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Domenica, 05 Luglio 2020

Il Dio del Medioevo

Nel 1947 Pio XII nell'Allocuzione per la canonizzazione di san Nicolao della Flüe definiva improprio identificare il Medioevo con la civilizzazione cattolica poiché nessuna civiltà può dirsi totalitariamente cristiana e cattolica ma, proseguiva il pontefice, “fatta questa riserva, è giusto riconoscere al medioevo e alla sua mentalità, un carattere spiccatamente cristiano: la certezza indiscutibile che religione e vita formano, nell'unità, un tutto indissolubile”.
Queste conclusioni a cui approdava papa Pacelli, pur rinnegate da tanti cattolici, trovano conferma nel libro intervista del celeberrimo medievista Jacques Le Goff, Il Dio del Medioevo, edito da Laterza, pp.102, E. 7,50. Intervistato da un altra personalità del mondo accademico francese lo storico Jean-Luc Pouthier, Le Goff passa in rassegna le immagini e le espressioni, non solo iconografiche, ma teologiche, devozionali, psicologiche che il millennio medievale ha colto del Dio trinitario cristiano.
Le Goff è, tuttavia, uno storico saldamente ancorato ad una concezione laica della storia, e qua e là questa visione emerge, rischiando di far incorrere il lettore meno avveduto in uno storicismo che farebbe dipendere l'immagine di Dio e quindi la fede, dall'evolversi della storia. Tuttavia le pagine di questa intervista ci consegnano un Medioevo vivo, fresco pervaso integralmente da una religiosità tutt'altro che ingenua e credulona, cupa e ossessionata dalla paura di Dio.
Ripercorrere il medioevo, dalla tarda antichità alla sua convenzionale conclusione, la caduta dell'Impero romano d'Oriente, significa effettivamente passare in rassegna una serie di rappresentazioni del Dio cristiano che nel corso dei secoli si sono affacciate nella mente degli uomini di quest'epoca senza tuttavia che si possa parlare di un succedersi di immagini di Dio.  Cioè non si tratta di pensare ad una linea evolutiva che risente dello spirito dei tempi nell'uomo che crea di volta in volta una immagine di Dio ma, semmai, sono stati gli eventi e il momento storico a far sì che si privilegiasse nella preghiera, nelle iconografie, nella predicazione, per poi imporsi nella collettività una particolare immagine e un particolare aspetto del Dio cristiano. La “rivoluzione” cristiana è “rivoluzione” proprio perché afferma un monoteismo trinitario erede di una religione rigidamente monoteista e conquista un mondo popolato da una miriade di dèi. Da qui la sua straordinaria ricchezze delle immagini che l'unico Dio in  tre persone può offrire di sé stesso. Il Dio cristiano è il Dio Padre e (che per la prima volta deve venire scritto con la maiuscola, osserva Le Goff) onnipotente, terribile nelle sue punizioni, Signore della storia. Signore della terra e dell'intero universo; è Re, il Dio dei re, giudice, Padre del Figlio; il Figlio che sarà anche Lui un giorno assiso sul trono, ma nella sua vita terrena è stato bambino, ha sofferto, è stato crocifisso, è morto; ed è percepito anche come nostro fratello, è il buon Dio (e, sottolinea Le Goff, è al Medioevo che dobbiamo questa immagine); c'è poi la terza persona della Trinità, la più difficile da rappresentare: lo si è fatto con la colomba, ma è proprio nel Medioevo che si comincia  indagare su questa Persona divina che agisce misteriosamente: se ne individuano i sette doni, lo si prega per ogni evento importante delle comunità politiche e religiose, ma alla fine diventa il punto di riferimento nella quotidianità.
L'immagine della sofferenza di Cristo prese corpo nella persona di san Francesco, nello stile di vita e nelle stimmate, quasi un Cristo “ridisceso dal cielo” dice Le Goff, e in un'epoca di crisi quale quella tra XIII e XIV secolo, tra epidemie e sofferenze, prendono piede nuovi temi iconografici quali la Pietà, cioè il corpo deposto dalla croce sulle ginocchia della Vergine, e quella dell'Ecce Homo, cioè del Cristo portato davanti a Pilato dopo la flagellazione e l'incoronazione di spine. Umanità sofferente che trova conforto nel Cristo sofferente ma bilanciato da un altra immagine: quella del Cristo in gloria dell'Eucarestia portata sotto il baldacchino per la processione del Corpus Domini e da altre immagini nelle quali, nella Trinità, il Padre sorregge il Figlio sormontati dallo Spirito Santo.
