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Danilo Rea non ha bisogno di presentazioni. Fra i titoli del suo vasto curriculum si ricordano l'esperienza con Roberto Gatto, con Giammarco e i Lingomania, col New Perigeo di Giovanni Tommaso, nei Doctor 3 con Pietropaoli e Sferra, a livello internazionale con Chaka Khan, Olivia Newton-John, Chet Baker ... Rea ha dalla sua anche l'essere "interprete autentico" di Mina di cui è stato - come peraltro con diversi altri grandi artisti, un nome su tutti Gino Paoli - accompagnatore di fiducia se non proprio abituale. Dunque uno dei pochi a conoscere da vicino la Tigre di Cremona al di lá della cortina di non penetrabilitá che la cantante si è creata per difendersi dalla curiositá mediatica. 

Mina, una fuoriserie del canto italiano da oltre 50 anni, che naviga sui 10 milioni di visualizzazioni per Amor mio e Ancora Ancora Ancora ... Canzoni non facili da catalogare. Mina è anche l'urlatrice ye-yè della vintage Tintarella di Luna; la sensuale femme fatale di Io e te da soli; è quella dei duetti con Gaber, Dorelli, la Pavone, Battisti, Cocciante, Celentano e ora di Fossati; del dialogo cantato/parlato con l''Alberto Lupo di Parole parole parole; è l'ironica golosa di Ma che bontá... Ma è soprattutto l'interprete "romantiConfidenziale"di Grande Grande Grande, non proprio felina! 
Ma, da dietro le quinte, chi è veramente Mina? 

Una persona dolcissima, sempre presente anche come amica nei momenti più particolari. E di estrema sensibilitá. Di temperamento, certo. In musica il temperamento è tutto. Ma la sua sensibilitá l'ha portata a certe scelte difficili come quella di non apparire in pubblico da un certo momento in poi della sua vita artistica e professionale.

Questo disco, Tre per una, inciso per la Warner, con Massimo Moriconi al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria, tuoi colleghi che hanno lavorato anch'essi a lungo con la cantante, va a coronare una collaborazione più che consolidata con la cantante lombarda. Stavolta però è la musica di Mina a prestarsi al gioco di voi tre jazzisti. In effetti brani come E se domani hanno la struttura di una ballad che si presta a rivisitazioni jazzistiche...e comunque è da tempo che Mina incrocia il jazz almeno dai tempi della sigla Tv Non gioco più con l'armonicista Toots Thielemans fino a più recenti incisioni come L'allieva del 2005, nel quale eravate presenti voi tre.
Devo dire anche in proposito che quando si registra in studio in lei si incide una due massimo tre volte. Non si va oltre perchè lei stessa è convinta che oltrepassando quel limite si perderebbe la veritá del brano. Questo metodo ha l'immediatezza di tante registrazioni jazz.

Se si pensa al vocalese di Brava ci si rende conto di come Mina sia una crooner abile nel vagare sul pentagramma dalla tonalitá stilisticamente marcata, per certi versi teatrale. In La Banda di Chico Buarque si ha impressione di una certa anima latina, lei che venera Jobim. Liza Minnelli l'ha definita la nostra più grande cantante. Sei d'accordo?
Assolutamente si! La storia ci insegna che le migliori voci sono italiane. Ci sará probabilmente qualcosa di genetico nelle nostre ugole. Mina è anzi una voce mondiale. Non a caso è stata chiamata da Frank Sinatra anche lui naturalmente di origini italiane. Di Liza Minnelli si, mi risulta che sia attenta all'uscita di ogni disco di Mina.

Qual è stato il criterio di scelta dei brani per il disco?
Semplice! Nel corso di 25 anni di collaborazione abbiamo suonato forse 200 brani fra originali e standards. Oltre agli evergreen lei infatti selezionava nuove canzoni dal materiale di quanti le scrivevano da tutto il mondo .
Caso vuole che Mina abbia iniziato a far musica prima di noi. Ed allora si è deciso di partire da quanto era avvenuto prima, negli anni d'oro, i '60 / '70. L'album è in effetti anche un omaggio oltre che a Mina ai grandi compositori che hanno scritto all'epoca per lei. Parliamo di brani come Se telefonando e di compositori come Gianni Ferrio e Bruno Canfora, autori che erano oltretutto direttori d'orchestra, come del resto Armando Trovajoli, che veniva invitato a vari festival jazz del suo tempo.
Fra gli autori da inserire Lucio Battisti per le canzoni date esclusivamente a Mina.

