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Lunedì, 18 Marzo 2019

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Recentemente, in occasione di una presentazione della sua opera prima “Acuto” (Gilgamesh Editore) ho incontrato la scrittrice Carla Magnani, ex docente, con la quale ho intrattenuto una piacevole intervista.

Il suo spiccato interesse verso la letteratura e la poesia l’ha portata a comporre versi già in giovane età. Sempre presente in iniziative di carattere letterario, ha poi in tempi più recenti messo in atto la stesura del suo primo romanzo dal titolo estremamente simbolico, che racchiude in se la sintesi della vita della protagonista, una mancata concertista .

Una serie di accadimenti la porteranno ad abbandonare una vita agiata, che le ha certamente garantito una certa tranquillità, al riparo da forti coinvolgimenti emotivi, pur privandola delle vibrazioni emotive capaci, come null’altro, di conferire quell’acuto che da un vero senso all’esistenza.

Una storia ambientata a Pisa, con incisivi rimandi al passato della protagonista, che si intercala tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, periodo storico di grandi cambiamenti socio-culturali non solo in Italia, ma a livello planetario.

Un libro di intense ed opportune riflessioni, grazie ad una galleria di personaggi, in buona parte femminili, nei quali potersi riconoscere nel loro aspetto più vulnerabile e intimistico.

Se l’avessi incontrata per caso, senza sapere nulla di lei, avrei comunque pensato che è un’insegnante. Forse, oggi è più corretto dire: è stata un’insegnante, poiché è appena andata in pensione. Avverte nostalgia per quella che è stata la sua attività di una vita?

Non parlerei di nostalgia, piuttosto di gratitudine verso una professione che ti chiede tanto, ti mette spesso a dura prova ma, allo stesso tempo, ti ricambia arricchendoti di esperienze uniche e, se hai lavorato al meglio delle tue possibilità, ti premia con l’affetto e il riconoscimento delle persone che hai incontrato sul tuo cammino: alunni, famiglie e colleghi.

Quella dell’insegnamento è stata una scelta?

Sì, ma al contrario della maggior parte dei docenti, io ho iniziato solo a quaranta anni, dopo aver esercitato a lungo la libera professione di arredatrice di interni. Questo ha fatto sì che mi considerassi, sotto certi aspetti, diversa dai colleghi che invece da sempre lavorano nella scuola, perché consapevole che, di sicuro , la minore esperienza in campo didattico veniva tuttavia compensata dalla maggiore facilità a relazionarsi con il prossimo.

Lei è laureata in Lettere Moderne. Ritiene sia importante lo studio della lingua Latina all’interno del    percorso formativo di uno studente?

Accade sempre più spesso che durante l’attività di Orientamento svolta nel corso dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, mirata a consigliare all’alunno quale scelta di studi superiori intraprendere, anche nel caso di studenti che potrebbero affrontare brillantemente studi umanistici, questi preferiscano optare per altri indirizzi, ritenuti più attinenti al presente e utili per il futuro. A tal proposito, mi piace citare una recente frase del cantautore-scrittore Roberto Vecchioni che ha dichiarato: “Questi ragazzi molto probabilmente troveranno un’occupazione, magari anche redditizia, ma mai sapranno cosa è il “senso della vita”. Forse è un’affermazione esagerata, ma sicuramente faticheranno di più per arrivare a tale meta.

Sicuramente, lo studio del latino facilita la comprensione dell’analisi logica, della storia e delle nostre radici culturali, favorendo una formazione più completa.

I programmi scolastici di una volta oggi vengono giudicati eccessivamente nozionistici. Questi i motivi scatenanti sui quali hanno lavorato le istituzioni, fino ad arrivare a concepire riforme, che hanno portato l’insegnamento all’estremo opposto. Qual è la sua posizione nei confronti delle moderne metodologie didattiche?

