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Martedì, 26 Maggio 2020

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Si è da poco concluso il 50° Vinitaly, occasione per la Baglio di Pianetto – alla sua 14^ edizione di presentare il Timeo 2015 (Grillo in purezza) e far degustare i risultati della ricerca nel campo del biologico.

Si è infatti concluso il triennio di conversione al biologico il primo anno che la Baglio di Pianetto è Azienda Agricola Biologica a tutti gli effetti.

Questa conversione è solo l’ultima tappa di un percorso di rispetto e attenzione all’ambiente, da sempre uno dei temi centrali della filosofia dell’ Azienda.

A partire dalla costruzione della cantina (che sfrutta la forza di gravità e la stabilità geotermica per ottimizzare le risorse energetiche e ridurre gli sprechi, nel rispetto del vino), alla raccolta e depurazione dell’acqua piovana (per uso irriguo e di cantina), fino all’installazione di un campo fotovoltaico che garantisce quasi totale autonomia (evitando così l’emissione di oltre 240.000 Kg di CO2 all’anno).

Dal punto di vista vinicolo, le sperimentazioni di vinificazioni in completa assenza di solfiti sono iniziate con l’arrivo di Marco Bernabei a fine 2009.

Da allora i continui accorgimenti in vigna ed in cantina hanno portato a presentare al Vinitaly due vini “Nature”, in completa assenza di solfiti: un’Insolia e un Petit Verdot, entrambi vendemmia 2013. Gli apprezzamenti ricevuti testimoniano che questi vini possono affrontare un affinamento prolungato conservando le caratteristiche delle uve.

Un’altra novità è l’acquisto di Renato De Bartoli come Amministratore Delegato e Marco De Bartoli come Direttore Commerciale.

Renato De Bartoli aveva già collaborato come enologo agli albori della Cantina, mentre ora subentra nella gestione ad Alberto Buratto, che continuerà la collaborazione con la proprietà in altri ambiti.

Questo duplice acquisto rinsalda il legame di Paolo Marzotto con la Sicilia, sua patria d’elezione.

“LASCIATECI GIOCARE”… è l’appello che ogni bambino vorrebbe rivolgere al proprio genitore, per essere libero di “giocare a pallone” o a qualsiasi altro sport, senza lo stress di dover diventare un campione ad ogni costo. A.P.A.S., in collaborazione con la ASD Junior Team, ha deciso di farsi portavoce di questo messaggio e di portare avanti un progetto “speciale” basato proprio su questo, per attirare l’attenzione sul “gioco”, inteso come unione e divertimento, un valore educativo che, troppo spesso, i genitori perdono di vista. Il progetto prenderà il via domenica 17 aprile 2016, a partire dalle ore 10.00, come ci ha informato Diana Stefani Presidente  del Accademia per le Arti per le Scienze e per lo Sport attraverso la trasmissione Orazi e Curiazi di Antonio de Bartolo alla Cold tv, dove lei e ospite fissa e con Corriere del Sud presente, con una giornata all’ insegna del divertimento e dello sport, che si svolgerà presso il Centro Sportivo “Jubileum” in Via di Castel Giubileo n. 61. A scendere in campo ben 16 società sportive del Lazio.

Più di 300 bambini (maschi e femmine) nati tra il 2007 e il 2009 giocheranno a pallone, non a calcio, solo per divertirsi, proprio come tanti campioni facevano alla loro età. E infatti non mancheranno tanti tifosi vip ed ex calciatori che ce l’hanno fatta e che porteranno la loro esperienza a questi ragazzi e spiegheranno l‘importanza del divertimento, del rispetto per l’avversario e dello studio. Sport, gioco e divertimento, quindi, per una giornata senza vincitori, nè vinti: una domenica dedicata tutta ai ragazzi, ma anche ai loro genitori che, a pochi metri, saranno impegnati in tornei di Beach e di Bubble Soccer. L’evento prenderà il via alle ore 10, per terminare intorno alle ore 16. Il pranzo sarà offerto a tutti i partecipanti da “Pepe Catering”. Prog

“Accademia per le Arti per le Scienze e per lo Sport” (A.P.A.S.) è una ONLUS che, ispirata da principi di solidarietà, opera da molti anni in collaborazione con le Istituzioni, elaborando progetti mirati a promuovere iniziative culturali e sportive, esclusivamente a sfondo benefico, con l’obiettivo di incentivare soprattutto i mondi giovanili e offrirgli così opportunità e prospettive, intervenendo in situazioni di difficoltà e disagio sociale. Il “Tour per la Solidarietà“, in particolare, nasce con l’obiettivo di promuovere lo sport come stile di vita sano, creando delle occasioni in cui i giovani possano riscoprire la gioia di “stare insieme” senza differenze e distinzioni, in ambienti ricreativi più sani, in modo da trasmettere alle nuove generazioni dei valori fondamentali per una loro adeguata crescita e formazione, primo fra tutti il rispetto e la tutela nei confronti degli altri, soprattutto i soggetti più deboli.

