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Mercoledì, 08 Aprile 2020

L’assessore Bernardo Tortorici replica al fotografo Olivero Toscani, ex assessore della giunta Sgarbi, che dalle colonne del quotidiano «La Repubblica» sull’edizione di domenica è tornato a buttare fango su Sgarbi, gli amministratori e la comunità salemitana:

 

 

«Le devastanti parole di Oliviero Toscani mi impongono di intervenire perché il loro effetto rischia di compromettere e di far crollare un faticosissimo lavoro che in questi tre anni ha visto l’Amministrazione Sgarbi,di cui faccio parte, impegnata nel tentativo di dare una svolta ad una comunità addormentata su antiche logiche di cui la politica è l’assoluta responsabile.

Oliviero Toscani è un grandissimo comunicatore e per questo motivo ha il gravissimo difetto di sapere “usare” la comunicazione; sa bene che pronunciare la parola mafia gli garantisce immediato e plateale riscontro sui media, salvo poi tornare indietro sulle parole indicando per mafia una certa mentalità tutta siciliana.

E’ stato invitato da Vittorio a fare parte della giunta di Salemi, non di quella di Zurigo, il che avrebbe voluto dire spendersi ed impegnarsi in una terra difficile nel tentativo di compiere un ideale cambiamento e dimostrare che questo era possibile.

In un anno e mezzo avrà partecipato al massimo ad una decina di riunioni di giunta, avendo delegato la sua presenza ad un suo assistente perché avrebbe perso troppi soldi ed i soldi sono stati sempre il suo punto di riferimento; è scappato da Salemi perché non ha avuto i soldi che chiedeva per realizzare i suoi progetti e ha usato Giammarinaro per giustificare la sua fuga.

Dichiarare “vado via da Salemi perché la mafia mi impedisce di fare” è sicuramente più attraente mediaticamente che dire “vado via perché non mi danno i milioni che chiedo per i miei progetti”.

Mente sapendo di mentire dicendo che Giammarinaro partecipava alla giunta, era Toscani che non partecipava perché non c’era e forse dimentica di aver voluto inventare con Vittorio un momento di pregiunta per ascoltare consiglieri comunali e forze politiche della maggioranza, salvo poi la giunta decidere in maniera assolutamente autonoma e spesso contraria alle indicazioni politiche.

Toscani urla dalle pagine di Repubblica “La Sicilia affonda e nessuno si ribella”. E lui scappa, aggiungerei; certo nessuno può obbligarlo all’impegno, ma tutti noi speravamo, e Vittorio per questo motivo lo aveva voluto, di coinvolgerlo in un progetto che aveva bisogno di passione, coraggio e forza che lui ha dimostrato di non possedere fuggendo ed insultando Salemi, la Sicilia ed i Siciliani con toni razzistici di basso leghismo.

I suoi insulti,che servono soltanto a giustificare se stesso, fanno torto ad una Amministrazione che difende il territorio dall’assalto speculativo del fotovoltaico e dell’eolico, che difende il suo paesaggio richiedendo estensioni di vincoli alla Sovrintendenza di Trapani,che impedisce l’abbattimento delle case del centro storico in controtendenza con una storia che ha visto nell’abbattimento una convenienza economica giustificata da una assurda legge nazionale.Abbiamo colpito interessi in nome del bene comune.

E poi abbiamo realizzato il Museo della Mafia, che, nel provocatorio messaggio di speranza che l’accompagna “abbiamo musealizzato la mafia”, ha avuto l’effetto di moltiplicare l’affluenza turistica provocando indotti con interessanti sviluppi economici; ed accanto abbiamo voluto un museo del Paesaggio in collaborazione con il Fai per rafforzare un valore da diffondere e condividere; abbiamo portato Caravaggio, Rubens, Modigliani, Guercino, Picasso, Pistoletto; abbiamo acquisito la collezione Kim, un patrimonio di 55000 dvd che da New York è giunta a Salemi tra lo stupore internazionale, abbiamo portato Spoleto a Salemi e Salemi alla Biennale di Venezia, abbiamo tenuto rassegne cinematografiche legate ai grandi temi dalla religione e della differenze tra culture, abbiamo portato il Tibet a Salemi, abbiamo ricevuto con una sua visita il riconoscimento del Presidente della Repubblica in una giornata storicamente indimenticabile per la città,insomma abbiamo fatto di Salemi una capitale culturale riuscendo a ridare dignità all’idea di Salemi prima capitale d’Italia.

