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Sabato, 22 Gennaio 2022

L’inizio del mondo moderno

Il 1492 non è solo l’anno di Cristoforo Colombo; è anche l'anno in cui muore Lorenzo il Magnifico e in cui viene completata la Riconquista della penisola iberica dopo otto secoli di dominazione musulmana. Lo storico britannico Felipe Fernández-Armesto — docente di Storia presso l’Università di Notre Dame, in Indiana, e membro della Facoltà di Storia del Queen Mary College, a Londra, autore di numerose opere sulle esplorazioni geografiche — ha scelto proprio quella data per guidare il lettore nel giro del mondo. In 1492. Da Norimberga a Timbuktu, da Roma a Kyoto, nell'anno che ha segnato l'inizio del mondo moderno (Bruno Mondatori, Milano 2011, pp. 304, € 26,00) spiega che in quell’anno, a suo avviso, la storia del mondo è cambiata per sempre, aprendo la strada all’odierna globalizzazione. Ovviamente, precisa, «un libro dedicato a un unico anno è fondamentalmente astorico se tratta come un’entità coerente gli eventi occorsi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dell’anno in questione [...]. Pertanto, in questo libro vigerà una certa flessibilità riguardo alle date, con escursioni nel passato e salti in avanti rispetto all’anno 1492» (pp. 18-19).

Il lungo viaggio prende le mosse da Granada, conquistata il 2 gennaio 1492 da Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, che in virtù di quell’impresa ricevono dal Pontefice per sé e per i loro successori il titolo di Re Cattolici, e grazie ai quali per oltre quattro secoli «nessun paese musulmano riemerse in Europa, fuori dal raggio delle conquiste ottomane» (p. 36). Il 31 marzo di quell’anno i sovrani decretano l’espulsione degli ebrei che non avessero accettato la conversione al cristianesimo. In realtà, «il decreto di espulsione creò più convertiti che espulsi» (p. 83), perché la maggioranza degli ebrei, compresi quasi tutti i rabbini, scelgono il battesimo; gli altri si rifugiano nelle città del Mediterraneo e sono accolti anche nella Roma pontificia. «Tuttavia, l’espulsione va in parte interpretata come un episodio che ebbe un ruolo storico positivo nel lungo periodo: il consolidamento e l’omogeneizzazione degli stati europei» (p. 94).

Da quegli eventi le zone più interne e meridionali dell’Africa vengono solo sfiorate, ma la scomparsa di Sonni Ali Ber, conquistatore di Timbuktu e fondatore nell’Africa occidentale dell’impero Songhai, uno dei più grandi imperi musulmani, morto il 20 dicembre 1492, appena prima che il cristianesimo si diffondesse nell’Africa occidentale; il consolidamento dell’influenza portoghese con il battesimo di Nzinga Nkuwu, re del Congo, nel 1491; e la ripresa, quasi contemporanea, dei contatti dell’Etiopia con il mondo cristiano, «furono avvenimenti decisivi che spartirono il continente tra islam e cristianesimo» (p. 71), con il primo prevalente nel Sahara e nel Sahel e lungo la costa dell’Oceano Indiano, e il secondo nelle altre regioni dell’Africa.

Il 1492 è un anno decisivo anche per le frontiere orientali della Cristianità — dove si stava affermando la Moscovia, il principato formatosi in Russia nel secolo XIII dopo la disgregazione del Rus’ di Kiev — perché con la morte di Casimiro IV Jagellone, re di Polonia e granduca di Lituania, scompare il solo potere in grado di fermare l’espansione di quella potenza emergente. La frontiera fra mondo cattolico e mondo ortodosso si sposterà ancora avanti e indietro, senza però allontanarsi di molto dai confini fissati dal moscovita Ivan III il Grande con il figlio di re Casimiro. «La Moscovia divenne la Russia, [...] riuscì a volgersi a est verso la Terra dell’Oscurità e iniziò a trasformare le grandi foreste e la tundra in un impero che non avrebbe più perduto» (p. 145).

Il viaggio di Fernández-Armesto prosegue nell’Atlantico, al seguito di Colombo che scopre inaspettatamente il continente americano, e nell’Oceano Indiano, dove i navigatori portoghesi diffondono il cristianesimo e inaugurano nuove rotte commerciali: «molti di loro condividevano o si sforzavano di impersonare il grande ethos aristocratico del loro tempo, il “codice” della cavalleria. Le loro navi erano come cavalli elegantemente bardati ed essi cavalcavano le onde quasi fossero destrieri» (p. 170). Un ulteriore tappa del tour tocca l’India, dilaniata dalle lotte fra musulmani e indù, e frequentata dagli uomini d'affari italiani, quindi «i mondi che Colombo cercò in Cina e fu a un passo dall’afferrare in America» (p. 5). Nell’ultimo decennio del secolo XV si acuisce il declino delle marinerie asiatiche: la Cina si ritira dalla politica navale attiva, in Giappone lo shogun è assediato da altri giapponesi nella capitale Kyoto, l’espansionismo di Birmania e Thailandia è ancora in via di sviluppo e comunque non avrà ambizioni marittime. La conquista europea dell’Atlantico coincide con la fine delle esplorazioni nel resto del mondo e con l’avvio di un processo, lento e incerto, che però sconvolgerà gli equilibri globali a vantaggio del piccolo Occidente.

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