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Venerdì, 06 Dicembre 2019

A Taormina Gourmet si discute anche di prospettive sul futuro, di turismo, di patrimonio artistico e culturale. Non sono solo i temi del food&wine ad appassionare il pubblico della settima edizione della manifestazione, ma anche numeri e dati sul futuro del sud Italia, illustrati e commentati da grandi esperti dell’imprenditoria, della politica e dell’economia italiana: tra questi Oscar Farinetti, patron di Eataly, il sindaco di Taormina Mario Bolognari, il presidente della Fondazione Unesco Sicilia Aurelio Angelini in un incontro moderato da Fabrizio Carrera, in occasione della premiazione del concorso Sud Top Wine.

Il sindaco Mario Bolognari è partito da una considerazione supportata dai numeri: “Delle 60 mila aziende biologiche italiane il 60% si trovano nel mezzogiorno ed il 13% in Sicilia, regione che detiene il primato nazionale - ricorda il sindaco - Anche il mondo del vino mostra un salto di qualità. Se i volumi di produzione annuale al Sud rimangono più o meno invariati, da 10 anni a questa parte si sono decuplicati i dati relativi alle etichette Dop. Questi dati ci dicono che dobbiamo creare imprenditori attraverso la valorizzazione di ciò che di più prezioso ha il sud in questo momento: il capitale umano. La verità è che nessuno ha il coraggio di intraprendere la propria attività e molti giovani competenti hanno difficoltà a trovare una collocazione in Italia”.

Angelini, presidente della Fondazione Unesco Sicilia, è convinto che la forza del brand Italia e la sua consapevolezza possa fare la differenza nel mondo: “Il Sud ce la può fare? La risposta è sì. La società è cambiata, la gente del sud è cambiata ed è sempre più consapevole che non c’è al mondo brand più forte dell’Italia. Attraverso la presa di coscienza di questa generazione il cambiamento arriverà”. Un commento poi sugli attuali siti UNESCO in Sicilia: “Il patrimonio della Sicilia è pari a quello di tutto il sud Italia. Tra i siti che funzionano c’è sicuramente la Palermo arabo normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, mentre stentano a decollare le Eolie, la Val di Noto e l’Etna in parte, poiché in questi territori non c’è ancora una sufficiente promozione del territorio”.

In conclusione il commento di Oscar Farinetti: “Il sud ce la farà. Dipende dal tempo e dai suoi cicli ma dipende soprattutto dalle persone”. 

Secondo Farinetti sono due i sogni realizzabili per il sud Italia: raddoppiare le esportazioni e raddoppiare il turismo. “La prima meta desiderata al mondo per i viaggi all’estero è l’Italia che, però, è solo sesta nella classifica dei paesi più visitati. Cosa c’è di mezzo?” chiede al pubblico Farinetti. Un attimo di silenzio, poi la risposta: "Ci sono gli italiani, c’è la loro pigrizia”. All’incontro è seguita la premiazione del concorso Sud Top Wine con i vincitori annunciati dal presidente della commissione di giuria, Daniele Cernilli. Trentanove i vini premiati, provenienti da Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata.

 

ECCO I PREMIATI

DOC ETNA BIANCO

Doc Etna Bianco N'Ettaro 2018 - Masseria Setteporte

Doc ETNA BIANCO 2018 - Travaglianti

Doc Etna Bianco Affiu 2018 - Eredi di Maio Superiore

DOC ETNA ROSSO

Doc Etna Rosso Badalarc' 2015 - Spuches

Doc Etna Rosso Riserva Zottori Noto 2015 - Cottanera

Doc Etna Rosso Piano dei Daini 2016 - Tenute Bosco

ROSSI DA NERO D'AVOLA (DOC SICILIA E ALTRE DOC)

Doc Eloro Fontanelle 2014 - Curto

Doc Sicilia Nero d'Avola Donnatà 2018 - Alessandro di Camporeale

Doc Sicilia Nero d'Avola Azhar 2017 - Summanera

DOC SICILIA GRILLO E CATRRATTO

Doc Sicilia Grillo Lalùci 2018 - Baglio del Cristo di Campobello

Doc Sicilia Grillo Vigna di Mandranova - Alessandro di Camporeale

Doc Sicilia Grillo Timpa 2018 - Feudo Montoni

BIANCHI SICILIANI (VARIE DOC)

Doc Sicilia Zibibbo Rajah 2018 - Gorghi Tondi

Doc Sicilia Insolia 2018 - Feudo Principi di Butera

Doc Monreale Catarratto Lu Bancu 2018 - Feudo Disisa

ROSSI SICILIANI (VARIE DOC)

Doc Faro Oblì 2015 - Tenuta Enza La Fauci

Docg Cerasuolo di Vittoria Poggio di Bartolone 2017 - Poggio di Bartolone

Docg Cerasuolo di Vittoria 2016 - Tenuta Bastonaca

DOCG TAURASI

Docg Taurasi Riserva Vigna Cinque Querce 2011 - Salvatore Molettieri

Docg Taurasi Vigna Cinque Querce 2012 - Salvatore Molettieri

Docg Taurasi 2014 - Macchie S. Maria

DOCG GRECO DI TUFO

Docg Greco di Tufo Giallo d'Arles 2018 - Quintodecimo

Docg Greco di Tufo 2018 - San Paolo Claudio Quarta

Docg Greco di Tufo Terre degli Angeli 2018 - Terredora

DOCG FIANO DI AVELLINO

Docg Fiano di Avellino contrada Sant'Aniello 2014 - Vigne Guadagno

Docg Fiano di Avellino Excinere Resurgo 2018 - Terredora

Docg Fiano di Avellino 2018 - Vesevo

DOC AGLIANICO DEL VULTURE E DOCG AGLIANICO DEL VULTURE SUPERIORE

Docg Aglianico del Vulture Superiore Da Ginestra 2015 - Grifalco

Doc Aglianico del Vulture Titolo 2017 - Elena Fucci

Doc Aglianico del Vulture Grifalco 2017 - Grifalco

ROSSI PUGLIESI A BASE PRIMITIVO

Es Red 2015 - Gianfranco Fino

Doc Gioia del Colle Primitivo Chakra 2017 - Giovanni Aiello

Doc Primitivo di Manduria Raccontami 2016 - Vespa

ROSSI PUGLIESI A BASE DI NEGROAMARO

Silver Serie Vigne Vecchie 2015 - Vigneti del Salento

Zacinto 2018 - Masseria Cuturi

Selvamara 2016 - Cantine Due Palme

ROSATI

Doc Etna Rosato 2018 - Travaglianti

Contessa Filomarino 2018 - Tenute Girolamo

Doc Sicilia Rosato Donna Grazia 2018 - Gurrieri

Il recente album del pianista napoletano Antonio Fresa - Piano Verticale - ha un titolo che incuriosisce.
È un richiamo allo strumento in copertina, al pianoforte verticale effettivamente utilizzato? O è una scelta tecnico musicale, connessa al tipo di improvvisazione orizzontale o verticale (basata cioè su progressioni di accordi che utilizzino una sola o più scale)? Che sia invece legato ad un fatto audio cioè al tipo di percezione sensoriale?
La risposta sta ... nell'ascolto del disco, edito da The Writing Room, nella verticalizzazione dei suoni intesa come "espandersi" minimale di emozioni, un ventaglio di e-motion in ascesa crescente come in Inner Life a cui partecipano il vibrafonista Marco Pacassoni, il violinista Armand Priftuli e Stefano Jorio al cello. Dopo il solo di Fra sette anni eccolo affiancato dal flautista Ninon Valder in Cinque, score del documentario firmato da Stefano Incerti. Giá perché trattasi di musica connessa spesso a movies, come la successiva Mio padre, scritta per Core & Sang del regista Lucio Fiorentino, ospite il sassofonista Raffaele Casarano con The Writing Room String Ensemble ed El Campo, composta per un film di Hernan Belon.
Il brano Hanami è preceduto da Ispirazione, con la tromba "soffiata" di Luca Aquino, e seguito da Perdita, in chiusura, scrittura per L'antico presente, una short series di Fiorentino, dove oltre ai ricordati Pritfuli e Jorio, si affianca Pino Navelli alla viola. 
Primo step di una trilogia, il cd é prodotto colto di epidermica sensibilitá, scava dentro, a-scende e tra-sale con sussulti impercettibili, intensi, solari.
Per la cronaca Antonio Fresa ha prodotto con i Gatos do Mar, per RadiciMusic Records, il loro nuovo disco, La sindrome di Wanderlust. La formazione, di matrice campana, con la vocalist Annalisa Madonna, Gianluca Rovinello all'arpa e Pasquale Benincasa alle percussioni, produce una musica intrisa di mediterraneo, dolcemente affetta dai sintomi di quella "malattia del viaggiatore" che li porta a scoprire nuovi percorsi alla ricerca di quel che si è, delle radici di ciò che si è stati, in uno sperimentare vagabondo vocal-strumentale che naviga come onda sonora fra le amate sponde. Una rotta che porta a Mashalaima, isola (che non c'è) dove si attua la fusione di tutte le musiche del mondo, su una zattera che zigzaga idealmente da Violeta Parra a Cesaria Evora, fra Catania e il Parco Marino della Gaiola di Napoli, ospitando diversi musicisti "naufraghi" : il clarinettista Pino Ciccarelli, il fisarmonicista Luigi Esposito, Arcangelo Michele Caso al cello, il trombonista Attila Mahovics, il vocalist Roberto Colella e, fra gli altri ancora, tornando ab initio, il summenzionato Antonio Fresa.

Così come ha fatto discutere l'uscita l'anno scorso del giornale online, «Bitter Winter», il periodico che si occupa della persecuzione religiosa in Cina, diretto dal professore Massimo Introvigne, così farà discutere il suo ultimo libro, «Il Libro Nero della persecuzione religiosa in Cina», pubblicato qualche mese fa da Sugarcoedizioni (2019).

Il testo del professore torinese smaschera tutti i tentativi del regime comunista cinese di nascondere che in Cina non esiste libertà religiosa. Certo il mondo è distratto da tante cose e non si avvede della persecuzione religiosa ed etnica che sta raggiungendo livelli insopportabili.

Nell'invito alla lettura del libro, il giornalista Marco Respinti partendo dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, sostiene che il comunismo non è scomparso, si è trasformato, a tratti è mutato geneticamente, sostanzialmente sopravvive a se stesso. E se la ormai leggendaria “perestrojka”, quella russa, è stata soltanto il tentativo estremo e disperato di salvare il comunismo, quella del regime comunista cinese, almeno in parte è riuscita a salvare un certo tipo di comunismo, che Respinti chiama «neo-post-comunismo», una sorta di “terza via” di una perestrojka che finalmente riesce. Tuttavia per Respinti,«Il neo-post-comunismo» non è insomma la rinuncia al 'mito collettivista' in favore del mercato, ma la sopravvivenza di tutto quanto caratterizza l'approccio ideologico marxista-leninista alla realtà globale in un mondo e in un tempo in cui, obtorto collo per il regime cinese, il mercato ha vinto».

Il libro nero del professore Introvigne, sociologo delle religioni di fama internazionale, specialista da decenni, e tra i più prestigiosi, di nuovi movimenti religiosi, ci offre una prima mappa ragionata e aggiornata della repressione della religione nel Paese del drago rosso. Il libro nasce dalla recente esperienza umana, culturale e professionale di “Bitter Winter”.  

Il libro riesce ad entrare nella cortina fumogena della realtà quotidiana cinese. «Il 'miracolo economico' mediante il quale il neo-post-comunismo di Pechino si è ristrutturato per sopravvivere e prosperare nel mercato degli altri è stato raggiunto al prezzo di sofferenze e immoralità palesi, inclusi il lavoro schiavistico in veri e propri campi di concentramento che si burlano di chi giustamente ripete 'mai più', il materialismo più sfrenato, la violazione di ogni regola anzitutto morale su cui prospera l'economia davvero libera,e persino la logica e il linguaggio terribili della 'soluzione finale' per individui e gruppi dissidenti o percepiti come nemici implacabili».

Il regime comunista di Xi Jimping conduce una guerra senza quartiere all'idea stessa di Dio. In Cina la religione è stata sempre giudicata come innaturale e condannata prima o poi ad estinguersi, adesso col neo-post-comunismo hanno semplicemente affinato le tecniche e la strategia per cancellarla definitivamente.

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario generale del PCC, Xi Jimping, ha improvvisamente accelerato la repressione, aggredendo in maniera diretta le fedi, sia quelle bandite sia quelle più o meno tollerate o approvate dallo Stato.

In questa campagna di persecuzione con l'entrata in vigore della nuova “Normativa sugli affari religiosi” del 1° febbraio 2018, non tutti i gruppi religiosi vengono perseguiti allo stesso modo, questo dipende scrive Respinti dalla «forza oggettiva che i diversi gruppi religiosi hanno, una forza che non si calcola certo in termini “militari”, ma semmai “politici”, nel senso che più un gruppo è ben connesso all’estero e più sottile, benché non meno cattiva, è la persecuzione». Pertanto non conta il numero e neanche a volte il collegamento con strutture straniere. Conta la “potenza” del legame con l'estero,  come nel caso della Chiesa Cattolica. «Non ‒ come qualcuno pensa ‒ perché la Chiesa Cattolica abbia ceduto alle lusinghe o alla forza del regime, ma perché il “potere” (l’unica dimensione che una struttura di potere come il Partito Comunista Cinese [PCC] comprende davvero), e in specie il “potere” “politico”, della Chiesa Cattolica è tale a livello mondiale da impedire che Pechino applichi a essa le medesime forme repressive che impiega con altri».

Il libro di Introvigne ricorda che il 22 settembre 2018 la Santa Sede ha firmato un «un accordo provvisorio» con il governo cinese, le cui clausole sono segrete. Con questo accordo in pratica sulla nomina dei vescovi, però i problemi fra Vaticano e Cina non sono stati risolti. Anche se si registra qualche cambiamento in alcune diocesi.

Introvigne accenna alle proteste dei cattolici conservatori che protestano contro la “svendita” della Chiesa Cattolica al PCC. «La loro posizione e le loro preoccupazioni sono comprensibili, ma meno chiaro è quale alternativa fosse realisticamente percorribile per la Chiesa Cattolica dopo l'entrata in vigore della nuova legge sulle religioni». Per Introvigne, è probabile che la Santa Sede, pensa che «questi accordi offrano una certa libertà di operare apertamente all'interno delle società comuniste, influenzandone sottilmente la trasformazione dall'interno».

Tuttavia restano diversi problemi aperti come quelli della Chiesa cattolica clandestina che continua ad operare e quella dell'Associazione Patriottica Cattolica filogovernativa. Introvigne accenna ad un episodio nella città di Fuzhou, dove funzionari comunisti hanno disturbato le funzioni religiose, mentre i fedeli sono stati fotografati e filmati. Inoltre la polizia ha limitato a cinquanta il numero massimo di persone cui è consentito di partecipare alle celebrazioni religiose.

In altre contee i funzionari governativi hanno arrestato sacerdoti e suore e minacciato i fedeli, intimano di ascoltare le messe nelle chiese controllate dallo Stato.

Introvigne elenca diversi episodi documentati tra l'altro dal giornale online, “Bitter Winter”, dove gli appartenenti alla Chiesa Cattolica clandestina, per decenni perseguitata a causa della sua fedeltà a Roma, dovrebbero aderire alla Chiesa Patriottica controllata dal governo oppure andare in carcere se rifiutano di farlo.

La reazione del Vaticano c'è stata, viene segnalata da Introvigne, si tratta di una  intervista al cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Il cardinale condivide le perplessità di alcuni sull'accordo e soprattutto spera che le condizioni dei cattolici clandestini migliorino, respingendo l'interpretazione che hanno sull'accordo il PCC.

Il volume del sociologo Introvigne nasce dalle pagine virtuali di Bitter Winter, da alcuni articoli principali apparsi sul periodico.

I TRE MERCATI DELLA FEDE.

Dopo aver proposto un quadro generale della libertà religiosa in Cina, Introvigne arriva alla conclusione che questa libertà non è mai esistita, sotto nessun regime, dalla Cina imperiale a quella repubblicana. Interessanti le riflessioni sulle strategie adottate da Mao tze Tung, sulla religione, fino ad arrivare con l'era di Xi Jimping, che Introvigne ravvisa per il culto della personalità, molte somiglianze con Mao.

Riprendendo lo scenario religioso cinese proposto dal sociologo Fenggang Yang, Introvigne divide il libro, in tre settori: il «mercato rosso», il «mercato grigio» e il «mercato nero». La differenziazione non è, precisa Introvigne, dovuta a una differenza di gradimento delle diverse fedi da parte del regime, ma alla diversa tolleranza di fatto (poiché di principio lo Stato comunista cinese considera nemiche tutte le fedi) di cui i vari gruppi godono o per l’impossibilità del regime di schiacciare tutti ugualmente allo stesso modo nello stesso tempo.

Pertanto il «mercato rosso» è lo spazio dove il regime cerca addomesticare alcuni gruppi, infiltrandoli e controllandoli dall’interno (attraverso la Chiesa delle Tre Autonomie per i protestanti, l’Associazione patriottica cattolica cinese, l’Associazione islamica cinese, l’Associazione buddhista cinese, l’Associazione taoista cinese, tutte originariamente create negli anni 1950)

Naturalmente la vita di chi appartiene a questi cinque organismi non è totalmente libera, perchè intanto non è consentita nessuna critica al PCC, il proselitismo è proibito e si può predicare solo all'interno delle chiese autorizzate. E poi ci sono una serie di norme amministrative cavillose, che di fatto riducono le comunità religiose a serve del PCC. Ci vuole poco a violarle e quindi ad avere distrutti i luoghi di culto e e arrestati i propri sacerdoti. Tra l'altro dopo aver equiparato la religione alla pornografia, si vieta ai minori di diciotto anni di partecipare alle attività religiose. Addirittura delle chiese sono state chiuse perchè le madri portavano in braccio i figli neonati.

Nel «mercato nero» vengono relegati i gruppi definiti xie jiao, si tratta di  un’antica espressione usata dal potere politico cinese per estromettere come «insegnamenti eterodossi» i gruppi sgraditi e oggi riesumata per essere distorta in “sette”, o “sette malvagie”, a imitazione di un cattivo costume in auge in Occidente qualche decennio fa.

Chi fa parte di questo elenco (dal quale si può entrare ed uscire) è un reato di cui si viene puniti con inaudita severità, con pene detentive da tre a sette anni, e proprio in questo ambito sono avvenute e  continuano ad avvenire le mattanze più crudeli e ignorate di gruppi quali il Falun Gong e la Chiesa di Dio Onnipotente, entrambi peraltro oggetto anche della raccapricciante pratica dell’espianto forzato di organi che alimenta il commercio clandestino.

Tra l'altro la polizia comunista cinese offre ricompense a chi fornisce i nomi di aderenti e informazioni su chi fa parte degli xie jiao e che possono ricondurre al loro arresto. Naturalmente per catturare i dirigenti sono previste offerte più elevate. «E' però piuttosto paradossale che uno Stato ufficialmente non religioso possa prendere seriamente in considerazione l'idea di decidere quali gruppi religiosi debbano essere repressi sulla base di criteri quali la natura di Gesù Cristo o la dottrina tradizionale della Trinità».

Inoltre nel libro Introvigne rivela che gli accademici cinesi sotto le direttive delle autorità comunista hanno importato dal movimento anti-sette occidentale la nozione del «lavaggio del cervello». Peraltro queste “sette” dal regime vengono trattate come gruppi non religiosi, pertanto non si viola la libertà religiosa.

A questo punto Introvigne pone una domanda: ma chi decide se una religione è “autentica” e invece un'altra soltanto “pretenda” di essere una religione? In Cina è il potere, dove risuona il motto del giurista imperiale romano Ulpiano (170-223): «Quod principi placuit, legis habet vigorem» («Quello che piaque al principe acquista forza di legge»). Dunque, «Il PCC novello imperatore, decide quali gruppi siano xie jiao, escludendoli dall'ambito della libertà religiosa e dei diritti umani. In questo modo – scrive Introvigne - i loro aderenti sono di fatto de-umanizzati». E pertanto secondo lo slogan del PCC stesso, questi movimenti devono essere «“estirpati totalmente”, come tumori. I tumori, del resto non hanno diritti, e li si può estirpare solo con la violenza».

Infine il terzo settore, quello del «mercato grigio», una specie di limbo. Dovrebbero far parte tutte le chiese domestiche, che si incontrano necessariamente in case private, le stime affermano che si tratta di 20, 35 milioni di cinesi, alcuni sostengono che sono molto di più. A questa categoria dovrebbe far parte la Chiesa cattolica “clandestina” i cinesi fedeli a Roma, ma con l'accordo del 2018, scrive Introvigne, la distinzione tra Chiesa clandestina e Chiesa patriottica dovrebbe essere cessata, ma di fatto ancora esistono comunità renitenti che rimangono nel “mercato grigio”.

Comunque sia i confini tra i tre mercati sono abbastanza porosi, sostiene il sociologo torinese. Sostanzialmente non si è sicuri da nessuna parte. Alcuni gruppi che fanno parte del mercato grigio, possono finire tranquillamente nel mercato nero, ossia nell'elenco degli xie jiao. In certi casi nemmeno il mercato rosso può dirsi completamente sicuro.

Concludo con le riflessioni di Marco Respinti, direttore responsabile del giornale online, “Bitter Winter”: Il comunismo è invece purtroppo vivo e vegeto [...] La Cina rappresenta oggi certamente un comunismo diverso da quello del maoismo classico o dell’Unione Sovietica, vinti dalla storia; ma la sua novità è anche quella di essere stato capace di sopravvivere a se stesso e di rivendersi all’Occidente. Ciò che invece resta immutato è il suo disprezzo per la vita umana e il suo metodo repressivo feroce».

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