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Mercoledì, 13 Novembre 2019

"War Horse," esperimento riuscito. I ragazzi riscrivono il racconto anche in versi

Crotone - Questa storia inizia nel 1914. Il mio primo brutto ricordo è quando mi allontanarono da mia madre per mettermi all’asta in un piccolo villaggio del Devon. Un affittuario Ted Narracott mi acquistò per trenta sterline, una cifra altissima per un cavallo purosangue come me. Finita l’asta mi portò alla sua fattoria dove ad accogliermi c’erano la moglie Rose e il figlio Albert, che mi diede il nome di “Joey”. Con il passare del tempo il rapporto tra me ed Albert crebbe fino a diventare un legame indissolubile. Principalmente ero stato acquistato per arare i campi e far guadagnare alla famiglia un po’ di soldi per pagare l’affitto, ma io, ancora piccolo, non riuscivo a farlo. Albert cercò di addestrarmi, e dopo qualche mese ci riuscì, unendo le nostre forze arammo i campi, ma una pioggia disastrosa distrusse tutto il raccolto, tutto il nostro lavoro, il nostro impegno, tutto perso per una stupida tempesta. Una mattina presto Ted, in grave difficoltà economica,venne a prendermi nella stalla, e, contro la volontà del figlio fu costretto a vendermi nuovamente all’esercito inglese, poiché sarei stato molto utile in guerra. Albert appena seppe la notizia corse ad impedirlo, ma arrivò troppo tardi, con le lacrime agli occhi mi salutò, ma a consolarlo c’era il mio nuovo proprietario, il capitano Nichools, gli promise che avrebbe avuto cura di me e se fosse stato possibile, al termine della guerra, mi avrebbe riportato da lui. Dopo aver dato un “addio” ad Albert, mi spostai sull’attraversamento della Manica. Io e il capitano Nichools eravamo pronti a partire per attaccare l’esercito tedesco. Eravamo sul campo di battaglia, ero spaventato, ma qualcosa mi diceva che dovevo andare avanti e combattere, quel giorno sentii i primi rumori di guerra, vidi le prime armi, migliaia di morti sul campo di battaglia. Percorremmo tutto il territorio dei tedeschi, eravamo quasi alla fine sani e salvi, ma improvvisamente uno sparo colpì Nichools il quale cadde per terra morto. Dentro di me stavo malissimo, fu una scena bruttissima, tutte quelle grida, quel sangue, tutti quegli innocenti morti. Venni catturato, insieme a Topthorm ( il cavallo del maggiore Stewart), dai teutonici, tra i quali due fratelli Gunther e Michael, che cominciarono ad affezionarsi a me. Questi due ragazzi erano molto giovani, e non riuscivano ad accettare e a combattere la guerra quindi, decisero di fuggire, in un mulino. Passò la notte, ma vennero scoperti, e ritenuti non all’altezza di combattere li fucilarono. La mattina seguente una bambina orfana di nome Emilie , che viveva col nonno, da sempre desiderosa di cavalcare, si affeziono sia a me che a Topthorm dandoci il nome di François e Claude. Il nostro destino ci conduce però di nuovo in mano tedesca dove un soldato pieno di umanità cerca in ogni modo di salvarmi, ferito e senza presa sugli insensibili ufficiali, che considerano noi animali solo in funzione utilitaristica abbassandosi così ad essere più bestie di noi cavalli, capaci invece di avere un rapporto pulito con chi sa apprezzarci. Riesco a sopravvivere, fuggii mentre il mio caro amico Topthorm soccombe. Siamo ormai arrivati nel 1918 , alle fasi finali del conflitto. Fuggendo caddi fra i reticolati della terra di nessuno, non avevo più speranze, forse quella sarebbe stata la mia fine, o forse…Un inglese e un tedesco vennero in mio soccorso, bloccando addirittura la battaglia, per aiutarmi. Dopo avermi dolorosamente disincastrato cominciarono a litigare per me, su chi mi avrebbe tenuto. Alla fine con un semplice tiro di moneta caddi nelle mani inglesi dove c’era Albert che nel frattempo arruolatosi con l’esercito, è diventato un valoroso combattente, e dopo uno scontro con i tedeschi viene gravemente colpito agli occhi dal gas nemico. Viene a sapere ben presto di me, mi descrissero come un cavallo che miracolosamente riuscì a sopravvivere sul campo di battaglia. Gli ufficiali stanno per abbattermi notando tutte le mie ferite, quando Albert ancora bendato, capisce che quel cavallo sono proprio io, chiamandomi col richiamo d’un tempo. La commozione generale induce i medici a curarlo e al termine della guerra, quando viene ordinato di vendermi, i soldati fecero una colletta per aiutare Albert a ricomprarmi. Albert aveva quasi vinto, ma interviene subito il nonno francese con l’insuperabile cifra di cento sterline. Per lui, rimasto ormai solo dopo la morte della nipote, io ero l’unica cosa che gli ricordava Emilie, Albert, pur dispiaciuto, è ormai pronto a separarsi da me, ma io non volevo separarmi da lui, infatti tirai il vecchio con molta forza spingendolo verso Albert. Il francese, profondamente commosso dalla scena, mi cede, allora, definitivamente al ragazzo. Ritornarono a casa e Albert restituisce la bandiera della seconda guerra Boera al padre capendo finalmente il perché non gli avesse mai parlato della guerra, di quelle inutili uccisioni, ma senza parlare ci godemmo quello spettacolare tramonto che ci stava di fronte.

Laura Muscò

III G, Anna Frank

 

 

 War Horse è un film che tratta di un cavallo,non un semplice cavallo,un cavallo miracoloso .Ora vi racconterò la mia storia. Io sono Albert e vivo in un piccolo paesino chiamato Devon insieme a mio padre Ted e mia mamma Rose. Viviamo in pessime condizioni e quello che guadagniamo ci basta per sopravvivere . Per poter arare il terreno avevamo bisogno di un animale. Mio padre quella mattina vide all’asta uno splendido puledro di un pelo marrone lucido quasi setato, una stella bianca nel mezzo della fronte e quattro calzini bianchi alle caviglie. Non era proprio l’animale giusto per arare un terreno, eppure, qualcosa lo spingeva a comprarlo. Quando tornò a casa mia madre iniziò a borbottare a lamentarsi dicendo che se non l’avesse domato subito l’avrebbe dovuto rivendere.<<”Ci penserò io mamma”>> dissi improvvisamente . Senza pensarci due volte la mattina dopo iniziai ad insegnargli le cose più importanti .Ah…dimenticavo…l’avevo chiamato Joey,ora era tutto nelle mie mani!Gli avevo insegnato a stare fermo nonostante io camminassi avanti e con un particolare richiamo lui tornava da me,era magnifico .Amavo quel cavallo,lo sentivo già mio ed ero sicuro che sarei riuscita ad arare il terreno in poco tempo .Feci tanti sforzi,ci misi tutto il mio impegno .Un diluvio,mi salvò la vita, grazie a questo il terreno diventò così morbido da riuscire a trainare l’aratro per tutto il campo,ce l’avevo fatta e ne ero fiero!Quel temporale ,però,non fu l’unico,un altro ancora più violento distrusse tutto il raccolto .Passai tutta la notte a trovare un rimedio ma quando mi svegliai andai ad aprire,come sempre, il cancelletto,per fare uscire Joey ma lui non c’era .Lo chiamai ma niente .Mia madre mi guardò dispiaciuta e mio padre…mio padre non c’era. Allora capii tutto e senza pensarci due volte corsi all’impazzata in città;avevo il cuore in gola,ero stanco, troppo stanco,ma non potevo fermarmi .Lo vidi da lontano,era lì il mio Joey,nelle mani di un capitano molto giovane e mio padre,si,lui,glielo aveva venduto in cambio di pochi soldi .Scoppiai a piangere. Lui era il mio cavallo,mi apparteneva e nessuno poteva portarmelo via!Mio padre aveva già concluso la vendita e io non potevo fare più niente per salvare Joey . Il capitano amareggiato mi disse che se ne sarebbe preso cura e che,se ce l’avesse fatta,l’avrebbe riportato a casa sano e salvo .Restai in attesa di sue notizie per tutta la settimana prima dell’inizio della battaglia .Un giorno arrivò una busta,era per me,la aprii,dentro c’era una lettera del capitano e un disegno che ritraeva Joey .Nella lettera mi assicurava che tutto andava bene e che Joey veniva trattato come un Dio .Ma la battaglia non era ancora cominciata e, più passavano i giorni, più la mia paura di perdere Joey cresceva .Passarono circa due anni e finalmente potevo arruolarmi nell’esercito inglese .Dovevo portarlo a casa .Dovevo riportarlo da me,dalla sua famiglia .Affrontai tutto,questo era il mio unico obbiettivo “immaginavo di volare su un territorio senza poter mai guardare giù,dovevo andare avanti o a casa non sarei mai più tornato”.Non mi arresi per nessuna ragione .Niente e nessuno poteva fermarmi ormai .Avrei rischiato tutto pur di riaverlo indietro .Nell’ultimo anno di guerra entrarono in gioco i gas asfissianti .Io fui colpito da quelli .Ma ero ancora vivo e questo era l’importante .Mi portarono in infermeria ma tra lacrime e dolore il mio pensiero era fisso a Joey .Dovevo trovarlo,ce la dovevo fare!Quasi cieco ero costretto a stare su una piccola barella .Fu quasi un miracolo il momento in cui sentii parlare un generale dell’arrivo in città di uno splendido cavallo,mai visto prima .Era Joey ne ero sicuro! Mi feci portare difronte al cavallo .Era ferito e volevano ucciderlo per evitare che soffrisse ancora .Ma io non potevo permettere questo ,fermai il generale e dissi <<”Aspettate questo non è un semplice cavallo questo è il MIO cavallo”>> il generale si fermò a fissarmi per qualche secondo e poi ribadì <<”Tu chi sei?Come faccio a sapere che questo cavallo ti appartiene?”>>,<<”Oh si che è mio,guardate,ha una macchia bianca a forma di stella nel mezzo della fronte e quattro calzini bianchi alla caviglie e se non lo vedete deve essere per via del fango”>> . Pulito il cavallo le descrizioni erano esatte!Joey era stato risparmiato e curato. Non era ancora mio .Il generale voleva metterlo all’asta .I miei amici fecero una colletta e raggiunsero le 29 sterline per poterlo ricomprare .C’era chi offriva di più chi di meno, finché non sbucò dalla folla uno strano vecchietto; si ,era strano ma aveva offerto ben 110 sterline ,molte più delle mie!Non era possibile ,lo stavo perdendo di nuovo e questo non era affatto giusto .Vedevo Joey andarsene verso una nuova vita lontano da me . Poi improvvisamente lo vidi fermarsi,si girò e torno indietro,si mise dietro le mie spalle come per nascondersi .Lui voleva me,io ero il suo padrone . Il vecchio voleva portarlo via con sé ma appena gli raccontai la mia storia,angosciato,mi restituì Joey. Egli ,però, mi disse quanto era importante questo cavallo per lui poiché era l’unico ricordo della sua piccola Emily,ormai morta . Da come lo descriveva capii che infondo Joey era davvero speciale,lo era stato per tutti. Aveva regalato ad ogni singola persona che aveva incontrato durante la guerra , qualcosa di magico, a me compreso!Lo avevo ritrovato finalmente e lui aveva trovato me. Da tutto ciò che mi è accaduto ho capito una cosa davvero importante,una cosa che ricorderò per tutta la mia vita:”LONTANO DA CASA,OLTRE TUTTI I CONFINI,LA SPERANZA SOPRAVVIVE”.

