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Mercoledì, 15 Luglio 2020

Franco D'Andrea "New Things", Parco della Musica Records

Cose Nuove dal mondo del jazz. Il pianista Franco D'Andrea, storico ed acclamato jazzista italiano di levatura internazionale, un curiculum da capogiro e collaborazioni che vanno da Max Roach a Gato Barbieri, tanto per fare un paio di nomi, presenta "New Things", un nuovo album prodotto dalla Fondazione Musica per Roma-Parco della Musica Records.
Musicista, D'Andrea, che non ha bisogno di presentazioni.
La formazione del doppio cd è il suo trio che annovera Mirko Cisillino, dal grande "effluvio" trombettistica ed il chitarrista Enrico Terragnoli, tipico il suo tocco personale e le ricche aperture tech. 
La "bacchetta" virtuale del pianista enuclea i contenuti del proprio progetto e detta i tempi delle esecuzioni mettendo dentro un po' di tutto, trad swing cool bop free sperimentale, con le "consuete" doti della sintesi espressiva e dell'elevata disponibilità all'accoglienza stilistica.
Succede così che accanto a spezzoni di Livery Stable Blues e Tiger Rag si vadano a collocare brani d'avanguardia con una sorprendente continuità. 
D'Andrea ci ha abituati a vedere la storia del jazz secondo una prospettiva sincronica ed orizzontale che contemporaneizza il classico e classicizza il contemporaneo. 
Una musica, la sua, su cui si lasciano installare sovrastrutture, estensioni sonore che vanno ad applicarsi sulla primaria sorgente compositiva per meglio qualificarla in interpretazioni fondanti e fiondanti. In cui trovano spazio la tromba in "March", gli effetti elettronici prodotti dal chitarrista in "P4", e si evidenzia l'intensità d'insieme di "Deep"... Un disco matrioska che presenta altre sorprese. Quelli appena descritti sono semplici flashes di un lavoro scaturito da(l numero perfetto di) postazioni coordinate attorno ad un nucleo, quello del leader, che si/ci offre una sorta di trifoglio che si nutre di semi di diversa natura per far germogliare il triadico "New Things". Riprendendo dal vocabolario francese très (molto) e dal portoghese tres (tre), verrebbe da dire un Trio " Très Tres "!

Amanita, Calandra, Manitu Records

Musical phrasing, Walking bass, Drumming. Tre gerundi che potrebbero sintetizzare i principi cardine della musica degli Amanita. Anche nel nuovo disco, Calandra, edito da Manitu Records, il primo, il fraseggio, è il ruolo affidato al chitarrista Raul Gagliardi che lo espleta modellando armonie, delineando melodie ed improvvisando con accorto garbo e frizzante inventiva, già dall'apertura in "Wriland". Il secondo, il walking del contrabbasso o del basso elettrico, sono le sequenze i contrappunti le quadrature che fornisce Carlo Cimino, solista di massima sicurezza nella navigazione in mezzo al turbinio di note generato dalla chitarra. Il terzo, il drumming, è lo stantuffo, il motore di ricerca di contrattempi stacchi e sincopi tenuto sotto controllo dal batterista Maurizio Mirabelli.
Gerundi ovviamente al presente perché la loro è musica fresca di attualità jazzistica, non rincorre citazioni né effettua flashback tranne forse un'occhiata alla GRP, e si guarda attorno nella realtà per ispirarsi senza insaporimenti etnici semmai con frequenti immersioni nelle metriche del contemporary più evoluto.
Ma perché quel titolo al disco?
La calandra è un uccello che nidifica anche sulle montagne della Calabria, da dove i musicisti provengono, ma è soprattutto, lo si legge nelle liner notes, espressione gergale che indica le ore più calde del giorno. Non c'è somiglianza con la siesta messicana, anche se il brano omonimo, al centro del disco, ha delle intonazioni spanish; nel villaggio glocale degli Amanita, in quelle ore roventi, la calura stimola la mente verso un fare statico ma creativo, magari accarezzati dalla brezza di un leggero venticello sotto l'ombra di un albero.
La musica dei sette brani, oltre " Message in a bottle " di Sting, di questo prezioso compact va allora ascoltata immaginando un tipo di contesto del genere, pensando di esser nella controra, quella delle lucertole campestri che sgusciano via per fermarsi davanti al rivolo di una fontana. Per meglio goderla, l'acqua, come la musica!

San Rocco è stato e resta nel cuore e nelle preghiere dei suoi fedeli, colpiti oggi da una nuova epidemia, che è comparsa nel nostro tempo all'improvviso, e siamo straziati da questo virus che può essere equiparato alla peste che San Rocco combatté  e vinse semplicemente con la preghiera e con la sua eroica e taumaturgica carità.

