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Giovedì, 22 Aprile 2021

Pensavo – con la presunzione di un “vecchio” quale sono io, essendo nato nella prima metà del secolo scorso, durante la guerra etc. etc. – pensavo d’aver visto  e compreso tutto ciò che mi era toccato di vedere e comprendere. E invece sono qui a pormi tante domande che mi urgono spontanee specie in questo periodo di recrudescente pandemia che l’Occidente si trova di nuovo ad affrontare.

Incalzati dal morbo cinese, i “nostri” politici specie quelli che hanno responsabilità di governo parlano, talvolta straparlano e ingiungono a noi, poveri e frastornati, di fare o non fare delle cose. Ora, nel bailamme di tante voci, spesso in libertà e in contrasto, desidero aggiungere sommessamente pure la mia  su un particolare, magari marginale, e condividerla coi “cinque” amici anche se sono consapevole che essa rappresenterà solo un innocuo sfogo personale e, al massimo, il classico “zero-virgola”.

Non comprendo come si possa parlare, soprattutto ai giovani, di ordine, disciplina mentale e fisica con obblighi e rigidi divieti – quasi un novello “credere-obbedire-combattere” –, quando per decenni s’è insegnato loro l’esatto contrario dell’ordine e della disciplina: “movida”, discoteca, sesso libero, perfino droga

È una domanda che mi pongo e a cui non riesco a dare una risposta adeguata. Sento, infatti, giovinotti trenta-quarantenni confusi e improvvisatori di politica, che, usando un linguaggio buonista e vagamente “religioso” come preti in chiesa, parlano di sopportazione, pazienza, sacrifici, addirittura speranza e sembrano ripetere fervorini imparati a memoria, inusuali sulla loro bocca essendo, molti di loro, gli ultimi (per adesso!) depositari e fruitori del disordine mentale avvenuto in questi 50 anni.

Difatti, come pretendono disciplina dal popolo quando contribuiscono a demolire la forza portante della società promuovendo e approvando “leggi” contro la Vita e la Famiglia? Come fa il parlamentare X a sperare che si possano seguire i suoi “consigli” forti quando egli, con l’autorevolezza che gli proviene dal suo status di eletto dal popolo, auspica – ad esempio – la liberalizzazione della droga o permette, anzi raccomanda, la libera assunzione di farmaci abortivi, quasi fossero caramelle o integratori ricostituenti, anche a minorenni, senza curarsi che in tal modo – a parte il danno fisico – si diseduca ancor di più il corpo e lo spirito di quella gioventù a cui, poi, si domandano sacrifici?

Come fa il deputato Y a chiedere resistenza alla “morte da pandemia”, quando permette e auspica la “morte per aborto” – anche “post-natale”! – di migliaia di bambini generati aventi diritto a nascere e magari protesta per i pulcini maltrattati (“Il Foglio”, 15-X-2020) o per l’orsa della Val di Genova…? Come può la senatrice Z domandare sopportazione e sacrificio quando distrugge la Famiglia naturale auspicando l’“utero in affitto” cioè la compravendita dei corpi delle donne e la costruzione di bambini in serie a cui sarà vietato di conoscere il padre?

Che dire, poi, della retorica buonista di chi afferma in ogni occasione che bisogna difendere gli anziani, i più “fragili” in questa drammatica evenienza, magari segregandoli nelle case (tanto non sono “indispensabili” s’è lasciato sfuggire maldestramente qualcuno!) e forse in cuor suo  pensa già all’eutanasia più o meno volontaria, insomma prepara un mondo prossimo venturo capovolto che farà violenza soprattutto a noi nati nel secolo scorso? Vedo alcune  contraddizioni che corrono nella nostra società e che mi spingono a porre delle domande specie in questi momenti drammatici della pandemia cinese. Mi trovo, comunque, in buona compagnia: anni addietro anche il cardinale Angelo Bagnasco, allora Presidente dei Vescovi Italiani, si chiedeva:

“Quale tranquillità può garantire uno Stato che permette – se non addirittura promuove – l’aborto, l’eutanasia, il suicidio assistito, l’infanticidio e altro ancora?” (”Avvenire”, 27-III-2012, p.8), dove l’inciso,“se non addirittura promuove, pesa come un macigno di condanna su questo Stato che ha permesso, anzi ha voluto, che si trasformasse in “bene” ciò che nei secoli  tutte le civiltà avevano bollato come “male”!

Di sicuro i nostri “giovani” politici i quali  fortunosamente hanno avuto il potere in Italia e a cui però tocca ora il gravoso dovere di gestire la tragedia presente sono solo i più “recenti” e quindi i meno responsabili dell’attuale capovolgimento morale e civile anch’esso “pandemico” nella società; a loro il “disordine” è stato consegnato da chi è venuto prima e adesso ha sessanta-settant’anni e che in precedenza ne era stato fautore e programmatore, perché esso – il disordine – non nasce improvviso come un fungo in autunno, ma è il risultato di un lungo processo talvolta lento e talaltra veloce a seconda delle circostanze, frutto di avanzate e di apparenti retromarce (i classici “tre passi avanti e due indietro”) che il “Padrone del mondo”, regista consumato, predispone, organizza e dirige: sono decenni, infatti, che intellettuali, politici e tuttologi, presidenti e segretari di qualcosa, costruttori di opinione pubblica e gazzettieri di giornali, giullari e imbonitori delle televisioni in mano a quel “Padrone”, trasformano  la nostra società e la spingono verso il “relativismo” e il “nullismo” mischiando la verità e l’errore, il bene e il male con il conseguente e logico disorientamento e disastro educativo che tocca soprattutto la nostra povera gioventù a cui, con disinvoltura, si chiede disciplina e sacrificio! Ricordo bene – io ne sono testimone perché c’ero e allora correvo le strade e le piazze di Milano – quando qualche sciagurato “primo della classe”, mio coetaneo, scriveva impunemente che “fare sesso libero” e l’assumere droghe procurava benessere fisico e spirituale e, quindi, era un diritto: i famosi Beatles a quell’epoca dedicarono un inno all’acido lisergico, più noto come “Lsd” e furono universalmente applauditi e osannati; Feltrinelli, l’alto borghese danaroso che voleva fare la rivoluzione proletaria e la finanziava, fece stampare, fra i tanti, un libro il cui titolo era “Lsd, la droga che dilata la coscienza” (v. in Michele Brambilla, “Dieci anni di illusioni, Storia del Sessantotto”, Rizzoli 1994, p. 192); ebbe inizio allora una cultura della dissoluzione che, tramite sprovveduti professorini, miei colleghi, inquinò anime e corpi cominciando dalle scuole medie; ora, un passo dopo l’altro, ci tocca sentire e vedere che essa – la droga – si è “democratizzata” tanto che fidanzati se la passano come dono reciproco in occasione di feste e compleanni!

Del resto, perché meravigliarsi per tali raffinatezze già accadute e che a noi “reazionari”, “integralisti” e “medioevali” sembrano aberrazioni? La Rivoluzione – quella che Agostino di Tagaste collocava “in interiore homine” (nell’animo dell’uomo) – una volta partita, se non è fermata in tempo, diventa un processo inarrestabile e procede e corre vieppiù velocemente verso sempre nuovi traguardi: il “dono reciproco” di cui sopra, per adesso, ne è solo una tappa. Altre ve ne saranno e sempre più “avanzate”, a cui gli accoliti del Mondo Moderno cercheranno di assuefarci, stiamone certi!

Tali  considerazioni magari confuse e che a qualcuno potranno apparire poco conseguenti e un po’ estemporanee, mi vengono in mente in questa tragedia che stiamo vivendo e che ci è piombata addosso imprevista, soprattutto quando sento gli “ordini” che ci impartiscono coloro che hanno il grave onere delle decisioni e mi chiedo se veramente sanno usare la logica e se sono consapevoli di ciò che affermano. Io, comunque, indosserò la mascherina, mi laverò le mani, starò lontano dal prossimo, uscirò solo per le feste comandate fino a quando non me lo impediranno, osserverò scrupolosamente leggi e regolamenti… Ma qualcuno, per favore, può e vuole dare una qualche risposta a queste mie domande?

