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Giovedì, 22 Aprile 2021

Sono veramente tante le modalitá di fare musica d'insieme nel jazz.
Prendiamo l' album del Cristiano Pomante Group, "Libero pensatore" dopo l'esordio con "La Storia" edito da Alfa Music nel 2015. Il vibrafonista è specialista di uno strumento che nel settore annovera artisti tecnicamente "mostruosi" come Hampton e Burton. 
Certo più si va avanti e più diventa difficile inventare e reinventarsi cose nuove cionondimeno Pomante prova a far di suo.
Intanto il suo bagaglio di riferimenti è vario, Varèse e Metheny, Crumb e Corea, Grisey e Shorter. Inoltre i partners del suo nonetto sono quattro jazzisti di chiara fama - Claudio Filippini (pf), Marco Giongrandi (guit.), Michele Tacchi (b. el.), Alessandro Rossi (dr.) - a cui brillantemente si aggiungono i violinisti Alessio Cavalazzi e Luca Rapazzini, Milos Rakic alla viola e Bruna Di Virgilio al cello. Ed ecco allora scaturire l'idea di base del progetto enucleato in otto tracce che sono altrettanti "Point of view", che sarebbe poi il titolo della prima in scaletta, di ariosa musicalità. Risaltano in "To Clara" la melodia compunta, in "Eyes of the Sun" la centralità degli archi mai tapestry, in "The Art of Being Fragile" la multicolore tavolozza timbrica del vibrafono, in "Fantasia" (di Ernesto Pomante a differenza di tutti gli altri che sono di Cristiano) le atmosfere magiche del bolero, in "Orange Sky" la vivacità della sezione ritmica, in "Gioco di Ombre" l'armonia che si fa sensualità e il piano che si ritaglia un bello spazio in emersione. Infine "Libero Pensatore" è la "summa" che incardina il mo(n)do libero di Pomante, musica indipendente, non arbitrio, organizzata quel che basta perchè il pensiero trovi una strada autonoma per venir fuori.

Altra proposta discografica di "jazz d'insieme" ce la consegna la label Dodicilune.
Si tratta dell'album " Little Things in Many Things ", a firma del pianista Walter Gaeta unitamente al batterista Dante Melena che firmano la gran parte dei nove brani in cd.
Presenza stabile è quella del sassofonista Gianluca Caporale mentre quasi fissa è l'altra del trombettista Jorge Gabriel Ro'. Per il basso Maurizio Rolli si alterna a Emanuele Di Teodoro laddove sono più intermittenti gli interventi di altri jazzisti.
Il numero è (in) potenza di per sè un segnale di un percorso articolato prescelto per addivenire ad un dato sound che dipenderà da più fattori: cornice stilistica, qualità compositiva, orchestrazione, livelli di scrittura e improvvisazione.
Il risultato, in questo caso, è una sonorità moderno/contemporanea in/audita nel senso di poco sentita in giro per innegabile originalità che scaturisce dal mix di strumentisti fissi ed ospiti. Infatti il disco si ritrova impreziosito dalle performances del trombettista Alex Sipiagin in 'Rondò for Max", dal canto di Diana Torto in "Travel Days" e in "A volte capita", dalla chitarra di Mauro De Federicis in "M.M." in cui partecipa il sassofonista Marco Salvatore.
Un jazz ideato "a quattromani" dove tastiera e bacchette dettano tempi e spazi cambiandone e scambiandone, quasi il gioco delle tre carte, climax, atmosfere e solisti. Per cui si può passare dall'incalzo dei fiati di "Obsession" alla poesia di "Ada", scritta da Alfredo Impullitti, in cui Gaeta, autore fra l'altro degli arrangiamenti, dimostra la sua capacità di "trattare" liricamente il pianoforte; e si può andare dai levigati suoni in estensione del soprano in "Hello Sun" al mood intenso di "Golden Storm" fino a "Prelude" dove è la batteria a far da apripista al tripudio dell'insieme.

La storia dei santi è radicata in una Calabria spiritualmente guidata da San Francesco di Paola patrono dei gente di mare, venerato in quasi tutti i paesi della regione e nel mondo laddove ci sono molti calabresi.
Il sacerdote scalabriniano padre Maffeo Pretto, in un suo libro sulla pietà popolare, ha censito ben 417 località abitate che portano il nome di un santo. In terra calabra lo si ritrova nello stessa denominazione di centri quali San Marco Argentano, San Demetrio Corone, San Giorgio Morgeto, San Martino di Finita, San Vincenzo La Costa, San Luca, San Mauro Marchesato, San Nicola da Crissa, San Giovanni in Fiore, Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, Santo Stefano d'Aspromonte, Santo Stefano di Rogliano, Serra San Bruno, San Pietro in Guarano, Santa Caterina sullo Jonio, Sant'Agata d'Esaro ... dunque già nominalmente molti comuni hanno nella devozione al santo patrono uno specifico tratto distintivo storico-culturale.
Spesso, anche se limitrofe, le comunità tendono a differenziarsi, per esempio Laino Castello è affidata alle cure religiose di San Teodoro mentre la vicina Laino Borgo ha come patroni i santi Pietro e Paolo. I patronati religiosi in genere variano da comune a comune: San Giuseppe veglia su San Sosti e Santa Domenica Talao mentre su Castrovillari ha "competenza" San Giuliano, San Biagio su Cassano Jonio, Sant'Umile su Bisignano, San Giovanni su San Lucido, Santa Rita su Montalto Uffugo, S. Vito su Aieta, San Dionigi su Crotone, San Vitaliano su Catanzaro, San Leoluca a Vibo. Sul Jonio troviamo San Rocco a Trebisacce, San Michele ad Albidona, San Cataldo a Cariati, a Rossano s.Teodora e S. Bartolomeo discepolo di San Nilo.....
Ancora. Longobucco e Pietrapaola si affidano al culto di San Domenico mentre Sant'Antonio "sovraintende" su Castiglione.
Sul Tirreno, poco dopo San Ciriaco a Buonvicino, arriviamo a Belvedere Marittimo, protetto da San Daniele Fasanella. E qui fioriscono le storie legate alla presenza nel convento francescano delle reliquie di Valentino. Mare e calura! Singolare la credenza secondo cui sant'Onofrio ( Il paese è nel vibonese) sarebbe protettore dei nudisti, perchè vestito della sola lunga barba!
Ma andiamo a musica e spettacolo, settori in cui se gli attori si affidano a San Genesio i musicisti fanno riferimento a Santa Cecilia non senza sottolineare il ruolo di s. Gregorio Magno nella storia della musica, a lui si deve infatti il canto gregoriano.
Nel cercare riscontri in Calabria emerge, e del resto accade anche altrove nel resto d'Italia, come i santi siano oggetto e soggetto per musiche ad hoc.
Fanno parte del "canzoniere della fede" brani, anche non riferibili esclusivamente al territorio regionale, dedicati ai ss. Cosimo e Damiano (venerati a San Cosmo Albanese, Riace e Satriano) e, allargando il discorso a Santa Maria, alla Madonna di Costantinopoli (bello l'Inno scrittole a Rende da don Francesco De Paola sulla base di una tradizionale melodia napoletana, di recente ripreso dalla Chorale Lentini diretta da Silvano Marchese che a sua volta le ha dedicato Regina del Cielo) mentre la Madonna del Pettoruto di San Sosti è stata cantata fra gli altri da Fausto Liguori. Diversi i testi musicali sulla Madonna di Consolazione a Reggio Calabria e legatissima alla musica si conferma la Madonna di Polsi messa in note da Ciccio Carere, Alessandro Tripodi, Luigi Castelvetere... La Madonna del Pilerio a Cosenza ha ispirato lo spettacolo " Maria madre del popolo" con Emilia Brandi e musiche di Mirko Onofrio. 
La superstar resta comunque San Francesco di Paola grazie a melodie, inni, canti al suo indirizzo, persino musical (E sulle onde viaggiò, di Michele Paulicelli) e colossal operistici (Francesco De Paula, per la regia di Marco Simeoli, musiche e testi di Francesco Perri).
Il Taumaturgo, oltre a ispirare recital in dialetto come " 'U Santu Nuostu" di Attilio Romano su musica di Vincenzo Perugini e lavori in prosa come "Francesco e il re" di Vincenzo Ziccarelli, ha ricevuto il tributo musicale dal grande Franz Liszt che nella composizione "San Francesco di Paola che cammina sulle onde" ne ha celebrato il miracolo dell'attraversamento dello Stretto di Messina. Fra gli interpreti della "Leggenda" i pianisti Aldo Ciccolini, Roberto Prosseda, Federico Zattera, Lise de La Salle... per una Sonata la cui tessitura armonica genera un manto di flussi sonori come flutti marini, ora quieti ora mossi, e dalle ricche scale quasi a creare un ponte virtuale fra le due sponde calabra e sicula. Si tratta di una delle più partiture più intense del compositore ungherese, fra i maggiori esponenti dell'ottocento romantico, è stata dunque ispirata dallo spettacolare prodigio di San Francesco "il santo più amato dai calabresi e il calabrese più amato fra i santi". 
C'è diffuso rispetto e affetto "Al Santo Glorioso" (titolo del famoso Inno), verso una figura, la sua, totalizzante e giganteggiante un pò ovunque, anche fra le popolazioni albanofone di Calabria.
In regione, zampogne (specie a Natale) chitarre e fisarmoniche sogliono accompagnare le note di canti che non attengono solo a briganti e malavita ma si incentrano su amore e nostalgia, natura e bellezza, dolore e festa, lavoro e tradizioni popolari nelle quali sono stabilmente allocate le figure dei santi e di Maria.
In discografia se la Madonna delle Grazie e S. Rocco sono cantati da Diego Gambareri Il martirio di Santa Lucia lo è da Otello Profazio, cantastorie a cui si devono fondamentali album come "L'orologio della passione" e "Gesù Giuseppe Maria" .
L'antropologo Leonardo Alario nel 2012 ricordava, in "I santi cantati", che "oltre che di alcuni santi il cui culto è strettamente locale (vedi ad esempio S. Agazio a Guardavalle) i canti narrativi religiosi celebrano i miracoli dei santi la cui devozione è diffusa in quasi tutti i luoghi della regione e, in alcuni casi, d'Italia; San Rocco, San Francesco di Paola, Sant'Antonio di Padova, Santa Lucia, Santa Barbara, più limitatamente Santa Filomena, sono i santi di cui più frequentemente si ascoltano ancora, durante le processioni e nelle case, l'eroica morte o i mirabili miracoli". La musica dei santi, cosí come in genere la musica religiosa, si incrocia infatti con la ritualità del sacro. Guardando alla storia della riproduzione sonora si scopre che nel 1952 la francese Pathè aveva inciso su 78 giri un "Augurio sacro" corale a carattere liturgico del rito greco-bizantino, registrato a San Benedetto Ullano. Ancora prima l'etnografo Armando Muti aveva dedicato ai Canti religiosi di Pedace un intero volume della sua monumentale raccolta "Tradizionalismo popolare calabrese".
Il discorso andrebbe approfondito per esempio analizzando i tanti canti di passione e le modalità stesse delle processioni, quasi mai "mute", per la parte musicale insita e nello specifico eventuali riferimenti ai santi. E c'è musicalità anche nei testi del rosario.
Demetrio Guzzardi, editore e studioso di iconografia e antropologia religiosa, ha osservato in rosari cantati nel vibonese una salmodia "con melodia e ritmo vero e proprio" . 
Va altresí rilevato che molti testi di vari canti vengono riportati dietro l'immagine a stampa del santino, nell'immaginetta simbolo che serviva a lenire la nostalgia degli emigrati e spesso doveva essere la statua del santo del paese ad esservi raffigurata.
Semplici memorie etnoculturali? Proprio no perchè gli uomini hanno bisogno di segni e simboli ma anche di voci e suoni per alimentare la propria spiritualità. E tante comunità necessitano di padri-patroni a cui rivolgersi e a cui affidare, con le speranze, la custodia della propria identità.

