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Per raccogliere notizie, informazioni di “prima mano”, che non si trovano nei giornaloni di Stato bisogna avere la pazienza di cercare nella rete, e poi soprattutto leggerli. Pertanto anche questa volta propongo alcuni frammenti di qualche intervento che ci potrà aiutare a capire. Uno dei tanti motivi per preferire un servizio rispetto ad altri è quello dove vengono poste domande a fronte di un complicato problema, come nell'intervista apparsa sul Sussidiario.net al filosofo Davide Rondoni

Nel servizio, tra l'altro, ci si interroga sulla funzione degli intellettuali. «In cosa consiste questa funzione? Nel porre domande, nell’aprire questioni, nel sollecitare discussioni da un punto di vista critico e problematico, “aperto”, ma con generosità e senza calcoli, anzi, rischiando di essere fraintesi, di non essere capiti.» (Letture/ Oltre i bollettini del coronavirus c'è un paese vero che soffre e spera, intervista di Andrea Di Consoli a Davide Rondoni, 15.4.2020, sussidiario.net)

Cerco di cogliere le risposte che riguardano la complessa questione del coronavirus. Posto che in questi giorni agli italiani interessi maggiormente il vaccino e le risposte dei vari virologi e non altre riflessioni, Rondoni affronta la questione della bioetica che tanto spazio ha avuto in questi anni, in questo contesto vede però un grande fallimento della scienza, «o, meglio, della sua capacità di intervento sulla realtà. Se è vero che in una conversazione di circa dieci anni fa Bill Gates parlava già delle guerre virali future, come mai la scienza ha dormito? Come mai la tecnologia ha dormito? Uno non può sempre dare la colpa alla politica, è troppo facile». Già queste domande pongono profonde riflessioni.

Continua Rondoni, «L’organo di controllo europeo sulla salute – composto da tecnici e scienziati che ci costa 52 milioni di euro l’annoa gennaio diceva che non c’era nessun problema grave. Però abbiamo preso la decisione di inchiodare il Paese a bollettini scientifici che di scientifico non hanno nulla [...]e abbiamo visto che presunti eminenti scienziati in televisione hanno commentato l’epidemia cambiando idee molte volte dando credito a questi bollettini farlocchi. Questo fa capire quanto la scienza non possa mai fornire da se stessa una lettura ultima dell’azione della realtà. Come aveva già messo in luce l’importantissimo dialogo tra Ratzinger e Habermas di qualche anno fa».

Cambiando argomento Di Consolo, fa la domanda sulla Regione Lombardia, ora sotto attacco  dal punto di vista sanitario ma anche politico e mediatico. E' ingiusto che «una delle sanità più efficienti del mondo sta passando per una sanità gestita da cialtroni. Lo trovo ingiusto. Anche considerando il fatto che sinora decine di migliaia di meridionali hanno trovato concrete risposte mediche che al Sud non hanno trovato in ragione di una gestione spesso clientelare della sanità». Interessante la risposta di Rondoni,

«Gli italiani non sono scemi, capiscono che questa situazione si deve a una serie di fattori. Questa è una 'guerra' combattuta per sistemi sanitari. E le informazioni sono di difficile decifrazione. Figurati che il governo cinese ha ammesso solo da poco che c’è stato qualche problema in piazza Tiananmen trent’anni fa, e dunque la mia fiducia in ciò che dicono i canali ufficiali dei cinesi è pari a zero. Questa è una “guerra” che sta creando grandi spostamenti economici, che il professor Giulio Sapelli ha illuminato molto bene, e che ha messo in crisi i sistemi sanitari. Una volta si bombardavano i pozzi di petrolio o le ferrovie, ora si bombardano i sistemi sanitari [...] Insomma, qualche domanda sul perché l’epidemia sia scoppiata in Lombardia e non a Caserta io me la porrei.

Perché sarà anche un pipistrello, ma è un pipistrello molto intelligente. Certo rimane il fatto che la Lombardia esprime il meglio di un sistema sanitario generalmente fragile. E quindi dobbiamo fare tutti i conti con la perdita dell’illusione che lo Stato ci faccia godere la vita e intanto riesca a farci anche da infermiere. In altre parole: l’illusione che gli Stati con i propri sistemi sanitari (pur diversamente congegnati) e i propri sistemi politici possano farci da balia e garantire la qualità e la responsabilità della vita ha incontrato qualche problema».

Un altra risposta interessante è quella sugli anziani.

Molti oggi «hanno improvvisamente preso a cuore i vecchietti abbandonati negli ospizi sono quelli che avrebbero votato “sì” per l’eutanasia di Stato, che di quelle persone farebbe strage con applauso. Quindi io vomito di fronte a queste cose. Non credo che gli italiani stiano pendendo dalle labbra degli scienziati ma, molto saggiamente, sono disposti a qualche sacrificio per tutelare la salute dei parenti, degli amici e dei conoscenti. Ed è certo che, al di là della retorica da serie americana sui medici in prima linea – medici e personale a cui il governo però non dà aumenti – noi abbiamo visto morte reale, sacrificio reale, dolore reale».

Sulla questione delle chiese chiuse al culto, Rondoni è consapevole che viviamo un momento storico abbastanza segnato dalla scristianizzazione.

«Una civiltà che presenta come necessaria la fila al banco dei salumi e come non necessario il rito religioso fa una scelta di campo.[...] perché se sottrai a un popolo il corpo di Dio risorto mentre la realtà costringe tragicamente a qualche domanda sul senso del proprio corpo, ecco che la questione rimane aperta». Ma oggi c'è stato Papa Francesco in persona che ha ben spiegato la questione della messa.

Interessante la risposta che il filosofo dà sulla questione della vita e sul significato della nostra esistenza.

«I medici in queste settimane stanno rischiando per curare gli altri, e così dimostrano che c’è qualcosa in questa vita che vale di più della sopravvivenza del corpo. Se ognuno pensasse soltanto alla propria salute l’altro diventerebbe un rischio, un pericolo, un portatore di germi. Vogliamo questo?».

Il coronavirus vuoi o non vuoi ci ha prepotentemente introdotti nel discorso della malattia e soprattutto nella“sfida” della morte. Su questo il filosofo risponde:

«Vedo la censura della morte, ridotta a una cosa anestetizzata, a una cifra. Un amico l’altro giorno mi faceva notare che nei bollettini si parla dell’età media dei morti, che è un modo subliminale per dire “tanto muoiono solo i vecchietti” [...]Quindi la morte da una parte è censurata, dall’altro è anestetizzata con cifre e con slogan retorici come “andrà tutto bene”. Ma di fronte alle bare dire “andrà tutto bene” è uno slogan da coglioni.

Con gli slogan e con i numeri si prova a coprire il morso della morte, che però arriva feroce. È interessante osservare certi commentatori e certi giornalisti quando parlano della morte: è come se fossero in imbarazzo. È come se la morte mettesse in imbarazzo la nostra civiltà, fondata su un’idea banale di benessere».

Avevo intenzione di proporre qualche altro intervento interessante, ma per oggi mi fermo, per non stancare i miei quattro lettori.

Anche in questi momenti di grande crisi sanitaria che costringe il mondo a restare in casa, la Carpigiani Gelato University, la scuola di gelateria internazionale con 20 campus in 19 paesi diversi, mette a disposizione il know-how dei suoi maestri gelatieri per un nuovo e arricchito catalogo di corsi online non dimenticando che come tutte le arti culinarie, la gelateria si impara sperimentando ogni giorno in laboratorio. Chi vuole iniziare ad avvicinarsi al mondo della gelateria ha a disposizione la serie “E-taste” in quattro lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo. Si tratta di 5 lezioni da 1 ora e mezza con workbook scaricabile che riassumono gli elementi fondamentali di un gelato artigianale di alta qualità. “Questo progetto permette di entrare nel nostro campus principale e provare la metodologia di insegnamento che dal 2003 ha dato vita a numerose storie di successo in tutto il mondo.” – commenta Kaori Ito, direttrice della Carpigiani Gelato University – “Sono migliaia gli ex studenti che hanno cambiato la loro vita con il gelato e il mercato offre ancora molte opportunità di business. Grazie la tecnologia riusciamo ad avvicinarci a chi non ha ancora compiuto il passo, ma ha una grande passione per la gelateria e la cucina. Ovviamente, poi li aspettiamo per il corso completo, l’esperienza in aula con gli altri aspiranti gelatieri e le lezioni pratiche in cui mettere alla prova quanto appreso durante le ore di teoria. Il gelato è fantastico da fare e da assaggiare!”.Per i professionisti si spazia dall’attuale “Home Delivery Solution” in italiano e in inglese per chi vuole affrontare l’emergenza attivando il servizio di consegna a domicilio ai corsi avanzati e specifici come quello del “Gelato per il intolleranti al lattosio” o il “Gelato con bevande alcoliche”. I corsi sono disponibili sul sito www.gelatouniversity.com nell’area “Corsi Online”. Per informazioni: info@gelatouniversity.comCarpigiani Gelato University, fondata nel 2003 come divisione formativa del Carpigiani Group, è oggi riconosciuta a livello internazionale come fucina dei gelatieri di successo. La mission è educare alla cultura del gelato artigianale. Quest’anno sono stati organizzati oltre 400 corsi in 10 lingue per circa 12.000 ore di docenza, dati quasi triplicati in 3 anni. La sede principale della Scuola è ad Anzola dell’Emilia (Bologna), e la formazione avviene inoltre in 20 sedi nel mondo. Lanciato a settembre 2013, il percorso formativo Diventa Gelatiere, caratterizzato da una maggiore presenza di lezioni pratiche, ha segnato il record di iscrizioni: sempre più studenti scelgono di completare l’intero percorso di 4 settimane, che si conclude con uno stage formativo in gelateria. 

