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Martedì, 18 Giugno 2019

La cultura del cibo va custodita, valorizzata, tramandata e insegnata. È questo il senso di un prestigioso premio internazionale di pedagogia assegnato a due donne simbolo della cultura enogastronomica italiana: Pina Mengano Amarelli, presidente della secolare azienda di liquirizie “Amarelli” di Rossano Calabro e Livia Adario Iaccarino, fondatrice dello storico Boutique Hotel Ristorante “Don Alfonso 1890” di Sant’Agata sui Due Golfi, il ristorante italiano più famoso del mondo.

Entrambe sono state insignite ieri del Premio Internazionale “Elisa Frauenfelder”, ideato e promosso dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli in collaborazione con altre undici Università internazionali (dalla Spagna agli Stati Uniti) e con alcune delle più prestigiose istituzioni scientifiche italiane (dalla Società Italiana di Pedagogia all’Opera Nazionale Montessori). Un progetto nato con l’obiettivo di conservare e promuovere l’eredità scientifica e umana di una delle più importanti studiose della pedagogia italiana contemporanea scomparsa poco più di un anno fa il 31 dicembre 2017 dopo oltre mezzo secolo di lavoro accademico. Il Premio Frauenfelder, come spiega il suo coordinatore scientifico Fabrizio Manuel Sirignano, professore ordinario di Pedagogia generale al Suor Orsola, “guarda soprattutto al futuro per offrire ai giovani studiosi un esempio straordinario di rigore scientifico, innovazione pedagogica e passione per lo studio, intesi come volano di una autentica emancipazione e trasformazione sociale”.

“Un esempio della profonda unità tra la cultura umanistica e quella imprenditoriale che ha caratterizzato la più nobile tradizione meridionale. Stimata studiosa e docente di diritto, si è impegnata nella guida dell’antica azienda di Rossano Calabro che, dal 1731, data della sua fondazione, ha raggiunto fama e prestigio mondiali valorizzando, con amore e sapienza, la liquirizia calabra, ritenuta dall’Enciclopedia Britannica la migliore al mondo”. Sono queste le motivazioni del riconoscimento a Pina Amarelli, già insignita dalla Presidenza della Repubblica dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, che con Livia Iaccarino si è aggiudicata la prima edizione del Premio Frauenfelder nella sezione “Donne nelle Istituzioni, nella cultura e nell’arte” che costituisce una sezione speciale del Premio accanto alle sezioni di Scienze pedagogiche, Cultura e innovazione e Maestri d'Italia.

Per la fondatrice di “Don Alfonso 1890” le ragioni del premio assegnato da una prestigiosa giuria internazionale presieduta dal Rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, risiedono “nell’originalità della sua attività professionale e imprenditoriale nella quale da anni affianca all’attività storica nel campo dell’enogastronomia (alla sua scuola si sono formati importanti cuochi che hanno fatto grande la cucina italiana, sotto il segno della felice combinazione tra rigore tecnico e creatività liberatrice) un grande impegno nella valorizzazione e nella divulgazione dell’identità culturale meridionale e mediterranea”. Un impegno declinato anche sul versante della ricerca, come membro del Comitato scientifico del MedEatResearch, il primo centro di ricerca universitario italiano specificamente dedicato alla Dieta Mediterranea (fondato e diretto dagli antropologi Marino Niola ed Elisabetta Moro), e del Dottorato di ricerca in “Identità e pratiche di distinzione sociale attraverso il consumo alimentare” dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.

Nella sezione Maestri d’Italia la favola pedagogica del Bibliomotocarro lucano e il riconoscimento alla docente ‘eroe’ Franca Di Blasio accoltellata da un suo alunno in una scuola del casertano

In chiusura della cerimonia la premiazione della sezione “Maestri d’Italia” dove c’è stato il premio a due ‘eroi’ della pedagogia contemporanea. Franca Di Blasio, docente presso l’Istituto Bachelet-Majorana di Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, sfregiata da una coltellata di un suo alunno lo scorso anno già insignita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. A lei il Premio Internazionale “Elisa Frauenfelder” perché “incarna eroicamente quei valori e quelle qualità che ogni docente dovrebbe avere quotidianamente nella propria esperienza professionale e per essere stata esempio di umanità, di passione autentica, di tenerezza, di capacità di dialogo e di sensibilità avendo mostrato di fronte all’aggressione subita da parte di un suo studente una profonda responsabilità formativa ed educativa che non solo la scuola deve ritrovare ma che la società tutta ha bisogno di riscoprire”.

Antonio La Cava, maestro lucano in pensione, di recente nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riceverà il Premio Internazionale “Elisa Frauenfelder” proprio nell’anno del ventennale della sua straordinaria invenzione pedagogica: il bibliomotocarro. Un motocarro adibito a biblioteca con cui negli ultimi 20 anni ha percorso oltre 200mila chilometri per portare libri ai bambini delle scuole elementari dei paesi più piccoli e isolati della Basilicata, dove spesso non ci sono biblioteche o librerie.