La musica non è solo un atto artistico. E cosí la creatività musicale non può essere vista come semplice frutto di fantasia e memoria ma è da associare a sinapsi, intelligenza, dna.
Quello musicale è insomma un linguaggio strettamente connesso a storia, economia, politica, società, costume, le cosidette scienze sociali e umane ma lo è anche con le scienze strettamente intese.
La sinergia fra i due ambiti viene applicata in "Musiche in mente", un volume edito da The Writer, scritto da due Autori aventi competenze ed interessi diversi: Amedeo Furfaro, giornalista e critico musicale, e Lionello Pogliani, collaboratore scientifico dell'Università di Valencia, che si avvale della collaborazione di Laurent Vercueil e Michel Villaz.
Il lavoro è un sistema integrato di scritti che interconnettono due tipi di logica, quella scientifica e quella umanistica, cosa che era normale ai tempi di Pico della Mirandola e di Leonardo da Vinci ed anche con Pitagora che legava l'armonia musicale alla matematica a differenza dell'oggi in cui trionfano gli specialismi e le ricerche settoriali.
Si può allora parlare di musica toccando temi di fisica e acustica, chimica e biologia, medicina e neuroscienze da una parte; e di filosofia e linguistica, storia sociale e antropologia, diritto e geografia dall'altra, profili che nel lavoro appaiono apparentati.
Per cui capita di disquisire di amusia, propriocezione, ecg, musicoterapia così come di Jean Jacques Rousseau e Theodor W. Adorno fra i filosofi o di Glenn Gould, John Lennon, Sebastiàn Yradier, Francesco De Gregori, Pat Martino fra i musicisti.
Non ci sono spartiacque fra generi musicali (classica, jazz, folk, cantautorato) od arti, a partire da quelle visive fino alle letterarie, nè steccati fra le varie discipline perchè gli argomenti trattati dai due saggisti con lenti bifocali sono ben amalgamati da un unico, aggregante, approccio metodologico multidisciplinare.
Si tratta di una concezione organica della musica che viene ricondotta in un unico arco culturale combinando idee che in genere non sono messe in correlazione fra di loro.
Ed allora nel volume può succedere di vedere accostati il cervello di Mozart e il corpo sonoro di Bobby McFerrin, medio evo e futuro, arti del trivio e del quadrivio, vecchi e nuovi media, il che vuol essere uno stimolo ad una riflessione complessiva su come lo sviluppo dell'arte musicale abbia interessato ed investa tutto l'arco dello scibile umano.

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