettacolo.

Vorrebbe parlarmi del rapporto con suo figlio?

Mio figlio Ferdinando Ceriani è il mio orgoglio; è un bravissimo regista ed è sposato con l’attrice Carla Ferraro. Hanno due meravigliosi bambini: Giuditta e Ruggero. Sono molto legata ai miei nipotini e quando i genitori partono per motivi di lavoro loro restano con me, a volte vado a casa loro, altre restano qui nella mia casa.

Dalla scomparsa di suo marito lei vive sola. Come affronta gli inevitabili momenti di malinconia?

Sono una persona positiva ma, come tutti, ho i miei momenti, che affronto unicamente con la forza della Fede. Nei momenti di scoramento avverto la necessità di pregare; solo così riesco a ritrovare la forza. Con tutto quello che mi è capitato nella vita, o la Fede si perde completamente, oppure si rafforza. Pensi che durante la mia malattia, mi riferisco alla leucemia, che mi aggredì nel 2003, mi fu data  l’estrema unzione, detto anche l’olio dei malati, e poi non è successo nulla; sono ancora qui! La Fede non è un dono, ma un lavoro molto impegnativo, da portare avanti giorno per giorno.

Cosa mi dice del suo libro I miracoli esistono solo per quelli che ci credono?

Innanzitutto ci tengo a sottolineature che non si tratta di un libro triste. L’idea è nata dal mio desiderio di pubblicare le poesie che mio padre scrisse a mia madre durante la sua prigionia nel periodo della II Guerra Mondiale. Poi, ho inserito alcuni testi, fra cui dei monologhi, scritti da mio marito sul tema della Fede; infine, ci sono mie favole.

Vorrei aprire una piccola parentesi; qualche ricordo legato alla famiglia e alla sua infanzia?

Mio padre era un bellissimo ragazzo, così come la mia mamma. Negli anni ’40, durante la guerra, erano già sposati e la forzata lontananza lo portò a scrivere versi per sua moglie. Egli era un creativo, oltre a comporre liriche, amava suonare il banjo, era  molto bravo. Io sono nata dopo la fine della guerra, nel difficile periodo della ricostruzione, in cui le scorte alimentari scarseggiavano e tutti erano impegnati a superare i dolori e i danni provocati dal conflitto mondiale. Dopo tre anni è nata mia sorella, che vive a Parigi dove esercita la professione di chirurgo odontoiatra.

Ho avuto una bella infanzia, da piccolissima ho subito iniziato con la danza classica e i miei genitori erano molto preoccupati per il mio carattere piuttosto intraprendente; volevo fare  mille cose, ero una bambina particolarmente vivace e piena di iniziative. Purtroppo, a 49 anni mia madre si è ammalata di cancro; non pensavo potesse mai succedere a me una cosa simile. Il poco tempo trascorso in sua compagnia è volato via troppo in fretta, insieme a lei e per anni non ho potuto parlare di mia madre senza piangere.

Quindi, suo padre ha continuato a scrivere poesie dedicate alla moglie anche dopo la sua scomparsa?

Si, i versi più struggenti sono quelli che ha scritto dopo la sua morte e a me è sembrato giusto pubblicare queste liriche. Naturalmente, sono state sapientemente tradotte in italiano, senza mutarne il senso.

Nel libro lei parla della leucemia che l’ha colpita nel 2003 e lo fa con una certa naturalezza. Fra le righe emerge prepotente la sua voglia di vivere e ritengo che questo sia un efficace messaggio di speranza, che non può sfuggire al lettore. Cosa vorrebbe aggiungere?

Amo la vita proprio perché ringrazio Dio di essere viva; non auguro a nessuno dieci anni di chemioterapia. Ho trascorso molto tempo facendo continui viaggi verso l’ospedale Casa sollievo della sofferenza, fondata da Padre Pio, che costruì l’ospedale proprio nel maggiore interesse della gente che soffre. Oggi penso di servire ancora a qualcosa, che devo fare ancora molto. Sono la prima in Italia che sta assumendo da tre anni delle pillole per combattere la leucemia; ho eliminato tutte le altre medicine e prendo solo queste… Ultimamente non sono più tornata in ospedale, poiché i valori del mio emocromo sono buoni.

Qual è secondo lei il miglior approccio di fronte ad una malattia?

Bisogna credere nella guarigione e pensare che i farmaci facciano il loro effetto. Nutro una grande fiducia nei riguardi del medico che mi sta curando ed ora sto bene. Quindi, sulla scorta della mia esperienza, sono convinta che la fiducia sia  fondamentale. In questi anni ho seguito  anche le terapie di ipnosi, attraverso le quali dopo tanti anni ho elaborato il lutto per la perdita di mia madre. Durante la malattia ho dovuto affrontare un altro immenso dolore, la perdita di mio marito, con il quale avevo un rapporto meraviglioso, sia sul piano personale, che professionale.

Ho imparato a rialzarmi sempre; mi viene in mente un aneddoto che ora ti racconto brevemente. Al termine della chemio sono caduta accidentalmente, fratturandomi il femore; forse per la troppa stanchezza devo essere inciampata. Anche stavolta affrontai la situazione con ironia e positività e tutto è andato bene. Era il mese di luglio e alla fine di agosto dovevo iniziare le riprese di una fiction; la data si stava avvicinando e l’impegno preso dovevo portarlo avanti. Inizialmente mi tenevo in piedi con le canadesi; andai nei tempi stabiliti alla prova costume e dopo poco iniziammo a girare. Le riprese durarono per ben sei mesi. Anche stavolta ho superato un grande ostacolo.

Devo riconoscere che il mio carattere mi ha aiutata a lavorare; per il tempo necessario alla convalescenza sono stata ospite della mia amica e appena possibile sono rientrata nella mia casa, un vecchio convento ristrutturato, con moltissime scale; ma sono fiera di avercela fatta!

Vorrei salutare i lettori del Corriere del Sud con una splendida citazione di Victor Hugo: C’è uno spettacolo più grandioso del mare ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo ed è l’interno di un’anima.

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