E soprattutto abbiamo cercato di valorizzare tutte quelle forze locali che hanno voglia di fare, liberandole da sudditanze politiche, da padroni e padrini, premiando idee e professionalità.

Tutto questo è il coitus interruptus di Sgarbi e della sua Amministrazione ?

E come si permette Toscani a paragonare la buona fama internazionale data a Salemi con la mala fama data a Corleone da Totò Riina ?

I toni e le parole offensive usate da Toscani hanno il torto di distogliere l’attenzione da alcune verità endemiche del sistema politico, che altra ed approfondita analisi meriterebbero, costringendoci ad una risposta sulla verità dei fatti ed obbligandoci alla considerazione finale che Toscani, nella formulazione di un progetto rivoluzionario di politica, si sia rivelato inutile ed oggi dannoso e nella sua dimensione umana simile ai comportamenti di una prostituta che offre la passione solo se pagata»

 

Sabato mattina i collaboratori di Vittorio Sgarbi, il Vice Sindaco Antonella Favuzza, gli assessori Nina Grillo e Bernardo Tortorici, unitamente ai ragazzi della «Fondazione Sgarbi» hanno sottoscritto un documento - dal titolo «La cultura antimafia dell’Amministrazione Sgarbi» - per rispondere alla incessante opera di sciacallaggio mediatico e alla macchina del fango di alcuni giornali e di esponenti politici dell’Italia del Valori e del Partito Democratico contro Sgarbi e contro la città di Salemi.

 

Il documento, che sarà stampato su grandi cartelloni e collocato in diversi punti della città, compendia tutte le iniziative promosse sotto la sindacatura di Vittorio Sgarbi.

 

Qui di seguito se ne riporta il testo integrale:

 

 

«Noi siamo quelli che invocano il Benedivino.

Noi siamo quelli del Dialogo tra le Religioni.

Noi siamo la Capitale provvisoria del Tibet.

Noi siamo quelli dei cinquantacinquemila film.

Noi siamo quelli del Salemi Jazz.

Noi siamo quelli di Ammirazioni, perché sentire qualcuno parlare non è altro che ammirare le sue parole.

Noi siamo quelli che celebrano l’articolo 9 della Costituzione Italiana, quelli che per andare a Mozia da Palermo, non seguono il vento di mafia ma le parole di Cesare Brandi.

Noi siamo quelli del Festival dei due Mondi di Spoleto.

Siamo quelli dei Ritorni che non fan dimenticare il terremoto.

Noi siamo quelli della Classe morta, perché con i nostri musei resteremo immortali.

Noi non avremo timore delle scottature d'ortica, ma varcheremo l’atrio perché la Follia fa già parte di noi.

Siamo quelli che contemplano la luce di Caravaggio, siamo tra i pastori della notte di Rubens, crediamo in Picasso quando dice che l'arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità.

Noi siamo quelli traditi dalle bugie di Oliviero Toscani e convinti che la legalità sia la condizione necessaria per costruire un futuro.

Varcheremo il Canal Grande alla conquista della Biennale di Venezia.

Noi siamo la Salemi Libera et Immunis di Vittorio Sgarbi.

Noi siamo quelli che hanno messo la Mafia in un museo perché vorremmo immaginarla morta, sconfitta»

Firmato

Antonella Favuzza,

i ragazzi della «Fondazione Sgarbi»

Nina Grillo

Nino Ippolito

Bernardo Tortorici

e tutti quelli che amano Salemi.

 

Questa mattina a Roma, nella sala conferenze dell’Hotel Nazionale il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale ha affrontato le ricostruzioni fatte da alcuni investigatori della Questura di Trapani rispetto al rapporto tra il sindaco del Comune di Salemi e l’ex parlamentare Pino Giammarinaro, e le presunte influenze di quest’ultimo sull’attività amministrativa del Comune.

 

«Le inchieste di Linares e del Questore – ribatte Sgarbi – insinuano, in modo suggestivo, cose che non sono, che non esistono. Sia chiara una cosa: non piego e non piegherò il capo. Come non ho intenzione di cedere su un punto: chiederò un risarcimento a chiunque parli di mafia rispetto a quello che abbiamo fatto, perché debbono dimostrare dov’è questa mafia. Da oggi, oltre a me, parleranno anche i legali.

