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Giovedì, 22 Ottobre 2020

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Meditando sul presepe. I ragazzi della Giovanni XXIII sottolineano il messaggio di pace

Crotone - Si è tenuta presso la sala della Cultura giovedì 22 u. s. la cerimonia di premiazione del concorso L’adolescenza e il Natale organizzato dalla scuola Giovanni XXIII. L’iniziativa è della professoressa di lettere Brunella Anili che, incoraggiata dalla dottoressa Lucia Bellassai, ha introdotto tra gli obiettivi principali quello di evidenziare il modo di vedere il Natale fra gli alunni. ”Un’analisi introspettiva su uno dei personaggi del presepe,- ha detto la docente Anili - attraverso cui si vuole incentivare la partecipazione scuola-famiglia, la motivazione alla scrittura creativa ed alla riflessione in giovani ormai abituati solo ai messaggi da telefonino e chat. Tutto ciò si intreccia, inoltre,con l’educazione alla cittadinanza e alla solidarietà”. Il titolo del tema proposto è stato “se dovessi essere un personaggio del presepe, cosa gli faresti dire…fammelo sentire”. A questa domanda i concorrenti con grande impegno hanno cercato di rispondere. Difficile il compito della giuria formata da Giuseppe D’Ettoris, fondatore della Fondazione D’Ettoris, dal professor Elio Cortese e dalle insegnanti Francesca Chiappetta dell’Ipsia, Rosanna Frandina del Gravina e Barbara Sottile dell’Istituto Alberghiero che ha dovuto valutare i migliori scritti. Tra i primi tre premiati Ilaria Previte, Beatrice Scorza e Cesare Spanò studenti della Giovanni XXIII. Significativo il giudizio del professor Cortese riguardo al primo premio: “Il contenuto del tema dell’alunna Ilaria Previte della II B – scrive il professore- richiama la figura del pastorello come metafora dell’umanità chiamata a vivere una vita semplice. Ilaria non sogna un mondo fuori dalla storia, ma invita a riscoprire l’importanza del silenzio”. Profondi ringraziamenti sono stati fatti da Giuseppe D’Ettoris ,“ Non pensavo – ha affermato il fondatore- di trovare qui degli scrittori che ci hanno insegnato che cosa sia l’amore, la gratutità, la legalità, il rispetto per l’ambiente, il gusto del vivere e infine il vero inno alla vita e il saper sognare.” A rendere più calorosa l’atmosfera sono state le musiche natalizie eseguite dagli studenti della Giovanni con la direzione del professor Francesco Pignataro e dell’insegnante Giuseppina Fico. I premi in denaro stanziati dalla scuola Giovanni XXIII ai tre vincitori sono stati devoluti al reparto di pediatria dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone. Per il senso dell’altruismo ha ricevuto il premio Confedilizia Elena Rafani II F, per il senso della natura e del bello e per il senso della legalità e della giustizia ha ricevuto il premio biblioteca Pier Giorgio Frassati Ludovica Federico II B. Il premio Fondazione D’Ettoris è andato per il senso della vita a Huang Haale II A e a Giada Pugliese II F per l’amore che si espande con dolcezza. Infine il premio D’Ettoris editori è stato ricevuto da Maria Adelchini I A, Cesare Spanò II B e Beatrice Scorza II F rispettivamente per la dolce preghiera di pace proposta, per aver parlato della Calabria e aver espresso il senso di una quasi rivoluzione culturale , per il profondo senso della moralità.

Maria Grazia D'Ettoris

Il presepe è il simbolo del Natale che amo di più perché ogni anno per me è come vivere l’atmosfera magica della nascita di Gesù nella Grotta di Betlemme. Da qualche anno, quando si avvicina il Natale, aiuto i miei genitori a preparare il presepe e loro mi lasciano sistemare i pastorelli. Ormai li conosco tutti e a ognuno di loro ho dato un nome. Fra questi ce n’è uno che si chiama Giovanni che è coricato su un sasso mentre guarda il cielo insieme a due pecorelle. A vederlo si capisce subito che Giovanni è povero, ma il suo viso è sorridente e sereno mentre guarda le stelle e parla con loro. Io se dovessi scegliere di essere un personaggio del presepe sceglierei di essere Giovanni, pieno di vita e speranzoso nella sua vita fatta di cose semplici. Parlerei delle sue lunghe passeggiate nei boschi e della bellezza della natura che ogni volta regala nuovi frutti, della generosità delle pecore che tutti i giorni producono latte per i bambini del villaggio di Betlemme. Parlerei della felicità che si prova a mangiare un pezzo di pane sotto un albero a contatto con la natura e della gioia che si sente a correre liberi per i prati. Da tutte queste parole vorrei far capire che il mio è un messaggio di pace e di serenità, perché la vera gioia si prova nelle cose più semplici e più umili, proprie come la grotta in cui è nato Gesù bambino.