Musicisti influenzati dai ritmi moderni made in USA ma con un piede nelle nostre tradizioni musicali.
Certo, e musicisti completi. Penso a un Trovajoli che ha riarrangiato arie d'opera... io stesso sono partito spesso da Puccini perché è il piu vicino ai grandi compositori americani. Puccini è secondo me trait d'union fra opera e colonne sonore di tanta musica da film. E le arie d'opera, quelle in possesso di sonoritá pianistica che danno maggior suggestioni, hanno sempre stimolato la mia improvvisazione fondata essenzialmente sullo sviluppo del tema melodico.

Una domanda sul rapporto fra lirica, pop e canzoni, visto che la musica operistica la reinterpreti con quello scavo melodico e quel piglio armonico "pieno" con cui tratti De Andrè e i Beatles. Non ti senti un pò pifferaio di Andersen, un elemento di raccordo nell'attrarre al jazz proseliti provenienti da altri generi musicali?
Se comunico così ne sono felice. I generi musicali tendono a chiudersi su stessi. Da parte mia ho sempre amato Peter Gabriel, Keith Emerson, Jimi Hendrix... Un tempo c'era rivalitá fra gli appassionati. Io ho avuto la fortuna diplomandomi a Roma a 20 anni di formarmi da pianista classico pur seguendo Yes e Genesis. Avvicinandomi al jazz non ho dimenticato che Bach era un grande improvvisatore. Il jazz è poi diventata la forma migliore per approfondire il discorso improvvisativo, ma allargato non settoriale. Rollins sostiene che per far capire bene un'improvvisazione al pubblico occorre esporre un tema noto o facile. Purtroppo si è un pò usciti da quell'ottica e il pubblico si allontana dalla musica troppo cervellotica.

"Il pianista di Mina" Danilo Rea and partners son riusciti a dar "voce" con il proprio strumento alle di lei canzoni. Considerando come Mina abbia radicalmente aggiornato l'idea stessa di un Belcanto moderno, adattandolo all'Italia dagli anni del boom a seguire, poteva sembrare essere un'impresa veramente titanica! Ma realizzata.

Si avverte un senso di trasmigrazione dello spirito vitale in un oggetto nel rivedere un nuovo disco di Luca Flores, pianista morto suicida nel 1995, a soli trentotto anni.
L'album, un doppio della Auand, dal titolo Innocence, secondo l'idea di un progetto che Flores non potè realizzare, con registrazioni effettuate fra il 1994 e il 1995 fino ad oggi rimaste nell'ombra, è prodotto per volontá di Paolo Flores.
Il lavoro, dedicato alla sua infanzia in Mozambico, era stato immaginato per il gruppo "Alex" con la presenza di percussionisti africani ed ospite Miriam Makeba. 
Ne rimane, a futura memoria, la testimonianza di questo raro disco di "piano solo" recuperato dall'oblio e assoggettato ad abile riversamento. Il biografo Luigi Bozzolan vi giudica il pianista in termini più che positivi "sintesi in equilibrio di fine sapienza musicale e identitá artistica (...) fatto di riconoscibilitá, di presenza totale nel momento in cui le dita e il corpo entrano nella narrazione senza cedere il passo ad alcun compromesso".
Flores è stato una sorta di Chet Baker pianistico, per quel sussurrare la propria musica e quella degli altri, Monk, Parker, Powell, Kern, Gershwin, Strayhorn...senza che si avvertisse, in chi ascolta, il passaggio dal ruolo di autore-interprete a quello di interprete.
Tipicamente "floresiano" è l'affidare alle armonie del pianoforte fraseggi melodici e effluvi improvvisativi espurgati da sovrappesi non funzionali al "discorso". 
Donna Lee nelle sue mani perde la frenesia, a volte fastidiosa, di pezzo bop di abilità. Lush Life ritrova la serena freschezza delle origini dopo tante rivisitazioni, trattamenti e a volte mal/trattamenti. But Not For Me è fra le sue dita uno swing che più che "serpeggiare" pare esso stesso affidarsi al dondolio del ritmo. 
È, la sua musica, quantomai legata ad una storia in cui il malessere esistenziale trova sfogo sulla tastiera, supera le scissioni dell'essere riconducendo ad unitá l'ansia creativa compagna di sempre, consigliori fino a un certo punto sui nodi da sciogliere, le soluzioni da adottare nel quotidiano, gli sforzi di mitigare l'euforia e quelli di ricaricarsi dalla depressione per rientrare nella "normalitá". 
Ma un artista può essere "normale" se anche la poesia del suono rifugge dalla routine?
Luca, in un suo testo riportato all'interno della cover, ha scritto "Era solo l'ultima follia/di quella solitaria spirale (...)" e più avanti ha parlato di "presagi di domande future/e risposte lontane"... 
Le parole, come le note, possono assumenre significati interiori, simbolici, premonitori.
Lo pensavamo riguardando in rete il video in cui Flores esegue in trio il brano Angela di Luigi Tenco. Una figura non jazzistica, quella del cantautore genovese, che avrá forse esercitato un proprio fascino su Flores. Così come con Chet Baker, partner al tempo del quartetto con Nicola Stilo ed Enzo Pietropaoli e non solo; esperienze che hanno contrassegnato il jazz italiano di fine secolo, grazie a maestri del livello di Luca Flores capaci di costruire" dice Alessando Galati "grandi architetture musicali".

