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Mussolini a pieni voti?

Perché e come nacque il Governo Mussolini? Quale ruolo vi ebbe Vittorio Emanuele III? Le Forze Armate fiancheggiarono i fascisti o difesero l’ordine pubblico? Quanto pesò la politica estera sulla svolta? La risposta è nei documenti: negli inediti verbali della Presidenza del Consiglio del 1922 e in altre carte qui pubblicate per la prima volta.

È uscito il nuovo libro di Aldo Alessandro Mola Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922 (con la collaborazione di Aldo G. Ricci e saggi di Antonino Zarcone e Gian Paolo Ferraioli, Edizioni del Capricorno, pp. 376, € 25), in cui vengono analizzati, per la prima volta in maniera completa, le giornate e gli eventi che porarono Mussolini al Governo. L’opera si contraddistingue per l’abbondanza di documenti, molti dei quali inediti, provenienti dal diario della Casa Militare del Re, dai verbali dei primi due mesi del governo Mussolini e dai dispacci dell'Ufficio Cifra.

Il 28 ottobre non vi fu affatto la marcia su Roma come comunemente intesa. Quel giorno il presidente del Consiglio dei ministri, Luigi Facta, giolittiano, si dimise; il 30 Vittorio Emanuele III affidò a Mussolini l’incarico di formare il governo, che comprese fascisti, nazionalisti, liberali, popolari (cattolici), demosociali, democratici: una coalizione nazionale. Il governo si insediò il 1° novembre, quando le «squadre fasciste», entrate a Roma la mattina del 31 ottobre, ne erano partite su treni speciali dopo una sfilata (rumorosa ma pacifica) da piazza Venezia alla stazione Termini. Poi Mussolini si presentò al Parlamento. Con quale programma? Liberista, pragmatico, concludente. Il Parlamento lo approvò a pieni voti. Nessuno previde il seguito.

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