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Domenica, 29 Novembre 2020

La storia dei valdesi di Calabria

Il ventiduesimo anello della micro/macrostoria della Calabria, e del Cosentino, firmata da Romano Napolitano, è dedicato alla Storia dei Valdesi riformati della Calabria Citra.

Un volume che l’Autore, rinomato letterato storico e poeta, licenzia per i tipi della Gnisci di Paola, posando una pietra miliare nella pur fitta bibliografia sugli eretici che poco più di 450 anni orsono pagarono col sangue la professione della propria fede ultramontana nella terra che li aveva accolti dopo la fuga dalle valli alpine.

L’attenta ricostruzione delle vicende è da collocare nel quadro dell’organico progetto di ricerca che lo studioso va realizzando ormai da decenni stavolta affondando lo sguardo nelle pieghe dell’intricato secolo cinquecentesco, offrendo percorsi storiografici di interpretazione dei fatti estremamente interessanti per noi contemporanei.

Il che è peraltro sottolineato dalla prefatrice Antonella Bruno Ganeri, già senatrice della Repubblica, laddove si domanda se il “mondo globalizzato, multietnico, multiculturale, multireligioso ha, forse, imparato ad accettare il “diverso” come un altro se stesso?”.

L’eccidio dei Valdesi, gente semplice ed operosa, fu opera di forze che attuarono e/o condivisero, in varia forma, la cruenta repressione di quegli immigrati portatori di un credo ma soprattutto alfieri di un “altrove” fatto di usi valori cultura ritenuti indegni di insediarsi e coesistere, sacrificati perciò nelle feroci stragi di S. Sisto, Montalto, Guardia, Cosenza.

La lettura del volume scorre fluida, essendo ben distinto dalla narrazione il ricco e colto apparato di note che ne costituiscono la necessaria impalcatura storiografica.

Dei fatti di quel lontano 1561 il tomo di Napolitano svela cause e rivela effetti che lo connotano tuttora nella sua tragica essenza di annus horribilis nella storia della Calabria.

Da non dimenticare.

Ancora una volta a futura memoria.

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