Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Martedì, 11 Dicembre 2018

Nell'ultimo numero (392) della rivista di Alleanza Cattolica si riflette sugli abusi sessuali che hanno e affliggono la Chiesa. In particolare Marco Invernizzi, a pagina 5 interviene sugli attacchi a Papa Francesco da parte di certe frange di cattolici ultra tradizionalisti, che addirittura chiedono le sue dimissioni perché non ha saputo vigilare sul comportamento immorale di certi religiosi, in particolare del cardinale americano McCarrick. Invernizzi si riferisce alle accuse di monsignor Viganò, apparse  in una lettera sul quotidiano La Verità del 26 agosto 2018. «Utilizzare le profonde ferite e i peccati che 'sporcano' la vita interna della Chiesa - scrive Invernizzi - per chiedere le dimissioni del Papa, al quale si rivolge per denunciare questi mali, è un modo di affrontare il grave problema rendendolo ancora più difficile da risolvere. Stare con Pietro, pregare per lui, sostenerlo difendendolo, è la prima condizione per non essere travolti dal rancore e dal risentimento che minano la vita interna della Chiesa. Solo così sarà possibile resistere alla ' dittatura del relativismo' e avviare una nuova evangelizzazione del mondo occidentale, che muore nella disperazione».

Sempre sullo stesso tema, la rivista presenta due interessanti interventi di monsignor Robert Charles Morlino, vescovo di Madison, capitale dello Stato del Wisconsin. Nel primo il prelato americano presenta la Lettera del Santo Padre Francesco (Lettera al popolo di Dio, del 20.8.2018), riguardante la crisi in corso nella Chiesa dovuta agli abusi sessuali.

Dopo la pubblicazione di un rapporto di 1500 pagine sugli abusi compiuti negli ultimi settanta anni, da esponenti della Chiesa su migliaia di minorenni, dinanzi a queste storie monsignor Morlino confessa di essere tentato dalla disperazione. Ma poi consapevole che la presenza del peccato, anche all'interno della Chiesa, è una costante della sua storia, si va avanti senza minimizzare, condannando gli abusi, puntando alla santità.

Il vescovo però critica certi atteggiamenti all'interno della Chiesa, quello di tenere separati «gli atti classificabili come 'di omosessualità', che la cultura dominante giudica oramai accettabili, da quelli 'di pedofilia', ancora pubblicamente deplorevoli». In pratica si è sostenuto che i problemi fossero solo quelli di pedofilia, invece c'è anche quello dell'omosessualità. C'è stata una tendenza a sminuire il problema, c'è stata una malintesa «pastoralità». Ma per monsignor Morlino occorre farla finita con il peccato, che va sempre sradicato e considerato inammissibile. «Amare i peccatori? Si. Accettare il vero pentimento? Si. Mai dire, però, che il peccato è in qualche modo accettabile».

Pertanto il vescovo nella lettera invita tutti coloro che sono stati vittime di abusi da parte di sacerdoti o operatori pastorali a farsi avanti e a denunciare. Infine ha promesso di vigilare sui seminari, dove bisogna restaurare un clima di «formazione di preti santi, fatti a immagine di Cristo», nelle parrocchie e in tutti i luoghi di formazione, invitando tutti  a fare atti di riparazione pubblici al Sacratissimo Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.

Segue la lettera del vescovo americano che ha scritto ai fedeli della sua diocesi di Madison. Monsignor Morlino si è detto stufo dell'occultamento della verità ed ha chiesto che si faccia chiarezza sugli abusi sessuali compiuti da preti, vescovi e e perfino da cardinali. Le storie che emergono sono nauseanti, ascoltarli viene il voltastomaco e il disgusto diventa forte pensando alle povere vittime. E rivolgendosi a loro, con dolore, li invita a venire allo scoperto e cercare aiuto per intraprendere un percorso di guarigione. «Non vi è nulla in queste storie di accettabile. Queste azioni, commesse non da pochi, non possono che essere classificate come male, un male che grida giustizia e un peccato che deve essere scacciato dalla nostra Chiesa».

Di fronte a questi peccati siamo tentati di disperare, ma il peccato non è una novità nella Chiesa, che è fatta di peccatori. Per troppo tempo si è minimizzato la realtà del peccato, «abbiamo scusato il peccato in nome di un'erronea concezione della misericordia. Nei nostri sforzi per essere aperti al mondo siamo diventati fin troppo inclini ad abbandonare la Via, la Verità e la Vita». Praticamente secondo il vescovo, «per evitare di risultare offensivi, offriamo a noi stessi e al prossimo solo carinerie e consolazione umana».

