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Venerdì, 27 Novembre 2020

Il dizionario del liberalismo italiano

Sono stati necessari molti mesi di elaborazione per consentire l’uscita di un’impresa nuova per la cultura italiana: un dizionario del liberalismo. Il 150° anniversario dell’Unità è stato un’occasione per rimediare alla lacuna che era avvertita, tanto più paradossale considerando l’importanza che il liberalismo ha avuto nella storia d’Italia. L’Italia è nata liberale, ricordava Benedetto Croce. E se pur il decadere del peso del liberalismo era parso inarrestabile, prima col fascismo, poi con la repubblica, gli anni Novanta del secolo scorso ne segnarono in certa misura una rinascita, soprattutto a seguito del crollo del comunismo dell’Urss e dei Paese già satelliti.

Grazie a un comitato promotore animato da Fabio Grassi Orsini, numerosi storici, economisti, giuristi, critici, giornalisti, appartenenti a indirizzi disciplinari, scuole di pensiero e sensibilità diverse, hanno lavorato in piena indipendenza e autonomia per produrre il Dizionario del liberalismo italiano, finalmente pubblicato dall’editore Rubbettino. Ne è uscito il primo tomo, comprendente lemmi teorici e di ricostruzione storica (pp. 1.064, € 65). Il secondo tomo comprenderà, invece, voci biografiche, con apparati statistici e cronologie.

L’ambizione dell’opera è fornire un pratico, ma scientifico strumento di consultazione e di riflessione a chi voglia penetrare nell’influsso esercitato dal liberalismo nella Penisola e, più in generale, a chi intenda immergersi nella storia, nei princìpi, negli strumenti, nella politica dell’idea liberale. Schematicamente, possiamo dire che i riferimenti spaziano su tre grandi aree storiche: l’età detta liberale, dall’Unità al fascismo; il ventennio, che segna l’eclisse del liberalismo; il dopoguerra, sino agli anni Novanta esclusi (termine ante quem è stato considerato, per molteplici motivi, lo scioglimento del Pli). I lemmi sono numerosi, spaziando da voci generali (Libertà, Autorità, Nazione, Patria, Ideologia…), agli ordinamenti (Plebiscito, Statuto, Costituzione…), dalle influenze di alcuni Paesi (Francia, Germania…), alle strutture, dai diritti, ai fenomeni politici, dai partiti, ai rapporti internazionali. Eppoi abbondano gli esponenti dedicati all’economia, alla finanza, alla società, alla cultura. Sono tessere piccole e grandi di un complesso mosaico, che potrebbe apparire ricco d’interne contraddizioni, come in effetti la storia del liberalismo (non solo italiano) fu.

Ricordiamo qui alcuni lemmi, scegliendoli con una certa casualità, al solo scopo di fornire un’impressione (pur parziale) del Dizionario. Fabio Grassi Orsini cura alcuni anti- (Anti comunismo, Anti giolittismo, Anti parlamentarismo), Elites, Gran Bretagna, la storia del Pli alle origini e poi la riorganizzazione fra il 1943 e il ’53 (quest’ultimo lemma con Gerardo Nicolosi, cui si deve fra l’altro la voce dedicata al Partito radicale nel periodo repubblicano). Il Diritto naturale è analizzato da Carlo Lottieri. Numerose le voci di economia dovute a Francesco Forte: Imposta e spesa pubblica, Assicurazioni, Politica economica, Rendita (quest’ultima con Carlo Stagnaro). Antonio Martino e Nicola Iannello illustrano il Liberismo. Concorrenza è un lemma affidato ad Alberto Mingardi, mentre a Piero Ostellino si devono Comunismo e Giornalismo. Aldo G. Ricci tratta della Repubblica, Andrea Ungari della Monarchia, Pierluigi Barrotta dell’Internazionale liberale. Illustra il Totalitarismo Domenico Fisichella, mentre Antonio Casu si sofferma sulla Camera e sui Regolamenti della Camera. Citiamo, ancora, Lorenzo Bedeschi (Caratteri del liberalismo italiano), Dario Antiseri (Cattolicesimo liberale), Luigi Compagna (Democrazia, Dottrinario…), Raimondo Cubeddu (Filosofia politica), Luigi Marco Bassani (Individualismo, Statalismo), Nicolò Zanon (Magistratura), Giovanni Orsina (Pli Gestione Malagodi), Dino Cofrancesco (Azionismo).

Come sempre quando si tratti di opere collettanee, si rilevano alcune debolezze (per esempio, la voce sulla Fine del Pli, molto discutibile) e qualche discrepanza, in particolare in certe difformità di spazi. Se è lecito rilevare alcune carenze, poiché si è voluto dare spazio a voci come Musicisti, Letteratura, Pittura e Risorgimento, si poteva altresì accogliere un lemma per la Scienza; accanto a Corte dei conti ci sarebbe stato bene Consiglio di Stato. E poi si sarebbe potuto trattare di Urbanistica, Legalità, Tolleranza. Probabilmente qualche assenza sarebbe superata se non vi fosse una duplice mancanza redazionale: l’inesistenza di rinvii (sarebbe spesso bastato un semplice “v.” con il lemma di riferimento) e di un indice dei nomi e delle cose notevoli (che potrebbe trovare spazio nel secondo tomo).

È certo che una simile opera resterà, per non pochi anni, come utile strumento di studio, di consultazione e altresì di semplice lettura. In effetti, lo scorrere, anche ad apertura di libro, singole voci, risulta spesso appagante per le riflessioni e i riferimenti storici che ne vengono stimolati.

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