Per questo motivo, oltre alle scuole calcio, sono coinvolte sempre anche le case famiglia e i centri antiviolenza, mettendo così a contatto i ragazzi che vivono e praticano lo sport con tanti altri che, invece, vivono purtroppo situazioni di difficoltà e, spesso, sono emarginati nelle scuole, nei quartieri in cui vivono e nei gruppi sociali di appartenenza. Contestualmente alle iniziative, infatti, cerchiamo di offrire solidarietà e sostegno a tanti bambini che vivono in condizioni precarie, offrendo loro anche un sostegno materiale. Durante ogni manifestazione, infatti, sono raccolti materiali utili da donare alle case famiglia che li ospitano, visto che le necessità sono purtroppo numerose, molteplici e urgenti.

Dopo una serie di eventi a sostegno della campagna CISONANCHEIO avviata l’anno scorso per promuovere, in particolare, lo sviluppo degli sport femminili in Italia, contrastando ogni forma di discriminazione e violenza, il “Tour per la Solidarietà“ prosegue ora in maniera più capillare, lanciando la campagna LASCIATECIGIOCARE, che ha l’obiettivo di sostenere e incentivare tutti i settori sportivi giovanili, promuovendo i valori dello sport, oltre che ai bambini, alle bambine e ai diversamente abili, anche e soprattutto ai genitori e, in generale, a tutti gli adulti che si occupano di formazione sportiva e che, troppo spesso, per la voglia di vincere a tutti i costi, perdono di vista un elemento fondamentale: lo sport deve essere prima di tutto un divertimento per i ragazzi e, quindi, per primi, devono cercare di non condizionare mai i piccoli atleti nel loro percorso e, ad esempio, quando una bambina chiede di poter praticare il calcio, piuttosto che fare danza, è giusto che sia sostenuta e non ostacolata nella sua scelta.

 

 

 

Frame Nextdoor Hello

Da “parenti serpenti”… A “vicini diffidenti”. Se una volta erano i famigerati congiunti ad essere evitati, oggi la frenesia della routine quotidiana (73%) e il poco tempo per socializzare (68%) hanno fatto sì che questa diffidenza si estendesse ai vicini di casa, visti con crescente fastidio e distacco da oltre 6 italiani su 10 (61%) che ammettono di non voler approfondire alcun rapporto coi propri dirimpettai. Dal “condominio famiglia” tipico degli anni ’50, in cui la maggior parte dei vicini di casa si conoscevano e condividevano i momenti della quotidianità, si è passati infatti ai “condomini asociali”, dove si conosce a malapena il nome dei dirimpettai, evitati o salutati a fatica sui pianerottoli. Un fenomeno più marcato nelle grandi città del Nord, dove la mescolanza di etnie e provenienze regionali, unitamente ai ritmi lavorativi più frenetici, hanno accentuato la diffidenza nei condomìni.

E’ quanto emerge da uno studio promosso da NESCAFÉ che porta alla luce una problematica raccontata dal video-esperimento sociale “The Nextdoor Hello” (https://www.youtube.com/watch?v=CTvBJg2vqSg&nohtml5=False); lo studio da cui ha preso spunto l’esperimento è stato condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1800 italiani, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog e forum per capire come sono cambiati nel tempo i rapporti nei condomìni italiani tra vicini di casa.

“L’esperimento sociale The Nextdoor Hello è nato grazie all’individuazione di un fenomeno sempre più forte nelle città italiane, ovvero la crescente difficoltà delle persone di comunicare con i propri vicini di casa – afferma Matteo Cattaneo, Marketing Manager NESCAFÉ – L’obiettivo che abbiamo raggiunto è stato quello di dimostrare empiricamente, attraverso un concreto esperimento “sul campo” raccontato da un video, che è possibile ridurre le distanze venutesi a creare tra dirimpettai anche con un semplice gesto, come offrire una tazza di caffè. Grazie a delle telecamere nascoste abbiamo ripreso la diffidenza tra i condòmini all’interno di un palazzo, e abbiamo dato loro la possibilità di abbattere le distanze con un ponte che li avvicinasse, non solo metaforicamente ma anche fisicamente. In questo caso il “ponte” era proprio un tavolo con sopra due Red Mug NESCAFÉ. Il risultato è stato un inaspettato avvicinamento tra vicini di casa”.

Ma perché questa diffidenza per i vicini di casa è sempre più marcata? Secondo gli italiani il motivo principale sta nella frenesia della routine quotidiana (73%), che impedisce di approfondire qualsiasi rapporto che non riguardi il nucleo famigliare, le amicizie più strette o l’ambito lavorativo. Di conseguenza si ha a disposizione poco tempo per la socializzazione (68%), scoraggiata ancora di più dall’aumentata percezione di micro-criminalità e terrorismo attraverso i media (39%). Quasi un italiano su 2 (49%) teme di essere ignorato dal vicino, mentre il 32% dei monitorati ha paura di risultare invadente e il 29% sostiene di essere troppo timido.