Per monsignor Morlino questa è malintesa pastoralità: «abbiamo coperto la verità per timore? Abbiamo paura di non essere graditi alle persone in questo mondo? O temiamo di essere chiamati ipocriti, perché nelle nostre vite abbiamo smesso di puntare senza stancarci alla santità?». Certamente bisogna amare i peccatori, ma mai dire che in qualche modo il peccato è accettabile.

Monsignor Morlino è preoccupato perchè la crisi non si limita al solo caso McCarrick, ma nota «una sorta di 'livello di comfort' con il peccato che, alla lunga, ha pervaso la nostra dottrina, la nostra predicazione, il modo in cui prendiamo le nostre decisioni e il nostro stesso modo di vivere».

In questo momento per il vescovo americano forse c'è bisogno di più odio: «è un atto d'amore odiare il peccato e invitare gli altri ad allontanarvisi». Per il peccato non ci deve essere più spazio. Tutti questi abusi commessi da religiosi sono atti sessuali devianti, quasi esclusivamente omosessuali. Atti che violano i sacri voti che alcuni hanno professato (che si chiamano sacrilegio) e che violano anche la legge morale naturale, che vale per tutti.

Per troppo tempo ribadisce il prelato si è mantenuto separati gli atti omosessuali da quelli di pedofilia. E' giunto il momento di dire onestamente che i problemi riguardano l'uno e l'altro fenomeno e che i casi sono numerosi. Non si può cadere «nella trappola di analizzare i problemi in base a ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile, - ha scritto Morlino - si ignora il fatto che la Chiesa non ne ha mai considerato accettabile alcuno; né l'abuso dei ragazzi, né l'uso della propria sessualità al di fuori della relazione coniugale, né il peccato di sodomia, né l'accesso di chierici all'intimità dei rapporti sessuali, né l'abuso e la coercizione da parte di coloro che esercitano un'autorità».

Biasimando il vergognoso e scandaloso caso McCarrick, monsignor Morlino ha scritto che «è tempo di ammettere che vi è una sottocultura omosessuale all'interno della gerarchia della Chiesa Cattolica che sta scatenando grandi devastazioni nella vigna del Signore. La dottrina della Chiesa insegna chiaramente che l'inclinazione omosessuale non è di per sé peccaminosa, ma è intrinsecamente disordinata, tanto da rendere ogni uomo che ne sia stabilmente afflitto inidoneo a essere sacerdote».

Morlino insiste nell'odio verso la malvagità del peccato, anche se la carità cristiana esige che non bisogna odiare il peccatore, che è chiamato alla conversione, alla penitenza e alla rinnovata comunione con Cristo e con la sua Chiesa. Tuttavia però, «l'amore e la misericordia che siamo chiamati a esercitare anche nei confronti del peggiore dei peccatori non escludono che questi siano ritenuti responsabili delle loro azioni attraverso una punizione proporzionata alla gravità della loro offesa».

Il vescovo si schiera con chi chiede giustizia per i peccati e i crimini commessi da troppi membri della Chiesa. Crimini che alimentano sospetto e sfiducia nei confronti di molti sacerdoti, vescovi e cardinali che sono buoni e virtuosi, dei molti seminari illustri e rispettabili, nonché di tanti seminaristi santi e fedeli.

Occorre perseverare nel buon lavoro svolto. Occorre vigilare e attenzione continua. «Dobbiamo insistere nella nostra opera di formazione verso tutti e attenersi alle efficaci strategie messe in atto, che prevedono perizie psicologiche per ogni candidato al presbiterato e controlli al tappeto sul passato di chiunque operi con i bambini e con altri soggetti vulnerabili».

La lettera di monsignor Morlino si conclude con inviti e raccomandazioni ai seminaristi, ai sacerdoti di lottare per vivere la propria vita sacerdotale da sacerdoti santi, puri e felici. Mentre l'invito ai fedeli di denunciare subito qualunque tipo di abuso subito da parte di religiosi o di qualunque operatore ecclesiale. E dichiara con fermezza: «Pretenderò dai preti della mia diocesi il rispetto della promessa di vivere castamente il proprio celibato al servizio vostro e della parrocchia».

