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Martedì, 04 Agosto 2020

La “Biblioteca di Nuova Storia contemporanea”

La casa editrice Le Lettere, di Giovanni Gentile nipote del filosofo, pubblica da anni il bimestrale Nuova Storia contemporanea, diretto da Francesco Perfetti, che non nel solo titolo continua la gloriosa testata Storia contemporanea che fu di Renzo De Felice. La rivista, punto di riferimento per chiunque si occupi di contemporaneistica, ha generato ben tre collane. “Il salotto di Clio” pubblica piccoli testi insoliti, recupera saggi o pezzi dimenticati, spesso propone serie di articoli apparsi decenni or sono, alternando la profondità dei documenti al gusto talvolta spasso di operette satiriche, il valore della testimonianza diretta alla riflessione più ampia. La “Biblioteca di Nuova Storia contemporanea” si avvia a raggiungere cinquanta titoli, spaziando dalla storiografia, ad argomenti scarsamente trattati di politica estera, da ricostruzioni di personaggi e linee politiche ottocenteschi, a raccolte di saggi sul Novecento. Ultima nata, è “Il filo della memoria”, che propone documenti e testimonianze.

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Appunto in questa nuova collana è da poco apparso Ambasciatore del Re, di Giuseppe Salvago Raggi (pp. 388, € 32). Salvago (Genova, 17 maggio 1866 – Molare, 28 febbraio 1946), diplomatico appartenente a una nobile famiglia genovese, fu ministro a Pechino durante la rivolta dei boxer (per i cinefili, immortalata nel film 55 giorni a Pechino), console generale al Cairo, governatore della Colonia Eritrea dal 1907 al ‘15, infine ambasciatore a Parigi (1916-‘17). Senatore del Regno dal 1918, fu altresì scrittore e viaggiatore: un suo libro, Lettere dall'Oriente, scritto in seguito a esperienze di viaggio fatte a ventidue anni nel mondo arabo, conosce ancora ripubblicazioni. Queste memorie ripercorrono gli anni trascorsi a Firenze e a Roma subito dopo l’Unità, ma soprattutto si soffermano sulla carriera del diplomatico. Le pagine finali presentano l’incontro di Salvago col neoministro degli Esteri, Mussolini. Perfetti, nella prefazione fondata su carte e appunti inediti, ripercorre gli anni successivi a quelli delle memorie, sottolineando la posizione antifascista e il lealismo monarchico di un uomo che possiamo definire un conservatore d’altri tempi, poi ritiratosi a vita privata.

Il sogno dell'egemonia è il titolo di un volume, che esce presso la “Biblioteca di Nuova Storia Contemporanea” (pp. 134, € 16,50), per analizzare i rapporti fra Italia, questione jugoslava ed Europa centrale dal 1918 al 1941. Ne è autore Luciano Monzali (Modena, 1966), associato di Storia delle relazioni internazionali a Bari, già autore di altri testi apparsi presso Le Lettere: Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra; Italiani di Dalmazia 1914-1924; L’occupazione italiana della Iugoslavia (1941-1943), da lui curato con Francesco Caccamo. Obiettivo del volume è delineare il ruolo dell’Italia in Europa centrale negli anni fra le due guerre mondiali. La fine dell’Impero asburgico, la crisi interna russa e l’indebolimento della Germania crearono un vuoto di potere in Europa, che poteva essere vantaggioso per l’Italia. Il 1918 inaugurò, in effetti, un’epoca di crescente influenza italiana in tutta la Medieuropa. Al cuore della politica italiana verso l’Europa centrale vi fu il rapporto con i popoli slavi del sud fra Danubio e Adriatico. Le difficoltà nel creare un rapporto di collaborazione con lo Stato iugoslavo unitario indebolirono fortemente le ambizioni egemoniche dell’Italia nell’area. A partire dagli anni Trenta emerse poi l’inquietante presenza della Germania nazionalsocialista, capace di realizzare una penetrazione politica ed economica che la trasformò in pochi anni nella potenza egemone dell’Europa centrale. L’alleanza fra Italia fascista e Germania nazionalsocialista segnò quindi il declino e il finale ridimensionamento dell’influenza italiana nei territori danubiani e balcanici.

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Passiamo al “Salotto di Clio”. Il saggista Giancristiano Desiderio, già cronista parlamentare di Libero e vicedirettore de L’Indipendente, oggi notista politico di Liberal, autore di numerosi saggi filosofici, storici e culturali, stende una curiosa serie di brevi e documentati pezzi sulle “radici esistenziali dello storicismo assoluto” in Croce abruzzese (pp. 108, € 9,50). L’opera s’interroga sul fatto che Benedetto Croce fosse davvero napoletano. Il filosofo disse di sé: “Sono liberale come mi sento napoletano”, però egli era abruzzese di Pescasseroli. Nel Croce napoletano c’è un’anima abruzzese determinante per la sua formazione. Il legame con la famiglia e con la sannitica terra d’origine non venne mai meno, come mostra il libro sulla base di un’attenta lettura dei testi crociani e con il racconto di fatti minori e inediti. Secondo l’autore, la costruzione del pensiero spiritualistico di Croce non è da ricercarsi solo nella filosofia di Hegel, ma anche nella risposta che diede alla sua vita dopo il terremoto di Casamicciola per rifarsi “una fede sulla vita e i suoi fini e doveri”.

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Infine, una spassosa, godibilissima sorpresa, sempre nel “Salotto di Clio”. Lo strano settembre 1950 (pp. 138, € 9,50) uscì presso Longanesi (il grande Leo ne venne sovente considerato il vero autore, ma erroneamente), conoscendo un notevole successo, ma non era mai stato ripubblicato. Lo scrissero Donato Martucci e Uguccione Ranieri, i quali nel 1948 avevano dato una mano alla vittoria contro il Fronte popolare con il divertente libello Non votò la famiglia De Paolis (che combatteva l’astensionismo siccome utile alla sinistra), anch’esso apparso in nuova edizione in questa stessa collana. Lo strano settembre 1950, ben presentato da Francesco Perfetti, è un esilarante e paradossale racconto di fantapolitica, senza dubbio ispirato da Longanesi. Protagonista è Stalin, il quale, in occasione del Giubileo del 1950, giunge a Roma in incognito e viene scoperto in S. Pietro, durante una cerimonia papale. Personaggi reali del mondo politico, giornalistico e diplomatico del tempo appaiono in situazioni di splendido divertimento, di autentico spasso intellettuale, con un gusto vulcanico per trovate sapide e vivaci, che tanto più destano il riso quanto chi legge riconosce tic e caratteristiche dei personaggi messi sulla ribalta.

 




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