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Mercoledì, 02 Dicembre 2020

Prezzolini, il maestro del pensiero conservatore nelle Edizioni di Storia e Letteratura

Le Edizioni di Storia e Letteratura proseguono nella meritoria pubblicazione di opere (carteggi, ma non solo) di Giuseppe Prezzolini, il maestro dei (pochi) conservatori italiani nel Novecento. Io credo esce a cura del “Comitato Edizione Gobettiane”, perché la prima apparizione dell’opera prezzoliniana avvenne appunto sotto l’egida di Piero Gobetti, nel 1923. La riedizione anastatica si avvale di una corposa postfazione di Emilio Gentile (pp. XII + 200, € 28).

Ammirato da Gobetti, il quale a sua volta era stimato da Prezzolini (pur con ampie riserve per i pindarici voli politici e intellettuali del pensatore torinese), il fondatore de La Voce fu uno dei primi autori a essere pubblicato nelle edizioni gobettiane. Io credo è un’antologia di pagine risalenti quasi tutte dell’anteguerra. Prezzolini vi sostiene l’insufficienza delle religioni positive, ma altresì la povertà della loro negazione razionalistica, tracciando le linee di una “nuova fede” nell’uomo e svolgendo i temi forti di quello che in quegli anni era il suo “idealismo militante”. L’opera, scarsamente diffusa anche nella prima edizione e in genere poco conosciuta, viene così riproposta, utile anche per comprendere la visione filosofica in quegli anni predicata da Prezzolini, in termini di forte libertà dello spirito.

ll carteggio che Giuseppe Prezzolini e Scipio Slataper intrattennero negli anni della loro collaborazione a La Voce, tra il 1909 e il ‘13, era ancora in buona misura inedito, pur essendo state pubblicate, nell'Epistolario di Slataper che curò Giani Stuparich per Mondadori, alcune decine di lettere dello scrittore triestino a Prezzolini. Inedita risultava invece la corrispondenza di Prezzolini all'amico, custodita presso l’Archivio di Stato di Trieste. Finalmente il corpus delle lettere di entrambi è disponibile nel volume Giuseppe Prezzolini, Scipio Slataper, Carteggio 1909-1915, a cura di Anna Storti (pp. XXXVIII + 302, 16 ill. f. t., € 46).

Il carteggio è utile per ricostruire vita, vicende e ruolo de La Voce, che fu fondamentale nella cultura del primo Novecento. Attraverso il dialogo tra i due amici, si comprendono aspetti delle travagliate (e talora rissose) vicende interne alla rivista fiorentina, oltre che dei rapporti tra i collaboratori, che esprimevano talvolta (per non dire sovente) linee politiche e culturali diverse. Non mancarono dunque occasioni di dibattito acceso, talora di aperto scontro. Molte lettere di Prezzolini consentono di chiarire le ragioni di taluni contrasti. Ne esce ancor più chiara la complessa e tormentata personalità del grande intellettuale. Esse testimoniano, ancora, un sentimento solido di amicizia e di stima, nato presto tra i due interlocutori. Ciò spiega confidenza e schiettezza con cui Prezzolini parlava a Slataper.

Inatteso per dimensioni è il Carteggio 1913-1982 di Biagio Marin e Giuseppe Prezzolini, a cura di Pericle Camuffo, con presentazione di Edda Serra (pp. LXVI + 406, € 62). Lo si può sintetizzare in una parola: amicizia. Ben di rado si potrebbe parlare di autentici amici per un carattere difficile come Prezzolini. Se ovvia è l’eccezione di Giovanni Papini, inatteso arriva il carico di affetto che più volte l’intellettuale scettico dimostra verso il poeta, trascurato dalla critica e con una carriera ben parca di soddisfazioni.

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