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Domenica, 27 Settembre 2020

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Fra le nuove proposte musicali del 2020 ce ne sono alcune che stanno emergendo con prepotenza. È il caso di due interessanti ugole che la Noize Hills ha presentato con due singoli. Ne parliamo con gli interessati.
Cominciamo con Tavo, un "cristicchiano", a giudicare dai temi trattati e dall'impegno del testo di "Annabelle": buona vena poetica, attenta anche alla rima, il che è quanto dire, di questi tempi. 

Tavo, " Siamo terra mischiata col fuoco, col sale, coi diamanti". Sono parole intense, le tue. Che sai coniugare abilmente con una musica che scorre come un fiume, come quello che ha il tuo nome. Ma Tavo è un nome d'arte...
In realtà tutti mi chiamano così fin dalla prima elementare. Tavo è semplicemente un soprannome che deriva dal mio cognome. L'ho tenuto per il progetto perché non credo esista un confine fra quello che dico e ciò che faccio, fra persona e artista.

A chi ti ispiri, in particolare?
Ho sempre ascoltato molta musica indipendentemente da artista o genere. Credo di aver provato a prendere il meglio dai miei ascolti e, nei limiti delle mie capacità, di aver cercato di usarlo creando una ricetta il più possibile personale/originale.

Progetti futuri?
Suonare tanto! I concerti sono la parte che più amo di questo mestiere. A breve sarà pronto il nuovo disco. In più il nuovo tour che ho presentato in anteprima ad Alessandria, insieme a Sick Tamburo, sarà uno show a 360 gradi molto curato e unico.

Passiamo ora ad un'altra proposta della stessa scuderia ma al femminile. Si tratta di Benedetta Raina che si presenta con "Davvero". Il brano è una sorta di reggae elettronico su cui la voce acid si installa pieghevolmente. La melodia del riff è interessante, resta in testa con facilità. Ma come nasce veramente "Davvero"?
"Davvero" nasce dalla necessità di dover trovare un equilibrio sincero tra le inevitabili difficoltà quotidiane, la voglia di non pensare troppo a quello che ci capita e prendere un po' tutto come viene.

Sembrerebbe al primo ascolto una canzone d'amore dialogato, raccordato, che utilizza un linguaggio antiretorico, molto vicino a quello giovanile d'oggi. 
Ma tu guardi anche alla tradizione?
Non nasce in realtà come canzone d'amore anche se capisco sia facilmente confondibile, parlando soprattutto di azioni abitudinarie che spesso sono quelle di un amore che si spegne. È piuttosto una canzone che ho scritto sul peso di vivere sempre con se stessi e il grande rischio di "disinnamorarsi" della vita per le cavolate che ci capitano tutti i giorni.

Progetti futuri?
Spero tanti live nella stagione invernale (covid permettendo) ma soprattutto nuova musica in arrivo!

Michele Samory, Jazzy Mike. Around The World, Cose Sonore & Alman Music

Il jazz è sperimentazione, avanguardia, ricerca, mix, contaminazione.
Ma il jazz è anche dixie, swing, latin insomma ...Jazz, inteso nel senso più pop del termine.
Così ci sono artisti che si muovono in quell'area, che ne coltivano il mood più classico, che ne praticano il sound, che sguazzano gioiosamente in quel mare di note. 
Il trombettista Jazzy Mike, al secolo Michele Samory, è uno di loro.
E l'album d'esordio, Around The World, pubblicato da Cose Sonore & Alman Music, offre un ventaglio di nove tracce di quelle che ti spingono a ritmare col piede in scioltezza ricalcando arie tradizionali come Chattanooga Chou Chou o seguendo la cadenza andante di Solitude di Duke Ellington od ancora intonando standard sognanti tipo Bewitched.
Samory è, si, un musicista giramondo, ma di un mondo anzitutto musicale prima ancora che geografico. Un solista che si propone anche come autore di una buona metà delle composizioni in scaletta di un cd di cui risalta immediatamente agli occhi la grafica della cover che ne rappresenta la giusta " pelle " (l'artwork è firmato da Martina Fratini). 
La band di Samory è composta da Massimo Morganti (tr.ne) Riccardo Federici (alo sax, fl.) Filippo Sebastianelli (t. Sax) Marco Postacchini (bar. Sax) Diego Donati (guit.) Manuele Montanari (cb) Tommaso Sgammini (pf) Lorenzo Marinelli (dr.) con interventi degli ospiti Sabrina Angelini (voc.) e Lorenzo Marinelli (perc.).

