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Domenica, 22 Settembre 2019

Negli anni ’80, la polizia di Seattle (USA) distribuì nelle scuole ad uso dei genitori una sorta di prontuario educativo che elencava una serie di comportamenti che avrebbero reso i ragazzi dei delinquenti modello. Nonostante siano trascorsi trent’anni da allora, questo documento è sorprendentemente attuale. Ve lo voglio riproporre per una riflessione

1.   Dall’infanzia concedetegli tutto quanto vuole: crescerà pensando che il mondo gli debba tutto.

2.   Se dice parole sconce, sboccate, ridete: si crederà furbo.

3.   Non dategli alcuna formazione spirituale: caso mai quando avrà 18 anni farà lui la scelta.

4.   Non proibitegli mai nulla. Potrebbe farsi dei complessi. E se più tardi verrà punito a scuola o dallo Stato crederà che è la società che lo perseguita.

5.   Mettete in ordine ciò che ha lasciato in disordine: si convincerà che la responsabilità è sempre degli altri.

6.   Lasciategli leggere tutto, vedere tutto, frequentare chi vuole, usare “canne” e alcol. Ma vestitelo bene in compenso: si convincerà che è l’apparenza che conta.

7.   Litigate sempre in sua presenza. Quando divorzierete non ne sarà sorpreso.

8.   Dategli tutto il denaro che chiede, non abbia a guadagnarselo. Non sarebbe bello che avesse le vostre stesse difficoltà.

9.   Date soddisfacimento a tutte le sue richieste: potrebbe restare frustrato.

10. Prendete sempre le sue difese. Professori, amici, polizia sono sempre e solo cattivi nei confronti del vostro piccolo.

11. Quando diverrà un buono a nulla invocate il destino, i mali della società e quant’altro a voi lontano.

12. Preparatevi ad una vita di dolore e sofferenza: l’avrete.

 

 

A questo punto chiederei: voi genitori preferireste insegnanti severi ed esigenti ma dediti con passione e amore all’educazione dei loro allievi? O vorreste docenti disinteressati ai loro discenti e del tutto privi di autorevolezza e autorità?

Sono certo che se questa domanda venisse sottoposta in un sondaggio ad un campione di genitori italiani, in linea teorica tutti risponderebbero che vorrebbero insegnanti con la "i" maiuscola, ma dalle cronache dei quotidiani sembrerebbe il contrario. Sempre più frequentemente assistiamo a conflitti tra genitori e docenti.

Questo “conflitto permanente” che sta lacerando il rapporto tra le famiglie e la scuola e che ha destabilizzato l’educazione delle giovani generazioni, non è che una ulteriore manifestazione di quel generale clima di conflittualità che sta devastando il tessuto sociale del nostro Paese.

L'altro giorno i quotidiani nazionali hanno narrato di cinque insegnanti del prestigioso liceo Parini di Milano, che dopo aver subito ripetuti insulti e offese da parte di alcuni genitori insoddisfatti dei voti e dei provvedimenti disciplinari ottenuti dai loro “cocchi”, hanno deciso di chiedere il trasferimento.

In Piemonte, invece, la punizione di un’insegnante elementare, che ha pulito simbolicamente la bocca di un allievo di 8 anni che bestemmiava ripetutamente in classe, è stata oggetto di accese polemiche da parte di una mamma che riteneva scarsamente importante per un bambino acquisire questo essenziale comportamento del vivere civile e sociale. Esempi come questo se ne possono raccontare a migliaia.

Sulla scorta di questa delegittimazione, i poveri insegnanti non sono più in grado di censurare la diseducazione o gli atti di bullismo degli adolescenti e di correggerne i comportamenti. Peggio ancora non possono più permettersi di attribuire voti realmente corrispondenti al loro grado di preparazione, perché tanti genitori sono ansiosi di dimostrare che i loro figli sono una sorta di scienziati incompresi e che sono vittime di docenti ingiusti e impreparati.  
Mi sa che stiamo investendo sul nulla e che ormai ci sono tutte le premesse perché in futuro la nostra società subisca un declino inarrestabile. 
Urge richiamare alla responsabilità i padri e le madri italiane, ed io conosco solo un modo: dare per legge più potere agli insegnanti.

In un articolo del Corriere della Sera, il prof. Francesco Alberoni scriveva al riguardo: “L’arroganza, la maleducazione, il disprezzo con cui spesso gli studenti trattano gli insegnanti, con la connivenza di genitori sempre pronti a difenderli, è vergognoso. E sono inutili le chiacchiere in nome della democrazia e della partecipazione. L’insegnamento non è democratico! Esso è fondato sulla separazione fra chi sa e chi non sa, fra chi insegna e chi impara, fra chi indica i valori e i comportamenti corretti e chi li deve apprendere. Troppi bambini crescono viziati e capricciosi, troppi adolescenti ignoranti e violenti, convinti che tutto sia lecito" per colpa di una colpevole asseveranza.

Se non si comincia da qui, cioè dalla prima “agenzia educativa” con la quale bambini e ragazzi entrano in contatto, come si può pretendere che in futuro essi possano rispettare le forze dell’ordine, le leggi o i più deboli?