Nella rivista si può leggere il discorso di Papa Francesco alla delegazione del Forum delle Associazioni Familiari del 16.6.2018. Un interessantissimo articolo di Oscar Sanguinetti, «'La colonna sonora' del Sessantotto. Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Vasco Rossi». L'articolo affronta la rivoluzione del Sessantotto «nelle tendenze», i gusti, l'estetica, le abitudini, quindi la musica, il ruolo che ha svolto sulle giovani generazioni, in particolare la musica pop e rock.

Sono tanti i protagonisti, i nomi dei cantautori che hanno influenzato i giovani, ma Sanguinetti ne indica principalmente tre, che possono essere considerati il simbolo della stagione del sessantotto: «tre personaggi che, rispettivamente, anticipano, accompagnano e seguono la Rivoluzione culturale, che ha il proprio momento apicale nel 1968».

A pagina 21 Cristianità pubblica il discorso pronunciato dal vice presidente degli USA Michael Richard «Mike» Pence, pronunciato l'anno scorso alla cena di solidarietà organizzata a Washington D:C: dall'associazione In Defense of Christians. E leggendo quello che ha detto Pence, capisco sempre di più perchè i mass media, il potere finanziario combattano questa amministrazione americana. Pence ha assicurato che lui e il presidente Trump proteggeranno sempre i cristiani nel Medio oriente e in tutto il mondo dove sono perseguitati.

Infine la rivista ci offre un articolato studio sulle opere di misericordia spirituale, del giovane professore Daniele Fazio. E' fondamentale capire «che il prossimo vada sostenuto e aiutato anche nei suoi bisogni spirituali».

Il professore Fazio dà uno sguardo alle preoccupazioni della Chiesa a partire dalla predicazione degli apostoli, per rendere concrete le esigenze del Comandamento dell'Amore (cfr. Mt, 22,37-40), fino ai nostri giorni sempre più secolarizzati. «In un contesto quale quello odierno - scrive Fazio - in cui è in atto una 'catastrofe antropologica', le opere di misericordia corporali e spirituali diventano un grande richiamo a 'farsi samaritani' dell'uomo che è incappato nei ladroni, non solo nella sua dimensione personale, ma anche per ciò che riguarda la dimensione sociale».

Da segnalare in questo numero proprio in apertura, si riflette sull'ottantesimo compleanno di Giovanni Cantoni, il fondatore di Alleanza Cattolica e della rivista Cristianità che si pubblica dal 1973. Si ribadisce che Cristianità, è uno strumento al servizio della formazione delle persone che promuovono e frequentano le attività di Alleanza Cattolica. Si evidenzia l'importanza della formazione per poter fornire giudizi e rapportarsi con le vicende storiche e con le persone che vivono in quest'epoca. «Uno degli insegnamenti più importanti di Cantoni è proprio questa attenzione alla realtà, non per rifiutare – storicisticamente – le verità metastoriche, come purtroppo molti fanno, anche fra i cattolici, ma per cercare di cambiare la realtà storica stessa:partendo però non dal proprio desiderio, ma da essa così com'è, senza pretendere d'imporre alla realtà una camicia di forza, per quanto bellissima».

 

 

Si è svolto il 19 ottobre scorso a Torino presso i Salesiani don Bosco, un interessante convegno sul 68, organizzato da Alleanza Cattolica. Ha aperto i lavori il professore Mauro Ronco, dando uno sguardo retrospettivo a quella stagione drammatica impregnata di odio soprattutto contro l'autorità, in tutti gli ambiti della vita. «Con l'autorità venne negata la paternità nella religione, nella politica, nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, come prologo del rifiuto della maternità, che sarebbe avvenuto di lì a poco, in quasi tutti i Paesi dell'Occidente, con la legalizzazione del delitto di aborto». Praticamente con il 68, si aprirono le porte alla rivoluzione sessuale, che in questi giorni, ci ha portato alla negazione dell'identità sessuale dell'uomo e della donna.

Ronco ha sintetizzato i vari passaggi della storia politica italiana del dopoguerra che portarono al 68. In particolare quella del Partito comunista italiano, il partito antiitaliano, vero cavallo di Troia del Paese, che ha contagiato le varie classi sociali italiane, in particolare, quelle culturali (università, editoria, giornali e tv).

