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Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, dopo 49 anni dal furto, restituisce alla Comunità di Scansano (GR) ed alla chiesa di San Giovanni Battista, una terracotta invetriata della bottega di Andrea della Robbia.

Il 5 settembre 2020, alle ore 11, alla presenza del Vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello (GR), Mons. Giovanni Roncari e del Sindaco di Scansano, Francesco Marchi, il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Roma, ha restituito alla comunità scansanese un’importantissima terracotta invetriata della bottega di Andrea della Robbia, trafugata la notte del 9 agosto del 1971 dalla chiesa di San Giovanni Battista.

Erano gli anni del cosiddetto “grande saccheggio” in cui beni d’arte, in particolar modo della Chiesa, e i reperti archeologici venivano trafugati in numero elevatissimo dall’Italia e, quelli di maggiore rilevanza come la terracotta della chiesa di San Giovanni Battista, esportati illecitamente. Tale situazione, diffusa o con ripercussioni anche all’estero, portò la Comunità internazionale, al termine di un lungo e complesso processo di elaborazione, a sottoscrivere la Convenzione UNESCO del 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà di beni culturali, primo strumento internazionale dedicato alla lotta al traffico illecito di beni culturali in tempo di pace.

Ed è in questo contesto storico che, il giorno seguente al furto, l’allora Parroco, Don Francesco Mascalzi, denunciò il grave fatto alla locale Stazione Carabinieri, producendo la fotografia del bassorilievo asportato, tratta dalla pagina n. 73 del libro, a cura di C.A. Nicolosi, “La montagna Maremmana” stampato dalle Arti Grafiche di Bergamo. Tale immagine si rivelò fondamentale per la prosecuzione delle indagini: infatti, venne acquisita dai Carabinieri dell’allora Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Roma che la pubblicarono sul primo numero del Bollettino delle opere da ricercare, edito dal Comando Generale dell’Arma, all’epoca strumento pressoché unico per informare, anche a livello internazionale, della sottrazione dei beni più importanti. Negli anni ‘80, con lo sviluppo delle prime tecnologie in campo informatico, l’immagine del bene fu inserita nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal TPC.

Nel 2013 i militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze accertarono che la terracotta, dopo essere stata venduta nel 2011 presso una nota casa d'aste di Londra, era confluita nelle collezioni di un canadese che l'aveva acquistata in buona fede, per la somma di 340.000 dollari, da una galleria d'arte statunitense. L'opera venduta era, senza ombra di dubbio, quella asportata da Scansano: la comparazione fotografica tra l'immagine presente nel catalogo di vendita e quella trafugata inserita in Banca dati, permetteva di accertare oltre all’identica corrispondenza iconografica, la presenza di contrassegni identificativi univoci (al pari delle impronte digitali) quali la sbeccatura del naso del Bambino, la mancanza di forma triangolare nel mantello sopra al gomito del braccio destro della Vergine e diverse cadute dello smalto su tutta la superficie.

Nel marzo del 2016, personale del TPC avviava con il collezionista canadese le prime trattative extragiudiziali finalizzate alla restituzione dell’opera mediante l'intermediazione dell’Ambasciata italiana in Canada e dell'Ufficiale dei Carabinieri impiegato, quale Esperto per la Sicurezza presso quella Rappresentanza, che organizzava un primo incontro a Londra.

Nel gennaio 2018, il Nucleo fiorentino presentava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca un'informativa di reato per esportazione illecita della scultura a carico di ignoti che permetteva di ottenere, il 27 febbraio successivo, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lucca, la confisca della stessa con successiva emissione di Commissione Rogatoria Internazionale. Contemporaneamente, essendo emerse difficoltà di natura giuridica in ordine all'accettazione della rogatoria da parte della controparte canadese, venivano intraprese molteplici attività di mediazione extragiudiziale tra gli eredi del collezionista, personale del Comando TPC e funzionari della Rappresentanza diplomatica italiana in Canada, culminate con la decisione dei possessori dell'opera di restituirla all’Italia.

Rimpatriata dai Carabinieri del Nucleo di Firenze l’8 aprile 2019, in attesa del perfezionamento delle misure di sicurezza necessarie per la ricollocazione del bene nella sua sede originaria, la scultura veniva esposta dal 3 maggio al 14 luglio 2019 al Palazzo del Quirinale in occasione della mostra, inaugurata dal Presidente Repubblica, intitolata “L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia” realizzata in occasione del 50° anniversario dell'istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

A Tolfa, cittadina collinare vicino Civitavecchia, la Fanfara della Polizia di Stato, in occasione dei festeggiamenti del Santo Patrono, Sant’Egidio Abate, si è esibita in un concerto aperto a tutta la cittadinanza, nell’affollato anfiteatro inserito nella villa comunale. La Fanfara, composta da circa cinquanta musicisti diretti dal Maestro Secondino De Palma, è solita partecipare, infatti, non solo alle cerimonie ufficiali della Polizia di Stato, come i giuramenti degli allievi presso le varie scuole di Polizia, ma anche agli  eventi culturali e a scopo benefico, sia a livello nazionale che internazionale.

Le note della Fanfara sono risuonate in diverse città all’estero ma, soprattutto, negli splendidi scenari delle piazze e dei teatri di tantissime città italiane, nell’ambito dell’opera di promozione e diffusione dei valori della legalità attraverso la cultura musicale.

A Tolfa la Fanfara ha eseguito, tra le altre, musiche di Verdi, Morricone, e la concluso la manifestazione con “Giocondità”, di Giulio Andrea Marchesini, e con l’Inno Nazionale “Canto degli Italiani”, di Novaro Mameli.    

Nell’ambito delle celebrazioni è stato ricordato, con l’affissione di una targa nella via in cui nacque e visse, il Vice Brigadiere del Corpo delle Guardie di P.S. Angelo Tasselli,  morto il 20 dicembre 1974, all’età di 25 anni, in un incidente stradale avvenuto mentre stava effettuando un servizio di scorta ad un veicolo che trasportava un carico speciale. Nella tragica circostanza un’autovettura tamponò violentemente la moto condotta dal militare scaraventandolo a terra.

Il Sindaco Luigi Landi ha ringraziato la Fanfara per la straordinaria esibizione e tutta la Polizia di Stato per il grande lavoro che svolge a garanzia dei cittadini. Inoltre ha sottolineato il grande senso di appartenenza della comunità tolfetana che ha voluto ricordare il suo poliziotto Angelo Tasselli e che ha mostrato ancora una volta sensibilità e attaccamento alle istituzioni nazionali.

 

Per non diventare prigionieri dell'ideologia occorre non perdere il contatto con la realtà. Per Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica era fondamentale  identificare con precisione lo scenario all'interno del quale la Provvidenza ci ha chiamati a vivere e ad esercitare il nostro impegno associativo, un punto di partenza imprescindibile per qualsiasi azione realmente incisiva era chiedersi: “che ora è?”.

Ignorare la domanda o non tenere conto del momento storico che stiamo vivendo, significa vanificare gli sforzi per capire e quindi per agire.

Pertanto fondamentale in questo momento straordinario di pandemia, è sapere , per esempio quale tipo umano,“chi” è entrato e uscito dal cosiddetto lockdown. Sapere che cosa gli è accaduto e soprattutto a noi interessa se sarà migliorato rispetto a prima della pandemia. Visto che in tanti hanno detto e scritto che nulla sarà più come prima. Inoltre è opportuno soffermarsi su due parole molto di moda in epoca di pandemia: “catastrofe” e “apocalisse”. Sono considerazioni che si è posto Domenico Airoma sull'ultimo numero della rivista Cristianità.

Dunque fondamentale analizzare il “giro mentale” di “chi” ha subito il Covid 19, chi è entrato in cattività. Sappiamo ormai che più o meno, tutto il mondo ha subito e continua a subire questa pandemia. Sono «uomini 'rivoluzionati', che di fronte alla pandemia si sono persuasi che l'unico bene da difendere a tutti i costi fosse la salute, per esempio rassegnandosi facilmente alla privazione dei sacramenti: la salute come bene superstite [...]». (Domenico Airoma, “Fermo immagine”. Per non dimenticare, dopo la pandemia, n. 403, maggio-giugno 2020, Cristianità)

Airoma invita a soffermarsi su che cosa questi uomini hanno rinunciato. Certamente a molte libertà, di movimento, di riunione, e poi la libertà religiosa. Ma soprattutto siamo stati privati della nostra socialità, per questa ragione possiamo sostenere che per certi versi abbiamo assistito a un esperimento sociale straordinario. «Ci siamo, cioé, ritrovati a vivere una condizione in qualche modo innaturale, con una socialità ridotta alla sua dimensione elementare, ovvero alla famiglia (e talora neppure quella)».

Naturalmente questo esperimento per noi militanti contro-rivoluzionari di Alleanza Cattolica è un'occasione straordinaria imperdibile. Abbiamo l'opportunità secondo Airoma di poter intervenire sul nostro prossimo consigliandolo e aiutandolo a fargli ritrovare la strada verso un'autentica vita sociale e perchè no, per riavvicinarlo alla Gerusalemme celeste. Naturalmente Airoma sa che la maggior parte degli uomini che hanno patito la pandemia e che si sono ritrovati «a vivere come sotto un enorme bicchiere, come un insetto da laboratorio», continuano ad essere afflitti da quel morbo rivoluzionario plurisecolare che ha egregiamente spiegato il professore Plinio Correa de Oliveira in “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”.

A questo punto Airoma si sofferma sulle due parole, “catastrofe” e “apocalisse”, precisando di non voler scadere in tentazioni gnostiche, tipo: “Finalmente è arrivato il castigo per il mondo moderno!”, anche perchè come ha ben chiarito il pensatore colombiano, Nicolas Gomez Davila (1913- 1994), il castigo del mondo moderno è lo stesso mondo moderno.

In particolare sul concetto di apocalisse, che significa rivelazione, disvelamento. L'uomo che è rimasto chiuso sotto il bicchiere, ha potuto vedere il suo mondo così come realmente è, è vissuto nella condizione di vederlo per come è. In questi tre mesi di lockdown, inevitabilmente, sono emerse tante altre cose nascoste, sotterrate, rimosse. Sostanzialmente, «la morte si è presentata in tutta la sua violenza imprevista, inaspettata, non dominabile; la vita ha assunto una connotazione drammatica, tragica [...]».

In molti hanno accostato la pandemia alla condizione bellica. Per Airoma a differenza della guerra, dove si difende un mondo, qui «in questa catastrofe è proprio quel mondo che implode, trascinando con sé tutto e tutti». Tuttavia secondo Airoma è un mondo che implode velocemente senza lasciare spazio a sofismi: finalmente costringe l'uomo del Covid 19 alla serietà.

Attenzione, non è detto che l'uomo d'oggi, percepisca la qualità epocale che stiamo vivendo e che sia disposto a fare i conti con quel che questa condizione porta con sé. Tuttavia Airoma per comprendere il momento storico che stiamo vivendo lo paragona a quello del 1989, quando è caduto il Muro di Berlino. Un evento spartiacque come questo del Covid 19.

Infatti, «All'occhio di un osservatore senza pregiudizi ideologici, appariva evidente che quel che stava finendo il 9 novembre 1989 non era solo un regime, un impero, ma un'ideocrazia, l'idea di realizzare l'”uomo nuovo”, il paradiso in terra. Eppure c'è stato chi non ha voluto vedere quel che stava accadendo, attribuendo quella caduta, quella catastrofe, al fallimento di “un” tentativo, non “del” tentativo in sé».

Per Airoma, anche oggi sembra stia accadendo in qualche modo, mutatis mutandis, la stessa cosa.

Chi non ha capito la lezione sono quelli che attribuiscono la causa della pandemia alla natura violentata dai sette miliardi di uomini e non al Partito comunista cinese. Sono i seguaci della profetessa del “dio verde”, Greta Thumberg, innamorati delle città vuote e delle acque tornate limpide, e che sono convinti che il vero nemico è l'uomo. Per questi uomini fortemente ideologizzati, «l'esperimento (quello del lockdown) non dovrebbe finire o 'meglio' dovrebbe concludersi con la definitiva asfissia dell'uomo-insetto chiuso nel bicchiere. Anche costoro – scrive Airoma – non rimpiangono il mondo di ieri, soltanto che lo vogliono semplicemente senza uomini; insomma, la pandemia è, per loro, l'occasione per rilanciare, per alzare la posta della scommessa, non per abbandonare quel tavolo da gioco cui hanno ridotto il consorzio umano».

Continuando l'osservazione da laboratorio, Airoma suggerisce altre riflessioni.

La pandemia mostra qualcosa di diverso rispetto all'evento del 1989, essa interessa tutto il mondo, quello nato dalla modernità «e ne mette a nudo la tracotanza, senza che la cosa possa essere liquidata, per dimensioni e profondità, come frutto dell'errore di qualche cattivo interprete del copione», come è accaduto per la caduta del comunismo.

A questo punto occorre spiegare cos'è la modernità, seguendo il sociologo francese Alain Touraine, la modernità è l'uomo che abbandona la legge di Dio, della natura per auto-crearsi, auto-trasformarsi, e magari auto-distruggersi. L'uomo moderno è convinto di essere determinato da se stesso, di vivere in un mondo creato da lui. Se questa è la modernità, la pandemia ci mette davanti proprio il suo fallimento, «è la sconfitta dell'auto-determinazione, della pretesa di governare il corso delle vicende storiche».