Proprio a partire dal XII secolo si sviluppa la riflessione sulla terza persona divina, una riflessione che Le Goff vede sollecitata dalla paura per la condanna della Chiesa e del giudizio di Dio che spinge ad indagare meglio e a valorizzare i doni dello Spirito Santo sull'agire terreno dell'uomo e sulle relazioni tra l'uomo e Dio, sulla scienza e la sapienza con importanti riflessi anche culturali che spinsero alla “democratizzazione” del sapere. San Tommaso vedrà nei doni dello dello Spirito Santo il trionfo sulle virtù meramente umane che conducono ad agire oltre la natura. E proprio nello stesso periodo nasce la fantasiosa sistematizzazione teologica della storia operata da Gioachino da Fiore che alimenterà tanti millenarismi anche secolarizzati. Le invasioni mongoliche e la peste suscitarono altre due immagini, sempre complementari: quelle del castigo di Dio per i peccati degli uomini e, parallelamente, quella del Dio caritatevole, che si dividevano il governo degli uomini e della storia.
Nell'Europa feudale i principali attributi di Dio sono la giustizia e la pace e sono i re, “luoghitenenti di Dio sulla terra”, a farsi carico di amministrare questi attributi: san Luigi IX fu il campione per eccellenza di questo atteggiamento. E proprio grazie a queste immagini di Dio la Chiesa eliminò  l'ordalia, tanto praticata tra i popoli barbari cristianizzati, e favorì i movimenti di pacificazione nella società .
Nella società feudale la presenza di Dio è percepita in ogni attività umana ed in ogni evento e la Chiesa si pone come garante del potere politico sia rispetto al suo retto esercizio sia al suo fondamento. Ma una certa mentalità laicista, penetrata anche tra studiosi cattolici, fa sì che la Chiesa sia presentata come una grande macchina burocratica che intende egemonizzare il rapporto col sacro in modo da avere il monopolio nella sua erogazione al fine di controllare società e classi dirigenti. Affermare che essa “ha cercato di costituirsi in permanenza come l'intermediario obbligato tra l'uomo e Dio” e che i “principali strumenti da essa messa in campo sono stati il consolidamento della teologia e la pratica dei sacramenti” significa ingenerare l'equivoco che la Chiesa si sia autoinvestita di una missione, che in realtà - lo si evince dal Vangelo - viene direttamente da Cristo. La tensione tra un rapporto personale e individuale con Dio ed il suo momento istituzionale era presente anche nel Medioevo. L'esigenza dell'approfondimento della conoscenza di Dio è così sentita che fa sì che le Università mettessero la teologia al vertice della piramide scientifica la teologia, scienza di Dio che “fa appello alla ragione”. Parallelamente, ma anche per effetto della teoria averroista della doppia verità, si diffuse anche una potente corrente mistica, altra via della conoscenza di Dio, soprattutto nella Renania e nella figura di Meister Eckhart, che sviluppando tendenze già presenti nel mondo benedettino (Le Goff pensa principalmente a s. Ildegarda di Bingen) che si affermò particolarmente nel XIII e XIV secolo. Tale movimento si sviluppò soprattutto nei monasteri di clausura ed ebbe una rifrazione politica soprattutto con s. Caterina e santa Brigida le quali intendevano che venisse esplicitato apertamente il governo di Dio sulla società.
E ancora pensare che la Chiesa controllasse i fedeli attraverso la preghiera codificata, la puntualizzazione dei sacramenti (particolarmente la confessione auricolare), l'uso della lingua latina nella liturgia significa non comprendere appieno la natura della Chiesa. Sempre in questo alternarsi di ombre e luci si torna a riconoscere alla Chiesa il merito di non esser caduta nella tentazione del miracolismo e di aver frenato abusi e creduloneria.
E l'ultima immagine a cui fa riferimento nell'intervista Le Goff è quella dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Ciò rende il medievale pienamente consapevole dell'altezza della dignità umana tanto che Le Goff ritiene si possa di parlare di una particolare forma di umanesimo “ambivalente”, di socratismo cristiano, sempre fondato sul rapporto tra uomo e Dio unico modo con cui l'uomo può conoscere se stesso. L'uomo, destinatario della promessa di salvezza, diventa allora il centro del mondo creato da Dio a cui dovrà tornare, vivendo nell'obbedienza e nell'amore di Dio e che alla fine proprio del Medioevo si connoterà nella ricerca dell'imitazione di Cristo.

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