Il professore Ronco ha ricordato la sua esperienza giovanile all'istituto “Massimo d'Azeglio” e poi successivamente la sua simpatia per le iniziative di un gruppetto di 30 giovani militanti di Alleanza Cattolica presso l'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Prima di concludere il professore ha fatto un elenco di persone che i quegli anni di piombo hanno subito la violenza comunista a cominciare dal sindacalista della Cisnal Bruno Labate, che in quegli anni operava a Mirafiori. Al mattino del 12 febbraio 1973 veniva sequestrato da un commando delle Brigate Rosse per essere interrogato e lasciato seminudo incatenato sulle colline torinesi. Il primo caso di terrorismo a Torino. Aveva 700 operai iscritti a quel movimento che faceva riferimento al Msi. Alla fine del convegno Labate brevemente ha raccontato la sua tragica esperienza.

Ronco ha proseguito citando altri uomini che hanno subito la violenza rossa, a queste persone occorre esprimere gratitudine per il loro coraggio di opporsi al barbaro terrorismo comunista.

Sono seguiti gli interventi di Domenico Airoma e Pierluigi Zoccatelli, entrambi esponenti autorevoli di Alleanza Cattolica.

 Airoma dopo aver spiegato il significato della scritta impressa sulla parete della sala “Sangalli”: «Vietato vietare. Quando i desideri diventano diritti», si è occupato della rivoluzione sessantottina dal punto di vista antropologico, il cambiamento della concezione dell'uomo. Per Airoma, l'ideologia del 68 potrebbe essere descritta con queste frasi: «cambiare la vita», «cambiare lo statuto antropologico dell'uomo». Per certi versi il 68 prevedeva come hanno sostenuto certi ideologi, «uscire dalla civiltà».

Sostanzialmente ci occupiamo del 68, per conoscere i presupposti culturali che hanno portato alla deriva antropologica che stiamo vivendo in questi anni. Siamo ancora prigionieri dell'onda lunga del 68. Ci siamo liberati di tutto ciò che fa resistenza, a partire dai legami familiari, quelli tra madre e figlio, a tutti i legami naturali.

Il desiderio di ciascuno deve essere soddisfatto, non basta stare insieme al mio amichetto, pretendo che questa relazione venga normalizzata con una legge. E se c'è qualcuno che poi mette in discussione queste leggi, queste norme, come l'obiettore di coscienza, che non intende dare attuazione a queste norme. Ecco che questo obiettore dev'essere messo in condizione di non nuocere. Si comincia a terrorizzarlo per esempio, con scritte minacciose sui muri degli ospedali.

Dobbiamo giungere a liberarci da tutti i vincoli: l'ultima resistenza è il nostro corpo, ecco dobbiamo superare la corporeità. Con la tecnica possiamo arrivare a superare la nostra corporeità. Possiamo costruirci il sesso di nostro gradimento. Eccoci giunti alla dittatura del desiderio.

Mentre Pierluigi Zoccatelli ha affrontato il tema de «L'altro Sessantotto: il terrorismo e le Brigate Rosse». Forte dei sui accurati studi sulla vasta letteratura terroristica di quegli anni, Zoccatelli ha tentato in una mezz'ora di sintetizzare oltre dieci anni di storia italiana. Ha rievocato un passato prossimo, di fatti, di uomini e donne, di partiti, di movimenti, di gruppi, di sigle terroristiche (ben 47), più o meno note, del comunismo combattente, che voleva fare la rivoluzione in Italia.

Secondo Zoccatelli, due mondi hanno prodotto successivamente il fenomeno terroristico, da una parte la classe operaia che si opponeva attraverso scioperi selvaggi anche ai sindacati e dall'altro c'era il movimento studentesco. La nascita delle BR avveniva dalla saldatura di questi due mondi. Naturalmente in questo scenario c'era il Pci che già nel dopoguerra, con il suo segretario Palmiro Togliatti, aveva preso la decisione di respingere la via della rivoluzione armata, in Italia era impossibile. La dirigenza del Pci aveva scelto la via riformista. Tuttavia a partire dagli anni 60, questa strategia viene messa in discussione.

I prodromi del 68 con i primi disordini studenteschi, non avvengono nel Nord Italia, ma al Sud, a Palermo con l'occupazione della facoltà di Architettura nel 1963. Poi seguono i disordini all'università di Trento nel 1966. Ancora a Trento nel 1968 con le rivolte guidate dalla Mara Cagol e Renato Curcio. Lo studente diventa il nuovo soggetto rivoluzionario.