Airoma è più preciso: «E' la bancarotta della scienza, con la 'S' maiuscola». Quando il ministro Boccia chiedeva alla comunità scientifica di dare più certezze, dava «voce ad un sentimento di frustrazione popolare intorno ad una scienza che non riesce nemmeno a mettersi d'accordo sull'efficacia delle mascherine».

Inoltre è evidente che la pandemia ha reso evidente «il naufragio delle illusioni narcisistiche alimentate dalla modernità». Secondo Airoma, «La pandemia ha sancito drammaticamente la fallacia dei nuovi orizzonti paradisiaci di cui la modernità ha nutrito ciascuno di noi; il diritto alla salute, in primis, inteso come diritto assoluto al ben-essere cioè allo star bene, e il diritto alla felicità concepito come una sorta di diritto all'immortalità». Inoltre siamo passati dalla «società narcisistica di massa, dal volto sempre più simile a una 'società dispotica di massa', popolata da individualisti sempre più aggressivi e rancorosi». Siamo passati da una società dove si è sperimentato il fallimento planetario del “paradiso in terra”, alla disillusione di una “società del benessere” fondata su una montagna di debiti che ha ipotecato il futuro dei figli.

Dunque la Rivoluzione con la pandemia non è finita, probabilmente ha fatto un salto di qualità, «grazie a un sottile ma pervasivo dirigismo motivato dall'emergenza sanitaria e, per questo, accettato di buon grado dal narcisista moderno che non è disposto ad alcun sacrificio, men che meno a mettere a repentaglio l'unico bene rimastogli, ovverosia la propria salute». Abbiamo visto come nel confinamento forzato, i cittadini ”moderni” hanno accettato, senza opporre resistenza, sistemi di controllo invasivi.

In definitiva, Airoma può affermare che la pandemia ci consegna, «una società totalitaria di massa, dove la spinta verso il controllo capillare e totalizzante non viene più dall'alto ma dal basso, da un corpo sociale composto da monadi a cui non interessa altro che il breve respiro di felicità da godere su questa terra, per il quale sono disposte a sacrificare porzioni sempre più estese di libertà; quel che è iniziato dopo l'11 settembre 2001, dinanzi alla minaccia terroristica, viene a compimento oggi, dinanzi alla minaccia del Covid 19».

La società totalitaria di massa di oggi rappresenta la coerente evoluzione di quella «“dittatura del relativismo”, che vede come soggetto propulsore l'io' fattosi legge a se stesso e che pretende che dallo Stato la persecuzione di tutti coloro che costituiscono minaccia alla realizzazione delle 'proprie voglie'». Naturalmente tra “le voglie”, non sono da non intendere quelle della salute del corpo, che ogni uomo ha il dovere di proteggere.

Airoma insiste sul rapporto tra la pandemia e la socialità, ed è convinto che bisogna saper sfruttare le riflessioni che pone l'esperimento sociale subito dagli italiani (il laboratorio). E' una opportunità storica, davvero epocale, è proprio in questo momento in cui possiamo gettare buoni semi, su un terreno nuovo, su un atteggiamento nuovo dell'uomo dopo lockdown, che sembra aver riacquistato familiarità con la virtù dell'umiltà, capendo di essere finito e dipendente. Dobbiamo essere capaci di sollecitare significative domande sulla nostra esistenza ed evitare l'assuefazione sanitaria. Airoma lamenta che «in nome della 'salute', infatti, si sta cercando di anestetizzare l'insetto uscito dal bicchiere, abituandolo, come si è detto, a un regime di controllo invasivo e alla etero-direzione; tacitando, come domande fuori contesto, quelle che attengono alla 'salvezza'». Certo gli aspetti del corpo, della salute, della libertà sono importanti ma questi aspetti vanno tenuti insieme a quelli dell'anima, della salvezza, dell'autorità.

L'interessante studio si conclude prendendo in esame, sempre col “fermo-immagine”, in che modo la catastrofe e l'apocalisse hanno interessato le principali autorità sociali, a cominciare dalla Chiesa. Perchè è chiaro, la pandemia non ha messo a nudo solo la condizione dell'uomo “rivoluzionato”.

Airoma prova a fare qualche riflessione, fermo restando che «la Chiesa resta il nostro Medioevo, la nostra unica arca da amare». Senza mai dimenticare il mirabile sacrificio di tanti sacerdoti e religiose.

La Chiesa-istituzione in Italia «non sembra aver cercato di cogliere il tempo della pandemia come occasione di evangelizzazione, salvo alcune lodevoli eccezioni fra cui i gesti liturgici di Papa Francesco e di alcuni vescovi […] nonché lo sforzo di quei sacerdoti che non hanno abbandonato i fedeli [...]».

Sostanzialmente, si è notato, «un frettoloso adeguamento alle disposizioni dell'autorità civile, che sono state, anzi, interpretate anche in senso ulteriormente restrittivo dai vertici ecclesiali». Inoltre si è constata «una Chiesa sempre più smembrata, frammentata, nella quale la dottrina viene separata dalla pastorale, il Papa dai vescovi, i vescovi fra loro e dai sacerdoti, questi ultimi spesso anche dal popolo». Insomma, per Airoma, una Chiesa fatta a pezzi. Anche perchè l'autodemolizione, più volte denunciata da Papa san Paolo VI, «è continuata ed è, purtroppo, in una fase avanzata».

Chiaramente quello che è accaduto nella vicenda relativa alle cerimonie religiose, in particolare, l'esercizio pubblico del culto, «segna una svolta che crea un precedente allarmante: lo Stato ha messo piede all'interno delle Chiese [...]». Facendo venire meno l'autonomia del sacro rispetto al potere secolare.

Tuttavia per Airoma si constata anche drammaticamente, «proprio l'irrilevanza della Chiesa come frammento della più generale estromissione del sacro dall'orizzonte secolare». Pertanto, la questione, «non è riducibile a quella “Messe si/Messe no”: è molto più profonda e radicale e attiene al ruolo della religione per l'uomo post-moderno».

Con la pandemia non solo la Chiesa, ma anche l'Unione Europea ha registrato una crisi irreversibile, lo ha evidenziato Ernesto Galli della Loggia, «una crisi che non è solo economica-politica, ma relativa alla sua stessa idea fondante, che non può essere che religiosa». A fronte di ciò, «sarebbe stato lecito attendersi da parte della Chiesa una voce forte, un richiamo alla salvezza e al senso ultimo della vita e non unicamente la preoccupazione sanitaria, pure legittima, ma percepita come esclusiva».

Airoma si affretta subito a precisare che non ha nessuna intenzione di fare polemiche, né di assecondare pulsioni “sedevacantiste”, ma solo per carità di Chiesa.

Per quanto riguarda le autorità politiche, la pandemia ha certificato la loro agonia.

I tecnici si sono completamente sostituiti alla politica. Peraltro il premier Giuseppe Conte, non essendo espressione né di un partito né eletto dai cittadini, è un tecnico «”speciale” che fonda la propria autorevolezza su un partito altrettanto particolare, che non è fatto di parlamentari, ma da una categoria particolare di tecnici: gli esperti». Con la pandemia si profila il connubio sempre più forte fra tecnocrazia e un sempre più penetrante dirigismo statale.

Per quanto riguarda l'ultimo aspetto, quello delle famiglie. Si sottolinea che la famiglia non godeva già buona salute prima della pandemia, ora dopo, non è detto che sia migliorata. Intanto sul futuro delle famiglie italiane pesa la grande incognita del grave scenario economico che ci attende. La pandemia senz'altro avrà effetti catastrofici sulla cosiddetta “società signorile di massa”, descritta dal sociologo Luca Ricolfi, caratterizzata da un significativo squilibrio fra chi non lavora e vive di rendite accumulate, e chi è costretto a lavorare.

Lo studio di Airoma si conclude con il solito Che fare? Intanto una domanda rivolta a noi stessi, militanti di Alleanza Cattolica e poi al nostro prossimo. All'uomo d'oggi uscito dalla cattività bisogna continuare a parlare, suscitare in lui domande, soprattutto quelle fondamentali, che sollecitano risposte altrettanto fondamentali e non banali.

Airoma propone alcuni punti da tenere in considerazione: a) spiegare quanto è accaduto, la verità dei fatti, per impedire che si facciano narrazioni che rilancino subdolamente ideologie fallimentari: ambientalismo, globalismo, scientismo. b) diffondere iniziative vessillari sui valori, sui principi, seguendo il “Dizionario del pensiero forte, proposto a suo tempo da Giovanni Cantoni. c) consolidare i numerosi contatti presi online con diversi “amici”, isolati o abbandonati. d) interessarsi delle autorità politiche. e) tenere vivo il ricordo di quanto è accaduto, in particolare non dimenticare mai i tanti morti, il modo disumano in cui hanno dovuto morire. L'impegno ci aspetta, non possiamo delegare ad altri, dobbiamo impegnarci in prima persona.

Dobbiamo liberarci dall'avvelenamento psicologico e culturale dei mass media, non tollerando l'errore, facendo circolare la buona stampa, spegnendo la televisione e parlando, ravvivando il dialogo fra le persone e le famiglie. Costruiamo micro-comunità dottrinalmente e praticamente solidali.

 

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