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Giovedì, 04 Marzo 2021

La storia non va dimenticata. Le studentesse dell'Anna Frank analizzano il genocidio Armeno

Crotone- Penso che il massacro degli Armeni sia una cosa davvero indescrivibile, priva di spiegazioni che possano giustificare l’accaduto. Milioni di persone sono state uccise senza indugio; vittime indifese della follia di un gruppo politico i “Giovani Turchi” che, come Hitler, provavano odio nei loro confronti. Quando vedo filmati o documentari sullo sterminio, la mia unica domanda è: “Com’è possibile che l’uomo abbia potuto fare tutto questo? Come può essere stato così crudele?”. L’obiettivo dei “Giovani Turchi” era annientare gli Armeni sia come razza, sia come singole persone… e riuscirono nel loro intento perché anche i superstiti vissero disperati e colpiti nell’anima per tutta la vita. Di questo ulteriore e tragico genocidio oggi si sa ben poco… La gente si sofferma sulle cose superflue, ma non sa che nel corso della nostra storia sono presenti delle pagine nere che hanno lasciato per sempre una dolorosa e incurabile ferita nel cuore e nella mente di tantissime persone. Molti affermano che sia giusto dimenticare, ma credo che una cosa del genere bisogna tenersela stretta e ricordarla il più a lungo possibile, per rifletterci e pensare su quanto noi oggi (anche se molte volte no lo apprezziamo) siamo fortunati, inoltre per evitare che questo possa accadere nuovamente e provocare così altre inutili sofferenze.

 

Erica Proietto o Donato

III B Anna Frank



Durante il genocidio armeno da parte dei Giovani Turchi, anche le donne sono state vittime indifese. Un milione e cinquecentomila armeni cristiani vennero sterminati dai Turchi. Gli uomini vennero condannati alla fucilazione immediata. “Per le donne – spiega Baykar Sivazliyan – le cose andarono diversamente. Al pari dei vecchi e dei bambini erano ritenute più deboli: per loro non era necessario sprecare piombo, pallottole. Il destino che venne loro riservato fu ancora più atroce: la deportazione”. Tutte le donne, nessuna esclusa, vennero violentate, umiliate, ma quelle donne dal carattere forte e sensibile non si arresero. Infatti la donna armena, ebbe modo di dimostrare tutto il proprio coraggio sia durante le deportazioni che dopo: durante la diaspora a cui seguì il genocidio. Alle donne – sottolinea la scrittrice Antonia Arslan – è stato affidato il gravoso compito di preservare la memoria del popolo armeno. Sono state loro, durante la diaspora, a farsi carico di garantire che tradizioni, cultura e anche le ricette tradizionali armene, non venissero dimenticate. Le poche donne sopravvissute al genocidio, conservarono e trasmisero con cura ai loro figli non solo la lingua e la storia del popolo, ma anche abitudini, costumi, canzoni e ricette di cibi tipici”. E’ “strano” leggere oggi le pagine dei loro diari: vengono descritte piccole cose, episodi all’apparenza insignificanti, ma che denotano la loro forza e il loro coraggio. E’ quasi impossibile riuscire a capire cosa potessero provare nel profondo del proprio animo nel subire con i loro figli la deportazione, verso una morte annunciata…A loro va il nostro pensiero e il nostro affetto, a queste donne che hanno sofferto senza aver commesso alcun reato!

 

 Gioia Arabia

III B Anna Frank

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