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Martedì, 18 Giugno 2019

Le forme del Trio. Partiamo da quello del batterista Francesco Cusa in un singolare disco dal titolo From Sun Ra To Donald Trump/ Francesco Cusa Trio meets Carlo Atti T. (Clean Feed). Sun Ra d'accordo. Ma il jazz e Trump? Di Clinton sassofonista si sa e di Obama che, secondo alcuni, sarebbe divenuto presidente USA anche per merito del jazz, pure. Ma l'attuale capo della Casa Bianca che ci azzecca? Presto detto. O quasi. Il terzetto in questione e cioė Francesco Cusa alla batteria, Simone Graziano al piano e Gabriele Evangelista al contrabbasso plus Carlo Atti T. ai sax, lo assurge a totem dell'odierna era della schiumizzazione di una societá insicura, postglobale, finanziarizzata: "la schiuma rende bene questo implodere ed esplodere di sfere che si intersecano. Non c'è più centro, perchè ogni punto è virtualmente il centro" (Peter Sloterdijk). I musicisti scoprono di essere cittadini di un pianeta in cui non si riconoscono, e riparametrano una musica che possa situarsi in tale contesto senza confacervisi. Circumnavigano quell'universo - e qui ci può stare il riferimento a Sun Ra- e lo fanno con le poliritmie di Cusa, il pianismo esplorativo di Graziano, il contrabbassismo vibrante di Evangelista e in aggiunta il sassofono metamorfico di Atti. Nell'insieme il gruppo dá forma ad una materia intrisa di idee ed ideali, che fanno a pugni, questi ultimi, con la realtá dell'illusione capitalistica nata con il liberismo di Adamo Smith, passato per Keynes e, fra boom e recessioni, giunta fino alla odierna foam society. Un brano che meglio rende bene questa trasposizione della moderna storia economica in jazz è Delivering a load of musical boxes to Wall Street (Consegnare un carico di carillon nella sede di Wall Street) pieno zeppo di nodi relazionali, grovigli simbolici, pulsioni vitali di contrasto ad un ambiente tarato.
Del batterista catanese da segnalare inoltre, per la stessa label portoghese, Black Power / Francesco Cusa & The Assassins Meets Duccio Bertini (ed il Florence Art Quartet) e l'altro cd Love, per i tipi di Improvvisatore Involontario, inciso con The Assassins e cioė Giulio Stermieri (hammond, piano) Flavio Zanuttini (tromba, electronics) e Giovanni Benvenuti (sax). Infine, andando un pò indietro nel tempo, Wet Cats, in duo col pianista Gianni Lenoci (Amirani).
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C'è ancora, in tema di album "concettuali", Don't Call It Justice, disco-manifesto del sassofonista-compositore Leonardo Radicchi con il suo Arcadia Trio, completato da Ferdinando Romano, contrabbassista e Giovanni Paolo Liguori, batterista. 
Non chiamatela giustizia, l'incipit, ė digiá una dichiarazione per una musica impegnata nel trovare raccordi con il pensiero sociale che racchiude, dunque, sia un livello estetico che fattuale. I riferimenti a Chomski in Necessary Illusions ed a Jacques Monod in Chance and Necessity/Pointless Evolution sono elementi di una ricerca che il leader e il gruppo svolgono a monte dell'elaborazione jazzistica con una formazione (auto)riflessiva, sensibile, sgrammaticante. In Our Angel is Full Of Joy sfodera un esemplare percorso erratico fra le note laddove In memory of Idy Diene si tuffa nella cronaca piu tragica, nella Firenze nel marzo del 2018, rammemorando una figura martire dalla pelle scura. Come in un volume di novelle ci si sposta su altre situazioni, la giocosa melodia di Child Song e l'immagine del pashtun in Salim Of Lash, un amico che collabora a diversi punti di soccorso di Emergency. Si suona per emergenza espressiva, e la musica, metafora dell'esistente, diviene prassi che potrebbe rovesciare, come poteva esserlo un certo tipo di filosofia non contemplativa eppure visionaria ed operativa. Si ascolti al riguardo il brano Utopia_A song for Gino Strada a cui collaborano Marco Colonna (cl.) Angelo Olivieri e Tommaso Iacociello (tr.) Gabriele Ricci (french horn) Andrea Angelone e Pierluigi Bastioli (tr.ne). Su un piano più squisitamente jazz figurano il blues Stop Selling Lies e Peace di Horace Silver, unico classico di questo album pensierosamente "arcadico".

