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Domenica, 17 Gennaio 2021

Storia del Cristianesimo

1.L'incoronazione_di_Carlo_Magno_nella_ notte_di_Natale_dell'800

L'incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800

Nell’epoca postmoderna, ansiosa di vivere il presente e dimentica delle sue radici, la storia della Chiesa e del cristianesimo e dell’influenza che essi hanno avuto nella storia merita un posto di riguardo. È questa la convinzione che ha ispirato la Storia del cristianesimo (il Mulino, Bologna 2010, pp. 472, € 28,00), scritta a quattro mani da Gian Luca Potestà, docente di Storia del cristianesimo nell’Università Cattolica di Milano — autore dei primi quindici capitoli —, e da Giovanni Vian, che insegna Storia delle chiese cristiane nell’Università Ca’ Foscari di Venezia, autore degli ultimi sette capitoli, dalla Riforma protestante alle Chiese del Terzo Millennio.

Dopo aver premesso che la nozione di «storia del cristianesimo» non coincide con quella di «storia della Chiesa», perché comprende anche esperienze maturate al di fuori degli ambiti più propriamente ecclesiastici, gli autori avvertono che l’opera intende offrire una sintesi — accompagnata al termine di ciascun capitolo da una nota bibliografica suddivisa per paragrafi — che dia  risalto ai personaggi e ai momenti più significativi di questa storia: il Papato, il monachesimo, le organizzazioni e la fede vissuta del laicato, la liturgia e le forme di devozione, i modelli di santità e i temi di pastorale, le scuole teologiche e gli ambiti formativi.

L’opera prende avvio dalla vita e dall’insegnamento di Gesù, i cui discepoli sono ben consapevoli della novità delle proprie credenze e fin dall’inizio, aprendosi anche ai «gentili», cioè a persone di origine non ebraica, attuano stili di vita e comportamenti caratteristici dei «cristiani», danno origine alle prime scuole teologiche e definiscono il canone delle Scritture, cioè il complesso di testi espressione della Rivelazione divina. Viene poi descritta la diffusione del messaggio evangelico nel bacino del Mediterraneo e oltre, fino all’India da un lato e all’Etiopia dall’altro lato, fra persecuzioni e aperture, finché gli imperatori romani Costantino e Teodosio nel secolo IV prima concedono libertà di culto ai cristiani e poi proclamano il cristianesimo religione dell’impero. In rapida successione sono delineati i profili delle chiese nascenti, la progressiva differenziazione di istituzioni e culture d’Oriente e d’Occidente, la diffusione del monachesimo, la crescente importanza assunta dai vescovi nella tutela delle popolazioni di fronte allo sfacelo della parte occidentale dell’impero, l’affermazione del primato del vescovo di Roma e la nascita del Patrimonio di San Pietro, lo svolgimento dei primi concili ecumenici, che consentono una definizione rigorosa dell’ortodossia e la formazione di un linguaggio teologico specifico.

Con l’invasione islamica — che fra il VII e l’VIII secolo modifica profondamente il paesaggio religioso — e la nascita del Sacro Romano Impero ad opera di Carlo Magno, nell’anno 800, la trattazione si concentra soprattutto sull’Occidente europeo, con lo scopo dichiarato di approfondire gli ambiti ritenuti di maggior interesse per il pubblico cui l’opera è destinata. Sforzandosi di distinguere fra gerarchia, clero e popolo, fra sacerdoti, monaci e laici, e anche fra uomini e donne, gli autori illustrano le strutture ecclesiastiche e la cultura religiosa fra i secoli IX e XI; la rottura definitiva con la Chiesa greca nel 1054, il consolidamento del Papato e il conflitto con gli imperatori — la cosiddetta Lotta per le investiture — concluso con il compromesso di Worms, del 1122; la diffusione del cristianesimo nella parte centrale e orientale del continente. I secoli XI e XII vedono la riconquista cristiana del Mediterraneo islamico e l’appello pontificio alla crociata, la ripresa in grande stile dell’evangelizzazione del continente e la nascita di nuove fondazioni eremitiche e monastiche nonché di ordini mendicanti, in special modo francescani e domenicani, quindi la fondazione per iniziativa ecclesiastica delle prime università, «nel senso, tipicamente medievale, di unione di maestri e studenti di una città, associati secondo un modello corporativo» (p. 225).