L’ex parlamentare Pino Giammarinaro e il suo cartello politico – ricorda Vittorio Sgarbi di fronte a una affollata platea di giornalisti della carta stampata e delle televisioni - sono stati 2 anni fa sostenitori del candidato sindaco di Mazara del Vallo, Vinuccia di Giovanni, voluta da Massimo Russo, ex magistrato antimafia e attuale assessore regionale alla Sanità.

Perché non indagano su questo ?

Questo non interessa, non è funzionale a certe ricostruzioni ?

Io certamente non condanno Russo, perché com’è giusto che sia, in democrazia ci si confronta con le forze politiche che hanno i consensi, che rappresentano gli elettori. E’ realpolitik.

Ma è chiaro che si deve far prevalere, per alimentare la macchina del fango, l’immagine dell’omino nero, di Giammarinaro. E’ una visione falsa. La mafia a Salemi non c’è. Giammarinaro è stato assolto dalle accuse di mafia. Non c’è Matteo Messina Denaro che dà ordini. E da 40 anni ricorrono a Giammarinaro.

 

Si parla di una mafia degli anni ’80. Si continua a parlare dei Salvo. Si continuano a evocare personaggi negativi per tagliarmi le gambe. L’ultimo Salvo è morto nel 1983 !

Si vuole uccidere un paese incollandolo al suo passato. Molti processi intentati contro i Salvo, peraltro, non si sono mai conclusi e dunque molte cose sono rimaste solo prospettazioni dell’accusa. Essere dipinto come uno che prende ordini da Giammarinaro è inaccettabile, falso.

Non ho mai visto e sentito la mafia a Salemi. Ho lavorato e lavoro in piena libertà, senza alcun condizionamento che tale non può essere giudicato il confronto politico che è tipico della democrazia, di chi è eletto e propone, suggerisce, elabora proposte.

Non si può sostenere, come ho letto, che ci sono infiltrazioni mafiose solo perché un asessore conosce e parla con Giammarinaro. Non c’è una sola parola, tra l’altro, nessun elemento, nessuna novità dell’inchiesta che non fossero cose note, ma ricostruite con suggestione, in molti casi travisando e strumetalizzando, per ricostruzioni di comodo, il contenuto di interecettazioni, di incontri, di riunioni. E’ tutto alla luce del sole. Se chiama Giammarimnaro gli rispondo, gli parlo. E’ la democrazia.

Non accetto il linciaggio di questi giorni. Del resto uno non sostiene certo che il Partito Democratico è poco democratico perché è frequentato da quattro mafiosi o perché vi è un deputato in Sicilia arrestato per avere intascato una tangente per il finanziamento di un progetto sull’eolico.

Non vedo dunque di cosa io debba preoccuparmi. Pino Giammarinaro è il punto di riferimento politico di alcuni consiglieri. Questa è la democrazia. E in una democrazia i consiglieri della maggioranza interloquiscono con la giunta. E nessuno ha rilevato o scritto che questi consiglieri ottengono però sempre risposte negative.

Certi giornali hanno descritto le vicende in maniera infamante. E saranno chiamati a risponderne in sede panale e civile. Le straordinarie cose che abbiamo fatto a Salemi non possono essere vanificate da diffamatori professionali e ricostruzioni completamente false.

Parlare di infiltrazioni significa offendere persone come l’assessore Nina Grillo, che viene dal Partito Democratico, e tutte quelle personalità del mondo dell’arte, della cultura, della politica che sono venute a Salemi e le hanno dato lustro. E tra queste il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggi tutto il mondo conoce a apprezza le iniziative pensate per dare un volto nuovo a Salemi.

Sui terreni confiscati alla mafia

Il terreno di contrada Masseria Vecchia noi volevamo darlo subito a Slow Food. Chiamai Carlo Petrini che mi diede la sua disponibilità. Successivamente mi fu spiegato che per avvviare il progetto di utilizzo di quei terrenni occorevano subito 50 mila euro, soldi che il Comune non aveva. Sono state così fatte altre ipotesi di gestione. L’interesse di Giammarinaro su quei terreni è inesistente.