GIUDITTA CARVELLI

III G , Anna Frank

Solo Follia

Fucili,bombe,cannoni,missili,

un frastuono brutale

interrotto da eccessivi silenzi

intrisi di violenza

che lacera il cuore

e fa versare lacrime di dolore.

Emozioni contrastanti negli occhi di padri,fratelli,

semplici uomini,

animati dall’amor di patria.

Da una parte e dall’altra

compagni di ideali

che vivono nel sogno di un mondo

senza più ingiustizie,

combattendo una guerra.

Da una parte e dall’altra

compagni di morte,

anime bruciate dall’inumana ragione.

Da una parte e dall’altra

compagni di follia,

nient’altro che follia.

Giulia Coppola

III E, Anna Frank

































GUERRA...E RIMASE IL NULLA

Guerra una parola che tutti conoscono,

ma solo chi l’ha vissuta comprende il vero significato …

Che cos’è la guerra ?

La guerra è sofferenza,

la guerra è paura

la guerra è perdere un familiare o un amico innocente.

Voglia di potere, voglia di estendere il proprio dominio

Chi poteva immaginarlo..

-Durerà pochi mesi- ,dicevano …

-Il freddo e la stanchezza mi hanno consumato

e il tempo in cui ero in vita non mi ha permesso di vivere-

Immagina le battaglie,

immagina i caduti

immagina dei ragazzi che perdono la loro vita per colpa di un fucile …

Anni terribili, frastuoni devastanti interrotti da ansiosi silenzi

Fino a quando non terminò tutto e rimase il nulla …

Non ci furono vincitori in realtà

ognuno ha perso un pezzo di vita

portatogli via da fucili, spade e cannoni

portatogli via da un destino che non era nei loro pensieri

 

Martina Ferrucci

III E, Anna Frank


Mentre stavo tagliando le fragole mia nipote Emilie voleva sapere dei suoi genitori e mi disse se io parlavo con lei dei suoi genitori in cambio mi avrebbe fatto vedere cosa aveva trovato e nascosto nel mulino.

Lei mi portò nel mulino e mi fece vedere due cavalli.

Era molto contenta, poiché le ricordavano i genitori, ma lo ero anche io perché questi animali avrebbero alleviato il dolore e la solitudine nel cuore di Emilie.

Iniziò ad addestrare i cavalli, ma un giorno improvvisamente vennero i tedeschi, Emilie nascose subito i cavalli, ed andarono nel mio orto e nella mia casa per prendere cibo e dopo aver preso tutto quello che gli serviva, mi dissero che un giorno sarebbero tornati.

Emillie, il giorno seguente, voleva cavalcare il cavallo, le dissi che poteva farlo fino in cima alla collina e poi doveva ritornare indietro, lei andò felice, sorridente, i suoi occhi dicevano tutto: «Nonno grazie ti voglio bene» ma purtroppo non tornò più indietro, andai a vedere e c’erano i tedeschi che avevano preso il Cavallo. Dissi a mia nipote che avrei ritrovato quel cavallo, purtroppo morì e non riuscì a più a rivederlo. Le feci una promessa: «Giuro che lo porterò da te» ma lei non mi poteva più sentire.

Alla fine della guerra volevano vendere il cavallo che aveva mia nipote, andai e lo comprai io, mentre me ne andavo a casa con il cavallo, un ragazzo mi disse che lo voleva lui perché era suo, io gli dissi che era di mia nipote e che lui lo aveva trovato solo tra i fili spinati, ma il cavallo andò da lui, io gli feci vedere al ragazzo una cosa che era attaccata al cavallo e che avevo preso io, e lui mi disse che era lo stendardo di suo padre e che lo aveva messo lui al cavallo, io gli dai lo stendardo e gli dai anche il cavallo perché era quello che la mia bambina avrebbe voluto.

 

 

 Andrea Federico

III G, Anna Frank

Mi chiamo James Nicholls e sono, o meglio ero, un capitano dell’esercito inglese. Incontrai per la prima volta Ted Narracott, un semplice contadino che viveva in un piccolo villaggio-Davon.Una forte pioggia aveva distrutto il raccolto e per non morire di fame decise di vendere il cavallo all’esercito inglese, impegnato nella grande guerra. Accettai molto volentieri il cavallo, un bellissimo animale dal colore marrone con una macchia bianca a forma di rombo sulla fronte, dal momento che sarebbe stato utile in battaglia, tuttavia dovetti convincere il giovane Albert, figlio di Ted, che avrei avuto cura del suo molto amato cavallo Joey, e se fosse stato possibile, al termine della guerra, glielo avrei restituito.Ma le cose non andarono come previsto. Durante l’attraversamento della Manica si svolse una battaglia che ebbe un esito negativo per noi inglesi. All’inizio noi attaccammo l’accampamento tedesco in groppa ai nostri cavalli, li cogliemmo di sorpresa mentre facevano le loro azioni giornaliere.                                                                                    

         Inizialmente noi avemmo la meglio, ma i tedeschi dopo la sorpresa iniziale riuscirono a raggiungere le loro postazioni armate e cominciarono a sparare su di noi e sui nostri cavalli. A quel punto mi afferrò la paura non solo per me, ma anche per Joey. Purtroppo fui ferito e capii che era un colpo mortale. Il freddo percorreva tutto il mio corpo e prima di morire l’ultimo mio pensiero andò al giovane Albert ed alla promessa che gli avevo fatto.                      

L’ultima cosa che vidi fu Joey che si fermò nel bordo di una trincea quasi a darmi l’ultimo saluto.