San Rocco è stato e resta un singolare testimone della carità di Cristo, modello evangelico di distacco dalle cose del mondo, si fa povero, animatore di servizio ed esempio e di altruismo, rifugio e speranza nella Provvidenza Divina di fronte all'impossibile umano.

Amico/a se anche tu vuoi intraprendere un cammino all'ombra di San Rocco, e come Lui vuoi servire  il Signore, allora contattaci e vivi anche tu con la tua comunità un cammino semplice fatto di fede, speranza e carità.

La forza trainante della storia e del mondo è l'amore: Dio è l'Amore e san Rocco ne è un segno certo.

Preghiamolo con fede, guardiamo a Lui che è nostro amico, perché è amico di Dio.

Fratel Constantino 

 

Coronavirus, un’epidemia di cui si conosce poco, che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. C’è un Santo in particolare, a cui si fa ricorso proprio in periodi come questi, ed è San Rocco da Montpellier. La sua devozione inizia nel pieno Medioevo quando, contro la terribile piaga della peste, veniva invocato affinché placasse il contagio. Attualmente il suo culto ha varcato i confini italiani ed europei; solo in Italia vi sono tremila chiese, oratori e Santuari, è  patrono di ben 1386 comuni e compatrono di 890 paesi, un santo molto venerato in Basilicata e nel sud Italia, a cui rivolgersi con fede in questo momento delicato della nostra storia.                                Nessuno può dimenticare, per la sua vita e per la vita dell’umanità, l’epidemia in cui siamo sommersi; nessuno può minimizzare il grande impegno dei medici, degli operatori sanitari e sociali, e nessuno può lavarsi le mani dagli sciacalli che la nostra società opulenta, predatrice, fa nascere dai suoi egoismi inveterati. Davanti ad una situazione così confusa e pericolosa, il popolo di fedeli guarda a San Rocco ed osasperare in una conversione e in una nuova mentalità nei confronti della natura, degli altri e dello stesso Dio. San Rocco, dentro epidemie ancora più virulente e devastatrici di quelle odierne, cristiano convinto, non è stato a bilanciare vantaggi e  svantaggi, pericoli e fortune, devozioni alle tombe degli Apostoli a Roma, e morti che continuamente incontrava sulla strada del suo pellegrinare. Si è messo immediatamente a servizio del sofferente, povero o ricco, giusto o malvagio, strafottente o condiscendente, il povero insomma che incontrava mezzo morto nel suo cammino, e così si fermò, cambiò direzione, sensibilizzò il giro dei sani per recare sollievo ai colpiti dall’epidemia. Fu tale la sua opera, e tanto pericolosa l’epidemia dei suoi tempi, da renderlo la “Mano di Dio” in soccorso per tutta la sua vita dei malati di lebbra. Non era medico, ma portava ai malati l’affetto di un uomo, la forza di un lavoratore che presta mani e piedi a chi ne aveva bisogno, e portava la misericordia di un Dio che usciva dalla regola dei conventi per favorire un incontro con i laici,perché non si smarrisse mai la speranza. 

L’ “Associazione Europea Amici di San Rocco” fondata nel 1999, conta 76 gruppi  di preghiera in Italia e 18 negli altri paesi europei. Tante sono le opere di accoglienza e carità che svolge nel nome del Santo di Montpellier. In questo momento di particolare emergenza, la nostra Associazione si mostra maggiormente impegnata come gruppo di credenti a mettersi a disposizione dei bisogni spirituali, morali e curativi di tutti, e soprattutto delle vittime di questa epidemia, cercando di rispecchiare i valori del Santo pellegrino, non un santo  delle piazze o delle ricorrenze periodiche,  ma un uomo di Dio da prendere ad esempio di concreta carità ardente.

Sono vicino a tutti gli italiani, e al mondo intero, e sono sicuro che ne usciremo con la forza dell’opera e della fede, il coronavirus , un’epidemia di cui si conosce poco, che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. C’è un Santo in particolare, a cui si fa ricorso proprio in periodi come questi, ed è San Rocco da Montpellier. La sua devozione inizia nel pieno Medioevo quando, contro la terribile piaga della peste, veniva invocato affinché placasse il contagio. Attualmente il suo culto ha varcato i confini italiani ed europei; solo in Italia vi sono tremila chiese, oratori e Santuari, è  patrono di ben 1386 comuni e compatrono di 890 paesi, un santo molto venerato in In tutte le regioni e nel sud Italia, a cui rivolgersi con fede in questo momento delicato della nostra vita .

Il Santo pellegrino, che metteva assieme tutte le forze disponibili per i  momenti più impossibili e gravi, convinto che fosse Dio, come sempre, a guidare la storia.  