Rivendico la decisione di non dare quei terreni a «Libera». Sono amico di don Luigi Ciotti, ma non credo che ci debba essere il monopolio della gestione dei beni confiscati alla mafia. E con lo stesso ragionamento non ho voluto darli a Padre Francesco Fiorino che in nome di una chiesa salvifica oggi gestisce quasi tutti i beni confiscati alla mafia.

Sono stato io a chiedere a Giammarinaro quale fosse la sua ipotesi, perché sin dal mio arrivo a Salemi l’interesse di Giammarinaro su quei terreni era pari a zero.

Abbiamo poi chiesto all’Aias, che è un’associazione per la cura dei disabili, di presentarci un progetto che non ci è mai stato dato. Questa è la storia. Il resto sono ricostruzioni false e fantasiose.

Infine, basta andare a leggere i giornali di questi ultimi due anni per avere conto dei continui contrasti con Giammarinaro di cui non ho mai condivisdo la prospettiva corta e piccola del suo agire politico

Il linciaggio di questi giorni significa dire: non venite in Sicilia.. Avevo peraltro chiesto all’imprenditore vitivinicolo Moretti di venire a Salemi e prendere i terreni confiscati. Mi ha detto: «Vittorio, non vengo. Hai visto cosa è successo a quelli di Mezzocorona, inquisiti per mafia ?»

Che dovrei fare ? Non vado in Sicilia ? Tenetevela voi ?

Su Oliviero Toscani

«A Toscani la mafia è servita per andarsene perché non aveva ottenuto i soldi che chiedeva per i suoi progetti. Ha chiamato “mafia” quelle che erano e sono difficoltà burocratiche e amministrative. E in questa logica ha usato il nome di Giammarinaro. Il quale non è vittima, ma non ha avuto nulla e non ha ottenuto nulla da me.

A Salemi abbiamo fatto altro. Il Museo della Mafia, del Paesaggio, del Risorgimento. Altro che mafia. Cose che ho fatto io e non certo una deputata inutile come Sonia Alfano di cui non conosciamo le cose che ha fatto nella sua vita.

Questa è la realtà. E la realtà dice, per esempio, che, consapevoli delle vere e sottovalutate infiltrazioni mafiose nel settore dell’eolico e del fotovoltaico, abbiamo bocciato tutti i progetti che ci sono stati presentati. Questo nessuno lo scrive o lo dice. Come non si dice e si scrive che c’è stata una riunione nel mio ufficio al Comune con alcuni imprenditori dell’eolico e del fotovoltaico che, di fronte alla mia opposizione alla realizzazione degli impianti, hanno tentato di aggredirmi, tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri.

Dunque ribadisco che non dalla mafia dobbiamo difenderci, ma da certa antimafia»

Vitttorio Sgarbi replica al deputato del Pd Laura Garavini:

 

«Le vigliacche dichiarazioni della signorina Garavini sono la testimonianza di un profondo disprezzo della democrazia, oltre che un travisamento dei fatti e una totale menzogna. Sono stato io che ho voluto Toscani a Salemi, e per amore della verità si deve sapere che egli non ha avuto alcun ostacolo dalla mafia. Quella di Toscani è stata una forma di vanità nell’avere indicato un nemico che non c’era.

La signorina Garavini è meglio che spieghi quali decisioni, come lei sostiene, Giammarinaro avrebbe preso per conto mio, perché sarà chiamata a risponderne in sede penale e civile. Le sue accuse sono indegne. Questa anonima parlamentare si deve vergognare di utilizzare contro di me la macchina del fango e mortificare una esperienza, quella di Salemi, che è stata di grande rinnovamento.

Sono io che ho subìto le minacce della mafia, sono io che ho denunciato gli interessi della mafia nell’eolico, sono io che ho realizzato il «Museo della Mafia». Dica, semmai, la signorina Garavini, cosa ha fatto, anche contro la mafia, lei di buono nel sua anonima e grigia condizione di deputato.

La mafia non ha fatto nulla contro di noi, è dall’Antimafia che ci difendiamo»

Vitttorio Sgarbi interviene sulle ricostruzioni investigative risultanti dall’operaizione «Salus iniqua»:

 

«La recente operazione di sequestro dei beni disposta nei confronti di Pino Giammarinaro corona una indagine iniziata da lontano che ha accompagnato l’esistenza politica dell’esponente di una stagione democristiana sconvolta dalla fine dei partiti e dalla loro trasformazione; un’aurea sulfurea che si è tentato di usare e si userà per mettere in discussione e ostacolare qualunque processo democratico e di rinnovamento in Sicilia.

