Il dibattito sui cambiamenti climatici e sull’apporto che l’uomo vi da è sempre questione di stringente attualità.
Ad arricchire tale dibattito esce per l’editrice Città Nuova “Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici” (Roma, 2010, pp. 117 €. 14,00).
Autori del volume sono Luca Fiorani e Antonello Pasini, entrambi ricercatori, rispettivamente presso ENEA e CNR.
I due ricercatori danno per certa l’evoluzione del clima, a partire dalla rivoluzione industriale sino ad oggi. Ma resta da chiarire - scrivono Fiorani e Pasini – “…quale sia il contributo delle attività umane a questa evoluzione; se, da una parte, è praticamente sicuro che, a partire dalla rivoluzione industriale, le attività umane, in generale, e l’utilizzo di combustibili fossili, in particolare, hanno portato a un aumento dei gas serra, dall’altra non è del tutto certo che questo aumento sia la causa della crescita della temperatura media globale dell’aria.” (pag.36).
I nostri Autori affermano che ciò comunque è molto probabile, almeno secondo la maggioranza degli scienziati. Gli esperimenti condotti con vari modelli matematici e statistici, infatti, dimostrano il peso pressoché determinante della variabile “antropogenica” rispetto alle variabili naturali. Fiorani e Pasini concludono così che il riscaldamento globale recente è “…stato causato primariamente dall’uomo tramite il cambiamento nelle forzanti antropogeniche (emissioni di gas a effetto serra, emissioni di altri inquinanti, deforestazione e cambiamenti nell’uso del suolo).”
Ciò posto, il libro raccomanda di evitare atteggiamenti estremi, catastrofisti o negazionisti. I primi, a cui i media ormai ci hanno abituati, sembrano non vedere vie d’uscita e considerano irrimediabilmente malvagia l’azione dell’uomo sulla natura; i secondi offrirebbero ipotesi più rassicuranti sullo stato di salute del pianeta peccando, però, per mancanza di realismo.
Questa, almeno, è l’opinione degli Autori, che per l’esposizione delle loro tesi attingono notevolmente ai dati profferti dall’IPCC, l’ufficio ONU che si occupa tematicamente dello studio dei cambiamenti climatici.
Il libro di Fiorani e Pasini offre al lettore una serie di argomentazioni scientifiche che spingono comunque nella direzione delle tesi sostenute dal movimento ambientalista.
Così lascia perplessi che su un argomento tanto scottante i due ricercatori non facciano alcun riferimento al “climagate”, lo scandalo dei dati truccati scoppiato in Inghilterra nel dicembre del 2009.
Lo scandalo coinvolse l’autorevole CRU (Climatic Research Unit) della University of East Anglia, un’istituzione che è in prima linea nella battaglia contro il riscaldamento globale, diretta dal prof. Philip Jones.
Che cosa è successo? Alcuni hacker resero pubblica una certa quantità di dati e di messaggi mail privati della CRU, dalle quali si desumerebbe, a quanto pare, come anche negli ambienti scientifici anti-global-warming ci sia la consapevolezza che una lettura oggettiva delle evidenze disponibili non consente di avvalorare la tesi del riscaldamento globale antropogenico e che pertanto tale tesi è sostenuta solo per finalità primariamente politiche, attraverso un utilizzo selettivo e di comodo dei dati.
I dati manipolati profferti dal CRU erano ampiamente utilizzati proprio dall’IPCC (il citato ufficio ONU che si occupa dei cambiamenti climatici).
Già prima della XV conferenza sul clima tenutasi nel dicembre del 2009 a Copenaghen, in diverse parti del mondo erano stati pubblicati libri e saggi da parte di autorevoli membri della comunità scientifica internazionale per ribadire che la teoria del riscaldamento globale (il cosiddetto “Global Warming” per cause antropiche) non stava in piedi (cfr.: Antonio Gaspari, “Tempi duri per i sostenitori del global warming”, in: Radici Cristiane, n°53, aprile 2010, pagg. 62-66).
Le critiche che questi scienziati sollevavano sono dunque diventate prove schiaccianti quando è emerso il “climagate”. Anche il libro e il relativo noto documentario di Al Gore si basano sui dati - in buona parte falsi - del CRU: eppure tanto l’IPCC che Al Gore sono stati insigniti del Nobel per la pace.
Il Guardian di Londra, quotidiano che pure è stato molto favorevole ai catastrofismi climatici, ha riconosciuto che un piccolo gruppo di scienziati per anni ha gestito in modo incontrollato i dati sul clima, escludendo tutti quelli che non andavano nella direzione del “Global Warming”. Intervistato dalla BBC, il prof. Jones non è riuscito a dare conto dell’origine dei dati in suo possesso...
Quindi “Il pianeta che scotta”, questo nuovo libro di Fiorani e Pasini sui cambiamenti climatici, pur con tutto il rispetto che merita, ci lascia - se si poteva - con qualche dubbio in più.

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