Quando si mettono in atto delle riforme, così come succede un po’ per le rivoluzioni, ci si fa prendere spesso la mano e si tende a cancellare tutto ciò che ha preceduto tali eventi. Credo che questo sia avvenuto anche nel mondo della scuola, con l’avvicendarsi di più ministri in tempi brevi e il loro desiderio di riformare il vecchio ordinamento. A costo di sembrare banale, per me la giusta scelta è quella che sta a metà tra il metodo tradizionale e quello messo attualmente in atto. Come esempi, posso ritenere utile l’utilizzo sempre più capillare della LIM (Lavagna interattiva multimediale), ma a condizione che quest’ultima non sostituisca in forma massiccia il libro cartaceo; così come un insegnamento improntato solo sulle nozioni può risultare monotono e improduttivo. Gli studenti abbisognano di un coinvolgimento che vada al di là dell’apprendere come semplici spettatori; quindi, credo che la soluzione sia quella di non trascurare le nozioni e di utilizzare metodi che facciano sentire gli alunni interpreti della lezione in corso. Non è semplice, ma con la buona volontà delle due parti:

dell’insegnante e dello studente, ciò diventa fattibile.

Il suo primo approccio con la poesia risale all’adolescenza, come spesso accade?

Non ricordo esattamente quando ho iniziato a scrivere poesie, sicuramente lo facevo dai venti ai trenta - trentacinque anni quando ho partecipato anche a qualche concorso letterario; poi ho interrotto, senza un motivo ben preciso. La poesia è qualcosa di immediato che, se non avverti, non puoi scrivere, al contrario della prosa, che richiede riflessione e tempi più lunghi.

Qual è lo scrittore o il poeta che ha in qualche modo influenzato la struttura del suo pensiero?

Credo di non poter ridurre a un solo scrittore o poeta la mia formazione; certo ho amato particolarmente Dante, Petrarca, Leopardi, Ungaretti, E.L. Masters, Merini, Pirandello, Pavese, Fallaci, Calvino, Zavattini e sicuramente devo anche a molti altri il mio avvicinamento al mondo letterario.

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Ho letto con vero interesse la sua opera prima, il romanzo “Acuto” (Gilgamesh Edizioni). Il motivo di questo titolo?

Ridurre a una sola parola il titolo è dovuto al mio amore per la sintesi e inoltre, in questo caso, ben si presta a collegarlo allo spartito musicale, essendo la protagonista una concertista mancata, che per una serie di eventi, riesce a lasciarsi alle spalle un vissuto agiato, ma totalmente piatto, privo di emozioni e di forti coinvolgimenti, per giungere ad una vita vissuta in pieno e con maggior consapevolezza.

Qualche cenno sulla storia, quasi tutta al femminile, del suo libro?

La storia è nata in me, in maniera pressoché completa, ma per diverso tempo ne ho rimandato la stesura. Finchè, al momento opportuno, ho iniziato a scriverla. Sì, è una storia dove, pur non mancando figure maschili, emergono i personaggi femminili, le due sorelle: Elisa ed Ester. Così diverse, eppure così profondamente unite, quasi due parti di uno stesso insieme, e sarà proprio quest’ultima a far sì che la vita di Elisa abbia finalmente quell’”acuto” che lei aveva sempre accuratamente evitato.

Senza voler svelare la trama del suo bellissimo libro, qual è il messaggio in esso racchiuso?

Non so se si possa parlare di messaggio, forse è un po’ troppo pretenzioso; sicuramente, alla base del romanzo, c’è la volontà di far capire come sia sempre possibile un cambiamento significativo nella vita di ognuno e anche il bisogno di ripercorrere, partendo dal presente e attraverso rimandi al passato,in questo caso un periodo storico che va dal 1968 al 1972 e che vede Pisa come luogo di ambientazione.

Nel suo lungo percorso di docente ha incontrato moltissimo giovani e saprà interpretarne il pensiero, le loro aspettative verso il futuro. Cosa vorrebbe dire a coloro i quali saranno interessati a leggere la nostra intervista?

In un periodo in cui fra molti giovani sta aumentando la sfiducia nel futuro, che si traduce in demotivazione e apatia, vorrei che emergesse quella forza vitale che è insita, comunque, nella gioventù. Un credere in se stessi, nelle proprie capacità che, insieme alla volontà di un cambiamento in positivo, faccia compiere alla società significativi passi nella direzione più giusta.

In questo periodo sta seguendo un fitto calendario di presentazioni del suo libro “Acuto” in diverse città italiane. Quali sono le sue impressioni?

Ogni presentazione, che avvenga in una città o in un paese di piccole dimensioni, ha in sé un fascino particolare che si rinnova ogni volta. Sia che mi trovi dinanzi ad un pubblico numeroso,che a poche persone, nasce naturalmente un’empatia, che coinvolge tutti noi e questo grazie ai personaggi del libro, alle loro storie che, sotto certi aspetti, ci accomunano. L’amicizia, l’amore, la morte, l’andare incontro a nuove esperienze sono elementi della vita che riguardano e coinvolgono ognuno di noi, facendoci sentire più vicini.

Per concludere, crede che la sua esperienza letteraria avrà un seguito nel prossimo futuro?

La scrittura, come del resto la lettura, una volta che si è impossessata di te non ti abbandona più. E’ una dipendenza a cui non puoi sottrarti,;quindi sì, sto già scrivendo il secondo romanzo anch’esso ambientato in Toscana ai nostri tempi e con una donna come protagonista. Sarà comunque tutta un’altra storia che spero verrà ben accolta da chi ha letto ed apprezzato “Acuto” e, perché no, anche da nuovi lettori.

Ritorno dalle ferie con sorpresa per le famiglie italiane: quest’anno la spesa per l’acquisto del materiale scolastico per i propri figli aumentera’. Per piu’ di 7 famiglie su 10 (73%) e’ scattato l’allarme caro libri. Nuove edizioni di libri da acquistare, figli che esigono nuovi zaini e astucci, norme e tetti di spesa non aggiornati da parte del ministero dell’Istruzione. All’interno della spesa scolastica, il costo dei libri di scuola preoccupa una famiglia su 3 (32%), di meno rispetto a cancelleria e corredo scolastico (39%). Segnalazioni di rincari giungono da diverse associazioni di consumatori secondo cui la spesa di una famiglia quest’anno passera’ da 506,50 euro per ragazzo dello scorso anno ai 514,00 euro di quest’anno, con un incremento dell’1,5%. Per i libri si spenderanno invece in media 531,70 euro per ogni ragazzo, con una crescita dello 0,4% rispetto allo scorso anno. Spese che, in un’unica soluzione, incidono sui bilanci delle famiglie, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale. Per evitare la stangata, esperti ed addetti ai lavori spiegano come ammortizzare le spese: acquistare libri usati (51%), rivolgersi alla GDO (43%), acquistare i testi da librerie online (41%) e vigilare sul rispetto delle norme da parte degli istituti scolastici (25%) sono le soluzioni piu’ consigliate dagli esperti.

E’ quanto emerge da un’indagine promossa da Libreriamo (www.libreriamo.it), la piazza digitale dedicata ai libri ed alla cultura fondata dal sociologo Saro Trovato, condotto attraverso una serie di interviste a circa 500 famiglie italiane mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) e a oltre 100 esperti-addetti ai lavori tra amministratori, insegnanti, editori e librai per analizzare a cosa e’ dovuto il caro libri e fornire possibili soluzioni per diminuire le spese.

Per piu’ di 7 famiglie su 10 (73%) il caro libri rappresenta una vera e propria stangata. Con chi prendersela? La maggioranza da’ la colpa ai professori (37%) accusati di pretendere l’acquisto di troppi libri che spesso non vengono completamente consultati nel corso dell’anno scolastico. Secondo altri (32%) e’ colpa del Ministero dell’Istruzione, incapace di attuare politiche che consentano un abbassamento delle spese scolastiche. Il 21% delle famiglie ritiene che i principali responsabili del caro libri siano alcune case editrici specializzate il libri scolatici, che propongono con troppa facilita’ nuove edizioni di certi libri, senza in realta’ apportare cambiamenti significativi.

Gianluigi Dotti, responsabile del centro studi Gilda, facente parte dell'associazione sindacale Gilda degli insegnanti, difende il diritto degli insegnanti a scegliere i libri di testo adatti al percorso formativo, pur sempre nel rispetto delle norme e dei tetti di spesa previsti. “Sono certo che gli insegnanti scelgano il libro di testo valutando in primis la sua efficacia didattica, cioe’ quanto e’ utile a sollecitare e realizzare il processo di apprendimento degli studenti. Infatti il libro di testo deve essere utilizzato dagli studenti per acquisire, consolidare e perfezionare le abilita’ e capacita’ nella disciplina.”