Sono stati consegnati questo pomeriggio ai medici e agli infermieri dell’Ospedale Bellaria di Bologna i 2.000 camici acquistati dalla Fondazione Il Bene, con la donazione giunta loro dal Monastero Santa Rita di Cascia. Le monache agostiniane, infatti, hanno donato 7.320 euro alla onlus bolognese, che da anni aiuta uno degli ospedali oggi in campo nella lotta al Coronavirus, destinando i primi fondi raccolti dalla campagna #isolatimanonsoli con il Kit del Pellegrino.

Colmo di gioia e gratitudine, il messaggio della Madre Priora, Suor Maria Rosa Bernardinis rivolto ai devoti, che hanno permesso con la loro carità questa opera di bene. “Grazie a voi, abbiamo contribuito ad assicurare protezione al personale sanitario dell’Ospedale Bellaria di Bologna, che si sta prendendo cura della vita di chi è malato, esponendosi a molti pericoli. In questi giorni difficili, la nostra preghiera si leva alta in cielo ogni giorno per tutti e unita alla vostra diventa opera tangibile e si fa azione a tutela della vita, una freccia nell’arco del bene. Una preghiera che, attraverso la campagna #isolatimanonsoli, con l’aiuto di tutti può diventare ancora carità concreta per chi ne ha bisogno”.

LA CATENA DEL BENE È grazie ai devoti che hanno donato, scaricando il Kit del Pellegrino per pregare Santa Rita e facendo concreto un gesto di carità, che il monastero di Cascia ha potuto tendere la mano alla Fondazione Il Bene, portando il suo aiuto, attraverso i dispositivi di protezione sempre più difficili da reperire, agli operatori sanitari che sono in prima linea nella lotta al virus, mettendo a rischio le loro vite. I devoti di Santa Rita, con il loro prezioso gesto di carità e amore, hanno permesso di dare origine ad una vera catena del bene, che farà la differenza per molti. La Fondazione Il Bene, infatti, lanciando la richiesta di aiuto al monastero agostiniano, a sua volta stava rispondendo all’appello rivolto dall’Azienda USL di Bologna, che segnalava un fabbisogno fondamentale di camici usa e getta da utilizzare nei padiglioni Covid-19. La Fondazione si è messa alla ricerca di questo articolo, fino a reperire la disponibilità di 2.000 pezzi di camici in polipropilene, provenienti dalla Cina. Camici acquistati poi grazie al contributo dei devoti benefattori del Monastero Santa Rita di Cascia.

I camici sono stati ritirati e consegnati dal Presidente della Fondazione Il Bene Francesco Rosetti e dal dottor Fabrizio Salvi, neurologo responsabile del Centro il BeNe, dell’Ospedale Bellaria di Bologna. Entrambi hanno voluto inviare ai devoti ritiani il loro profondo ringraziamento per l’importante donazione ricevuta. “Proprio oggi – ha sottolineato il dottor Salvi – le notizie parlano di 94 medici e 26 infermieri deceduti dall’inizio della pandemia, che vede oltre 10 mila sanitari contagiati. La nostra categoria è quella più esposta e purtroppo a rischio, soprattutto se vengono a mancare i necessari presidi di protezione. Ecco perché siamo molto grati a tutti coloro che hanno reso possibile l’acquisto di questi preziosi 2.000 camici, che ora andranno a proteggere la salute e la vita di molti medici ed infermieri, permettendo loro di continuare ogni giorno in sicurezza ad operare al fianco dei malati per sconfiggere il virus”. 

 

 

 

 

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