Arriva la stagione degli attentati, la strategia della tensione, l'epoca dello stragismo, inaugurata con la strage alla Banca dell'Agricoltura, di Piazza della Fontana a Milano. Una stagione che si conclude con la strage di Bologna nel 1980. Interessante l'intervista a Francesco Cossiga, dopo il rapimento del presidente del Consiglio Aldo Moro, allora ministro degli Interni, citata da Zoccatelli. In questa intervista Cossiga, vedeva l'origine delle BR nella saldatura tra il marxismo-leninismo storico e il movimento cattolico.

Per Zoccatelli, un ruolo importante viene svolto dall'editore Gian Giacomo Feltrinelli, detto “Osvaldo”, che fondò nel 1969 i Gruppi d'Azione Partigiana, dopo la sua morte confluirono nelle BR. Per certi versi con l'editore inizia la stagione terroristica. A questo punto Zoccatelli in sintesi elenca fatti e nomi di questa stagione, i morti sui due fronti, i feriti, gli arrestati, in pratica si tratta di un vero bollettino di guerra.

Naturalmente nel Convegno, nelle relazioni, si è fatto riferimento allo studio di Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, terrorismo e rivoluzione, Sugarcoedizioni (2008). Peserico, scomparso prematuramente, era esponente di spicco di Alleanza Cattolica milanese. Guidava la Croce S. Sebastiano, «una delle più importanti - scrive Marco Invernizzi nella presentazione del libro - fra quelle che hanno permesso l'esistenza e il radicamento di Alleanza Cattolica nella città di Milano». Chi scrive ne ha fatto parte per molti anni, prima di trasferirsi in Sicilia.

Il libro di Peserico esamina con cura il Sessantotto, il suo fallimento politico-militare e il successo come rivoluzione culturale che ha cambiato gli ambienti a cominciare dalla famiglia, la scuola, l'università e i rapporti sociali in generale, nei quali sarebbero cresciute le generazioni successive. Infatti se il primo aspetto del 68, quello politico-militare, che voleva imporre anche nella nostra nazione il comunismo, ne è uscito sconfitto, l'altro aspetto, quello «culturale», cioè il capovolgimento della morale e dei costumi certamente ha stravinto.

Per quanto riguarda il primo aspetto, voglio citare un commento di mio fratello Carmelo che ha vissuto il Sessantotto milanese: «fu il sogno di tanti gruppi minoritari ma agguerriti di marxisti-leninisti, rivoluzionari di professione, che incanalarono e stravolsero fin dai primi giorni i 'desideri' dei giovani che uscivano dagli anni del cosiddetto 'miracolo economico', molti erano cattolici ingenui frastornati dalla confusione del post-Concilio; per fortuna non vinsero, essendo la stragrande maggioranza del popolo italiano refrattaria al comunismo e sentendolo un corpo estraneo alla sua indole, ai suoi costumi, alla sua religione e ai suoi interessi[...]» (Carmelo Bonvegna, ottobre 2008).

Non hanno vinto militarmente nonostante avessero dalla loro parte un grande apparato mediatico, di pensatori, giornalisti, fabbricatori di consenso e imbonitori televisivi, perfino preti più o meno confusi.

Mentre per quanto riguarda il secondo aspetto, quello «culturale», o del «costume», hanno vinto eccome, e ancora oggi sono vincenti, nonostante i governi Berlusconi e dopo il 4 marzo, nonostante la Lega di Matteo Salvini, prenda consensi elettorali a man bassa.

La catastrofe antropologica, che sta attraversando l'umanità occidentale, si situa in «interiore homine», cioè all'interno del cuore dell'uomo, in nome della libertà più assoluta, mette in moto le pulsioni e le tendenze, anche le più basse dell'essere umano. Inizia così l'aggressione alla famiglia vera formata da un uomo e una donna, il tentativo di abolire la differenza di genere tra i sessi. Passa infine, ad attaccare la stessa vita umana con la droga, l'aborto, l'eutanasia, il suicidio assistito, le sperimentazioni genetiche. E' una rivoluzione che ha invaso sia la sinistra, orfana da tempo di quella “politica”, ma anche la cosiddetta Destra, che ha perso la sua vera identità spirituale e cattolica.