Un doveroso ringraziamento particolare in questo momento di pandemia lo merita padre Livio Fanzaga, direttore della mitica Radio Maria. Mentre il mondo si lascia andare in un profluvio di dichiarazioni, di interviste e di commenti in merito al Covid 19, le sue parole, le sue riflessioni, sono spiragli di luce in quest’epoca di buio. Padre Livio si sforza di dare una solida risposta spirituale al tempo che stiamo vivendo. Invita i suoi radioascoltatori in modo chiaro e netto a vivere un’esperienza personale con Gesù che, solo lui da lunghi secoli, sa offrire anche nella malattia grave, la cura completa per la totalità della persona: spirito, anima, corpo.

In questi giorni alcune sue dichiarazioni sul virus, in particolare quando legge e commenta“la lettura cristiana della cronaca e della storia”, hanno acceso delle reazioni mediatiche ben orchestrate con lo scopo indiscusso di infamare il grande lavoro di apostolato e di evangelizzazione che sta facendo Radio Maria nel mondo.

A scandalizzarsi per le parole del sacerdote sono i soliti giornali come la Stampa, il Corriere, Repubblica, e questo è comprensibile perché fanno il loro lavoro, ovvero costruire il mondo senza Dio. Si comprende meno quando però a criticare padre Livio sono giornali cattolici come Avvenire.

Repubblica del 19 novembre scorso fa una dettagliata radiografia della radio diretta da padre Livio, tra bilanci, entrate, donazioni e frequenze, con buone dosi di scherno e di ironia, non tralascia di infangare: «il prete dalle parole rigide [...] ha trasformato Radio Maria nella palestra della destra reazionaria italiana. I nemici sono i comunisti e i migranti, gli islamici e gli omosessuali. Quelli che vogliono spalancare la porta al diavolo». Questi secondo Repubblica sono i nemici della radio, «gli amici sono invece i cattolici integralisti, le associazioni antiaborto, i genitori che curano i figli omosessuali». (G. Foschini, F. Tonacci, L'ultradestra dell'etere. Un intrigo di società dietro Radio Maria, 19.11.20, La Repubblica)

Per la verità non tutti gli interventi su padre Livio sono stati dissacranti, merita essere segnalato quello del vicedirettore de La Verità  Borgonovo. «Padre Livio è il nemico perfetto di chi ci vuole zombie». Nel circolo mediatico cominciavano a scarseggiare i nemici del popolo, ecco che hanno trovato nientemeno che un prete. «Padre Livio il nemico perfetto del giacobinismo scientifico; lo si può accusare di bigottismo, oscurantismo, tradizionalismo, clericofascismo [...] può venir presentato agevolmente come l'alfiere della superstizione, il curato del romanzetto che si oppone alle radiose verità della Scienza (con la maiuscola)». (Francesco Borgonovo, Gli oscurantisti del Covid contro il prete che osa evocare satana, 17.11.20, La Verità)

E se hanno scodellato le impressionanti dati di ascolto della sua emittente, per Borgonovo, lo hanno fatto soltanto per mostrare quanto male faccia sulle menti deboli e ottenebrate dalla fede. Addirittura Flavia Perina, l'ex direttrice del glorioso Secolo d'Italia, ha collocato padre Livio nella “bolgia dei negazionisti”.

Tuttavia è interessante continuare a citare Borgonovo: «Impedire a qualcuno di pensare che il male venga dal demonio significa sostanzialmente, proibirgli di essere cristiano». Inoltre chiarisce che il sacerdote «non viene contestato di aver sobillato gli italiani invitandoli a sfasciare le piazze; non gli viene rimproverato di aver teorizzato la consapevole violazione del Dpcm. No, nel mirino prima di tutto c'è la fede (se avesse descritto il covid come un flagello derivato dalle offese alla “Madre Patria” non lo attaccherebbero così)». Comunque per Borgonovo il “bigotto medievale”, non è padre Livio, che non va in cerca degli untori, come stanno facendo in queste ore, il governo e i Media nei confronti del vrilogo Crisanti, ex gloria nazionale, caduto in disgrazia in poche ore perché “reo” di aver espresso la sua motivata opinione sul vaccino che non sarà una panacea.  

