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Domenica, 25 Agosto 2019

Gli allenamenti per la nona edizione della Coppa del Mondo della Gelateria - evento biennale firmato da SIGEP di Italian Exhibition Group e Gelato&Cultura, che confronta la cultura e la preparazione di professionisti della gelateria, pasticceria, scultura di ghiaccio ed alta gastronomia selezionati tra i migliori esperti nei cinque continenti - sono iniziati. 

Le squadre selezionate per la Coppa del Mondo della Gelateria 2020 passano dall’Asia all’America Latina, con un cuore europeo che non è mai stato così forte.
I Paesi che si affronteranno a colpi di gusto, dal 19 al 21 Gennaio 2020 alla Hall Sud del Sigep di Rimini sono: Messico, Singapore, Malesia, Giappone, Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia, Argentina e Colombia.
 
Per la prima volta nella storia, le squadre provengono da selezioni ufficiali coordinate dal Comitato d’Onore, realizzate negli ultimi 16 mesi in quattro continenti. Dalle gare alla Feria Internacional del Helado a Città del Messico (febbraio 2018) alla Asian Gelato Cup all’FHA di Singapore (Aprile 2018), dal Longarone Eis Challenge, dicembre 2018, al Sigep Gelato D’Oro (gennaio 2019), dalle selezioni a Varsavia (Expo Sweet) e a Madrid (Intersicop) a febbraio 2019, fino alle recenti competizioni nella sede Valrhona di Tain l’Hermitage e a quelle realizzate presso il Fithep a Buenos Aires, gelatieri, pasticceri, scultori di ghiaccio ed executive chefs di tutto il mondo si sono sfidati con spatole, mantecatori, vaschette e ingredienti di prima qualità!
 
Dopo anni di partecipazione alternate, Francia e Italia combatteranno finalmente sullo stesso palco, questi Paesi hanno già improntato strategie precise e l’attesa è… bollente.

Solo un posto è ancora disponibile: il Comitato sta vagliando le proposte di tre Paesi (Australia, Ungheria e Marocco), tra pochi giorni il verdetto finale.
I Team managers hanno ancora alcuni mesi per finalizzare i dettagli della loro partecipazione.
 
Il Presidente della Coppa del Mondo della Gelateria, Giancarlo Timballo,svela due importanti novità:

“La prova della coppa decorata è stata sostituita dalla monoporzione in vetro, soluzione di tendenza che sta conquistando il settore in ogni angolo del pianeta; tutte le altre gare rimarranno invariate. Mentre ringraziamo l’azienda Comprital per aver sponsorizzato numerose edizionI della CMG, siamo lieti di annunciare l’ingresso di PreGel come Platinum Sponsor della competizione; si confermano, invece, Valrhona, Electrolux, Carpigiani”.
 
Ciascuna squadra sarà composta da un gelatiere, un pasticciere, un cuoco e uno scultore del ghiaccio guidati da un team manager. Cosa ci possiamo aspettare? 60 concorrenti, 14 giudici tecnici, 7 giurati di stampa internazionale, 3 giurati artistici e 8 prove di gara in 3 giornate (vaschetta di gelato decorata, monoporzione in vetro, mystery box, torta artistica gelato, entrée di alta cucina, scultura in ghiaccio e in croccante e il nuovo trend di snack di gelato, oltre al gran buffet finale, ovvero la presentazione di tutti gli elaborati).

Non si può ascoltare la voce di Sergio Cammariere disgiungendola dal suono di quel suo pianoforte che sa imprimere vivaci toni jazz e melancoliche cadenze blues alla base del proprio canto. E non si possono sentirne i testi, come quelli che il cantautore-paroliere Roberto Kunstler ha scritto per il nuovo album La fine di tutti i guai edito da Parco della Musica, senza lasciarsi trascinare da un ritmo che non sai se provenga dalla musica o dalla metrica poetica. Quella del crotonese è un'ugola della generazione di mezzo, collocabile diciamo fra un Gino Paoli e un Tricarico, che ha ormai maturato un 'identità artistica provata dalla sua riconoscibilitá immediata. Ed è interna ad un impasto sonoro ben costruito come in questo disco nel quale ci si aspettano a un certo punto le folate improvvisative di Daniele Tittarelli al soprano, e quelle, puntuali, arrivano a dare il cambio alla melodia vocale. Si tratta di produrre una musica senza eccessi nè "eccessiva" nel senso di antiretorica affinché il messaggio di Cammariere arrivi a destinazione, stavolta con poche concessioni ad influssi etnici (da registrare comunque la presenza di Alessandro D'Alessandro all'organetto e Bruno Marcozzi alle percussioni) semmai con quello spirito ancor più "francese" che ce lo fa accostare idealmente ad alcuni grandi interpreti transalpini di chansons, i più esistenziali.

In tale contesto il compito della sezione ritmica composta da Luca Bulgarelli al contrabbasso e Alfredo Golino o Amedeo Ariano alla batteria, talora con l'apporto dei chitarristi Roberto Taufic e Maurizio Fiordiliso e del violinista Open Cesari, è quantomai complesso. Ma la navigata collaborazione, rafforzata da un interplay consolidato in concerti e incisioni, non fa che completare l'affresco d'insieme di "parole e note che restano lá nell'anima".

Sembra un’intervista benevola ed edulcorata se non proprio di propaganda nei confronti di Zingaretti e, quindi, del Partito Democratico.

Intanto le foto (quella grande che lo ritrae pacioso e sorridente in testa al corteo di Milano del 2 marzo contro il razzismo, e quelle piccole con Papa Francesco, con Salvini, con Di Maio e con due extracomunitari di colore, anch’essi sorridenti) fanno sorgere il sospetto che siano state scelte per convincerci che Zingaretti è persona di cui possiamo fidarci. Poi le domande e le risposte dove il sospetto diventa quasi certezza.

Nel preambolo si dice che Zingaretti è “cresciuto a pane e Pci”. È ancora comunista? Forse oggi “comunista” può significare meno di niente se non, magari, la nostalgia di chi ha conosciuto il comunismo solo attraverso le vicende esilaranti di don Camillo e Peppone immaginate e descritte dal grande Guareschi. Ovvio che quello di Zingaretti non può essere il comunismo di Stalin, sterminatore in Russia e in Ucraina di esseri umani (60 milioni secondo Solženicyn!); né quello di Togliatti, caudatario di Stalin, che non salvò dalla fucilazione e dalla morte nel gulag i compagni italiani sfuggiti al fascismo e rifugiatisi in URSS; neanche il comunismo della “mano tesa” ai cattolici (1963); né il “cinese” che molti abbiamo  subito all’università negli anni “1968”; né del “compromesso culturale” e poi “storico” con le famose lettere di mons. Bettazzi a Berlinguer (1976) e di questi al “signor Vescovo” di Ivrea (1977). Zingaretti è nato a metà degli anni Sessanta e il “suo” coincide con la caduta del Muro di Berlino (1989); quindi l’adesione del “nostro” giovine, per quanto “eroica”, essendo egli rimasto coraggioso sulla nave che affondava, non poteva che essere data a un comunismo ormai “diverso”.

Fallita, infatti, la “rivoluzione proletaria” a cui molti avevano ciecamente creduto, ora che i “poveri” e i “proletari” delle “periferie” si affidano alla Lega, il “post-comunismo moderno” è divenuto il partito dei ceti borghesi dei centri urbani proni ai voleri degli intellettuali “primi della classe” che li manovrano e li spingono nelle piazze a manifestare con “bandiere e trombette” contro i fantasmi del razzismo che non c’è, del fascismo che è finito nel 1945 e la Famiglia, questa, sì, che per fortuna c’è ancora (vedi il baccanale indegno organizzato da femministe, ex comunisti e “5 Stelle”, ignoranti di Medio Evo non studiato, giornali e tv in occasione del “Convegno di Verona” di fine marzo 2019). Tale post-comunismo, irriconoscibile ai vecchi compagni e oggi interpretato dal Partito Democratico, corre alla perenne ricerca di “diritti civili” avendo sposato in nome della “libertà” tutte le “battaglie” che in passato furono del ceto radical-borghese. Gli è tuttavia rimasta immutata l’avversione a Dio e alla Dottrina della Chiesa nel tentativo antico e prometeico di ri-creare un “homo novus” ed una società futura “libera” dai lacci di Religione, Famiglia, Patria, Identità, Tradizione; ma questa sarà una “non-società” atomizzata, sradicata e – quindi – manipolabile dal potere onnipotente. Autori cattolici parlano, a tal proposito, di disegno diabolico, ordito dal “Padrone del mondo” che, sfruttando le pulsioni e i vizi del cuore umano, manovra l’attuale rivoluzione epocale.

La FAMIGLIA NATURALE (uomo-padre, donna-madre che generano figli), per il solo fatto di esistere, rappresenta l’unica Resistenza rocciosa, massiccia a tale rivoluzione; tutto ciò, nonostante i delitti che talvolta nella Famiglia sono stati perpetrati: lor signori vogliono eroderla a poco a poco creandogliene “altre” attorno e, infine,  distruggerla completamente!

Ecco perché l’aggressione maggiore coloro la rivolgono a Lei con divorzio potenziato in divorzio “breve” e divorzio “lampo”; aborto ora  pensato anche a nove mesi o “post-natale” (leggi infanticidio), come già avviene in paesi “civili” ex protestanti ed ex cattolici del Nord Europa e del Nord America; “matrimoni” tra due uomini o due donne e conseguenti adozioni (genitore “uno” e genitore “due”) o utero in affitto con compravendita di corpi di donne e bambini ai quali sarà negato per tutta la vita il sacrosanto diritto che ognuno ha di conoscere il padre e la madre; il capovolgimento della natura umana col “gender” che vuole fermare gli individui in una sorta di limbo asessuato per far loro scegliere, poi, se essere maschi o femmine…

Attenzione, l’elenco di tali “diritti” potrebbe continuare perché è nell’essenza stessa della “rivoluzione” non porre limite alla sua corsa come un carretto senza freni su un piano inclinato: così all’orizzonte più o meno lontano già si profilano futuri “mostri” e aberrazioni come l’incesto (già domandato al Bundestag di Berlino); la pedofilia legalizzata (qualcuno negli “anni formidabili” 1968 – io c’ero! – parlava di “diritto” dei bambini di avere rapporti sessuali con adulti); follie tipo il “matrimonio” fra tre persone, già avvenuto in America (“La Verità” del 18-I-2019 riporta una foto di tre donne “sposate” fra loro con tanto di abito bianco!)... Il tutto nel clima di relativismo e  in nome della “libertà” e – ovviamente – dell’“amore”.

In margine a questo discorso, giova ricordare che tale “futuro” non cala di colpo come un fulmine ma procede per gradi col seguente classico percorso: prima viene pensato nell’alto della “piramide” da pochi cattivi maestri, poi è diffuso nella società a dosi sempre maggiori da giornali, tv, film, e un numero imponente di “agenti” servitori/propagatori e giullari applauditi; quindi viene provato magari coi “tre passi avanti e due indietro” a seconda delle circostanze; infine, quando la società ne è imbevuta e corrotta, indifferente al bene e al male, subentra il “lavoro” finale e “necessario” di minuscoli politicanti nostrani a cui il “Padrone” ha assegnato il compito di confezionare la “legge”. Questa, però, una volta approvata, potrà durare secoli e sarà devastante!

Il presente elaborato preambolo, di cui chiedo scusa ai “5” pazienti lettori, è per concludere che il Partito Democratico di cui Nicola Zingaretti è Segretario, nella presente temperie storica è il principale esecutore politico  dell’attuale Rivoluzione antropologica che io con mezzi artigianali ho cercato di riassumere. I suoi Maestri e suggeritori conoscono, molto meglio di me e di tanti inconsapevoli iscritti e simpatizzanti di quel Partito, la “meccanica” per introdurre e farle accettare dalla società le trasformazioni che chiamano “diritti civili”.

Tali “diritti” cozzano – “per diametrum” si diceva una volta – col Diritto Naturale e la Dottrina sociale della Chiesa e talvolta con la nostra Costituzione. Stupisce che “Famiglia Cristiana” sembra non essersene accorta! Mi domando: dobbiamo essere noi, piccoli “quidam de populo”, a mettere in guardia le buone e ignare persone che frequentano chiese e sagrestie e dir loro di  tenere gli occhi bene aperti e di leggere con precauzione perfino  riviste e giornali che un tempo ritenevamo sicuri perché cattolici? Qualcuno vuole, finalmente, proteggere queste buone persone dalla confusione invadente? Oppure la “gloriosa” Rivista dei Padri Paolini ha timore di essere detta “integralista” o spera di ammorbidire Zingaretti e il suo Partito quando questi, malauguratamente ritornati al governo,  sciorineranno le richieste di altri “diritti”?

Ben diverse potevano/dovevano essere, a mio debol parere, le domande da farsi al Segretario; domande chiare, precise e stringenti sugli argomenti fondamentali che oggi ci dividono e non, ad es., quella inodore e incolore “Lei è d’accordo col servizio civile obbligatorio?” Quella, poi, – “Come contrastare  il deserto demografico?” –  sbaglia completamente la mira essendo rivolta al Segretario del Partito che ha favorito  forse più di ogni altro tale “deserto” con l’approvazione della “legge” 194 che dal 1978 ad oggi è stata responsabile di oltre sei milioni di bambini eliminati prima di nascere, alla faccia della “tutela della maternità”! Con domande più precise avremmo avuto una visione chiara e distinta della “bravura” del Segretario e del suo Partito per magari  decidere se votarli o no, visto che “Famiglia Cristiana” gli chiede: “Perché oggi i cattolici dovrebbero votare PD?” Una chiarezza che manca anche quando il “nostro” parla di “nuova speranza” con la scelta “ecologistica per la difesa del pianeta, come propone papa Francesco”, dove il riferimento è – ovviamente – alla nota enciclica “Laudato si’”; ma al paragrafo 120 di questa Francesco dice pure:

“Dal momento che tutto è in relazione, non è neppure comprensibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto. Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano [...] quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono”.

È facile citare Francesco quando conviene, ma il Papa condanna l’aborto mentre Zingaretti ha tentato di proibire l’accesso al San Camillo di Roma ai medici antiabortisti obiettori di coscienza (v. “Avvenire” 23-2-2017). Ma ciò dalla domanda e dalla risposta, a p. 38, non si evince e il lettore, ignaro dei fatti, difficilmente capisce di cosa si stia parlando. Ora, contro la soppressione di una vita innocente, l’ “obiezione di coscienza” è l’unica ancora per un povero medico che non vuol fare la parte del “sicario” (il vocabolo è di Papa Francesco!); ma Zingaretti la voleva impedire e “Famiglia Cristiana” non lo dice chiaro. Perché?

 

 

 

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