Parlare con Nino o intervistarlo e sempre molto divertene, Ci siamo visti  stamattina nel mio ufficio alla Stampa Estera per fare una intervista presentarlo al suo pubblico attraverso il Corriere del Sud.

Ho conosciuto Nino in una trasmissione dove ero ospite per parlare della mia squadra del cuore la Roma e d'allora siamo diventati amici.

Nino Tortorici e nato ad Agrigento il 14 marzo 1972, sotto il segno zodiacale dei Pesci – il cui vero nome all’anagrafe è Antonino – ha sempre sognato di ritagliarsi uno spazio nel mondo dello spettacolo. Grazie alla sua spiccata simpatia e ad un talento travolgente, in poco tempo è riuscito a raggiungere il suo obiettivo. Per quanto riguarda la sua vita privata, Nino è davvero molto riservato. 

Non ha mai voluto condividere sui social quel che riguarda la sua quotidianità o la sua situazione sentimentale. 

Non sappiamo se ha una moglie o una fidanzata, oppure se è ancora single. 

Sul suo profilo Instagram, d’altronde, ci sono principalmente foto e video dei suoi siparietti comici. 

Come hai iniziato Nino la tua brillante carriera? 

Ho iniziato presso una radio locale, dove lavorava mio cognato, e ben presto mi sono fatto conoscere. 

Nel 2000 ho iniziato ai microfoni di RTL 102.5, poi a Radio 2. 

Nel corso degli anni ho intervistato numerosi personaggi famosi, come ad esempio Fiorello. 

E in televisione come sei arrivato?

Il mio debutto in televisione è datato 2010: in quell’anno ha partecipato a Ciao Darwin 6, svolgendo diversi ruoli nella sezione del programma intitolata

E poi?

E poi sono andato ad Avanti un altro  grazie alla scia di un altro personaggio, l’Alieno, interpretato da Leonardo Tricarico. 

Anche dopo l’uscita di scena di quest’ultimo, io – alias il Cognato dell’Alieno – continuo ad avere grande successo. 

E prima ad arrivare alla radio e alla tv cosa facevi?

Da ragazzo ho lavorato per dieci anni come animatore turistico facendo la imitazione di Raffaella Carrà. Ho una grande passione per la musica e ogni anno, d’estate, pubblico la mia hit 

Nel 2015 ho ottenuto grande successo con Il ballo dei supereroi...

Parlami di Avanti un’altra trasmissione che seguo da 7 anni e lo sai che mi sta nel cuore. 

Nel 2015, sfruttando le mie capacità, ho partecipato ai casting per entrare a far parte del Minimondo di Avanti un altro. 

Poco dopo ho ricevuto la splendida notizia: Paolo Bonolis mi voleva in studio, nelle vesti del Cognato dell’Alieno. E così ho iniziato a lavorare su Canale 5, ottenendo grande notorietà.

Cosi Il Salottino del game show di Canale 5 si arricchisce di giorno in giorno con la comicità del mio amico Nino. 

Grazie Nino Tortorici per la tua intervista, salutami Miss Claudia e il mini mondo.

Dal 9 al 14 aprile 2019, in occasione della 58esima edizione del Salone del Mobile di Milano, ARCIPELAGO, progetto imprenditoriale dedicato all'innovazione nel settore culturale con la finalità di incoraggiare il dialogo tra Arte e Impresa, in collaborazione con Les Garçons de la rue, presenta la mostra Frange, incentrata sul lavoro dell’artista francese Aurélie Mathigot e sulle sue collaborazioni con il mondo del design. Ospitata presso gli spazi del barber shop Tonsor Club e del salone di bellezza Les Garçons de la ruel’esposizione propone una serie di opere ibride, tipiche della produzione dell’artista, il cui filo conduttore è, letteralmente, quello di una matassa da cucito. Essa gioca sulla connessione tra gli universi dei due soggetti: l’arte del ricamo di Mathigot e l’arte del taglio dei professionisti di Les Garçons de la Rue, dipanando il senso del termine “frangia” sia nel versante dell’ornato tessile sia in quello delle acconciature.