Concludo con le parole di mio fratello: «finito il 'desiderio' ed esaurito il ' piombo', rimasero le rovine: i più arditi spararono, uccisero e talvolta furono uccisi o andarono in carcere; i più deboli, di fronte al fallimento politico di ciò a cui religiosamente avevano creduto, si suicidarono o morirono lentamente di droga; molti ricaddero nell'anonimato. I più furbi, no; quelli - come avviene in questi casi in Italia – cambiarono velocemente casacca, smisero l'eskimo, si rasarono di barba e capelli e si riciclarono nelle ampie stanze del potere; propagandano quella rivoluzione culturale di cui la nostra società è ancora in piena sofferenza, e sono ascoltati e ossequiati».

Guardarsi attorno, a livello di dischi, non guasta mai. Perchè se lo si facesse più spesso i non jazzofili scoprirebbero delle proposte da parte di etichette indipendenti di area jazz dalle quali trarre interessanti spunti d'ascolto.
Prendiamo l'ultimo album di Eleonora Bianchini, edito da Filibusta Records. Titolo: Surya che nella mitologia indiana sta per Dio del Sole. La vocalist infatti insegue una propria idea di luce nelle 11 composizioni che firma o cofirma, un'idea che valga a illuminarne il percorso compositivo e canoro, una guida, insomma, i cui raggi d'intuizione vadano "oltre gli occhi, oltre la mente". 
Con lei a fianco ci sono Marco Siniscalco al basso e Alessandro Marzi alla batteria oltre ad ospiti quali il pianista Enrico Zanisi, il chitarrista Franco Ventura, Neney Santos alle percussioni e Marcello Sirignano agli arrangiamenti.
Senza entrare in una descrizione brano per brano, si può tentare di sintetizzare quello che pare essere il senso della proposta della Bianchini. In un'Italia canora tuttora sommersa da tormentoni pop, (new)melodismo, esotismi d'accatto e revival di clichè, la sua è una boccata d'aria fresca. Fiat lux. Si avverte che il suo canto è intriso di jazz anche se tale influsso non è prevalente, essendo semmai portante una sottostante dinamicitá latina che ben si sposa con l'insieme, e delle linee di canto fluide e discorsive, che a volte tramutano le canzoni in songs, quasi a sottolineare la coté internazionale di alcune delle sue musiche. I testi spaziano dal minimale alla venatura intimamente poetica. Nel complesso il lavoro risulta di pregevole fattura.


****
Altra voce dalle scuderie jazz è quella di Emma Zamuner del gruppo Convergenze Parallele, in uscita, per i tipi di Dodicilune, con l'album Chi Tene 'O Mare, dunque alle prese con un florilegio di brani di Pino Daniele. Che non è patrimonio dei soli napoletani ma lo è dell'umanitá sonora del mondo. Jazz compreso, basti ricordare la sua Sicily eseguita da Chick Corea (e che delizia riascoltarlo in portoghese!). Il disco va letto in questa chiave ripropositiva. È in questa veste che infatti ce lo riconsegna il quartetto in cui figurano anche Paolo Zamuner al piano, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Michele Sperandio alla batteria. 
Convergenze parallele è ossimoro/paradosso che risale a Moro ed al compromesso storico. Tranquilli. Nulla a che fare con il Tribute dei nostri eroi all'Autore di Napule è.
La musica di Daniele è fatta di testo e note che possono procedere in autonomia come due rette parallele. Lo slang, sempre poeticamente coeso e coerente che però si incontra, ecco il miracolo! con una musica che annovera vari addentellati che la portano fuori dal recinto del cantare partenopeo. 
Pino Daniele in jazz, potrebbe sembrar operazione semplice visto quanto blues sussiste giá di suo nel cantautore, e la collaborazione con Eric Clapton nel 2011 ne è sigillo. In realtá accostarsi ad un Mito non è mai agevole, eppure la Zamuner ne ha femminilizzato l'approccio vocale e, grazie al sapiente lavorio dei partners, ha scavato in profonditá in Chi Tene 'O Mare, in intensitá in Alleria, debordando nella malinconia di Sulo Pe Parlá sorretta solo dal bandoneon dell'ospite Pablo Corradini. 
Un figurone anche per il sassofonista Domenico Vellucci in Quanno chiove, con un assolo dal fraseggio terso e composto, in tema col richiamo alla napoletanitá (di cui parla la pianista Elisabetta Serio nelle note di copertina) e nello stesso tempo di afflato jazz. Ancra. Anima è interpretata dalla nuda voce, priva di accompagnamento. Un posto ci sará per questa solitudine, cantava Pino. E un posto c'è e ci sará su questa terra per le sue canzoni. E forse, lassù, magari, c'è anche un pezzo del suo mare.

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI