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Venerdì, 22 Febbraio 2019

La Révolution Italienne, Verso la libertà, Chi è senza peccato scagli la prima mela, La gabbia dei Matti, Italian Dream Libertà di ... cambiare, Libertà in burrasca e infine The Wall - Incubi del passato.

Sono i nomi che i maestri cartapestai hanno dato ai Giganti di Cartapesta che sfileranno per il Corso di Putignano durante la 625ª edizione del Carnevale più lungo e longevo d'Europa che inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale (sfilate in programma il 17 e 24 febbraio e il 3 marzo alle ore 15.30 e il 5 marzo alle 19.00).

Sapienza, estro, passione e determinazione, sono le qualità che consentono ai maestri d'arte di lavorare la carta e le loro opere, da sempre in grado di far innamorare e divertire anziani e bambini.

Satira e libertà è il tema scelto per questa edizione dalla Fondazione Carnevale di Putignano e a cui i Maestri si sono ispirati per la realizzazione delle loro macchine spettacolari.  Tutto è partito da una domanda: Cos’è la libertà? Esiste davvero?

"La libertà è un concetto, se vogliamo, intrinsecamente ambivalente. Perché quando diciamo di essere liberi, ci priviamo in parte della nostra libertà. Siamo liberi di scegliere, ma limitati nella scelta tra una cosa e un’altra. Siamo liberi di amare, consapevoli di cedere al rapporto parte della nostra libertà. Siamo liberi cittadini, ma la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro. Siamo liberi di esprimere le nostre opinioni, nel doveroso rispetto di quelle altrui - spiegano dalla Fondazione -. Siamo liberi di indossare la nostra migliore maschera, ed essere altro da noi – magari quello che abbiamo sempre desiderato essere. Liberi di essere noi, almeno per un giorno. È possibile? Forse il Carnevale può compiere la magia. Forse la satira può. Una satira che raggiunge la sua massima espressione se è veramente libera, senza alcun condizionamento, privazioni e concessioni".

Da sempre considerato una delle eccellenze pugliesi, il Carnevale di Putignano è una vera e propria grande festa invernale a cui ogni anno partecipano migliaia di persone. Una interruzione della vita quotidiana ordinaria con le sue regole e i suoi ritmi, per un'immersione nella follia intesa come ribaltamento di regole, ruoli, luoghi comuni, punti di vista, nello stravolgimento di ogni idea e teoria. Perché "se vi sentite pazzi, incompresi, anticonformisti, a Putignano vi comprenderemo con immenso piacere. Benvenuti al Carnevale di Putignano il cui motto per quest'anno è "Fai quel PAZZO che ti pare".

Il Carnevale di Putignano però non è solo pazzia. Da alcuni anni infatti questo magico appuntamento pugliese sta vivendo una rivoluzione ecologica estremamente importante, allontanando sempre più l'uso di materiali diversi dalla carta (nel bando per la presentazione dei carri infatti all'articolo 2 si specifica che le opere allegoriche dovranno essere realizzate in cartapesta con la possibilità di utilizzo di materiale alternativo nella misura massima del 10%) per arrivare a diventare un grande evento plastic free e sostenendo iniziative per il risparmio energetico come M'illumino di Meno promossa da Caterpillar e Radio2.

Come da tradizione i sette carri allegorici usciranno dai capannoni la mattina del primo Corso Mascherato (17 febbraio - ore 15.30) per essere ultimati dalle sapienti mani dei carristi e raggiungere il corso principale e mostrarsi al pubblico in tutta la loro maestosità, insieme a maschere di carattere e gruppi mascherati.

Ad aprire la sfilata però non può che esserci il passaggio di Farinella, la maschera simbolo del Carnevale di Putignano. Ideata negli anni Cinquanta dal grafico Domenico Castellano, Farinella prende il nome da uno sfarinato di orzo e ceci abbrustoliti pestati in un mortaio di pietra tipico della gastronomia locale. La farinella, in dialetto “a povl” (la polvere), insieme ai fichi secchi era infatti il pasto consumato dai contadini impegnati nel lavoro della terra. Un pasto frugale che simboleggiava la condizione di povertà dei tempi antichi. La farinella era presente anche sulle tavole dei signori, degli artigiani e dei commercianti come accompagnamento ad altre pietanze. Ancora oggi è consuetudine consumarla insieme al sugo.

Ma il programma di eventi a Putignano inizia ben prima della prima sfilata. Come di consueto il 2 febbraio, giorno della Candelora, la presentazione di Gesù al tempio con la benedizione delle candele, ci sarà il tradizionale appuntamento con la Festa dell'Orso: si tratta di uno degli appuntamenti tipici della tradizione carnascialesca putignanese, insieme alla Festa delle Propaggini e al Funerale del Carnevale. Si tratta di un appuntamento dal carattere magico-divinatorio, secondo quello che la tradizione popolare gli attribuisce. Secondo il proverbio, infatti, "Ci chiuev a Cann'luer u virn je fu'r, l'ors nan s'fasc u pagghiar" (Se piove alla Candelora, l'inverno è fuori e l'orso non si fa il pagliaio). Se invece il tempo è buono l'inverno sarà ancora lungo e l'orso si costruirà il suo pagliaio per affrontare il freddo.

 

I RITI

I giovedì

C’è quello dei monsignori (17 gennaio), dei preti (24 gennaio), delle monache (31 gennaio), delle vedove (7 febbraio), dei pazzi (i giovani non ancora sposati il 14 febbraio), delle donne sposate (il 21 febbraio) e dei cornuti (gli uomini sposati, il 28 febbraio). Sono i Giovedì, feste per antonomasia del Carnevale di Putignano che segnano l’avvicendarsi della manifestazione rendendo protagonista, di volta in volta, uno specifico strato sociale, con una vena mista di satira e puro divertimento. Si contano a partire dal 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate. Quando il calendario lo consente, si comincia con quello dei monsignori seguito, in ordine immutabile, da quello dei preti, delle monache, delle vedove, dei pazzi, delle donne sposate e dei cornuti. Queste giornate intrecciano sacro e profano portando indietro nel tempo. Questi giorni, infatti, rappresentavano in passato l’occasione per improvvisare negli “jos’r”, tipici locali (cantine e sottani) del centro storico, balli e banchetti in maschera. Una tradizione che, rinnovata, continua a vivere anche oggi.

Estrema Unzione, Funerale e Campana dei Maccheroni

Con l’avvicendarsi della Quaresima, le danze e gli eccessi carnascialeschi volgono al termine. A ricordarlo l’Estrema Unzione del Carnevale, il corteo di falsi prelati che, la vigilia del martedì grasso, si snoda per le vie cittadine impartendo il rito ai passanti che incontrano lungo il percorso. Una divertente e dissacrante benedizione, declamando in vernacolo la biografia del Carnevale morente, cui segue, il giorno dopo, il Funerale.

L’ultima parata dei carri e delle maschere si chiude con il corteo funebre. Un maiale in cartapesta, simbolo degli eccessi, sfila per la città fino a essere bruciato. Un gesto purificatorio dal quale non resta che un mucchio di cenere, simbolo che la Quaresima è alle porte.

Gli ultimi minuti di festa sono scanditi dal ritmo dei 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni, tra balli, un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

Un'occasione all'insegna del divertimento, dell'allegria e delle risate. Perché si sa, "chi ride vive di più". Il Carnevale è pronto a sfilare. Che la festa abbia inizio!

Medici musicisti, e che musicisti, se ne conoscono diversi, da Mimmo Locasciulli a Enzo Iannacci, tanto per citare i due nomi più rappresentativi nel campo del cantautorato d'arte. Per il jazz il pensiero va a Piero Angela in quanto figlio del famoso medico Carlo. In campo blues come non annoverare quel Frank Fisiatra il cui repertorio la Holly Music di Treviso ha in parte appena inciso in uno splendido album? 
Si tratta di Blues ... My home, My life ed è un disco alquanto curioso. All'apparenza si presenta come un lussuoso l.p., con nota del pianista, al secolo Berto Zorzi, giá primario fisiatra a Treviso, e le presentazioni di Franco "Frank" Sorrenti nella veste di esperto nonchė presidente della Holly Music e del direttore artistico Gianni Ephrikian. Ma, una volta aperto il cellophane, si scopre all'interno non un long playing bensì un ...cd. Come dire che si è di fronte ad una confezione per un prodotto discografico analogico "virtuale" che nella realtá si presenta come digitale. Un effetto un pò spiazzante, che è poi in linea con l'atmosfera giocosamente chiacchierata di quanto registrato da questo pianista che, per la cronaca, suona divinamente il suo genere. Lo fa davanti a cari amici, e con loro parla di musica, e interpreta, oltre a blues, anche songs, stride, jazz, boogie e rock; dice Sorrenti "il tutto sembra ambientato in un juke-joint del sud degli Stati Uniti, in un supper-club californiano". Ed Ephrikian dal canto suo a rilevare "la peculiarietá della nuova sintassi...afroamericana" in tale tipo di musica.
Un album di ricordi sparsi fra Jimmy Vancey e Bessie Smith, Willie Smith e Fats Domino, fra il mitico Earl Hines e il meno noto ma sempre grande Cecil Gant, per non dire di Cousin Joe, il tutto condito di richiami a Monk, Hampton e, fra i songwriter, a Carmichael, in una sequenza di brani che palpitano di freschezza e nerbo pianistico. Fisiatra, lasciato l'ambulatorio per la sala d'incisione, si è comunque portato appresso alcuni caratteri della professione. L'acume nel trattare i tasti bianchi e neri come bisturi dell'anima, e la profonditá di analisi nel curare la nostalgia con iniezioni di arte : "Il passato è del blues, il presente è del blues, ed anche il futuro sará tutto del blues".

