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Giovedì, 15 Aprile 2021

Scarcerazioni facili, il dottor Cesareo chiarisce

Gentile direttore

Sono Vincenzo Cesareo, direttore sanitario del Presidio Ospedaliero di Praia a Mare (CS), uno dei sette medici “indagati” per le cosiddette scarcerazioni facili per “motivi di salute” di alcuni soggetti ritenuti pericolosi boss della ‘ndrangheta. Tutti i quotidiani, anche nazionali, ne hanno dato, giustamente, ampia notizia ma in modo poco chiaro ed approssimativo. Difatti il lettore, che non conosce l’iter necessario perché un detenuto sia dichiarato incompatibile con il sistema di carcerazione, ha avuto la percezione distorta di come ciò possa avvenire. Innanzitutto La prego di correggere il Suo giornale in riferimento alla notizia che mi vede raggiunto da avviso di garanzia, ho registrato soltanto una umiliante ed ingiustificata perquisizione, per come cercherò di dimostrare appresso. Non ne ho ricevuti, né, allo stato, sono ritenuto persona a conoscenza di fatti. Magari avessi avuto avviso di garanzia: mi avrebbe consentito di dare risposte esaurienti in riferimento alla cosiddetta operazione Reale che ha registrato il 12 dicembre 2010 ben n. 12 arresti per voto di scambio ed altro. Invece niente, né avvisi di garanzia, né possibilità di dimostrare la mia estraneità a quel che sono costretto a leggere sulla stampa, che riporta frasi frammentate e contraddittorie, provenienti da intercettazioni ambientali che dovrebbero rappresentare segreto istruttorio e che da ormai sei mesi mi vede, sempre secondo la stampa, attore, mio malgrado, di situazioni a me del tutto estranee. Per tornare alla giusta informazione senza la quale non c’è conoscenza e, quindi, né libertà, né democrazia, mi permetta di ricostruire come è possibile che un detenuto venga riconosciuto incompatibile col sistema carcerario. È il medico del carcere, sempre uno specialista del settore, che ha in osservazione e cura il detenuto, che solleva, eventualmente, il problema della salute. Dopo di che il legale chiede ed ottiene che una perizia di parte venga eseguita da un medico di fiducia, di solito uno specialista in medicina legale, perizia che viene allegata all’istanza di scarcerazione. È, poi, il giudice di sorveglianza che decide, confortato dalle carte mediche e dal parere dei medici e degli psicologi del carcere, che dispone dove inviare il detenuto. Pertanto constatare se nelle case di cura accreditate o, addirittura in un ospedale sia stato ricoverato o abbia avuto prestazioni di natura sanitaria un detenuto che senso ha visto che avviene come sopra scritto? Mica è uscito autonomamente dal carcere! Se “aiuti” hanno avuto a raggiungere l’obiettivo, li si cerchino, senza sconti a nessuno, da dove questi sono pervenuti evitando di mettere nell’arena mediatica chi non ha né può avere responsabilità di alcun genere. Nel caso specifico il sottoscritto, da sempre, svolge attività di dipendente pubblico, non ha studi privati, non svolge funzioni di C.T.U., non è specialista né in medicina legale, né in psichiatria, che ruolo e che peso, quindi, avrebbe potuto avere? Mi consenta, infine, di ribadire che riportare i nomi di persone indagate sulla stampa è violazione della legge sulla privacy, violazione che non fa onore a chi, in modo approssimativo a conoscenza di fatti, provoca gravi danni alla persona, alla sua dignità che, comunque, va sempre salvaguardata.

Cosenza

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