Fermo restando la possibilita’ che i prezzi dei libri possano diminuire sensibilmente, quasi 6 esperti su 10 (59%) ritengono che l’aumento dei prezzi dei libri sia un problema meno preoccupante di quel che sembra. Secondo Alfieri Lorenzon, direttore dell'AIE (Associazione Italiana Editori), il rischio di un elevata spesa per i libri e’ dovuto alla riforma della scuola degli ultimi tempi ed all’introduzione di nuove materie non previste dai tetti di spesa di 5 anni fa. “Dai dati a nostra disposizione risulta che il rispetto della dei tetti di spesa per la scuola media inferiore sia superiore al 90%, mentre per le superiori varia a seconda dell’istituto, ma nelle prime tre classi delle scuole tradizionali va sempre di piu’ rispettato, anche grazie ad una maggiore attenzione da parte dei dirigenti scolastici. Tra materie nuove e sperimentazioni, il tetto di spesa puo’ essere superato da alcuni istituti, con cifre lontane rispetto ai dati allarmanti di cui si parla. Ci sono livelli e livelli, istituti importanti dove sono state aggiunte due materie in piu’: occorre almeno un libro per materia, quindi e’ ovvio che si sfori con il tetto di spesa”.

Come le famiglie friulane possono aggirare il caro libri? Secondo gli esperti, acquistando libri usati all’interno dei mercatini (51%), vigilando sul rispetto delle norme da parte dell’istituto scolastico (25%), prendendo i testi da librerie online (41%) o approfittando degli sconti proposti dalla GDO (43%). Daniele Grassucci, responsabile contenuti di Skuola.net, consiglia “di non accontentarsi di andare alla cartolibreria sotto casa se questa non pratica degli sconti rispetto al prezzo di copertina. Per legge, sul libro cartaceo lo sconto massimo e’ fino al 20%, e non e’ difficile da trovare. Online, ci sono i grandi operatori come Amazon ed Ibs. Per chi si serve della Grande distribuzione (GDO), non e’ difficile trovare delle offerte in cui lo sconto viene erogato attraverso buoni acquisto. Ci sono delle soluzioni tipo quelle della posta che prevedono anche delle rateizzazioni. Esiste sempre il mercato dell’usato, che garantisce dei risparmi fino al 50-60% rispetto al prezzo di copertina. Occorre guardarsi intorno”.

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Maria Luisa Macellaro La Franca è un’affermata pianista dal temperamento forte e dolce al tempo stesso; è meritatamente considerata una fra le più stimate compositore e direttore d’orchestra italiane in Francia. Nata a Palermo, già in tenera età frequenta il Conservatorio V. Bellini, presso il quale consegue il diploma di pianoforte con il massimo dei voti. Successivamente, inizia lo studio di composizione e direzione d’orchestra, dimostrando una sempre più spiccata attitudine verso la musica.

Per coronare il suo percorso accademico, frequenta la prestigiosa “Università di Alto Perfezionamento” di Zurigo e sotto la guida di K. Scherbakov ottiene vari diplomi, sempre con lodevole profitto.

Quindi, un amore per le Arti musicali che lei esprime in tutte le svariate modalità, portando i suoi concerti in tantissime parti del mondo, fra un successo e l’altro. Maria Luisa attualmente vive a Bordeaux (Francia) con la sua famiglia.

Insomma, l’incessante attività di una talentuosa artista, proveniente dalla Patria del “Bel Canto”, con all’attivo un bagaglio d’esperienza sorprendente, considerata la sua giovane età.

Il suo primo approccio con il pianoforte risale all’infanzia. Immagino siano stati i suoi genitori ad intuire la sua straordinaria attitudine per la musica. Un ricordo che l’ha toccata particolarmente nel corso dell’ esperienza in Conservatorio?

Si , effettivamente i miei genitori mi hanno sempre spinta, fin dall'infanzia, allo studio di uno strumento per la mia crescita culturale; ma la scelta del pianoforte è stata completamente casuale. In casa avevo una piccola tastiera ( regalo di compleanno per i miei 7 anni) ed adoravo strimpellare delle musiche che ascoltavo alla tv o che inventavo .

Con la mia ammissione al Conservatorio V. Bellini di Palermo invece dal gioco sono passata ai concorsi di pianoforte ed ai concerti, con il mio debutto a 13 anni in un primo recital per gli "Amici della Musica" di Palermo .

Il mio ricordo più bello è di avere condiviso gli studi con mia sorella ,che è una brillantissima pianista.

Il suo amore ed il suo modo di suonare il pianoforte sono stati per me lo stimolo più forte, al fine della mia crescita musicale e personale .