La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…”  dunque archiviata la simpatica vecchina, che sarà andata alla ricerca di un ciabattino; anche Babbo Natale ha fatto rientro a Polo Nord per fare il tagliando alle renne per farle volare il prossimo Natale senza intoppo !  E allora cosa ci resta in attesa del Carnevale ? Nei giorni scorsi, il 17 gennaio, è stata la ricorrenza di Sant’Antuono patrono pei pizzaiuoli ( si badi bene con la ‘u’ come vuole la lingua napoletana) e del fuoco. Da non confondersi con Sant’Antonio, il nostro monaco, raffigurato già anziano e con un maialino in braccio era nato verso il 250 a Coma, in Egitto,  a venti anni abbandonò ogni cosa per vivere

nel deserto della Tebaide, dopo aver distribuito tutti i suoi beni ai poveri e dove intraprese la vita ascetica. Morì ultracentenario nel 356.  Sostenne con forza i confessori della fede durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano e appoggiò sant’Atanasio nella lotta contro gli ariani. Fu appellato padre dei monaci a causa dei tanti suoi discepoli. Nell'iconografia è raffigurato circondato da donne formose  quale simbolo delle tentazioni o animali domestici come il maiale, di cui è protettore. Sant’Antuono è invocato contro i pericoli del fuoco, l’elemento donato agli uomini da Prometeo, che  rubò una scintilla nell'officina di Efesto, il Dio del Fuoco, nascondendola in una canna, suscitando l’ira di Zeus. Un tempo un’immaginetta del Santo era collocata di solito vicino ai forni a legna, come quelli delle pizzerie. Il Santo è stato proclamato protettore dei pizzaiuoli in quanto essi hanno proprio i forni a legna come principale strumento del loro mestiere. Ancora oggi si usa medicare le ustioni - magari provocate proprio dai falò che vengono accesi nelle città per ricordare il Santo -  con il grasso dei maiali che vengono allevati nei conventi per tale scopo; le farmacie dei monaci dispensano tale farmaco a chi lo richiede. Lo scorso 17 gennaio è stata festa grande per i pizzaiuoli, i quali oltre a festeggiare il loro patrono, hanno celebrato la prima ricorrenza dell’inserimento da parte dell’Unesco della pizza nel patrimonio dell’umanità.

Purtroppo la notizia della bomba fatta esporre dal racket all’ingresso della famosa pizzeria Sorvillo nel cuore antico di Napoli, ha rattristato gli animi, come ci ha dichiarato  Sergio Miccù presidente Associazione Pizzaiuoli Napoletani: " Oggi dovevamo festeggiare il primo compleanno del riconoscimento della pizza nel patrimonio Unesco e il nostro santo patrono, Sant'Antuono Abate. L'episodio della bomba alla pizzeria di Gino Sorbillo non ha frenato la nostra voglia di festeggiare, per dimostrare a tutti che nessuno ci fermerà mai e continueremo la battaglia contro la piaga del racket. Colpendo Sorbillo hanno voluto colpire la categoria e tutta la città di Napoli poiché la pizza e i pizzaiuoli sono l'emblema stesso della nostra città “. Il cancello della pizzeria chiuso, con un cartello "Chi tocca la pizza tocca tutta Napoli", sta a dimostrare l’affetto di tutti i napoletani per questa storica pizzeria e per la pizza che meglio rappresenta la città partenopea nel mondo.

L'Associazione Pizzaiuoli Napoletani ha scelto per la festa  il Piccantino di Quarto, di Crescenzo, Giovanni  e Gianluca Capuozzo, a tale evento non poteva mancare Rosario Lopa portavoce Consulta Nazionale dell'Agricoltura, già delegato alla Provincia di Napoli per il settore agroalimentare che ha così commentato: "Questa giornata sancisce in maniera forte che la valorizzazione delle metodiche di lavorazione dei nostri pizzaiuoli rappresenta un valore indiscutibile del prodotto, sintesi della dieta mediterranea. Oggi ancor di più bisogna ribadire l'unione e l'aggregazione di tutti i componenti del comparto  pizza per far si che la pizzeria del territorio campano diventi non solo presidio di cultura enogastronomica ma anche di  legalità. Noi come sempre ci mettiamo la faccia a fianco dei nostri pizzaiuoli".

 

 

             

 

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