Saverio Sorrentino

III G, Anna Frank


Canto di un soldato

Vedo bimbi senza lacrime,

Vedo mucchi di mattoni,

Vedo il fumo tra la gente!

Odo bombe da vicino,

Odo grida di dolore,

Odo pianti e frastuoni!

Distruzione tutto intorno,

affamati e disgraziati …

Copro il volto con le mani,

scuoto il capo desolato:

E’ la guerra …

Ci divora!

Federica Lucanto

III E, Anna Frank

                            LA GUERRA

 

Urla, spari,

scoppi, pianti.

Davanti a me:

la trincea del nemico.

Due occhi incontrano

i miei, “si parlano”.

Quegli occhi esprimono

Il desiderio della fine della guerra.

Una bomba colpisce la trincea nemica.

Quegli occhi si chiudono per sempre…..

Ed ora, i miei occhi

Si riempiono di lacrime.

Alessandro Pantisano

III E, Anna Frank



Mi sta porgendo una mela; mamma dice che non devo fidarmi degli uomini, sono tutti uguali:cattivi,capaci di ingannarti per rubare la nostra libertà e trasformarla in schiavitù.

Noi abbiamo la capacità di scappare dal pericolo, mamma dice che il pericolo sono gli uomini e noi dobbiamo scappare da essi perché loro ci porteranno al pericolo vero e proprio:la guerra fra loro stessi.

È una cosa insensata, non lottano contro di noi che siamo diversi, ma lottano tra di loro e questa è una cosa ancora più grave.

Lottano, si uccidono, piangono per appropriarsi di nuovi territori quando noi animali abbandoniamo le nostre terre ed i nostri luoghi ogni giorno.

Il ragazzo non sembra cattivo; mamma dice che gli uomini pongono le mele solo ai cavalli importanti, ma Albert la sta porgendo a me, anche se io non sono importante.

Questa è l’ultima sera con la mia mamma,poiché proprio domani verranno a prendermi.

Nel cielo azzurro splende ancora il sole, io ho un cordone attorcigliato al collo. Gli uomini dicono qualcosa, poi applaudono e un vecchio ubriacone mi porta con sé.

Camminiamo, finché dopo qualche passo mi ritrovo in una vecchia casa,ho ritrovato Albert, il ragazzo della mela.

Il vecchio ubriacone comincia ad alzare la voce con una donna, che deve essere la moglie mentre Albert mi trascina verso un grande terreno, adatto per correre liberamente, Albert cerca di infilarmi un grosso collare, ma io mi rifiuto,Albert mi guarda, mi accarezza il muso e mi dice: <<So che hai paura, so che sei triste perché ti hanno tolto la tua mamma,ma io ti farò diventare forte… ci sono io qui con te… Guarda…>> Si infila il collare e se lo poggia sul collo, facendomi capire che non mi farà del male… piano piano si sfila il collare e lo infila a me.

Cosa ci faccio io qui?

Albert guarda la gente che in massa si avvicina per vedere cosa concluderà, poi mi riguarda e mi dice:<<Io so, so che puoi farcela>>

Albert pensa che io posso aiutarlo,lui ha avuto fiducia in me fin dall’inizio. Non lascerò che il mio amico venga umiliato, io so cosa ci faccio qui, quel terreno non è adatto per correre liberamente, quel terreno dev’essere arato, da me, per Albert.

Con tanta fatica io e Albert iniziamo a lavorare,sono affaticato, non credo di farcela, ma dopo un po’ inizia a piovere, l’acqua umidisce il terreno ed io e Albert portiamo a termine la nostra missione, con terra e fango sul naso ci guardiamo come per congratularci. La terra è arata e adesso possiamo finalmente riposare ma purtroppo tutti gli sforzi non sono valsi a nulla poiché quella stessa pioggia che è stata la nostra salvezza ha distrutto il raccolto. Non ci sono altre possibilità per la famiglia di Albert, hanno troppi affitti da pagare e quel raccolto era la loro unica salvezza. Andiamo tutti a riposare,la notte è stata più scura di quanto lo è già. Appena sveglio, il vecchio ubriacone viene a riprendermi,e nel tragitto capisco che io sono l’unica salvezza di quella povera famiglia. Siamo in città, gli uomini in divisa mi guardano mentre discutono con il vecchio che porge a loro dei soldi. Vedo Albert in lontananza correre verso di me, arriva in tempo ma non riuscirà a riprendermi. Con le lacrime agli occhi supplica l’uomo in divisa e il vecchio per la prima volta sembra capire le parole del figlio e lo guarda quasi con dispiacere e vergogna. L’uomo in divisa mi guarda,mi accarezza il muso, poi guarda Albert e dice:<<Non ti preoccupare, mi prenderò io cura di lui e se tutto andrà bene te lo riporterò>>

Albert mi guarda, mi da un bacio sul muso e mi dice:<<Verrò io a riprenderti amico mio, te lo prometto>>.

L’uomo in divisa mi porta in un luogo dove ci sono molti altri cavalli, vicino a me c’è un cavallo nero, di grande statura, sembra forte, ma è molto debole, con gli occhi tristi mi guarda e dice:

<<Perché sei così calmo?>>

Io rispondo:<< Come dovrei essere?Il mio amico ha detto che verrà a riprendermi, qui si sta bene, non sono solo,ci sono molti cavalli, mi sento a casa>>

Lui ribatte:<<I cavalli,il tuo amico.. non rivedrai più nessuno,mettitelo in testa,moriremo tutti, forse non te ne sei reso conto, ma ci stiamo preparando alla guerra>>.

Ho il cuore gelido, sono impaurito, non rispondo, mi lascio trascinare dagli uomini che scelgono i cavalli più forti per farli entrare per primi in guerra. Scelgono molti cavalli, ne mancava uno, prendono il cavallo di prima lo guardano e cominciano a trasportarlo verso i cavalli già scelti, ma quel vecchio cavallo era impaurito, più vecchio e più debole di me, allora mi agito per mostrare a tutti quanto posso essere forte finché gli uomini scelgono me al posto suo.

Io sono qui,per far di me un cavallo da guerra, quella guerra che ha portato via tutto a tutti, quella guerra che mi ha portato via la mia mamma ed Albert.Quella guerra che forse mi porterà via anche la vita, ma ditemi, che senso ha vivere se gli uomini lottano tra di loro?Che senso ha vivere se un colpo ti trafigge un cuore già spezzato che non ha potuto volere bene al nemico? Perché, se io che sono un animale e mi sacrifico per un mio amico, gli uomini non possono fare altrettanto?

Sono solo Joy, la guerra non mi renderà importante perché uccidere e fare guerra è una cosa inutile,futile, insignificante.

La guerra mi ha portato via tutto, ma mi ha insegnato una parola molto significante per me: AMICIZIA.

Sono solo Joy,l’amico di Albert e forse solo per questo, sono importante.

Nicla Maria Pollinzi

III E, Anna Frank

Ciao a tutti sono un cavallo, mi chiamo Joy , ho girato il mondo per la guerra, ho conosciuto molte persone e vi vorrei raccontare cosa ho provato durante questo lungo ed involuto viaggio. Tutto iniziò quando una mattina il mio padrone mi portò al mercato e mi mise all’asta io mi sentivo male perché mi avevano diviso da mia madre e non sapevo cosa e come fare senza di lei, avevo voglia di morire… Quel giorno mi comprò un vecchio ubriacone e mi portò a casa sua. Lì conobbi suo figlio, un ragazzo molto diverso dal padre, di nome Albert, con il quale stipulai uno strano rapporto, gli umani lo chiamano amicizia. Lui mi insegnò un richiamo ed era l’unico a credere che nonostante non fossi un cavallo da tiro sarei riuscito ad arare un campo pieno di pietre entro la fine della stagione. Se io ci fossi riuscito Albert e la sua famiglia sarebbero potuti rimanerenella loro fattoria altrimenti sarebbero dovuti andare via. Prima di arare il campo il padre di Albert provò a mettermi una strana cosa ma io per la paura scalciai e l’uomo si arrabbiò e mi voleva sparare ma Albert si mise tra me ed il fucile. Ho apprezzato molto il gesto di Albert e avrei fatto di tutto per farlo felice. Il fatidico giorno mi mise una specie di collare che poi attaccò all’aratro e mi diede un colpo con la frusta, io per il dolore partii a gran velocità, ma non capivo perché Albert mi aveva frustato, non si era mai comportato così. Dopo un breve tratto mi fermai ed Albert era disperato allora io partii con decisione e provai ad arare il campo ma, dopo pochi metri presi un grosso masso e caddi per lo sforzo, in quel momento vidi molta gente che rideva di me e di Albert. Dopo molti tentativi falliti incominciò a piovere ed il terreno si era ammorbidito allora con le poche forze e nonostante il collare che mi faceva male incominciai a tirare l’aratro che incominciò a fare i solchi nel terreno. Dopo ore di lavoro tornai a casa stremato, mentre il padre di Albert seminava nel campo. Passarono alcuni mesi da quando avevo arato il campo e ci fu una gran pioggia e purtroppo il raccolto venne distrutto dalla grande quantità d’acqua che aveva buttato il cielo. Qualche giorno dopo il padre di Albert mi portò in paese e mi vendette all’esercito inglese nonostante sapesse quanto Albert teneva a me. Dopo qualche ora di cammino arrivai ad un accampamento militare dove mi prepararono per l’avanzata e dove conobbi un cavallo tutto nero di nome Topthorn. Durante l’attacco ai tedeschi i graduati che cavalcavano me e Topthorn sono stati uccisi dai loro nemici. Io e l’altro cavallo siamo stati catturati e portati ad un accampamento tedesco, ma dopo poche ore un ragazzo dell’esercito tedesco ci ha presi e ha portato con forza suo fratello insieme a lui. Dopo un po’ siamo andati a riposarci in un mulino insieme a loro, ma nel cuore della notte sono arrivati i tedeschi che hanno trovato i due ragazzi e li hanno uccisi. Io non capisco prima erano amici tra di loro ed ora li hanno sparati. La mattina ci ha trovato una bambina che voleva provare a cavalcare, ma il nonno non voleva ma dopo un po’ di insistenze da parte della bimba, fa provare alla nipote. Ma, mentre la bambina prova a cavalcare, incontriamo dei soldati tedeschi che prendono me e Topthorn e ci portano vicino un gran cannone. Qui dei cavalli come me tiravano quella grande arma, ad un certo punto un cavallo non ce la faceva più e cadde a terra allora un soldato ha preso una pistola e lo ha sparato: una scena bruttissima.... Non riuscivo a togliermi dalla mente quella scena terribile ma, quando vidi Topthorn andare al posto del cavallo morto gli corsi dietro e mi misi al suo posto per paura che non ce la facesse.Appena diedero il via tirai il più possibile e fortunatamente quando stavo per cedere ci fecero fermare perché eravamo arrivati. Dopo qualche ora io e il mio caro amico ci mettemmo in cammino con un soldato e,poichè dopo parecchie ore ancora non ci eravamo fermati,Topthorn cadde a terra dalla stanchezza. Mentre lui era a terra arrivarono i carrarmati inglesi ed io per la paura scappai lasciandolo solo e dopo un po’ di tempo mi incastrai nel filo spinato, mi trovavo tra due trincee in un appezzamento di terra chiamato “Terra di nessuno”; dopo una terribile agonia vidi arrivare un soldato inglese e poi uno tedesco venuti per liberarmi. Era bello sapere che stavo per essere salvato, ma era ancor più bello vedere due nemici che collaboravano per un unico scopo, era una cosa inaspettata perché qualche ora prima si sparavano l’uno contro l’altro ed ora si parlavano come se si conoscessero da tempo…. Quando mi liberarono andai con l’inglese e un medico mi visitò e disse che mi dovevano uccidere perché non c’era più niente da fare.Fortunatamente poco prima che mi sparassero arrivò Albert, che nel frattempo si era arruolato nell’esercito, che mi salvò ed io mi colmai di gioia…. Dopo qualche giorno gli inglesi mi dovettero vendere e il vincitore dell’asta era il nonno della bambina che aveva provato a cavalcarmi e che all’inizio voleva portarmi con sé, ma Albert lo convinse a lasciarmi andare, anche perché vide che io andavo verso il mio vero proprietario e si ricredette. Fortunatamente si è concluso tutto per il meglio anche se non ho capito che senso ha la guerra infatti ha portato solo morte, distruzione e tristezza.

 

Mattia La Greca
III E, Anna Frank

             

Il mio nome è Kunter e ho deciso di raccontarvi la mia storia . Era l'inizio della guerra e in giro c'era una grande tensione, per quello che stava succedendo. Quando dalla finestra della stanza io e mio fratello vedemmo rientrare nostro padre, ma sembrava molto preoccupato. Scendemmo per vedere cosa avesse, ma non rispose a nessuna delle nostre domande, per questo pensammo che fosse successo qualcosa .

Infatti un brivido mi saliva lungo la schiena e mi trasmetteva una sorte

d’inquietudine. Poi, finalmente aprì bocca e disse <<mi dispiace molto figlioli >>, ma non capimmo il perché e dopo un lungo silenzio che sembrava non finire mai cominciò a raccontare una storia la quale diceva <<la nostra è una famiglia che è sempre stata rispettata dalla gente di questo paese e vedendo molti ragazzi che si arruolavano, ho deciso di scrivere il vostro nome sulla tabella degli arruolati>>. Io non ero per niente felice perché sapevo che, chi andava in guerra non aveva vita lunga, ma per rispettare l'onore della mia famiglia accettai quello che aveva fatto mio padre. Mentre mio fratello sembrava piuttosto felice come se dovesse dimostrare a tutti che non avesse per niente paura. A dire la verità sembrava che fosse inconsapevole di tutto. Due giorni dopo arrivati al campo militare ci diedero le divise e tutte le attrezzature per ogni eventualità, poi altri giorni dopo partimmo. La direzione nessuno la sapeva, ma girava voce che dovevamo passare la frontiera. Forse in direzione della Francia o dell'Inghilterra. Di certo scartammo subito

l’ipotesi dell'Italia perché si era dichiarata neutrale. Già dopo pochi giorni avevo nostalgia di casa mi mancava la mia stanza con il mio letto, mia mamma insomma tutto quello che mi era più caro, ma per fortuna con me c'era mio fratello che nel momento del bisogno mi era sempre stato vicino insomma non ero pronto ad affrontare la guerra. Per fortuna, ancora non c'era avuto bisogno di me e di mio fratello sul campo di battaglia. Passarono altri giorni e ci imbarcammo verso l'Inghilterra almeno credo, superato il viaggio ci furono molti morti risucchiati dalla forza del mare. Arrivati in Inghilterra cominciammo a lavorare a delle fosse, chiamate dai nostri superiori trincee che servivano non solo a proteggersi dai nemici, ma anche dalla natura. Avendo affrontato il lungo viaggio il mangiare cominciò a scarseggiare allora alcuni soldati cominciarono a morire di certe malattie talmente complicate che non ricordo nemmeno il nome mentre altri addirittura di fame. Per questi motivi cominciammo a spostarci più frequentemente, per trovare più risorse naturali che ci permettessero di mangiare il giusto giornaliero, ma anche perché alcuni soldati non volevano dormire sulle tombe di quegli uomini che non ce la facevano. Così ci accampammo nella campagna francese almeno questo fu quello che dissero, e tutte le case che trovammo sul nostro cammino furono saccheggiate e caddero sotto il potere dell'esercito tedesco. Con tutto il dispiacere per quei contadini, ma almeno ci permisero di mangiare e sopravvivere per altri giorni fino a quando non arrivarono le scorte. Come ho già detto ci accampammo nella campagna francese lungo una vasta pianura con alle spalle un fitto bosco. Dopo alcuni giorni fissate tutte le tende fatte con delle lenzuola e bastoncini di legno, vidi per la prima volta un'arma chiamata mitragliatrice. Su quest'arma giravano molte voci, alcuni dicevano che sparava talmente tanti colpi che nessuno avrebbe potuto sopravvivere dopo essere stato colpito, ma ancora più insinuante erano altri soldati che dicevano che fosse l'arma del diavolo e con la scintilla che generava e il suo rumore ti portasse via con se. Ma naturalmente queste erano solo parole che giravano, però ci diedero il comando di fissarle nel fitto bosco, per proteggerci da eventuali attacchi. Infatti, ci diedero una grande mano quando una mattina nuvolosa, fummo attaccati dagli inglesi. Quel giorno provai per la prima volta paura di morire, di morire su quella stessa pianura. Appena vidi quei cavalli che si avvicinavano decisi di correre il più che potevo, presi per la mano mio fratello e dritti verso il bosco. Coloro i quali erano stati più svelti cominciarono a sparare e a dire la verità per poco non mi colpirono, mentre chi era stato lento morì trafitto da quelle spade. Dopo tutto non ci fu nemmeno un sopravvissuto tra gli inglesi, solo i loro cavalli che volevano pure uccidere. Ma io non glielo permisi e mi impadronii di due splenditi cavalli con cui ci capivamo come se fossimo legati da qualcosa. Naturalmente per poterli tenere dovetti provare che potevano servire a qualcosa come portare le armi pesanti, i feriti ecc… Furono subito capaci di portare quello che si voleva, ma ancora più affascinante fu quando uno dei due cavalli si mise a spiegare all'altro cosa dovesse fare. I due cavalli erano veramente belli come loro non ne avevo mai visti, e più passavo il tempo con loro ad accarezzarli più me ne innamoravo. Il mio preferito era di colore marroncino, aveva delle fasce naturali sulle zampe di colore bianco, insieme ad una stella tra i suoi occhi. Ma la gioia passò quando quello stesso mattino mentre stavo pulendo i due cavalli uno dei generali chiamò mio fratello per scendere sul campo di battaglia. Mi offrii subito io, ma non volle sentirmi e disse <<tu sei più bravo di lui con i cavalli e quindi ci servi più qua in questo momento >>e non potei fare più niente per salvarlo. Anche se lui non sembrava affatto preoccupato, perché voleva dimostrare a tutti che era cresciuto e non era più un bambino. Così prese tutti i suoi oggetti e partì insieme agli altri soldati. In quegli attimi non sapevo assolutamente cosa fare e preso dalla disperazione salii sul cavallo marrone presi per la cinghia l'altro, e partii alla ricerca di mio fratello minore. Dopo qualche minuto che ero a galoppo lo avvistai e calcolando a meraviglia il tempo lo afferrai dallo zaino e lo misi sulla sella del cavallo nero. Riuscimmo a scappare, ma ora dovevamo nasconderci perché sapevo molto bene che se scappavi dalla guerra e ti trovavano non sopravvivevi di sicuro. Quindi il mio piano era accamparci in qualche mulino che c'era da quelle parti. Infatti, ne trovammo uno dove potevamo nascondere tranquillamente anche i cavalli e quindi decidemmo di accamparci li, almeno per quella notte. Seduto in un angolino del mulino al piano sopra dei cavalli, cominciai a riflettere su cosa avevo fatto e pensai che se fossi riuscito a scappare sarei ritornato a casa deluso e avrei rovinato la reputazione da nobili della mia famiglia. Poi pensando ai momenti più belli della mia vita mi addormentai .

Quando all'improvviso il mio sonno fu disturbato dal forte rumore di moto e camion, e sia io che mio fratello capimmo subito che quella era la fine, infatti, ci guardammo in faccia e vidi cadere dal volto di mio fratello una lacrima che scese fino a cadere per terra. Alla fine ci vennero a prendere e dopo tutte le mie preghiere ci spararono e caddi nel secondo sonno di quella nottata solo che per questa volta fu eterno.        

 

Alessandro Macrì

III G, Anna Frank  

Guerra senza fine, persone che guardano la morte in faccia, tutto ciò è espresso nel film War Horse. La povera gente che veniva inviata al fronte, soldati e contadini, famiglie che perdevano componenti importanti. Nella prima guerra mondiale vi è stata la popolazione che ha avuto un grande coraggio. Chi mai avrebbe potuto dire che questa guerra fosse durata così tanto. Molte volte si andava a combattere senza una ragione, per obbligo, le persone in questo senso venivano sfruttate da tutti i punti di vista. Esse non volevano combattere, anzi molte volte facevano amicizia con il nemico, proprio come è accaduto nel film tra un soldato inglese e un soldato tedesco, si sono uniti per liberare un cavallo in difficoltà, Joey, si augurarono buona fortuna e poi nuovamente a combattere. L’amicizia ha un valore inestimabile, ma essa non si prova solo negli uomini, che forse in questo periodo l’hanno persa, non fidandosi più di nessuno, ma anche negli animali, cosa che ho notato tra Joey e un altro cavallo, si aiutano a vicenda, ma alla fine Joey perde il suo amico. Non solo gli uomini venivano sfruttati senza dare peso alle perdite, ma anche animali, come se fossero di minore importanza, ma tutto ciò non deve esistere. I soldati vivevano per mesi nelle trincee, esposti alle malattie e alla vita malsana, non riflettevano su questo, ma combattevano e basta. C’è stato sicuramente un cambiamento in loro, vedendo morte a ogni angolo, delusioni e amici persi, un cambiamento psicologico e fisico per le mutilazioni o le perdite di arti. Certo non davano più importanza alla vita, fatta di coraggio ed essere consapevoli che da un momento all’altro sarebbero potuti morire. Vi è stata solo un susseguirsi di perdite, senza arrivare a uno scopo, senza arrivare alle conclusioni. Tutti hanno perso e nessuno ha vinto. Io credo che questi messaggi siano molto significativi, per far capire alla gente che il coraggio è importante. Ciò che è stato non è servito a nulla. È vero, chi trova un amico trova un tesoro dice un proverbio, ma purtroppo non si dà peso alle parole. Io continuo a credere che se il mondo continua così, non si andrà da nessuna parte, sempre ci saranno guerre che coinvolgeranno i diversi paesi e popoli, con le loro perdite. Ciò che è stato ha reso importante la popolazione di tutto il mondo, mentre ha peggiorato le grandi potenze che si volevano affermare. Io rifletto molto su tutto ciò e continuo a credere che il coraggio è la virtù dei forti.

Davide Principe

III E, Anna Frank

Il coraggio, una qualità che non tutti possiedono, una qualità troppo grande per persone codarde e spaventate da tutto. Un cavallo, un cavallo però può averlo? Non appartiene alla razza umana, ma è pur sempre un essere vivente, sentimenti, paure, coraggio, si manifestano queste qualità, non in un cavallo qualunque, in Joey.Cavallo che già da piccolo fu allontanato dalla madre per essere messo all’asta ed essere comprato come un oggetto, come un gioco che potesse servire quando ne avessero voglia o bisogno. Nella sua nuova casa però, dopo essere stato comprato da uno dei tanti uomini che lanciavano offerte senza sapere cosa acquistasse realmente, fu accolto bene solo da qualcuno della famiglia; Albert, che lo riteneva già suo amico e nulla, un giorno, avrebbe potuto separarli.
Dopo aver fatto progressi, lavorato, aiutato, però si avvicinò il giorno in cui si allontanarono e il cavallo venne portato via. Dove andasse?, non lo sapeva. Con chi andasse?, non lo sapeva. Cosa dovesse affrontare?, non lo sapeva. Una nuova avventura, tra dolore, angoscia, sofferenza, fatica, uomini morti lasciati sulla terra, una volta uccisi, come fosse quello il loro posto. La guerra.
Come Joey, tanti cavalli, si chiedevano semplicemente perché tutto ciò accadesse se niente era positivo, ma è proprio durante la guerra che si scoprirono qualità di un cavallo che pur di aiutare e tornare dal suo padrone è pronto ad affrontare tutto. Pronto e con coraggio si fa avanti per aiutare un amico, affinché non soffrisse trainando un pesantissimo carro. Affrontare il dolore, il filo spinato, tornare da Albert, da chi inizialmente gli aveva insegnato a reagire quando avessero avuto difficoltà a raggiungere gli obiettivi che desiderava.

 

Roberta Vrenna

III E, Anna Frank

Il protagonista del film War Horse è un cavallo di nome Joey, ma se il film si concentrasse su un altro personaggio? Per esempio la storia potrebbe benissimo essere costruita sul personaggio della piccola Emilie e suo nonno, anche se i loro sentimenti, durante il corso della storia, potrebbero essere sottovalutati e messi in penombra rispetto a quelli del protagonista, vediamo che vogliono ugualmente bene a Joey proprio quanto Albert.

E’ vero che loro due non conoscono Joey fin dall’inizio, però il loro amore per quel cavallo non va dimenticato perché anche essi ormai si erano affezzionati e in un certo senso avevano cercato di proteggerlo dai soldati, che prendevano possesso di tutto ciò che avevano davanti durante il loro percorso. Spesso lo diamo per scontato che anche i più piccoli a quell’epoca erano protagonisti quanto gli adulti nella guerra, scordiamo che vedevano la morte in faccia ogni giorno, anche per Emilie era così, perché la guerra era vicina e c’era già un ambiente ostile intorno a lei, perciò ai bambini gli veniva praticamente strappata l’infanzia, fin da piccoli abituati alla guerra e avevano pochissime attività di svago, ecco perché per Emilie, Joey era molto più che un semplice cavallo, ma era un vero amico, perché anche se sono stati insieme per pochissimo tempo, Joey ha potuto darle quella compagnia e quell’amicizia che in quel periodo era davvero rara da trovare almeno nelle persone.

La piccola Emilie cresciuta senza genitori, anche se viveva col nonno, è sempre stata “sola”, perché il nonno non voleva raccontarle niente sulla morte dei genitori, e continuava a soffocare i vecchi ricordi, ma Emilie ci soffriva per questo e voleva sapere la verità, sapere come erano morti e perché…ma un giorno suo nonno le disse che loro erano coraggiosi proprio come lei e che il loro coraggio era proprio come quello dei piccioni quando emigrano che non possono guardare in basso altrimenti non torneranno a casa.

Joey era l’unica speranza nella vita di Emilie, l’unico che si poteva definire amico nell’ambiente di guerra.

Durante il corso della storia, alla fine non viene espresso direttamente, ma si lascia dedurre che Emilie sia morta, così il nonno, in seguito ad altri avvenimenti, riacquista il cavallo a un’asta, in suo onore, ma quando capisce che il protagonista conosce Joey da sempre, lui glielo regala.

La cosa che mi ha colpito di più di questa scena finale è la forma di rispetto reciproco che c’è fra Albert e il nonno, perché il protagonista capisce che Joey col nonno è in buone mani così accetta che se lo tenga lui, ma il nonno capisce anche che i sentimenti del protagonista per il cavallo sono come quelli di Emilie e quindi decide di lasciarglielo.

 

                         Marta Mirabelli

III E, Anna Frank



Il film War Horse fa comprendere importanti valori, che servono nella vita quotidiana, uno di questi è il coraggio. Bisogna essere coraggiosi nella vita, gli uomini credono di avere molto coraggio per affrontare gli ostacoli, ma non è così, a volte gli animali sono più coraggiosi delle persone, come ci ha dimostrato il cavallo, protagonista del film. Joey ha vissuto diverse avventure nel film che lo rendono un cavallo diverso dagli altri, lo rendono … SPECIALE, si, speciale è il termine giusto!Si è sottoposto volontariamente a un lavoro di forza, per salvare un suo simile che era in misere condizioni. Ha dimostrato quindi, oltre al coraggio, anche un sentimento che solo pochi possiedono, ovvero l’amore verso il prossimo. Sembra stramo dire che un cavallo abbia provato amore, eppure è così. Alcune volte gli uomini non capiscono cosa significhi davvero la parola amore, la utilizzano a sproposito, non pensano che gli animali possono davvero dargli una lezione, una di quelle lezioni che difficilmente si dimentica. Amare significa sacrificarsi per il prossimo, significa mettere a rischio la propria vita per salvare quella degli altri; significa fare di tutto per cercare di rendere felice quella persona, non significa farsi i fatti propri e andare a cercare quella persona solo quando ti serve.. Tutto questo l’ho capito da un semplice film che vedeva come protagonista un cavallo SPECIALE!

 

Alessia Strigaro

III E, Anna Frank


Il film War Horse è ambientato nella prima guerra mondiale in Inghilterra. Il protagonista principale di questo film è un cavallo di nome Joey, che passò dagli inglesi ai francesi. Le tematiche principali di questo film sono: l'amicizia e il coraggio. L'amicizia tra un cavallo e Albert e il coraggio per i soldati che hanno combattuto durante la guerra. Secondo me questo film è molto bello. A me è piaciuto la parte che hanno combattuto e anche il coraggio che hanno avuto. Il coraggio è una cosa che abbiamo tutti penso che serva a combattere tutte le nostre paure e quindi ci fa capire che non dobbiamo abbatterci.

M.Carmela Pili

III E, Anna Frank



Mi chiamo Joey, appena sono nato, dopo un pò di giorni vengo separato da mia madre, perché sono stato venduto all’asta.

Quando torno a casa, il ragazzo a cui sono stato affidato si è subito affezionato.

Mi accudisce e mi addestra, abbiamo fatto subito amicizia e quando lui mi chiama io vado subito.

Il padrone di casa non poteva pagare l’affitto, quindi doveva perdere tutto, però fecero un accordo se il cavallo riusciva ad arare la terra i soldi sarebbero andati a lui. Io non volevo arare. Con un colpo di frusta mi imbizzarrisco, era tutto perduto. Quando il ragazzo mi ha supplicato io c’è l’ho messa tutta e c’è l’ho fatta. Però con la pioggia si è distrutto tutto.

Devo partire per la guerra, vengo pagato per 35 sterline. A capo del reggimento inglese vi era il tenente inglese.

Iniziata la guerra io ero pronto. Abbiamo ucciso gli abitanti di un villaggio, però dietro gli alberi vi erano i tedeschi con il mitra e uccisero il tenente e i soldati. Mi hanno catturato, non sapevo cosa fare. Due ragazzi appena arruolati scapparono dal loro esercito, mi portarono con loro e dopo giorni di cammino ci nascondemmo in un mulino.

Il giorno dopo fummo scoperti e il generale tedesco uccise i fratelli e fortunatamente non mi scoprì. Il giorno seguente una ragazza che abita con il nonno mi trova e sale sulla mia sella e risale la collina. Dietro la collina, ci sono i tedeschi che mi catturano. Mi impongono di trainare dei cannoni insieme ad altri cavalli. Il cavallo nero che è il mio compagno d’avventura muore stremato dalle forze. Fuggo per non farmi catturare, correndo inciampo sul filo spinato e mi faccio male. Un soldato inglese cerca di aiutarmi, ma non ha le cesoie, cosi un tedesco lo aiuta. Mi liberarono. La notizia di ciò si diffonde nelle trincee e il mio padrone che era li, con un fischio mi chiama, ed io vado da lui. Finisce la guerra, sono nuovamente all’asta, dove vengo comprato dal nonno della bambina per 110 sterline. Non posso crederci, non voglio andarmene il nonno mi da la fascia che era di mio padre. Sono tornato a casa contento.

 

Marco Rete

III G , Anna Frank




Mi chiamo Ghunter , sono un soldato semplice dell’esercito tedesco. Io e mio fratello Micheal ci siamo arruolati solo perché nostro padre ci costrinse.

Io avevo molta paura , al contrario mio fratello era molto deciso e sicuro .

La guerra è crudele , semina soltanto morte e distruzione, tutti sparano , tutti si difendono , ma soprattutto tutti muoiono.

Ci attaccarono di sorpresa , ma noi con i nostri fucili siamo riusciti a respingerli .

Il capitano Nicholls, dell’esercito inglese, incitava i suoi a lottare, ma un colpo di fucile, spezzò La sua vita, cadde da cavallo e non si alzò più .

Il suo fedele destriero rimase fermo e immobile , come se aspettasse qualcuno o qualcosa.

Joey così si chiamava, era molto bello, alto, forte e veloce.

Io e mio fratello ci stavamo affezionando, ormai si era instaurato un rapporto di amore e di amicizia , ma questo rapporto si interruppe tragicamente .

Il nostro colonnello decise di iniziare il viaggio verso il confine francese .

Vedendo che sapevo curare e ammaestrare i cavalli, mi mandò in marcia con Joey , mentre a mio fratello disse di farlo partire in guerra, io insistevo che mio fratello venisse con me perché promisi a nostro padre che avrei avuto cura di lui.

Micheal era a favore del colonello anche se io ero contrario, ma lui diceva di non avere paura e che era pronto allora lo feci partire .

La sera della partenza presi Joey lo cavalcai inseguii mio fratello lo afferrai dallo zaino e lo feci salire anche su Joey e insieme fuggimmo .

Dopo aver seminato il nostro ex esercito , ci rifugiammo in una fattoria francese .

Quella sera, prima di riposarci, in quella stalla, sognavamo il nostro futuro, pensavamo soprattutto se ci fosse stato in quel momento nostro padre cosa avrebbe detto e pensavamo anche se saremmo riusciti a tornare a casa.

Avevamo molta paura perché sapevamo il rischio che correvamo, solo che neanche il tempo di spegnere la fiamma della candela e le macchine dell’esercito tedesco ci trovarono, il colonnello ci accusò di essere dei disertori poiché con quel gesto avevamo tradito il nostro Paese, avevamo disubbidito ai nostri superiori .

In quel momento vidi i mie ex compagni caricare e puntare il fucile verso di noi, ma stavolta le armi non erano puntate verso il nemico, ma su di me e mio fratello che fino a qualche giorno prima lottavamo al loro fianco.

In quel fragile istante capii che la guerra non guarda in faccia nessuno…in un attimo non vidi più nulla, non sentii più nulla ed un freddo gelido si impadronì di me e poi più nulla.

Giammaroco Caruso

III G, Anna Frank






Dove sei Joy? Dove sei? Ti hanno portato via, chissà se ci rivedremo.

Sognavo di stare con te… Un sogno bruciato, come brucia l’erba nella terra dei fuochi, nella terra di nessuno.

Mi ricordo il primo giorno che ti ho incontrato e sapevo che saresti stato mio.

Il mio cavallo! Ma mi sbagliavo, tu non sei solo un cavallo, tu sei una parte di me, che forma l’insieme anche non essendo vicini .

La nostra separazione non la vorrei ricordare mai. Avevi gli occhi di un bambino perso, che aveva tutta la vita davanti, ma tu te ne sei andato.

La causa della nostra separazione: la guerra.

Un cavallo normale corre nell’erba fresca del mattino… non deve affrontare il tragico inferno della guerra.

Avevi perso tutto la tua bellezza, la tua compagna, i bei ricordi che avevamo costruito insieme.

Non ti riconoscevo più, non avevi il tuo essere: un cavallo! Eri diventato un soldato, il tuo splendido colore si confondeva con il fango.

“I cavalli sono fatti per correre e non per fare la guerra”.

E tu … cavallo da guerra o meglio, WarHorse .

Ecco in cosa ti hanno trasformato in un cavallo che invece di correre tra le verdi colline scozzesi , corre tra i fuochi nella terra di nessuno.

 

Martina Caccavaro, Chiara Zingrone e Hauca Diana
  
III B, I.C. Vittorio Alfieri



Corro e mi sembra di volare

 

sulle atrocità e il sangue della guerra, il vento mi accarezza il pelo lucido

i miei pensieri sembrano essere svaniti. Corro fin quando ce la faccio

fino a quando il cielo riesco a toccare,

 ma la terra sotto i mieizoccoli è cambiata

 è più fredda e gelata,

 come il cadavere di un soldato, senz'anima e senza respiro.

Ma ecco, sento il filo doloroso... spine arrugginite nella mia pelle. lo voglio continuare a volare,

voglio planare su quel che è la guerra.

 Ecco, il filo mi avvolge

 come la mano di una madre, doloroso, sofferente

come l'abbraccio di un soldato. Prendo la discesa, cado

ma continuo a correre, voglio continuare a volare.

L'oscurità della terra di nessuno mi avvolge

 e la guerra torna nei miei pensieri...

Non posso muovermi! Sono intrappolato

come una mosca nella rete,

ma voglio continuare a volare, forse ce la posso fare...

 

 Vittorio Madia
III F, Anna Frank


Il famoso film "War Horse" tratta una tematica molto complicata dal punto di vista cinematografico: quella della guerra. Il protagonista del film è il "miracoloso" cavallo Joey che, dopo essere stato comprato da un contadino, instaura un forte legame di amicizia col figlio, Albert.Questo legame riuscirà a superare tanti ostacoli e rimanere fortissimo, anche superando la tragedia della guerra.Ogni scena di questo film ha una sua importanza e viene inserita con uno scopo preciso, riuscendo a suscitare riflessioni profonde in noi ragazzi che non abbiamo vissuto quell'orrore.Durante la sua visione si può constatare la brutalità e l'inutilità della guerra, che porta via a tutti qualcosa,che trasforma gli uomini in mezzi da distruzione. Sono molte le scene che mi hanno colpito perché commoventi e ricche di significato. Tra queste c'è quella in cui il nonno di Emilie descrive i vari tipi di coraggio, spiegando che non sono coraggiose solo quelle persone che affrontano la guerra uccidendo i propri nemici, bensì le vere persone coraggiose sono quelle che affrontano la brutalità della guerra risparmiando anche delle vite e rimanendo lucidi, nonostante vedano la morte da vicino. A queste parole possiamo collegare la parte finale del film dove si può assistere a una vera dimostrazione di coraggio, quando il soldato inglese si espose al fuoco nemico per salvare un cavallo sofferente.E' questa la scena su cui mi soffermerei e dove si può percepire il lato umano dei soldati, capaci di superare la brutalità della guerra, che per un momento viene dimenticata, per amore di un animale sofferente. Per un attimo che sembra infinito, i due soldati si trovano ad essere come fratelli,a collaborare per salvare una vita. Questa, come tante altre storie di giovani che vissero il dramma e l'orrore della guerra, è l'esempio del fatto che si andava a combattere inviati al fronte come agnelli al macello, e non importava per quale esercito o il colore della divisa, si trattava di giovani che uccidevano altri giovani, senza conoscerne il motivo.

 LEONARDO CRUGLIANO PANTISANO            

III F, ANNA FRANK


Il film "War Horse", diretto dal regista Spielberg, vede come protagonisti un cavallo e un ragazzo , legati da un legame speciale, ma separati dal triste fenomeno della guerra. Joey, il cavallo, dovrà affrontare numerose avventure: prima sarà il cavallo di un capitano della fanteria inglese, poi andrà nelle mani di due giovani soldati tedeschi , successivamente a una ragazzina francese, poi nuovamente ai soldati tedeschi e infine riuscirà a rincontrare Albert, durante lo svolgimento della guerra,nelle trincee.Questo film mi ha veramente affascinato,soprattutto alcune scene. Ad esempio quando Joey rimane impigliato nel filo spinato,due soldati,uno inglese e l'altro tedesco, mettono da parte le loro ostilità per andare a soccorrere il povero cavallo. Per un attimo, il tempo di tagliare il filo spinato che stava ferendo inesorabilmente il povero cavallo, i due nemici dimenticano di essere l'uno contro l'altro e si trasformano in due ragazzi con le stesse emozioni, le stesse paure, le stesse speranze. Di fronte alla sofferenza di un animale,i due soldati dimenticano per un attimo la propria sofferenza e l'orrore della guerra.Oppure la scena in cui Joey soccorre il suo amico, Thompthorn, offrendosi volontario per trainare l'enorme carro armato. E' in questa scena che si inizia a riflettere e a pensare che anche gli animali hanno delle emozioni... Il gesto di Joey dimostra la sua grande intelligenza e il suo grande coraggio. l temi principali del film sono quelli dell'amicizia e della lealtà, inoltre è evidente la speranza dei due di tornare a casa. E sono proprio questi fattori che li accomunano e che li rendono amici inseparabili e speciali.Sono state molto significative anche le parole del nonno alla bambina:" ci sono diverse forme di coraggio, una è quella del piccione, che può consegnare lettere agli alleati sorvolando la trincea, ma l'importante è non guardare in basso!..." cioè: forse la più grande forma di coraggio è quella di riuscire a osservare e non lasciarsi sopraffare dalla paura e dalla sofferenza, soprattutto riuscire a sopportare le atrocità della guerra! Per me l'insegnamento principale del film è che l'amicizia è l'arma più forte al mondo per affrontare il dolore,e neppure una guerra è in grado diromperla!

 

 Vittorio Madia

III F, Anna Frank



Incubo
Senza fine

 La morte forse è la cosa migliore.

Dormo con l'incubo di ciò che vedrò domani. L'angoscia mi assale.

Immagino che un giorno io possa ritrovare la pace,

anche se so che la guerra nella mia anima

non finirà mai.

Perché dentro di noi l'odio è troppo forte,

per essere placato. Uccido, dormo, uccido...

Ormai sono questo: "una macchina da guerra... "

 

 Leonardo Crugliano Pantisano

 

 III F, Anna Frank



“Corro
sui cadaveri dei miei compagni e se non fossero loro?

Ma non importa!

Galoppo e mi sembra di volare.

Una bomba che scoppia, un colpo fucile, cavalco sulla mia paura

e su quella dei miei amici Percorro la terra nessuno e ad un tratto...il nulla.

Il silenzio prevale

e assale i miei pensieri."

 

Marcello Morace

III F, Anna Frank

La storia di questo film si svolge in un contesto bellico. E' la storia di un cavallo che lotta per sopravvivere, ma più in generale tratta dei sacrifici che si compiono per amore. In War Horse vengono trattati temi molto importanti: l'orrore della guerra, la speranza, la lealtà e l'amicizia in tempo di guerra; ma il film si basa principalmente sul concetto di coraggio, sull'idea di agire per salvare non solo se stessi ma anche chi si ama, e questo emerge molte volte nel legame tra Albert e il suo cavallo Joey. Il cavallo verrà addestrato dal giovane Albert,il loro legame diventerà sempre più intimo e pian piano la loro amicizia crescerà, ma le loro strade si separeranno con lo scoppio della guerra. Qui iniziano le avventure che coinvolgeranno i due protagonisti. Joey si ritroverà ad accompagnare i soldati tedeschi e confortare una bambina francese malata, questo ci fa riflettere sul modo in cui le persone,in tempo di guerra, si aggrappano a qualsiasi cosa possa dargli speranza o trovano conforto in un amico, in questo caso un cavallo. Anche Albert verrà coinvolto dalla terribile vita      in trincea. Una tra le scene più drammatiche che rispecchiano l'orrore della guerra è proprio quella in cui tutti i soldati, con la sofferenza ed il terrore negli occhi,lottano per la sopravvivenza, sperando un giorno di poter tornare a casa. l soldati che andavano a combattere erano giovani, alcuni con meno di venti anni; a loro     è stata negata la possibilità di essere felici, di avere dei sogni, di farsi una famiglia. Sono stati strappati dai loro affetti più cari, per andare a morire in guerra, senza sapere il motivo di tanta crudeltà, in nome dell'amore per una patria che chiedeva loro di sacrificare tutto. Nel film si vede chiaramente che la guerra ha provocato moltissimi danni materiali e psicologici nei soldati superstiti , costretti spesso ad una scelta orribile: uccidere un fratello e continuare a vivere per chissà quanto tempo con il rimorso o desiderare di morire,sapendo che tutti, prima o poi,avrebbero fatto la stessa fine.War Horse è uno dei film più coinvolgenti che io abbia mai visto e insegna che anche lontano da casa, oltre tutti i confini, oltre le barriere dell'odio, la speranza sopravvive alla più grande sofferenza.

 

 

Anna Maria Mirabello

  III F,  Anna Frank




Il film War horse (girato da Spielberg) "parla" dell'amicizia tra un cavallo (Joey) e il suo padrone (Albert), capace di sopravvivere anche durante e dopo la guerra. Nel film ci sono alcune scene a mio parere molto significative: una di queste è, quando Albert,insieme a Tony,riesce ad arare un campo pieno di pietre che,altrimenti, sarebbe andato all'affittuario. In questa scena possono trasparire alcuni sentimenti, come la cieca fiducia che Albert nutre per Joey, e come quest'ultimo la ripaga. Un'altra scena importante è quando Joey viene catturato dai tedeschi (precedentemente viene venduto agli inglesi dal padre di Albert). Qui trova l'amicizia di due ragazzi ( che si affezionano anche a Topthorn,un altro cavallo), scappano insieme, ma vengono catturati e fucilati. Qui si può notare una delle brutalità della guerra, quella contro i disertori che, se disobbedivano, venivano fucilati, anche se gli ordini impartiti erano assurdi. La prossima scena la ritengo importante per la frase che dice un nonno francese alla nipote:" Il piccione viaggiatore per volare da un fronte all'altro deve sorvolare la guerra,senza guardare perché, se guardasse, rischierebbe di cadere"; questo si può paragonare alla vita che facevano i soldati che, se pensavano a quello che facevano potevano non far ritorno a casa. Un'altra scena molto importante (prima di quella finale), quella che ritengo sia più bella delle altre, è quando Joey si intrappola nel filo spinato e due soldati di due fazioni opposte collaborano per liberarlo. Questo mi fa pensare alla pace di Natale del1914. A questa scena ho voluto dedicare una poesia:

 Per un momento tutto tace, nessuno spara, nessuno parla. Esco dalla trincea,

una figura mi si avvicina

 

" E' un tedesco? Vorrà uccidermi?" mi chiedo. Vuole solo aiutarmi, non è armato,

liberiamo il cavallo, me lo aggiudico io.

 

"Giù la testa" gli dico. //Anche tu amico mio"

 L'ultima scena è quella più commovente, dove Albert ritrova Joey che grazie ad un miracolo si salva. E' il nuovo inizio di un'amicizia che ha resistito alla guerra e alle sue atrocità.

 

Antonio Lombardi

III F, Anna Frank

 

 

 

La storia racconta del viaggio emozionante di un cavallo sensibile ed intelligente di nome Joey sullo sfondo della prima guerra mondiale. Nel film c'è un grande contrasto tra la bellezza del cavallo e la bruttura della guerra. Ogni personaggio si relaziona in modo diverso con il cavallo ed è questo il vero senso della storia, come per esempio il padre Ted vedeva Joey soltanto come uno strumento di lavoro, invece il figlio Albert vede in lui un amico fedele con cui affrontare le difficoltà della vita. Quasi tutte le scene mi hanno colpito per la sensibilità dei personaggi. Una di queste è quando alla fine del film Albert con un semplice richiamo, come faceva in passato, riesce a comunicare con Joey, pur non vedendolo con gli occhi, ma con la memoria del cuore. Un'altra parte che mi ha colpito è quando una ragazzina francese con una grave malattia alle ossa, scopre nel mulino del nonno i due cavalli Joey e Topthorn e se ne innamora follemente e li vuole per sé, qui mi colpisce la determinazione e il coraggio di Amelie nel voler cavalcare, pur sapendo di non poterlo fare. E infine descrivo un' ultima scena ma questa volta con dei versi poetici :


Insieme al mio nemico

Qui nella terra di nessuno,

un silenzio assordante.

In lontananza qualcosa si muove.

E' un povero cavallo

incastrato nel filo spinato,

come ognuno di noi soldati

è incastrato tra la vita e la morte.

Avanzo, potrebbero spararmi, ma avanzo.

Un uomo viene verso di me,

vuole aiutarmi.

In un momento

due uomini, due nemici, riescono ad essere fratelli perché siamo tutti figli di Dio.

E io con la bandiera in una mano

e con tante delusioni nell'altra...

Insieme lo liberiamo,è un cavallo possente. E con un testa o croce il cavallo diventa mio. Lui mi dà la sua benedizione

E me ne vado,

sentendo finalmente, dopo tanto tempo,

un po' di vita.


Debora Condello
III F, Anna Frank


'Wa
r Jforse è un film che narra la storia di un cavallo combattente (Joey), il quale viene comprato e addestrato da un ragazzo di campagna {Albert) per poi passare nelle mani dei vari eserciti. Nelle sue avventure Joey conosce un altro cavallo: Topthorn, il cavallo del maggiore Stewart.Una delle scene più importanti coinvolge i due cavalli: Topthorn viene messo a trainare un cannone ma, visto che è ferito, non ce la fa; così Joey prende il suo posto salvando l'amico. Proprio cosi, Joey si è messo al posto di Topthorn, per salvarlo da un'enorme fatica. Il  film ci fa capire che anche tra gli animali il senso di amicizia è molto forte, anche in un periodo drammatico come quello che la guerra. Infatti gli animali vivevano in condizioni disastrose,venivano sfruttati al massimo e quando non servivano più venivano uccisi. La scena si sposta in una casa di campagna dove una bambina di nome Emilie trova in un mulino i due cavalli. E’ stato sempre il suo sogno cavalcare un cavallo. Purtroppo Emilie soffre di una malattia grave alle ossa, ma ll nonno cerca di far realizzare il suo sogno. In seguito i cavalli vengono sottratti all'esercito tedesco.

 "La guerra ci porta via sempre qualcosa"

 Queste sono le parole del soldato tedesco rivolte al nonno di Emilie. M.a quest'ultimo cerca comunque di tranquillizzare la bambina.

 "Come il piccione per volare non deve guardare giù, così il soldato deve far finta di non vedere per sopravvivere alla guerra"

 Queste parole mi hanno colpito molto e mi hanno fatto capire il coraggio che dovevano avere per affrontare le atrocità della guerra. La vicenda si sposta al protagonista Joey, che dopo la morte che dell'amico Topthorn, scappa nella terra delle trincee. Qui si incastra nel filo spinato ma viene liberato da due soldati di due schieramenti opposti, i quali, pur se nemici, diventano amici per liberare il cavallo.Alla fine della guerra Joey viene comprato all'asta dal nonno di Emilie, ma poi viene restituito al legittimo proprietario Albert, sopravvissuto alla guerra. Insieme cavalcano sull'ombra del tramonto, uniti come una volta, come quando tutto ebbe inizio.

 Marcello Morace

III F, Anna Frank



E' dura la vita in trincea, lontano da tutti,

senza la famiglia, un viso amico, tutto è un inferno. Ho paura.

Paura di non tornare a casa, paura di morire,

vorrei tornare indietro ma non posso... vorrei scappare,

abbandonare l'atrocità della guerra, andare via...

Ma non rimane che affrontare le paure, non rimane che sperare,

sperare che quest'orrore finisca.


 Anna Maria Mirabello

 III F, Anna Frank



TERRA DI NESSUNO Tutto è silenzio.

Gli spari e le urla tacciono.

 In lontananza vedo un animale,

è un cavallo. Si agita.

E' ferito.

Avanzo, avanzo... Sui cadaveri,

sulla terra bruciata, sulla terra di nessuno.

Un compagno di morte con me, un tedesco,

un ragazzo come me...

 gli dò una stretta di mano e vado via. Forse la stessa mano

che mi ucciderà ...

 MICHELE ASSISI CLASSE

III F, ANNA FRANK


 

 


 

 

 

 

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