Un artwork d’autore, a cura dell’illustratrice Mara Cerri (Orecchio Acerbo, Fabbri, Il Manifesto, Internazionale), un nuovo mix e una bonus track: fresca della presentazione al MEI - Meeting Etichette Indipendenti, il giorno di Halloween esce la nuova edizione di “Songs From My Imaginary Youth”, secondo album di Are You Real? aka Andrea Liuzza.

Il disco, originariamente autoprodotto e pubblicato in digitale, è stato remixato e stampato in CD col supporto delle etichette Beautiful Losers e Pipapop Records.

È un sogno che si realizza” rivela Andrea, “compro gli albi di Mara da anni e non avrei mai immaginato di riuscire a collaborare con lei. I condomini all’interno del digipack mi ricordano dove sono cresciuto, le sue illustrazioni hanno la stessa atmosfera che tento di creare con la mia musica”.

Nell’album Andrea suona tutti gli strumenti, dando vita a racconti molto personali che alternano atmosfere folk quasi incantate, cavalcate elettriche e una ricerca sonora che si spinge ad evocare ritmi tribali. La prima versione dell’album ha già raccolto ottime recensioni, venendo paragonato a lavori di Mark Linkous, Phil Elverum e Daniel Johnston. Da Halloween la nuova edizione è disponibile nella pagina Bandcamp dell’artista, in tutti i retailers digitali e su Spotify.

Are You Real? è il progetto solista di Andrea Liuzza, musicista e produttore veneziano. Polistrumentista, suona e registra i propri album oltre a curare arrangiamenti e mix per altri artisti. Si occupa anche della realizzazione di videoclip.

Il suo esordio è nel 2012 con “Songs Of Innocence” (Face Like A Frog Records), accolto da ottime critiche, cui segue “Songs From My Imaginary Youth” (Beautiful Losers / Pipapop Records), di cui è stata curata una ricca ristampa il 31 ottobre, giorno di Halloween, del 2019.

Negli anni ha suonato in tutta Italia e alcune città d’Europa, unendo spesso alla musica suggestive proiezioni. Un suo videoclip è stato trasmesso da MTV.

Nel 2018 ha fondato l’etichetta Beautiful Losers, con cui produce e pubblica dischi di artisti vicini all’indie internazionale. Attualmente sta lavorando al suo terzo disco, che sarà per la prima volta elettronico.

Il progetto del veneziano Are You Real? si configura come un esperienza a tutto tondo. Non è solo musica: è arte figurativa, celebrazione di un percorso di crescita interiore. I livelli di introspezione sensoriale toccano diverse aree del nostro cervello, arrivando a creare reti neurali che ci riconducono a paure e sentimenti ancestrali, mixati a proiezioni futuristiche. Lasciatevi avvolgere da un suono influenzato da sonorità antiche e mistiche con forti richiami ad un rock etereo e metafisico, e da un artista reale, che racconta qualcosa che crea e si ricrea come dono per lo spettatore/uditore, spiazzandolo.” Francesco Pastore

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