 

 

 

 

La Révolution Italienne, Verso la libertà, Chi è senza peccato scagli la prima mela, La gabbia dei Matti, Italian Dream Libertà di ... cambiare, Libertà in burrasca e infine The Wall - Incubi del passato.

Sono i nomi che i maestri cartapestai hanno dato ai Giganti di Cartapesta che sfileranno per il Corso di Putignano durante la 625ª edizione del Carnevale più lungo e longevo d'Europa che inizia il 17 febbraio e finisce il 5 marzo, Martedì grasso, con il Funerale del Carnevale (sfilate in programma il 17 e 24 febbraio e il 3 marzo alle ore 15.30 e il 5 marzo alle 19.00).

Sapienza, estro, passione e determinazione, sono le qualità che consentono ai maestri d'arte di lavorare la carta e le loro opere, da sempre in grado di far innamorare e divertire anziani e bambini.

Satira e libertà è il tema scelto per questa edizione dalla Fondazione Carnevale di Putignano e a cui i Maestri si sono ispirati per la realizzazione delle loro macchine spettacolari.  Tutto è partito da una domanda: Cos’è la libertà? Esiste davvero?

"La libertà è un concetto, se vogliamo, intrinsecamente ambivalente. Perché quando diciamo di essere liberi, ci priviamo in parte della nostra libertà. Siamo liberi di scegliere, ma limitati nella scelta tra una cosa e un’altra. Siamo liberi di amare, consapevoli di cedere al rapporto parte della nostra libertà. Siamo liberi cittadini, ma la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro. Siamo liberi di esprimere le nostre opinioni, nel doveroso rispetto di quelle altrui - spiegano dalla Fondazione -. Siamo liberi di indossare la nostra migliore maschera, ed essere altro da noi – magari quello che abbiamo sempre desiderato essere. Liberi di essere noi, almeno per un giorno. È possibile? Forse il Carnevale può compiere la magia. Forse la satira può. Una satira che raggiunge la sua massima espressione se è veramente libera, senza alcun condizionamento, privazioni e concessioni".

Da sempre considerato una delle eccellenze pugliesi, il Carnevale di Putignano è una vera e propria grande festa invernale a cui ogni anno partecipano migliaia di persone. Una interruzione della vita quotidiana ordinaria con le sue regole e i suoi ritmi, per un'immersione nella follia intesa come ribaltamento di regole, ruoli, luoghi comuni, punti di vista, nello stravolgimento di ogni idea e teoria. Perché "se vi sentite pazzi, incompresi, anticonformisti, a Putignano vi comprenderemo con immenso piacere. Benvenuti al Carnevale di Putignano il cui motto per quest'anno è "Fai quel PAZZO che ti pare".

Il Carnevale di Putignano però non è solo pazzia. Da alcuni anni infatti questo magico appuntamento pugliese sta vivendo una rivoluzione ecologica estremamente importante, allontanando sempre più l'uso di materiali diversi dalla carta (nel bando per la presentazione dei carri infatti all'articolo 2 si specifica che le opere allegoriche dovranno essere realizzate in cartapesta con la possibilità di utilizzo di materiale alternativo nella misura massima del 10%) per arrivare a diventare un grande evento plastic free e sostenendo iniziative per il risparmio energetico come M'illumino di Meno promossa da Caterpillar e Radio2.

Come da tradizione i sette carri allegorici usciranno dai capannoni la mattina del primo Corso Mascherato (17 febbraio - ore 15.30) per essere ultimati dalle sapienti mani dei carristi e raggiungere il corso principale e mostrarsi al pubblico in tutta la loro maestosità, insieme a maschere di carattere e gruppi mascherati.

Ad aprire la sfilata però non può che esserci il passaggio di Farinella, la maschera simbolo del Carnevale di Putignano. Ideata negli anni Cinquanta dal grafico Domenico Castellano, Farinella prende il nome da uno sfarinato di orzo e ceci abbrustoliti pestati in un mortaio di pietra tipico della gastronomia locale. La farinella, in dialetto “a povl” (la polvere), insieme ai fichi secchi era infatti il pasto consumato dai contadini impegnati nel lavoro della terra. Un pasto frugale che simboleggiava la condizione di povertà dei tempi antichi. La farinella era presente anche sulle tavole dei signori, degli artigiani e dei commercianti come accompagnamento ad altre pietanze. Ancora oggi è consuetudine consumarla insieme al sugo.

Ma il programma di eventi a Putignano inizia ben prima della prima sfilata. Come di consueto il 2 febbraio, giorno della Candelora, la presentazione di Gesù al tempio con la benedizione delle candele, ci sarà il tradizionale appuntamento con la Festa dell'Orso: si tratta di uno degli appuntamenti tipici della tradizione carnascialesca putignanese, insieme alla Festa delle Propaggini e al Funerale del Carnevale. Si tratta di un appuntamento dal carattere magico-divinatorio, secondo quello che la tradizione popolare gli attribuisce. Secondo il proverbio, infatti, "Ci chiuev a Cann'luer u virn je fu'r, l'ors nan s'fasc u pagghiar" (Se piove alla Candelora, l'inverno è fuori e l'orso non si fa il pagliaio). Se invece il tempo è buono l'inverno sarà ancora lungo e l'orso si costruirà il suo pagliaio per affrontare il freddo.

 

I RITI

I giovedì

C’è quello dei monsignori (17 gennaio), dei preti (24 gennaio), delle monache (31 gennaio), delle vedove (7 febbraio), dei pazzi (i giovani non ancora sposati il 14 febbraio), delle donne sposate (il 21 febbraio) e dei cornuti (gli uomini sposati, il 28 febbraio). Sono i Giovedì, feste per antonomasia del Carnevale di Putignano che segnano l’avvicendarsi della manifestazione rendendo protagonista, di volta in volta, uno specifico strato sociale, con una vena mista di satira e puro divertimento. Si contano a partire dal 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate. Quando il calendario lo consente, si comincia con quello dei monsignori seguito, in ordine immutabile, da quello dei preti, delle monache, delle vedove, dei pazzi, delle donne sposate e dei cornuti. Queste giornate intrecciano sacro e profano portando indietro nel tempo. Questi giorni, infatti, rappresentavano in passato l’occasione per improvvisare negli “jos’r”, tipici locali (cantine e sottani) del centro storico, balli e banchetti in maschera. Una tradizione che, rinnovata, continua a vivere anche oggi.

Estrema Unzione, Funerale e Campana dei Maccheroni

Con l’avvicendarsi della Quaresima, le danze e gli eccessi carnascialeschi volgono al termine. A ricordarlo l’Estrema Unzione del Carnevale, il corteo di falsi prelati che, la vigilia del martedì grasso, si snoda per le vie cittadine impartendo il rito ai passanti che incontrano lungo il percorso. Una divertente e dissacrante benedizione, declamando in vernacolo la biografia del Carnevale morente, cui segue, il giorno dopo, il Funerale.

L’ultima parata dei carri e delle maschere si chiude con il corteo funebre. Un maiale in cartapesta, simbolo degli eccessi, sfila per la città fino a essere bruciato. Un gesto purificatorio dal quale non resta che un mucchio di cenere, simbolo che la Quaresima è alle porte.

Gli ultimi minuti di festa sono scanditi dal ritmo dei 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni, tra balli, un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

Un'occasione all'insegna del divertimento, dell'allegria e delle risate. Perché si sa, "chi ride vive di più". Il Carnevale è pronto a sfilare. Che la festa abbia inizio!

Medici musicisti, e che musicisti, se ne conoscono diversi, da Mimmo Locasciulli a Enzo Iannacci, tanto per citare i due nomi più rappresentativi nel campo del cantautorato d'arte. Per il jazz il pensiero va a Piero Angela in quanto figlio del famoso medico Carlo. In campo blues come non annoverare quel Frank Fisiatra il cui repertorio la Holly Music di Treviso ha in parte appena inciso in uno splendido album? 
Si tratta di Blues ... My home, My life ed è un disco alquanto curioso. All'apparenza si presenta come un lussuoso l.p., con nota del pianista, al secolo Berto Zorzi, giá primario fisiatra a Treviso, e le presentazioni di Franco "Frank" Sorrenti nella veste di esperto nonchė presidente della Holly Music e del direttore artistico Gianni Ephrikian. Ma, una volta aperto il cellophane, si scopre all'interno non un long playing bensì un ...cd. Come dire che si è di fronte ad una confezione per un prodotto discografico analogico "virtuale" che nella realtá si presenta come digitale. Un effetto un pò spiazzante, che è poi in linea con l'atmosfera giocosamente chiacchierata di quanto registrato da questo pianista che, per la cronaca, suona divinamente il suo genere. Lo fa davanti a cari amici, e con loro parla di musica, e interpreta, oltre a blues, anche songs, stride, jazz, boogie e rock; dice Sorrenti "il tutto sembra ambientato in un juke-joint del sud degli Stati Uniti, in un supper-club californiano". Ed Ephrikian dal canto suo a rilevare "la peculiarietá della nuova sintassi...afroamericana" in tale tipo di musica.
Un album di ricordi sparsi fra Jimmy Vancey e Bessie Smith, Willie Smith e Fats Domino, fra il mitico Earl Hines e il meno noto ma sempre grande Cecil Gant, per non dire di Cousin Joe, il tutto condito di richiami a Monk, Hampton e, fra i songwriter, a Carmichael, in una sequenza di brani che palpitano di freschezza e nerbo pianistico. Fisiatra, lasciato l'ambulatorio per la sala d'incisione, si è comunque portato appresso alcuni caratteri della professione. L'acume nel trattare i tasti bianchi e neri come bisturi dell'anima, e la profonditá di analisi nel curare la nostalgia con iniezioni di arte : "Il passato è del blues, il presente è del blues, ed anche il futuro sará tutto del blues".

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