Lei ha frequentato la Zuerich Musikhochschule, un’università per l’alto perfezionamento della musica. Quale diploma ha conseguito?

Ho conseguito il Konzertdiplom in pianoforte con K. Scherbakov e diversi altri diplomi in musica da camera, jazz , musica antica su strumenti d'epoca, per i quali nutro da sempre un grande passione e musica contemporanea.

Lo studio della musica impone rigore, disciplina, continuità, diligenza; regole che paragonerei agevolmente al mondo della danza. Questo lungo percorso accademico ha forgiato in qualche modo il suo carattere?

Eccome ! Mi ha insegnato il rigore, ma anche la libertà di esprimere la mia indole, il mio aspetto intrinseco, attraverso la musica .

Chiaramente gli anni dello studio sono stati i più difficili , ma tutti i sacrifici fatti mi hanno permesso di vivere oggi della mia passione, si pura passione , poichè non riesco ancora ad immaginare la musica, intesa come un lavoro!

Ho ascoltato alcune sue esibizioni al pianoforte e sono rimasta particolarmente colpita dal Valzer di Chopin. Intenso il suo dialogo con le note, grazie ad un eccezionale virtuosismo. Potrebbe spiegarmi l’emozione e le sensazioni che si provano nel suonare il pianoforte, o altri strumenti appartenuti a musicisti famosi?

Suonare il pianoforte è una esperienza fisica e mentale molto forte , suonare "il pianoforte " di Chopin o di Liszt, come sto facendo da qualche mese , invece è una esperienza trascendentale …

Suonare Chopin su di un “Pleyel Chopin” é una sensazione assolutamente mistica, difficile da spiegare e senza nessun paragone possibile.

Il mio debutto sul “Pleyel Chopin”, ( che il compositore ha posseduto nel suo ultimo anno di vita), il 21 marzo scorso a Châteauroux ( Francia) é stato per me un vero colpo di fulmine! Un concerto che diventerà un disco il 18 settembre, per l'etichetta francese “LUX CLASSIC”.

Qualche anno fa è stata direttrice stabile dell’orchestra sinfonica di Bordeaux, un incarico autorevole. Successivamente ha iniziato la direzione dell’associazione Ensemble Orchestral “Sans Frontieres”, composta da 40 musicisti professionisti ed amatoriali. Quali generi musicali siete soliti rappresentare, oltre la Musica Barocca?

L'Ensemble Orchestral è abituato ad ogni sorta di repertorio dal quello sinfonico a quello moderno.

Abbiamo creato diverse opere ed accompagnato diversi solisti internazionali.

Come è nata la sua collaborazione sia come pianista, che come direttore d’orchestra con E. Peclard, S. Rougier, S. O’Brien ed altri illustri musicisti?

Una splendida esperienza; infatti, mi sono trovata a condividere con loro qualche concerto, sia come compositore che come direttore e pianista.

Il Maestro Peclard, che è uno dei più grandi violoncellisti francesi ,mi ha commissionato “SHARADE” uno studio da concerto per il suo "piccolo": un nuovo violoncello creato da un liutaio appositamente per lui. E' partito in tournée in giro per l'Europa con il mio pezzo, questo è stato un grandissimo sogno che ho realizzato come compositore .

A maggio prossimo condividerò ancora qualche concerto con lui e Stephane Rougier, in trio su un pianoforte “Clementi 1823” e presenteremo un repertorio di compositori sconosciuti francesi dell'epoca romantica.

Sempre con Rougier, il prossimo 14 agosto suonerò al grande “Festival internazionale di Bayonne”, dove presenteremo anche stavolta un compositore "dimenticato": Delphin Alard.

Sarah O’Brien invece la conosco dai tempi della Svizzera , durante i miei 6 anni passati a Zurigo tra studio e vita ed abbiamo intrecciato una bella amicizia, che dura nel tempo e si è arricchita di qualche concerto con lei Solista e la sottoscritta, nei panni di Direttore d'Orchestra .

La sua emozionante opera “Cantate pour la morte de Falcone et Borsellino”, rappresentata in prima assoluta in Francia, nel 2012 è arrivata in Italia. Cosa ricorda della prima a Palermo, la sua città natale?

L'emozione grandissima di avere nel pubblico la Famiglia Falcone e la Famiglia Borsellino.

Le lacrime di commozione versate da Rita Borsellino e dai familiari del giudice Falcone resteranno sempre impresse nel mio cuore.