Ma che cosa ha detto il direttore di Radio Maria di tanto scandaloso?

Le sue parole esatte, possono essere lette sul sito di Radio Maria: «Per quanto riguarda l’origine della pandemia ho avuto fin dall’inizio l’impressione che non fosse casuale. Mi è parso un fenomeno troppo grosso per essere tale. Mi ha inoltre fatto pensare il fatto che proprio l’Occidente sia la parte del mondo più colpita di altre. Probabilmente non sapremo mai qual è l’origine della pandemia ma, fino a prova contraria, a mio parere resta sul tavolo l’ipotesi che possa essere stata provocata volutamente. Mi auguro di no e vorrei essere smentito. Può anche essere che l’uscita del virus da qualche laboratorio di armi biologiche sia stata un infortunio». Questa è la 1° ipotesi, la 2°, riguarda Satana, una parola impronunciabile nel mondo del giornalismo e, in generale, fra gli intellettuali che scrivono sui “giornaloni”, tutti succubi del laicismo: «Se fosse vero (e spero di no) che la pandemia sia un progetto provocato da chi vuole costruire un “uomo nuovo” e “un mondo nuovo” sulle nostre spalle e a nostra insaputa, è ovvio che per un cristiano la mente ispiratrice non può essere che il maligno».

Per queste parole, gridando al “complotto”, il partito del politicamente corretto, ha riempito i media con articoli scandalizzati. Il sacerdote, più volte aveva sottolineato che i suoi ragionamenti erano ipotesi, e che le ipotesi sono opinioni che si possono cambiare di fronte a nuovi fatti che mutassero il quadro della situazione.

“L’impressione che ho, anche questa è un’ipotesi mi raccomando, è che il mondo dei media, i “giornaloni“  come li chiama padre Livio, detesti Radio Maria e cerchi sempre l’occasione per metterla in cattiva luce presso l’opinione pubblica. Diversamente non si spiegherebbe tanto accanimento e l’andare a ripescare una trasmissione precedente di diversi giorni, che per un quotidiano significano mesi se non anni”. (Marco Invernizzi, Radio Maria e il divieto di avanzare ipotesi, 18.11.20 in alleanzacattolica.org)

Nello stesso intervento il reggente nazionale di Alleanza Cattolica insiste sulla questione del male nel mondo, che il virus sia un male anche un ateo non può non riconoscerlo. «E allora qui si apre un tema antico quanto l’uomo, cioè quale sia l’origine del male. Il male può essere provocato o casuale, voluto o frutto di un incidente di laboratorio». Il male può essere casuale ma venire sfruttato da qualcuno per accrescere il proprio potere. E' un dato di fatto, il sistema sociale del mondo occidentale sta cambiando sotto la spinta della diffusione del virus.

Non c'è bisogno di gridare al complotto, basta guardare la realtà: «I piccoli chiudono e le grandi multinazionali guadagnano sempre maggiori spazi commerciali. Per fare un esempio, le librerie chiudono e Amazon aumenta il fatturato, oppure i tassisti vendono le loro licenze e vanno a lavorare come dipendenti appena ne trovino la possibilità. Questo significa che nel giro di non molti anni il mondo occidentale cambierà aspetto, se continuasse questa tendenza: meno proprietari, più concentrazione di potere economico in poche mani, in pratica il contrario di una società equilibrata basata sui principi di sussidiarietà e solidarietà».

Pertanto il male esiste, non è un complotto chiedersi quali possano essere le cause naturali e soprannaturali (per chi ha il dono della fede). A questo punto non è illogico chiedersi se esiste un progetto, oppure se qualcuno si sta approfittando di qualcosa che è accaduto ed è sfuggito di mano, oppure se siamo completamente in balia di una situazione andata fuori controllo. Credo che fare delle ipotesi e parlarne sia doveroso e necessario. Il complotto sarebbe impedire di affrontare il tema.

Infine Invernizzi con profondo rammarico rileva che il mondo cattolico, tranne uno sparuto gruppo, non sta difendendo padre Livio di fronte al linciaggio mediatico che mira evidentemente a screditarlo. «Mi ha fatto male - scrive Invernizzi - l’intervento quasi appassionato del direttore del quotidiano dei vescovi italiani, Marco Tarquinio, per prendere le distanze dal direttore di Radio Maria su Avvenire del 17 novembre. Si parla tanto di non dividere, di unire, di non creare contrapposizioni e, poi, si evita di affrontare benevolmente un’ipotesi avanzata da un confratello nella stessa fede».

Può capitare di peggio, l'anno scorso in una parrocchia del messinese, mi è capitato di confidare a un giovane prete di aver letto “L'inganno del modernismo” di padre Livio, il prete mi ha brutalmente ripreso che non dovevo leggere un libro scritto da un eretico.

E sulla deriva del mondo cattolico si è espressa anche La Nuova Bussola quotidiana, che ha giudicato negativamente le risposte ai lettori del direttore di Avvenire. E poi in conclusione, possiamo leggere, «non è solo un problema di incomprensione. Questi bravi cattolici, che quotidianamente da ogni pulpito vogliono insegnarci la tolleranza e il dialogo, quando sentono parlare di Satana, di Giudizio di Dio diventano intolleranti e violenti e pretendono che si facciano tacere certe voci. È da costoro, più che dai media laicisti, che padre Livio e Radio Maria devono guardarsi». (Riccado Cascioli, Radio Maria e i cattolici che la vogliono far tacere, 19.11.20, LaNuovaBQ.it)

 

Che molti musicisti del/dal Sud rappresentino una realtà a dir poco effervescente lo si deduce anche dai nuovi dischi in circolazione. 
"Desdemona", dei campani Rossometile, al secolo Ilaria Hela Bernardini (voce), Rosario Ruis Reina (chitarra), Pasquale Pat Murino (basso) e Gennaro Rino Barletta (batteria) sarebbe un album catalogabile, in senso lato, nel genere metal, se non fosse per alcuni ricami che la band dei quattro ordisce rinviando, che so, ai Goblin e, comunque, a un certo rock vintage che guarda al passato, sia barocco che medioevo.
La cura dei testi e le ricorrenti concessioni all'ambient (in "Whales of The Baltic Sea Orchestra" che vede la presenza di Emilio Antonio Cozza in " Canzone del tramonto" alla ghironda, cornamusa e tin whistle)) la cui cadenza infrange fra le alghe (possiamo chiamarlo algo/ritmo?) la tensione del brano che da titolo al cd, offre un prodotto "rosso violaceo" talora etnicamente contaminato (vedansi "Sole che cammini" col bouzouki di Danilo Lupi). Nell'"economia" del lavoro risaltano la traccia orchestrale di Umberto D'Auria mentre la cover alla "Maleficent" suona come indiretto omaggio al mitico personaggio femminile dell'Otello di Shakespeare. Medesima scia tragica in "Oblivion" - niente a che vedere con l'omonimo brano di Piazzolla - tanto per citare un'altra composizione dark. Ma i brani sono undici in tutto e ognuno riserva al proprio interno una sorpresa che affidiamo all'ascolto.

Giunge dalla Calabria, ad opera del mOs Trio, il cd jazz "Metamorfosi", edito da Emme Records.
Un progetto giovane, quello del piccolo grande gruppo che vede affiancati il pianista cosentino Giuseppe Santelli, il bassista Renzo Genovese ed il batterista Simone Ritacca.
Su un totale di otto, son sette i brani dello stesso Santelli che si cimenta in diversi contesti - ballad in "La strada del ritorno" e "My Thoughts", latin sostenuto in "Nostalgia" e blando in "Smile" (nessuna parentela con l'hit di Cole), waltz in "Flowing", modaleggiante in "Metamorfosi", ispaneggiante in "A Toledo"... Di nota in nota avviene la trasformazione del trio quasi una metamorfosi ridente e lirica, per niente kafkiana, scritta con matite colorate, a seconda del suono da disegnare, di volta in volta, non senza rimandi pianistici a maestri come Michel Petrucciani o Michel Camilo. Oltre che naturalmente a Dave Brubeck per il gran finale in 5/4 di "Take Five", occasione liberatoria per l'improvvisazione del basso e per i "fuochi d"artificio" della batteria.

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