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Lunedì, 13 Luglio 2020

Un insigne giornale oggi dimenticato

Tolto quel ristretto ventaglio di studiosi che ne abbiano compulsata la collezione, nessuno oggi ha contezza della ricchezza di nomi importanti (nel giornalismo come nella cultura) presenti nelle pagine del Risorgimento liberale. Il giornale, sorto per iniziativa di Leone Cattani, dapprima clandestino (nel 1943-’44), poi quotidiano ufficioso del Pli, fu diretto da Mario Pannunzio e, negli ultimi mesi, da Manlio Lupinacci e Vittorio Zincone.

La ricostruzione storica compiuta da Gerardo Nicolosi nel preciso volume “Risorgimento liberale”. Il giornale del nuovo liberalismo (Rubbettino ed., pp. 258, € 16) permette di capire il rilievo di un quotidiano che contava su decine di migliaia di copie, pur fiancheggiando un partito che già le prime elezioni (amministrative della primavera ’46) rivelarono essere una formazione di modesto seguito elettorale, lontana dai risultati che i liberali delle varie obbedienze avevano conseguito ancora nel precedente dopoguerra. Bonaventura Tecchi, Giovanni Comisso, Giorgio Bassani, Ennio Flaiano, Antonio Baldini, Emilio Cecchi sono soltanto alcuni dei tanti, veramente tanti, nomi di personaggi insigni che, per un solo numero ovvero per anni, apposero la propria firma sul giornale. Va da sé che possiamo considerare fuori quota due nomi quali Benedetto Croce e Luigi Einaudi.

Nicolosi ricostruisce la situazione del giornale, dal proprio sorgere quasi come volantino clandestino di propaganda, all’affermarsi - ancora nel corso della guerra - nella Roma vivace di testate politiche, dalle difficoltà economiche incontrate col passare degli anni, fino agli ultimi mesi, quando Pannunzio lasciò il giornale e, insieme, il partito, non condividendone la scelta definita solitamente di destra (Roberto Lucifero segretario e alleanza con i qualunquisti). È interessante rilevare che, se quasi in maniera esorbitante potrebbe apparire la presenza diciamo così culturale, in realtà il giornale si occupava non solo di questioni di dottrina politica o di princìpi ideali, bensì di problemi pratici, dalla vita del partito al sindacalismo. Ovviamente ampio spazio trovavano le grandi questioni politiche di quegli anni, come, per esempio, l’azione (detestata) del governo Parri, fatto cadere dai liberali, e la crescente opposizione alla presenza comunista nel governo. Importante anche lo schierarsi, operativo, a fianco dei ceti medi, e di sicuro spessore il non volersi adeguare all’andazzo del facile antifascismo destinato a far piazza pulita di tutti coloro che erano stati, poco o molto, a fianco del regime. Non pochi fra i redattori e i collaboratori, in effetti, erano stati militanti, tiepidi o persuasi, nel fascismo: del resto, il Pli osteggiò apertamente il giacobinismo degli epuratori socialcomunisti.

Una notazione importante. L’intera raccolta del Risorgimento liberale è consultabile in rete, gratuitamente, per merito dell’ISPLI-Istituto Storico per il Pensiero Liberale (di cui Nicolosi è segretario), all’indirizzo internet www.ispli.it/.

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