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Domenica, 15 Dicembre 2019

I romani e la superstizione

“Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto.” diceva Gilbert Keith Chesterton. A giudicare dai comportamenti di chi non crede che Gesù Cristo sia il figlio di Dio, come dare torto al grande scrittore inglese? Sarà pur vero che i cristiani, agli occhi dei non credenti, professano riti stravaganti e senza senso, ma che dire delle ridicolaggini praticate dagli illuministi, dai razionalisti, dagli agnostici, dai laicisti o dagli appartenenti ad altre fedi? L’ultima demenza in ordine di tempo è andata in scena l’11 maggio, dove il 20% dei romani ha scelto di non andare a lavorare per timore che una terribile profezia laica “terremotasse” la capitale d’Italia. Se si dovessero citare le “scemenze”, le superstizioni, le credenze popolari, le abitudini, le usanze e le scaramanzie messe in pratica dai non cristiani, non basterebbe una biblioteca per contenerle tutte. Gli specialisti della mente sostengono che le fobie, le manie, le ossessioni, le perversioni e le cattiverie scaturiscono dal senso di precarietà della vita o da mancate risposte esistenziali. Teoria che si concilia perfettamente con l’assenza di risposte ultime, certe e definitive, che i sistemi filosofici atei e le religioni non cristiane non riescono a dare ai loro seguaci. Così può accadere che, privi della bussola interiore che solo il cristianesimo può dare, molti “scombussolati”: leggono gli oroscopi; frequentano maghi e cartomanti; si fanno saltare in aria per accoppiarsi nell’aldilà con vergini e pulzelle; non mangiano vacche, maiali e crostacei convinti di evitare l’inferno; ricorrono all’eutanasia al primo sintomo di raffreddore; ammazzano i bimbi nei grembi delle madri esultando per il mancato pericolo; si sposano tra maschi convinti di metter su famiglia e bevono, si drogano e si trastullano nella convinzione di aver trovato la ricetta della felicità. Ma il guaio più grosso esercitato dagli “scombussolati”, non è la qualità o la quantità delle bestialità praticate, ma l’incapacità di rendersi conto delle “patologie” da cui sono affetti. Pensare di riuscire a dare un senso alla vita a prescindere dalla pienezza portata dal cristianesimo, è pia illusione che al massimo genera sonno eterno, morte e senso del ridicolo.

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