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Venerdì, 15 Novembre 2019

Sfiduciata dai governanti

“Italiana, calabrese, con la voglia di conoscere il mondo e I suoi mille colori e con l´intenzione, dopo diverse esperienze, di ritornare a casa e costruirsi il proprio futuro nei posti che ama, tra la gente che ama”.

E´in questi termini che parlerei di me, se non fosse che questo Paese, questi ministri (scritto volontariamente minuscolo) ,questi politici che avrebbero dovuto impegnarsi a costruire invece che a distruggere, non stessero sgretolando piano a piano tutti I miei sogni. Si, perché é questo quello che f anno. Si siedono a tavolino, intascano un sacco di soldi, vivono la loro vita con le spalle al sicuro e non si rendono conto che ogni loro scelta, ogni loro firma posata su un foglio, determina il corso della mia vita, sconvolgendomela lentamente.

La mia, come quella di milioni di persone che si trovano al mio posto.

Ho dovuto abbandonare la mia terra, il mio amato Sud (scritto volontariamente maiuscolo) e i sorrisi che hanno da sempre accompagnato la mia vita, per andare a studiare al Nord, perché qualcuno ha messo una firma su un foglio e ha fatto dissolvere in un bel nulla la mia volontá di iniziare e finire un percorso di studi nello stesso Campus Universitario dove avrei voluto uscirne da Dottoressa, a testa alta e fiera della mia Universitá.

Ho dovuto fare la valigia. E non per scelta.

Poi é stata la volta dell´Estero.

“Studiare in un ´Universitá straniera, vivere un´altra cultura, arricchirsi l´animo e ampliare le proprie conoscenze; imparare un´altra lingua e poter tornare a casa soddisfatta, consapevole di poter offrire di piú al proprio Paese; partire con la voglia di diventare una marcia in piú”.

E questo era l´obiettivo con il quale sono partita.

Peccato che il mio Paese, o meglio i ministri e tutti i bei politici che lo gestiscono senza troppi scrupoli, mi hanno lasciata a folle, con tutte le ruote a terra e senza nessuna di scorta.

Vivo da un anno e mezzo in una cittá estera che mi ha accolta, che mi ha dato la possibilitá di studiare e di trovare un tirocinio RETRIBUITO (in Italia non lo sarebbe stato) e di fare un ´esperienza in una firma internazionale. Ma ora, con i miei 25 anni inoltrati sulle spalle, vorrei poter essere LIBERA di tornare a casa e costruirmi un futuro nel Paese che amo tanto, che difendo a spada tratta quando qualcuno, per colpa del politico o del mafioso di turno, ne sgualcisce il candore.

E invece mi sento spiazzata, arrabbiata, delusa, punita, senza scelta.

“Pensi di tornare in Italia? E a fare cosa? “ Questo é quello che mi sento dire ogni volta che trasformo in voce il mio pensiero. Cosa fai in Italia?

Non puoi tornare a casa perché al Sud non hanno lasciato piú alcuna via d´uscita. Non ci sono imprese, il turismo lo uccidono anno dopo anno, non ci sono ambienti culturali da sfruttare, non c´ é alcuna chance di trovare un lavoro. Chi é rimasto giú si ritrova o in balia del primo politico di turno o a lavorare in nero o, anche se ha garantiti sulla carta i suoi diritti, si ritrova ufficiosamente a percepire la tredicesima dell ´anno prima solo il Natale dopo, se é fortunato.

Mesi non retribuiti che si sommano e sempre piú valigie che vengono preparate, imbarcate sul primo aereo e disfatte in qualche Paese che ti accoglie, ma che non chiamerai mai CASA.( Purtroppo molte valigie non conosceranno mai neanche l´oscillare del treno, perché i nostri cari politici non solo ci costringono a lasciare casa, ma ci tolgono contemporaneamente anche ogni possibilitá di ritornarci ogni qual volta che si puó. Addio lunghe percorrenze, eravate locomotive sporche e maltrattate, ma almeno mi riportavate a casa.)

Poi pensi al Nord come un´alternativa… ma sai che neanche il Nord ormai ti puó offrire molto.

E poi i conti si fanno da soli: all´estero hanno stipendi che sono il doppio dei nostri, hai sempre una chance anche se non hai esperienza, vedi riconosciuti i tuoi diritti e la tua laurea non é solo un pezzo di carta ma ti permette di ambire a posti migliori e meglio retribuiti.

Ma all´Estero non vedi tuo nipote che nasce e cresce, non dai un bacio a tua mamma ogni volta che lo desideri , all´estero non hai i tuoi amici di infanzia accanto, quelli che ti conoscono da decenni. Non segui da vicino le loro vite e non puoi condividerne le gioie e I dolori. Non hai il tuo mare, che ti ha sopportato ogni volta volevi sfogarti con lui. Non hai le tue abitudini, le strade che conosci , gli angoli dove ti sei innamorata per la prima volta. Non hai le persone che ami che ti appoggiano quando hai una giornata no e non hai un camino acceso dove le sere d inverno puoi fare quattro chiacchere con la tua famiglia e viverne la quotidianitá.

Hai una casa, vuota, una cucina che non userai spesso perché sei sola e cenare é diventato solo un dovere , hai un sabato e una domenica che non sai come sfruttare perché tutte le persone che ami non sono con te e hai una vita con un lavoro, ma senza amore.

E poi la rabbia. Il sangue nelle vene che pulsa, le lacrime che scivolano via.

Ma questo non lo sanno I nostri ministri, che non devono fare mille rinunce. No, loro assicurano il posto ai loro figli e parenti e mal che vada salgono sul loro aereo personale e distruggono le distanze . Loro non hanno i conti a fine mese, non devono dire di no perché non possono permetterselo.

Sono arrabbaiata. Per non poter scegliere, per non poter decidere di tornare a casa, perché a noi, al Sud, non ci pensa nessuno.

I figli dei nostril cari politici non si scontreranno mai con queste paure. Loro sono liberi di scegliere se stare vicino a mamma e papá, nel paese che amano, o in qualche altro lussuoso appartamento.

A noi ci lasciano fare i conti con i centesimi anche quando compriamo il pane.

Un grazie affettuoso, perché riuscite a rovinarmi lentamente la vita.

Calabrese triste

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