Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Venerdì, 27 Novembre 2020

Missa sine nomine

Ernst Wiechert (Forsthaus Kleinort, Prussia Orientale,18 maggio 1887- Uerikon, Cantone di Zurigo, 24 agosto 1950), è noto in Italia, anche se non abbastanza, essendo stato pubblicato da Piemme (1995),Servitium (1996),Bompiani (1997). Compiuti gli studi umanistici, si dedica all’insegnamento. E alla scrittura. Ma vive una vita fatta di difficoltà e di patimenti. Arrestato nel 1938 per la sua opposizione al nazionalsocialismo e internato a Buchenwald, si salva, ma non viene mai abbandonato dal dolore. I suoi romanzi e racconti hanno come sfondo un paesaggio (neve e freddo, notte e tenebre, boschi e alberi, stelle e fuoco,fiumi, paludi,villaggi dispersi…) che riflette la vita di chi lavora disperatamente per un pezzo di pane e il dramma di chi lotta per la libertà e la verità. In Missa sine nomine (presso Bompiani:Ognuno.Storia di un senza nome), come ne Il bosco dei morti (che è del 1945), il lettore coglie non pochi momenti della biografia del Wiechert. Missa sine nomine (scritto in Svizzera e terminato poco prima della sua morte) è forse l’espressione più cospicua dell’impegno letterario e spirituale dell’autore.”Non ci siamo rassegnati”- si legge nella Prefazione a cura di Diego Coletti, vescovo di Como, e di Gilberto Zini, direttore dell’Editrice Ancora-”a lasciare negli scaffali delle biblioteche questo romanzo che, ormai esaurito da anni, ha avuto una lunga storia editoriale”.

Wiechert narra, racconta, medita. Narra una vicenda, racconta eventi, medita sui risvolti intimi e segreti della storia e della vita. La vicenda di Amadeus, Erasmus, Aegidius, i tre baroni di Ljliecrona, è densa di pensieri e di stati d’animo. Tre fratelli, ciascuno con un suo destino, un suo percorso attraverso dolori errori ripensamenti, con una tensione alla libertà e al riscatto. Ma la storia dei tre fratelli si intreccia con la storia, con la guerra scatenata dalla prepotenza di Hitler, coi campi di concentramento, con la violenza contro tutto e tutti, con la Germania distrutta e devastata e occupata dai vincitori. Il ritorno di chi non è morto o di chi aveva disertato o di chi era rimasto in attesa si tinge di colori oscuri:i sopravvissuti sono carichi di tristezza e chi è stato costretto a uccidere riporta ferite non facilmente guaribili. Si torna trasformati. Si torna con un’altra visione dell’uomo, carichi di esperienze pesanti che portano ad atti non voluti o avviano sui sentieri di una lenta e faticosa ripresa. Accanto ai tre personaggi citati si collocano altri personaggi, uomini e donne: si colloca soprattutto Christoph, “il vecchio cocchiere che chiama Amadeus ‘Signor Barone’, ma gli dà del tu; il servitore che ‘non aveva avuto moglie né figli, ma soltanto i cavalli e il padrone’; e che ora,senza cavalli, si sente ancora necessario a quei giovani baroni sconvolti dalle vicende della guerra e della prigionia”, ai quali resta fedele sino alla morte e ai quali porta l’aiuto di una sapienza accumulata servendo”. Si collocano personaggi dell’uno e dell’altro sesso, patrioti e soldati, scoraggiati e attaccati alla vita: donne afflitte e coraggiose, gente che vive di stenti, che subisce violenze, che è bisognosa di soccorso soprattutto spirituale. Lascia un’impressione forte l’immagine del paese devastato, distrutto, abbandonato. Il “narratore” si ritrova nei pressi di una chiesa di legno.”Sulla soglia c’era una persona seduta,talmente avviluppata che non si capiva se fosse uomo o donna.Era però una donna o almeno era stata una donna”. Dice la poveretta:”Io sola sono rimasta.Io e il cane.Non avevamo fatto loro nulla di male ed essi ammazzarono uomini e donne. E prima di essere uccise le donne gridavano.Io le ho udite perché non gridavo. Le ragazze preferirono avvelenarsi.Il dottore aveva dato loro il veleno.Avevamo tra noi un grande dottore, grandissimo.Egli oppose resistenza ed essi lo uccisero a colpi di fucile” . Ora la donna ha in grembo una creatura (“da coloro che hanno ammazzato molte creature”). E non intende muoversi:desidera che la creatura cresca sotto la Croce. “Alla porta della Chiesa era appeso un uomo inchiodato”. E’ il parroco.”Non posso staccarlo perché è gelato” .

Il discorso procede con ritmo lento attraversato da conversazioni, memorie, rievocazioni di eventi vissuti, carichi di tristezza e di significati. Tutto si svolge in un’atmosfera di religiosità che coinvolge anche chi non crede. Una religiosità che fa riferimento non tanto alla Chiesa , che non ignora implicazioni col potere e con la guerra, ma direttamente ai Testi Sacri, sempre puntualmente citati, e al Salvatore. La storia dei personaggi è storia di un popolo, di tante comunità:un cammino intenso – un cammino dei popoli- verso il riscatto. L’aria cupa che pervade uomini e cose pare debba essere superata. Non c’è dolore o sofferenza che non porti, sia pure lentamente, sulla via della ripresa.La fede fa tale miracolo, ma anche la fede nel diritto e nella dignità, e la poesia, la musica, la bellezza, la bontà.

 

ERNST WIECHERT, Missa sine nomine. Con un saggio (“Riflessioni al termine della lettura”) di Diego Coletti, Ancora, Milano 2011, pp. 352, € 17,00

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI