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Giovani capaci e senza futuro

Non sono più tanto giovani e vivono, ancora, con i genitori, lavorano meno e se lavorano la loro occupazione è, soprattutto, a tempo determinato o, “part time”, hanno i livelli di istruzione più alti, hanno meno tempo libero, nonostante l’inattività, leggono di più, sanno utilizzare bene le nuove tecnologie. Il fenomeno della permanenza di un giovane con oltre 25 anni nella famiglia di origine è sempre più marcato e costituisce per l’Italia un nodo critico importante. Tra le motivazioni principali, va detto senza mezzi termini, si ritrovano, però,  sicuramente gli ostacoli posti dal mercato del lavoro e da quello abitativo. Più in particolare, da una parte la partecipazione all’attività produttiva è rallentata da una formazione più lunga e dall’altra i giovani “millenialis”(leggi:18 anni compiuti dopo il 2000) che entrando nel mercato del lavoro, trovano una situazione molto diversa da quella delle generazioni precedenti. Ad onor del vero, si è, infatti, irrobustita la barriera in ingresso e la domanda di lavoro e spesso instabile. Ma c’è di più. Desta preoccupazione, anche, un altro fenomeno: il “lavoro nero” sta aggredendo, anche, in alto. I laureati che lavorano senza contratto, ad un anno dal conseguimento del titolo di studio, raddoppiano tra gli specialisti biennali raggiungendo il 7%; per i laureati di primo livello i “senza contratto” passano dal 3,8 al 6%(Cfr.  dati dei Rapporti del Cun e Almalaurea, riportati dal sito Internet dell’ Agenzia ANSA dell’8/03/2011).  A questo punto, a nostro avviso, le istituzioni nazionali e locali del mercato del lavoro devono attivarsi affinché, si metta in collegamento la domanda con l’offerta di lavoro; si incentivi adeguatamente l’apprendistato che è una valvola fondamentale per l’avvio al lavoro;  i servizi pubblici per l’impiego realizzino una ricerca attiva del lavoro, anche attraverso il web. La possibilità di trovare un lavoro rimane, infatti, alla portata di tutti; ma questa possibilità,  per trasformarsi in realtà, prevede un impegno costante, accorgimenti ben precisi e strategie mirate. Come e dove cercare lavoro sono i primi problemi che chi è in cerca di  una occupazione si trova a dover affrontare. Conoscere e capire di cosa ha bisogno il mondo del lavoro, quale è la strada migliore per accedervi, fare il punto della propria situazione(competenze, attitudini, interessi, obiettivi, punti di forza, punti deboli, motivazioni), definire una strategia per affrontare il mercato del lavoro(preparazione del curriculum  e della lettera di presentazione, come affrontare il colloquio di lavoro, come trovare lavoro su internet); conoscere i servizi e le opportunità offerte da soggetti pubblici e privati del mercato del lavoro. Ebbene, questi sono gli argomenti che devono essere affrontati, in particolar modo dagli enti locali con la costituzione di una “Rete locale per il lavoro”, attivando sinergie, soprattutto  con le Università, Italia Lavoro, Ordine Consulenti del Lavoro e Piccole e medie imprese locali. E qui diciamo che la necessità di creare una forte sinergia tra enti locali e imprenditoria locale è motivata da un   altro grave problema occupazionale: solo il 41,5% dei giovani tra i 18 e i 29 anni si dice disponibile ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, una quota che scende al 18% per i laureati(Cfr. ultimo “Osservatorio Isfol). E dulcis in fundo, diciamo che la garanzia di una selezione da parte di operatori pubblici specializzati, la tempestiva accessibilità ad una formazione fortemente finalizzata e la liberazione da tutti gli aspetti amministrativi e legali sono i principali vantaggi per l’imprenditoria locale da un lato e maggiori prospettive occupazionali per i giovani volenterosi, dall’altro.

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