In Italia, come dappertutto, molti ragazzi hanno la fortuna di disporre di innumerevoli “talenti”, sia di carattere personale (intelligenza, creatività), sia di carattere materiale messi a loro disposizione dalle proprie famiglie.

Tuttavia, come nella parabola evangelica dei talenti, essi sono tenuti, secondo le loro capacità e possibilità, a metterli in atto e ad accrescerli giorno dopo giorno, non a sperperarli con le complicità dei genitori. Al loro fianco ci sono gli insegnanti, pronti ad aiutarli ad usare al meglio i loro talenti, ma anche a riprenderli quando commettono errori. La scuola, dalla notte dei tempi, ha funzionato sempre con il rispetto di questo tacito e naturale patto con le famiglie. Ritornare, anche con legge, a queste antiche saggezze sarà elemento di riflessione.

Campo alla Sughera quest’anno al Vinitaly, dal 7 all’11 aprile, si presenta con tante novità. L’azienda di Bolgheri (Castagneto Carducci - LI) sarà protagonista alla fiera di Verona per tutta la giornata di domenica 10 aprile con un originale appuntamento: un aperitivo alternativo con le birre artigianali di Bat, il birrificio toscano. Due i momenti (dalle 11:30 alle 13:30 e dalle 16:30 alle 18:30) in cui sarà possibile degustare dell’ottima birra priva di conservanti e non pastorizzata.

Campo alla Sughera inoltre vi aspetta ogni giorno al Vinitaly anche con le sue eccellenze: Campo alla Sughera  IGT Toscana Rosso, Arnione, Adèo, Achenio, Arioso e la Grappa di Arnione in uno stand tutto nuovo (C15 Pad 8 Toscana). Più grande, più confortevole dove l’operatore di settore, l’enoappassionato e l’esperto potrà comodamente degustare i vini insieme alla professionalità e simpatia dell’enologo Giovanni Bailo e della responsabile Pr Rita Tonini

Evento clou venerdì 8 aprile (alle ore 12 e alle ore 15.30), riservato ai giornalisti e operatori del settore, è la una verticale d’eccellenza delle tre annate 2006-2007-2008 del nuovo Cru  premiato dai Vini d’Italia “Campo alla Sughera  IGT Toscana Rosso”.

Insomma tante le novità che Campo alla Sughera propone per questo Vinitaly 2011.

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Le donne italiane si stanno accingendo a celebrare l’8 marzo. La maggioranza, godrà l’amena giornata all’insegna di mimose, chiacchiere, gossip e discoteche. Una minoranza invece, la vivrà rivendicando in qualche  convegno semideserto, le magnifiche sorte e progressive delle conquiste femministe, vale a dire il diritto all’aborto e la gestione privata dell’utero. Le conseguenze le conosciamo tutti: milioni di bimbi abortiti e sfascio della famiglia. Scontato che tra le donne “impegnate” non mancherà qualche radical chic politicizzata che accuserà Berlusconi di calpestare la dignità femminile. Attualità a parte, la mitologia femminista ha tramandato per decenni il racconto che la data dell'8 marzo fu scelta alla seconda Conferenza internazionale di donne socialiste a Copenhagen, nel 1910, per commemorare la carneficina di oltre cento operaie di una camiceria di New York, intrappolate in un incendio appiccato dal padrone della fabbrica per vendicarsi di uno sciopero. Qualche anno fa si scoprì che, l’incendio non era riconducibile né a scioperi, né a serrate, che fece vittime anche fra gli uomini, e che soprattutto avvenne nel 1911, cioè un anno dopo Copenhagen. In realtà, l'istituzione dell'8 marzo come Festa della donna risale alla III Internazionale comunista, svoltasi a Mosca nel 1921, dove fu lanciata da Lenin come "Festa internazionale delle operaie", in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo. Il racconto di un 8 marzo istituito in memoria di un massacro frutto di odio classista e capitalista fu opera del Partito Comunista Italiano, che nel 1952, in piena Guerra Fredda, pubblicò la cronaca di questo incendio vero, ma manipolato in chiave anti-americana. La versione fu ripresa dall'Unione Donne Italiane, il settore femminile della Cgil, per organizzare quell'anno la festa dell'8 marzo, e poi dalla Cgil stessa, che vi ricamò ulteriormente, aggiungendo altri personaggi al racconto due anni dopo. La vicenda è indicativa dell'egemonia cercata, e alla lunga ottenuta, dalla sinistra italiana sulle false istanze delle donne. Se questa è la verità, ha senso festeggiare un’invenzione ideologica il cui unico fine è dare fiato ad un certo tipo di femminismo radicale che odia gli uomini (Berlusconi in primis), la proprietà privata, il libero mercato, l’America e al contempo ha promosso il diritto allo sfratto degli esseri umani nascenti a conquista di cui andare fieri? Se le donne vogliono festeggiare l’8 marzo a tutti i costi, piuttosto che stucchevoli dibattiti pseudo culturali, meglio una cenetta a lume di candela con mariti e fidanzati.

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