Fratel Costantino De Bellis 

Fondatore dell’“Associazione Europea Amici di San Rocco”

“Dimmi come e quando” è il nuovo slogan, decisamente meno allegro del tormentone musicale dell’estate 2019, che veicola un ulteriore appello disperato da parte del movimento spontaneo Italian Wedding Industry, che, all’indomani dell’approvazione del nuovo “Decreto Rilancio”, pretende risposte improrogabili da parte del governo nazionale, sulle modalità e le date certe per ripartire con le attività lavorative già dalla Fase 2, a sostegno di migliaia di imprenditori ad oggi non solo sprofondati nel baratro, ma soprattutto abbandonati.

A un mese di distanza dal primo appello, infatti, completamente ignorato, torna a farsi sentire, IWI, il movimento spontaneo che, partendo dalla Sicilia, con l’imprenditore Umberto Sciacca, l’event manager Barbara Mirabella e l’imprenditore Luca Damiani, ha coinvolto, da Sud a Nord, l’intera filiera italiana del settore wedding, events e congress, che annualmente, fattura  40 miliardi (tra cui, solo per fornire alcune recenti stime: 600 milioni per abiti da sposa e cerimonia, 440 milioni per il destination wedding, 400 milioni per fotografi e video maker e così via con una lunga lista).

Con oltre 5000 firme, anche da parte dei più prestigiosi brand nazionali della produzione di abiti da sposa, sposo e cerimonia, il movimento ha generato una sottoscrizione che dà nomi e cognomi alle vittime inascoltate dell’ecatombe economica, conseguente alla pandemia da Covid19, per essere stati i primi a fermare la macchina organizzativa e, in base alle recenti disposizioni, anche gli ultimi a rimetterla in moto.

“È assurdo che, nonostante le nostre ripetute richieste di confronto, attraverso la sottoscrizione nazionale che è stata inviata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a tutti i gruppi parlamentari e del senato, nessuno abbia preso in considerazione le nostre proposte concrete per riprogrammare le cerimonie e i grandi eventi, o dato attenzione alle istanze di un intero comparto oggi al collasso, con l’85% del fatturato nazionale già andato perduto. Siamo convinti che, così come è stato possibile trovare delle soluzioni per i mercati rionali, il trasporto pubblico e gli spazi ristretti come gli aerei, si possa immaginare, anche il supporto degli ordini professionali come gli architetti, gli ingegneri e i geometri, per cerimonie all’aperto o, per esempio, riorganizzare sale per convention ed eventi aggregativi in maniera composta, con nuove modalità di servizio, salvando un intero comparto, che adesso è stato reso vietato e privo obiettivi neanche a medio termine. Chiediamo che il governo ci dia gli strumenti per ripartire, ma soprattutto non ci lasci nell’eco sordo delle nostre richieste di aiuto”.

Una moltitudine di operatori stretta in un abbraccio ideale che, partendo dagli event planner, arriva agli allestimenti;  dagli atelier da sposa, al catering; dal servizio noleggio auto, alle strutture ricettive; dai fotografi, ai parrucchieri… fino ai service, per citarne solo alcuni, ad oggi divenuta sempre più grande e compatta,  in seguito alla recente adesione al movimento da parte della filiera della bomboniera, grazie all’editore della rivista “Bomboniera Italiana”, Giovanni Mirulla, che ha stimolato l’azione da parte dell’importante settore del Made in Italy, in grado di coinvolgere i maggiori distretti produttivi dal Veneto, alla Lombardia; dalla Toscana, alla Campania; dalla Puglia, alla Sicilia.

Ma non è finita qui, in virtù dell’onda emotiva che ha letteralmente colpito con uno tsunami commerciale l’intera filiera, con migliaia di richieste pervenute, Italian Wedding Industry, ha deciso di riaprire una nuova raccolta firme, volta a rafforzare il grido di aiuto e a raggruppare tutti i professionisti del comparto, che rappresentano un’eccellenza italiana.

“Stiamo continuando ad andare avanti con il nostro movimento – dichiara Umberto Sciacca – perché non possiamo aspettare più neanche un giorno: abbiamo bisogno di aiuto, in quanto sarà molto difficile celebrare un matrimonio con le restrizioni, infatti, molte spose hanno già rinviato il proprio evento al 2021. Con i nostri atelier di abiti da sposa, sposo e cerimonia, ci stiamo preparando alla riapertura del 18 maggio, ma dato che eventi matrimoni e cerimonie sono vietati, non sapremo a chi vendere i nostri preziosi abiti, così non arriveremo alla prossima stagione perché dovremo affrontare un anno intero pagando affitti, bollette, tasse e soprattutto i fornitori di merce che è rimasta invenduta. Molti di noi sono già falliti”.

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