La fede si radica nel continente europeo, anche attraverso il consolidamento delle confraternite, «autentico interfaccia fra vita religiosa e vita sociale» (p. 291) e tessuto connettivo del laicato delle città, la rinnovata devozione eucaristica e per la Passione, grazie pure alla diffusione di testi spirituali molto letti, come l’Imitazione di Cristo e, per quanti non sapevano leggere, delle rappresentazioni pittoriche e delle immagini in genere come veicolo d’istruzione religiosa e tramite di meditazione e di preghiera. Ma con la fine del 1200 e l’inizio del 1300 il Papato, che meno di un secolo prima aveva raggiunto il suo apogeo, entra in crisi in seguito allo scontro con la monarchia francese, al trasferimento della sede da Roma ad Avignone, allo Scisma d'Occidente (1378-1417) e all’emergere di contestazioni e di vere e proprie eresie.

La Riforma protestante, che dilaga nella prima metà del secolo XVI, frantumandosi in mille rivoli, infrange l’unità religiosa del continente, ma la Controriforma cattolica, grazie anche al sostegno di alcuni sovrani e all’impegno evangelizzatore di nuovi ordini e congregazioni religiose — gesuiti, teatini, barnabiti, cappuccini, orsoline  — consente sia la riconquista spirituale di numerosi Paesi, sia una grande espansione missionaria nel Nuovo Mondo. L’azione della Chiesa è accompagnata dallo sviluppo dell’arte e della pietà barocca, fortemente scenografica e di accentuato contenuto penitenziale, ma pure dalla diffusione di forme devozionali più dolci, come il culto al Sacro Cuore, a Gesù bambino e all’Angelo custode, e dalla rigogliosa fioritura della devozione mariana.

La pace di Westfalia, che nel 1648 pone fine alla Guerra dei Trent’anni, mina la restaurazione cattolica e l’autorevolezza della sede apostolica in campo internazionale, mentre la «crisi della coscienza europea» apre la strada ai primi processi di secolarizzazione. Nonostante una forte ripresa della presenza della Chiesa fra le popolazioni rurali, grazie anche alle missioni popolari di nuove congregazioni — lazzaristi, passionisti e redentoristi —, le tendenze giurisdizionalistiche di numerosi sovrani determinano la soppressione della Compagnia di Gesù e danno avvio a un processo di scristianizzazione; quindi la Rivoluzione francese del 1789 apre la strada alla radicale laicizzazione dello Stato. A questa ondata rivoluzionaria — in cui rientra anche «la politica laicizzatrice dell’Italia, incoraggiata dall’ideologia del Risorgimento liberale come rivoluzione nazionale» (p. 386) — la Chiesa reagisce con la fioritura di congregazioni maschili e soprattutto femminili, lo sviluppo delle organizzazioni del laicato e i grandi pontificati del beato Pio IX, di Leone XIII e di san Pio X, che preparano la resistenza ai totalitarismi del secolo XX, cui si opporranno soprattutto i venerabili Pontefici Pio XII e Giovanni Paolo II.

Con uno sguardo sulla globalizzazione e sull’inizio del Terzo Millennio, si conclude l’ampia panoramica su duemila anni di storia, con capitoli talora affascinanti, specie nella prima parte, ma anche con giudizi — in particolare nella seconda parte — poco convincenti: per esempio, sul rafforzamento della clausura nei monasteri a partire dal secolo XVI, che avrebbe comportato «una repressione delle idee religiose» (p. 334); sulla dottrina sociale di Papa Leone XIII, giudicata «abbastanza in ritardo rispetto agli sviluppi della società industriale» (p. 389); sull’impegno di papa san Pio X contro la deviazione del modernismo, che avrebbe suscitato «un clima di oppressione e paura all’interno della Chiesa» (p. 394); infine, le considerazioni sul Concilio Vaticano II — che si sarebbe svolto «sotto la pressione di un’agguerrita minoranza conservatrice» (p. 438) e a scapito di una presunta «ampia maggioranza di orientamento progressista (p. 442) —, e l’inadeguata descrizione del forte dissenso infraecclesiale nato sulle ali di interpretazioni che leggono i documenti del Concilio secondo quell’«ermeneutica della discontinuità e della rottura» rispetto al Magistero pre­cedente della Chiesa biasimata nel 2005 da papa Benedetto XVI.

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