E poi eseguire la mia Cantate nella mia Sicilia, ( la Terra da cui sono fuggita), é stata come una sfida, lottare

contro la mafia in Sicilia è sempre una sfida …è il mio "grido" d'artista che dice NO alla Mafia e all’omertà.

Interessante ed encomiabile il suo impegno a sostegno dei diritti umani. Vorrebbe parlarmi della sua opera in corso di realizzazione, che parla dei genocidi in Africa?

Da qualche hanno utilizzo le mie opere per parlare di problemi “umani " che mi stanno a cuore ; così è stato con La “Cantate per la Mafia” , con Emes Symphonie , per le vittime dell'olocausto e lo farò ancora con la “MESSE POUR LA PAIX” dedicato ai "problemi" dello sfruttamento delle popolazioni africani .

Genocidi , virus sicuramente messi li di proposito, problemi politici gravissimi, fame e sete, sono solo una minima parte dei "problemi" dell'Africa; ma, purtroppo, tutto ciò non sembra turbare più di tanto l'opinione pubblica.

Anche stavolta ho scelto di non chiudere gli occhi, nella piena consapevolezza che i testi della mia nuova opera faranno ancora "baccano", ma non posso esimermi, altrimenti non potrò più guardarmi allo specchio.

Un sano impegno civile rientra fra i doveri morali dell’artista, che dovrebbe consapevolmente utilizzare la sua arte a sostegno di cause nobili.

La musica é un linguaggio universale e come tale ha il privilegio di essere un ottimo specchio per le cause umanitarie e in ogni caso per me rappresenta esattamente ciò.

Dall’inizio di quest’anno si sta attivamente dedicando ad un singolare progetto musicale, rivolto alla scoperta di autori nuovi e alla riscoperta di autori non più pubblicati. Come pensa di strutturarne la realizzazione?

Ho in cantiere diversi concerti e dischi con un repertorio completamente sconosciuto.

Ho avuto la fortuna di tenere fra le mie mani spartiti manoscritti di grandi autori molto conosciuti nel 1800 , e completamente dimenticati oggi. Il mio progetto è di restituire a questi artisti la visibilità che meritano.

I suoi dischi, generalmente, sono accompagnati da letture di poemi inediti del romanticismo francese, reperiti dal famoso musicologo Jean Yves Patte, fra l’altro il più grande esperto al mondo di componimenti storici “chopeniani”. Vorrebbe parlarmi di questa singolare esperienza, che accomuna musica e poesia, due modalità espressive dell’arte diverse ma fondamentalmente empatiche?

Ho conosciuto Jean Yves Patte attraverso un suo bellissimo libro e ho deciso di scrivergli una lettera d'ammirazione due anni fa.

Da quel giorno siamo diventati molto amici e condividiamo diverse produzioni artistiche, che vedono come protagonisti , appunto, autori sconosciuti oggi, ma celeberrimi nel periodo romantico francese .

Adoro suonare ed ascoltare il suono che si coniuga alla parola , creando una magica atmosfera, che secondo me costituisce una bellissima e valida alternativa al recital pianistico classico.

Il pubblico sembra apprezzare , ed io trovo che questa formula racchiuda sostanzialmente tutto quello che mi piace.

Lei è un’artista a tutto tondo, musicista, compositore e direttore d’orchestra ed attualmente abita a Bordeaux. Pensa che in futuro continuerà a vivere all’estero?

Sicuramente , la Francia è stata il trampolino di lancio per la mia carriera , sono quasi sicura che in Italia non avrei potuto avere le stesse opportunità; purtroppo professionalmente in Italia non è tutto oro quel che luccica, ( a buon intenditor..)

l’Italia ha dato i natali a tantissimi artisti, che hanno contribuito a tener alto il prestigio del nostro Paese nel mondo. La creatività ci appartiene da sempre, fa parte del nostro DNA. Quale potrebbe essere il suo messaggio di esortazione rivolto ai più giovani, in un momento di difficoltà, come quello che stiamo attraversando?

Io esorto i giovani a spegnere gli schermi del web, ( facebook, twitter, videogiochi, email etc etc ) ed aprire un buon libro, andare ai concerti che, fra l’altro, spesso sono anche gratuiti ed informarsi in modo indipendente.

Solo la cultura ci salverà dall'oblio .

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