Sulla stessa linea di pensiero il dott. Marco Costa, professore del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna: “Gli impegni lavorativi possono far vivere la propria abitazione soprattutto come luogo di riposo e rifugio proprio perché l’attività sociale viene già coltivata in altri ambienti, come il luogo di lavoro ad esempio. Di conseguenza – spiega l’esperto – quando si è a casa, si cerca anzitutto un nido in cui vivere la privacy, la riservatezza e il riposo. In secondo luogo, nella società sta aumentando la mobilità: quando ci si trasferisce, diminuisce il senso di attaccamento al luogo e quindi anche al vicinato”.

Spesso però il contatto con i vicini di casa è inevitabile fuori dalla porta di casa, ma come cercano di divincolarsi gli italiani che non amano il contatto coi condomini? Ben 8 su 10 fanno proprio finta di niente (79%), abbassando lo sguardo o facendo finta di scrivere un messaggio con lo smartphone. La seconda “via di fuga” più gettonata è la frase “Scusa ma sono di fretta” (68%), seguita da “Sono in ritardo” (64%). Il 45% addirittura evita di utilizzare l’ascensore se già occupato da altri vicini, mentre il 39% si assicura che sulle scale non ci sia nessuno quando esce di casa.

“La prossimità spaziale tra vicini di casa è una potenzialità che non porta automaticamente alla interazione e alla solidarietà – spiega il dott. Giandomenico Amendola, professore di Sociologia Urbana nella Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze – Essa non determina una spinta all’interazione e, men che meno, alla costituzione di solidi rapporti interpersonali. A maggior ragione, in un palazzo abitato in prevalenza da lavoratori, le occasioni di incontro sono inevitabilmente sporadiche ed in genere molto rapide e formali. Andando invece ad analizzare i fattori che agiscono sui rapporti di vicinato, i principali sono l’omogeneità sociale-culturale e il tempo di residenza”.

Ma dove si manifesta maggiormente questa asocialità dilagante? Al primo posto il pianerottolo di casa e le scale (66%), dove fino a qualche anno fa ci si fermava a parlare dei più svariati argomenti o ci si organizzava per un incontro successivo più articolato; secondo gradino del podio per l’ascensore, dove spesso i vicini di casa nemmeno si salutano (57%), terza piazza infine per il balcone (41%). Chiudono la Top5 il bar sotto casa (35%) e le aree verdi del quartiere (29%).

Qual è l’identikit del “coinquilino asociale”? Sono principalmente gli uomini ad essere diffidenti nei confronti dei vicini di casa (69%), contro il 53% delle donne, che appaiono più disposte ad accorciare le distanze con i dirimpettai. La fascia di età che raccoglie più persone diffidenti coi vicini di casa è quella tra i 31 e i 50 anni (71%), mentre scende al 60% tra gli over 50 e al 51% tra gli under 30. Il fenomeno, che è molto più forte tra gli abitanti dei grandi centri urbani del Centro-Nord come Milano (69%), Torino (68%), Venezia (66%) e Bologna (64%), al Sud si verifica con minore intensità, come a Roma (57%), Napoli (55%) e Palermo (52%). Tra le categorie più “asociali col vicinato” ci sono i manager (68%), i liberi professionisti (65%), gli avvocati (64%), i banchieri (63%) e gli impiegati (62%).

“Per abbattere questi muri la ricetta è molto semplice – conclude lo psicologo Marco Costa – Basta creare attività comuni come pulizia dei luoghi condivisi o feste di condominio, occorre cioè creare degli obiettivi comuni in cui i condomini possono riconoscersi. Piccoli gesti come l'offrire un caffè od offrire cibo costituiscono anche attività che permettono d’incontrare gli altri senza la preoccupazione di dover interagire in modo personale, mitigando l'ansia di un contatto personale”.

Il sociologo Giandomenico Amendola afferma invece che “Tra i principali simboli della socializzazione tra vicini, il caffè ne è un esempio e appartiene alla tradizione nordamericana: l’espressione “popping into neighbours for a coffee” è infatti tipica dei sobborghi statunitensi contrassegnati da una forte omogeneità sociale. Proprio per ridare forza a questa tradizione di vicinato è nato addirittura negli ultimi anni il movimento dei Coffee Parties”.

Ma quali sono gli effetti della socializzazione tra vicini di casa? Al primo posto la scomparsa dell’imbarazzo nei successivi incontri con i condòmini (61%), fatto che rende le persone più serene e meno timorose di incrociare i dirimpettai negli spazi comuni. In seconda posizione la consapevolezza di avere un appoggio in caso di bisogno (53%); questo si può verificare ad esempio quando manca un ingrediente in cucina o in caso di lievi incidenti domestici. Infine, al terzo posto, la maggiore intraprendenza nell’invitare i vicini di casa per condividere un momento di relax (44%), per esempio davanti a un buon caffè.

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