Nunzio Ferro & Casinò Babis, C'est la vie, Da Vinci

Una musica unplugged ovattata, che attutisce gli acuti, smorza i toni, dai suoni felpati, leggeri, di quelli che potrebbero ben figurare in un film di Woody Allen del genere Midnight in Paris. 
Solo che in quella pellicola il tema principale, Bistro Fada, era manouche mentre qui il gipsy è il tocco lieve, mai prepotente, di Nunzio Ferro in uno con la formazione in quartetto dei Casinò Babis - con l'altro chitarrista Marco Cavaliere, il contrabbassista Giovanni Mastrangelo ed il clarinettista Luigi Acquaro - ma che si va ad installare in atmosfere talora classiche talora jazzate. 
Nel compact, etichettato Da Vinci, pur essendo i brani abbastanza vari fra loro - dal bolero al walzer - c'è una base comune, un continuum, che è dato da questo singolare approccio ai temi, guidato in genere da clarinetto e/o chitarra "lead", un approccio che pare poesia sbiadita dagli anni e che ti catapulta garbatamente in un presente di memorie e nostalgia.
L'album è arricchito in alcuni dei nove brani dalla presenza di alcuni qualificati ospiti, il bandoneonista Gianni Iorio, i sassofonisti Gaetano Partipilo e Antonio Aucello, il batterista Aldo Cicoria. Ma perché C'est la vie? 
Lo stesso Django Reinhardt "con la sua vita rocambolesca, ci suggerisce che l'importante non è la meta ma tutto ciò che accade durante il percorso". È quanto scritto nelle note di copertina coerentemente al senso di una musica d'insieme che mette assieme i cocci del ricordo di un tempo il cui spirito può essere rievocato da melodie ricostruite come fossero d'epoca.

Ferdinando Romano, Totem, Losen Records, 2020

Gli etnologi chiamano Totemismo il culto verso un oggetto inanimato, in genere raffigurante animali o elementi naturali, a cui si attribuisce un dato valore simbolico.
Chiamare un album Totem, come ha fatto il contrabbassista Ferdinando Romano affidandolo alla label norvegese Losen, assume allora in qualche modo un significato riconducibile a una tale entità.
Totem - che Freud affianca ai Tabù in un suo famoso saggio - possono essere anche icone di riferimento per un artista che vi vede un centro di coagulo di piú valenze emotive cosí come di varie influenze e mèntori.
Nell'album è inserito non a caso il brano "Wolf Totem", preceduto da una "Evocation" al contrabbasso, che si ispira a L'ultimo lupo, il romanzo dello scrittore cinese Jian Rong in cui si celebra il canide venerato dall'antico popolo mongolo.
Eppoi gli otto pezzi sono introdotti da "The Gecko", "dea madre" che rimanda mentalmente all'iconografia sul tarantismo.
La musica è multiforme, si presenta all'inizio modale, a volte seriale ("Sea Crossing" in due episodi), alle volte impressionista ("Curly"), a tratti free ("Mirrors") o intrisa di lirismo mediterraneo ("Memories Reprise"). In tutto appare fondamentale il ruolo del "clan" di musicisti accanto al leader sciamano e cioè Tommaso Iacoviello al flicorno, Simone Alessandrini al sax, Nazareno Caputo a vibrafono e marimba, Manuel Magrini al piano e Giovanni Paolo Liguori alla batteria. Sul bel mood amalgamato dall'ensemble si insinua il suono "indolente" della tromba dell'ospite Ralph Alessi che la registrazione curata da Artesuono ci restituisce in tutta la propria pienezza poetica.

Massimo Barbiero - Eloisa Manera - Emanuele Sartoris , Woland. Omaggio a Il Maestro e Margherita

La Suggestione. Ecco da dove può partire la spinta a far nascere, dalla lettura di un libro o dalla visione di un film, un'opera musicale.
Una forza di natura psichica che puó ingenerare un processo creativo imbevuto di emozioni che provengono dall'esterno, da situazioni ambientali, o semplicemente da visioni o letture.
L'album Woland, nell'ispirarsi a "Il Maestro e Margherita" di Michail Bulgakov, è proposto dal percussionista Massimo Barbiero, dalla violinista Eloisa Manera e dal pianista Emanuele Sartoris alle prese come "trasposizione" della fonte principale che è data dal capolavoro dello scrittore russo.
Note musicali, quelle dell'album, che vivono anzitutto sull "'impaginato" e seguono la galleria di foto e immagini a partire proprio da Woland, personaggio- chiave nel volume testè citato attorno al quale ruota l'intero concept album.
Sono dieci tracce su una piú ampia traccia letteraria in cui i musicisti si alternano in veste di autori oltre che interpreti esponendo le loro Suggestioni attorno a temi come guerra, sensualità, ragione (il Maestro) istinto (Margherita) male, caos (Behemoth), corruzione, violenza, potere temporale (Pilato). 
Il diabolico Woland, che ha ispirato anche i Rolling Stones, quì viene "riletto" in una complessità che pare richiamare il Faust, esibendo due anzi tre linee narrative dettate, di volta in volta, dalla triade degli strumenti a cui è demandato il compito di reinventare in note il romanzo, di sostituire il parlato con i loro dialoghi, di rappresentare le filigrane caratteriali dei personaggi, i tormenti interiori. 
Barbiero ci ha abituati a progetti cosí sfaccettati e multidisciplinari. Stavolta l'esser affiancato da due solisti di livello elevato non fa che rafforzarne la figura di musicista colto e fantasioso, di immaginazione fervida e di nutrito retroterra psicoletterario. La Manera è ormai una acclarata realtà del jazz italiano apprezzata in vari contesti. Dal canto suo Sartoris ha appena pubblicato, con l'altro pianista Massimiliano Génot, Totentaz- Evocazioni Lisztiane (Dodicilune) reinterpretazione della nota danza macabra. Anche lí la Suggestione è maturata ma sulle pagine pentagrammate di un compositore classico in un quattromani evocativo di letteratura (pianistica).

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