Aurélie Mathigot è nota per i suoi Volumes, sculture in corda, lana e cotone realizzate adoperando la tecnica dell'uncinetto; in esse oggetti di uso comune sono inglobati dalle trame tessili e perciò sottratti al loro ordinario e funzionale impiego. Rappresentare l'oggetto, privato del suo significato originario, conduce a invertire il canone del consueto e costringe l’attenzione a riconsiderare le cose comuni, banali del nostro quotidiano. Ceramica, legno e tessuto si intrecciano, scultura e tessitura si abbracciano, si intersecano e si confrontano dando vita a opere di straordinaria eccentricità estetica.

La mostra propone una selezione delle creazioni di Mathigot focalizzata sui lavori derivati dalle collaborazioni con svariati brand. Per Astier de Villatte Mathigot ha ricoperto alcune ceramiche (piatti, bicchieri, ciotole) con ricami crochet di corda dura, delle quali ha poi ricavato un calco. Da questo prototipo originale gli artigiani di Astier de Villatte riproducono a mano ogni pezzo, che così si definisce a metà strada tra la serie e l’esemplare unico. Con PoParis!, azienda specializzata nella produzione di tappeti,  l’artista  ha avviato una ricerca sulle pratiche di fabbricazione di questi ultimi che è sfociata in un dialogo tra i diversi modi di lavorare differenti materie tessili. Dopo aver identificato la tecnica di nodi più vicina al suo lavoro di crochet, Mathigot ha ideato i modelli di alcuni esemplari, poi realizzati in Albania dalle mani esperte di donne che si tramandano da generazioni una particolare tradizione autoctona dell’annodatura. Per Macon&Lesquoy, marchio rinomato per le originali spille, Mathigot ha cucito a mano un modello ispirato ad una sua opera da cui ne è derivata una serie a tiratura limitata di soli 200 pezzi. Dalla collezione di Livette la Suissette l’artista ha preso la materia a lei più familiare, ovvero il lino, ricamando sopra a cuscini ed altri elementi d’arredo delle vistose frange. Per l’eclettico brand parigino Merci Mathigot ha realizzato un pezzo unico assemblando stoffe di diversa foggia, colore e spessore. Pezze di lino, strofinacci fatti di ortica e corpose frange imbevute in tinte naturali si combinano in un’installazione dall’effetto altamente scenografico.

Assieme al ricamo, l’altro fuoco dell’ellisse della traiettoria artistica di Mathigot è la fotografia. La serie Photos Brodées si compone di istantanee stampate su tela, in seguito ricamate in specifici punti con materiali estranei, quali cotone, lana, perline, al fine di intensificare certe aree dell'immagine. Da superfici inizialmente piatte, tali opere si dinamizzano grazie al movimento dato dall’eterogeneità delle componenti aggiunte, spiazzando la percezione con un’impressione di trompe-l'oeil  e istituendo un doppio coinvolgimento, visivo e tattile, che assieme all’occhio attira anche la mano.

Per Aurélie Mathigot la creazione di un rapporto con un luogo o un oggetto si concretizza di fatto in un’operazione di tessitura. Che si tratti di ricoprire determinate porzioni della rappresentazione fotografica di un paesaggio o di costituire una trama più o meno fitta intorno ad un oggetto di uso quotidiano, se c'è qualcosa che per Aurélie Mathigot deve rimanere presente in tutte le forme del suo lavoro è questa tessitura come metafora del legame, sentito quale mezzo di comunicazione potenzialmente illimitato.
L'arte dell’intrecciare offre quindi qualcosa di più della semplice attività oggettiva di tessere, si tratta di inventare una relazione: "si può arrivare a chiedersi se il rapporto del narratore con la sua materia, la vita umana, non sia essa stesso una relazione artigianale. Se il suo compito non consista proprio nel lavorare la materia prima delle esperienze vissute - le proprie e quelle degli altri - in un modo solido, unico e utile”.

Aurélie Mathigot ha esposto in molti prestigiosi musei internazionali, come il Centre Pompidou, il Palais de Tokyo, la Galerie Yvon Lambert, il Musée MAC/VAL di Vitry sur Seine, la Saatchi Gallery di Londra e la Galleria Rossana Orlandi di Milano. Lavora moltissimo con il Giappone, dove collabora attivamente con numerosi designers.

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