 

Ilaria Previte II B Giovanni XXIII



 

Mi chiamo Beatrice, ho dodici anni e sono una pastorella della piccola città di Betlemme. Per guadagnare qualche soldo lavoro e
per me è una grande fatica perché, per tutto la mattina e per tutto il pomeriggio, lavoro nei campi e conduco le pecore al pascolo. Quando torno nella mia capanna, cucino per tutta la mia famiglia e gioco con i miei tre fratelli e le mie due sorelle: Francesco, Mario, Angelo, Margherita e Martina; i primi due lavorano con me nei campi mentre gli altri aiutano la mamma nelle sue faccende domestiche. I miei fratelli e io, ogni giorno, ci ritiriamo verso le sette di sera e passiamo sempre per le strade principali, quelle costruite dai Romani ma, non so perché, una sera decidemmo di prendere un' altra strada perché avevamo finito di lavorare prima.
Era una serata gelida e fredda e nel cielo brillavano tantissime stelle che illuminarono il nostro tragitto verso casa. Eravamo
molto stanchi e ci stavamo chiedendo come mai proprio quella sera avessimo deciso di intraprendere un tragitto diverso quando, a
un certo punto, intravedemmo una capanna rischiarata da un lume e attorno alla quale c'erano altri pastori che guardavano
meravigliati. Ci avvicinammo e vedemmo un bambino appena nato posto in una mangiatoia accanto ai suoi genitori. Era molto
piccolo e cicciotello e aveva degli occhi blu come il mare e con il bagliore delle stelle i suoi occhi luccicavano in un modo intenso e
abbagliante. Si chiamava Gesu'. Assomigliava molto ai suoi genitori che ne erano molto orgogliosi, anche se, allo stesso
tempo, erano preoccupati per lui perché stava gelando dal freddo e allora Mario decise di dargli il nostro bue per scaldarlo col suo
fiato. Il bambino si riscaldò e noi fummo molto contenti di questo: perché avevamo appena aiutato due genitori a riscaldare il loro
bambino e a non farlo morire dal freddo. Restammo lì per tutta la notte ad ammirare il bambino più bello, che dava a tutti
un segno di speranza e gioia nel mondo e la voglia di andare avanti, di non abbandonare la strada del bene e di non
intraprendere mai quella del male. Anche se eravamo molto assonnati, decidemmo di riprendere il nostro cammino per arrivare
a casa. I miei genitori si infuriarono con me perché avevo lasciato il bue a delle persone estranee ma io non mi sentivo affatto male
dopo aver ricevuto quel rimprovero perché avevo aiutato una piccola vita a trovare il conforto del calore e non mi importava di
poter perdere il mio lavoro. Mi sentivo stracolma di gioia e piena di felicità e di bontà da condividere con tutti dopo quella notte e
non sentivo nessun rimorso. Infatti, ho cambiato il mio comportamento e non ho preso più la via del male ed è come se fosse stato un miracolo.

Beatrice Scorza
II F Giovanni XXIII


Se io dovessi scegliere un personaggio del presepe sarei un pastore che vuole spiegare le difficoltà che ha la Calabria. Sono qui con il mio gregge, in questo campo dove io vivo. Purtroppo, il territorio non è favorevole ma, io non posso fare niente per reclamare perché mi scambierebbero per un barbone. Io lavoro giorno e notte per avere qualcosa da mettere sotto i denti. Oggi voglio reclamare pubblicamente contro quelle persone che non vogliono collaborare per rendere questa regione migliore da tutti i punti di vista. Purtroppo le mie pecore, oggi, non riescono a sopravvivere perché il cibo costa tanto. Sono triste ma potrei essere felice se questa regione mettesse in base alle condizioni di ognuno di noi i costi della roba. La regione deve migliorare i luoghi che sicuramente sono importanti se presi in considerazione possono avere un loro valore. Inoltre, dovete impegnarvi di più e chi ha una condizione economica buona deve versare un po’ dei suoi beni alla regione per far sì che questa regione possa difendersi. Spero che io un giorno possa essere felice, che i costi diminuiscano per fa si che le mie pecore possano vivere e possano non avere dei dispiaceri tra di loro. Spero che ascoltiate questa mia forma di proclamazione verso di voi e che possiate migliorare anche mentalmente e capire che questa regione se collaboriamo potrà migliorare e tutti potranno essere in buona condizione di vita.

 

Cesare Spanò  II B Giovanni XXIII



Così mi ritrovo ogni anno nel mio piccolo cantuccio, nel posto che mi ha reso famoso nei tempi dei tempi. Da qui riesco, come sempre, a vedere tutto ciò che circonda la capannuccia: stessi visi, stesse case, stessi monti, ma a dire il vero, trovo molto spesso dei volti nuovi. Ho saputo che sono dei politici, quelli che hanno preso il posto dei vecchi sovrani, quelli che governano il mondo, che per quello che so non va certamente bene. Eh si! Caro amico bue anche tu ti sei accorto che l’egoismo ha preso il posto dell’altruismo e i doni che si regalano non vengono fatti con il cuore ma hanno il loro resoconto, cioè “ io do a te così tu dai a me”. Da quello che ho sentito dai pastori che vengono da tutte le parti, il consumismo ha ormai invaso il mondo. La mentalità degli umani si è trasformata a tal punto che oggi nessuno dà nulla per scontato, neanche i giovani, che sono sempre più attratti da una società di consumo, loro vivono in un presente continuo incuranti del passato e del futuro, protesi ad impossessarsi di tutto ciò che è piacevole e desiderabile, senza curarsi dei tanti problemi per cui in una situazione del genere cedono anche i veri valori. Io che sono sempre presente, con te amico mio.

 

 

Ludovica Federico

II B      

Giovanni XXIII



Se dovessi essere un personaggio del presepe mi piacerebbe essere la Madonna. Lei è un personaggio molto importante perchè è la mamma di Gesù, ma anche la mamma di tutti noi. Io Madonna dedicherei a tutto il mondo questa preghiera per la pace: Ascoltate la mia voce, perché è la voce di tutti i bambini che soffrono, ogni qualvolta i popoli affidano la loro fiducia, nelle armi e nella guerra. Ascoltate la mia voce, quando prego di suscitare nei cuori di tutti gli esseri umani la saggezza della pace, la forza della giustizia e la gioia dell’amicizia. Ascoltate la mia voce perché parlo per le tantissime persone di ogni paese e di ogni periodo della storia che non vogliono la guerra e sono pronte a percorrere il cammino della pace. Ascoltate la mia voce per poter sempre rispondere all’odio con l’amore all’ingiustizia con una completa educazione alla giustizia. O Dio, ascolta la mia voce e concedi al mondo per sempre la tua pace!

 

Maria Adelchini

I A

Giovanni XXIII

Anche quest’anno, il 2011, volge al termine. Siamo arrivati al mese di dicembre con i suoi profumi tipici di dolci natalizi gli addobbi scintillanti, le luci colorate, le corse frenetiche per la ricerca di regali per i nostri cari e i tanti presepi allestiti nelle chiese e nelle abitazioni. Proprio con questi ultimi si ricorda la magica notte in cui nacque Gesù in una povera mangiatoia circondato dall’affetto dei suoi genitori Maria e Giuseppe, scaldato dal tepore dell’alito del bue e dell’asinello, festeggiato dagli angeli e dalle stelle che con la stella cometa illuminavano il buoi della notte. In questi ultimi tempi ogni giorno si parla di crisi economica, di catastrofi naturali, di malattie e di guerre. L’egoismo, la cattiveria, l’indifferenza sembrano regnare sovrana in questo nostro mondo ridotto ormai all’estremo. Ma nella magica notte si riaccende la speranza di amare che indica a tutto il mondo, come la stella cometa fece secoli fa, qual è la sola via giusta da seguire se si vuole dare una svolta e cambiare le cose. Mentre facevo il presepe a casa mia insieme a mio padre e ai miei fratelli ho osservato i vari personaggi e ho immaginato di essere al loro posto e fra questi quello che vorrei essere è proprio il protagonista, il simbolo del Natale: Gesù. Voglio essere proprio Gesù per dire a tutti che: “l’amore, il rispetto per gli altri, la bontà, l’altruismo, le belle parole non possono durare il tempo dei festeggiamenti e della mia nascita. Io sono nato per dimostrare al mondo che senza amore universale non si può vivere veramente. Dove non c’è amore e c’è egoismo, ci può essere solo disuguaglianza, divisione, guerra e sofferenza. Dove c’è l’amore non esiste differenza di pelle, di razza, i popoli sono tutti uguali e possono aiutarsi reciprocamente per risolvere i problemi, utilizzando le loro diversità culturali ed economiche, per il bene comune e non per prevalere gli uni sugli altri. Sono nato in una grotta e non nel lusso perché l’umanità capisse che non è la ricchezza materiale a dare valore all’uomo, ma la sua ricchezza interiore. Tutti devono diventare come dei bambini, spogliarsi dei loro pregiudizi e del loro egoismo e vivere in maniera spontanea e pulita. La tecnologia, il progresso scientifico potranno migliorare la vita dell’uomo ma solo se si utilizzeranno per scopi pacifici e altruistici, altrimenti il mondo si autodistruggerà. Se tutti volete un mondo migliore e più vivibile, io sono l’esempio da seguire: l’amore puro e incondizionato. Il Natale deve essere per voi un momento di riflessione e cambiamento”.

 

 

Giada Pugliese

II F

Giovanni XXIII

Sono Haale, uno dei tuoi figli creato da Te stesso. E’ la prima volta che ti scrivo la lettera e non penso che il postino abbia la capacità di farla arrivare al paradiso, ma credo che tu sai già ciò che ti voglia dire.

Prima di tutto ti ringrazio per aver dato la vita a noi uomini. Adesso il mondo è pieno di peccati: la guerra, l’odio tra persona e persona, la mancanza di cibo e dell’acqua . ma so che là in paradiso vi saranno solo la pace e l’armonia e spero che un giorno mi aprirai la porta di questo luogo Santo. Alla fine, caro Padre, spero che tu ci benedica!

 

Huang Haale II A Giovanni XXIII

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