 

Troppo comodo evocare i fantasmi del passato di fronte a una impresa così vasta e difficile, quella di Salemi, cui ha contribuito anche Oliviero Toscani, il quale, senza avere avuto mai alcuno impedimento, ha trovato suggestiva la via d’uscita di attribuire alla mafia e a Giammarinaro difficoltà di burocrazia, di inerzia, di consuetudini amministrative clientelari.

 

Arrivato alla fine della sua carriera politica, Giammarinaro ebbe l’intuizione di chiedere a me di candidarmi a sindaco, e raccolse i voti di un’area politica tradizionale legata alla cultura politica ormai inesistente, quella democristiana, insieme a quelli di cittadini desiderosi di un cambiamento che c’è stato. E potente. E non poteva esserci senza l’organizzazione delle storiche tradizioni di partiti confluiti, da Andreotti e Mannino, nell’Udc. Ma nessuno poteva costruire una nuova amministrazione e una immagine positiva della città liberandola da un passato imbarazzante e ininfluente che l’aveva condannata a una mortificazione ingiusta.

 

Oggi si si ritenta di nuovo, si fanno riemergere i fantasmi del passato per affermare l’opposto del vero. Perché Pino Giammarinaro non ha mai avuto alcun ruolo attivo, né politico né amministrativo, sul Comune di Salemi, altro che quello consentito dalla maggioranza di consiglieri che, in suo nome e con la sua organizzazione politica, furono eletti in consiglio comunale. La democrazia è anche questo. E può consentire a un sindaco eletto come me, che non abbia alcun consigliere, di nominare, in nome di una rivoluzione amministrativa, soltanto assessori senza ruolo e orientamenti politici. Anche quelli indicati per legge tra il primo e il secondo turno erano personalità estranee alla politica attiva, tecnici, e di orientamento politico diverso da quello di Giammarinaro pur nella vasta area moderata.

 

Ma quali condizionamenti poteva porre Giammarinaro a chi, con assoluta autonomia, fin dall’inizio aveva portato a Salemi persone che non vi erano mai passate, come Oliviero Toscani, Peter Glidwell, Graziano Cecchini, BernardoTortorici, in un continuo braccio di ferro, peraltro facilissimio da vincere, con i tentativi di riconoscimento dei risultati politici democraticammete conseguiti da parte di Giammarinaro ?

Mille polemiche, accese discussioni, contrasti, fino allo sfregio di nominare un Vice Sindaco autonomo e ostile a Giammarinaro, Antonella Favuzza, e assessore un esponente candidata nelle liste del Partito Democratico, Antonina Grillo.

 

Io ho vissuto queste contraddizioni con difficili riflessioni, ma senza rinunciare per un attimo ad assumere decisioni per la grandezza della città nella prospettiva dell’anniversario del 150° dell’Unità d’Italia di cui Salemi fu Prima Capitale.

 

E’ stata una grande rivoluzione, contrastata, com’era prevedibile, più dalla facile retorica dell’Antimafia che dalla effettiva capacità di condizionamento di Giammarinaro, pari a zero. Con effetti anche grotteschi, di continue fibrillazioni nella sua maggioranza, spesso indirizzata contro di me, ma anch’essa travolta dalla contraddizione tra il desiderio del nuovo e la sua pur naturale origine elettiva.

 

Io ho governato, senza avere una maggioranza, nella sfida a tutti nota: o con me o con Giammarinaro. E tra le prime persone che, come tutti sanno (fino a rompere anche i rapporti personali) che mi sono state e mi sono vicine, c’è l’Addetto Stampa Nino Ippolito, di cui l’antica amicizia con Giammarinaro leggo che viene adesso usata per una infame insinuazione priva di ogni fondamento.

 

Pur eletto anche con i suoi voti, non ho mai concesso nulla a Giammarinaro e non ho mai avuto pressioni, e neanche accettato consigli. Analoga condizione, seppure eletta con i suoi voti, ha vissuto il presidente del Consiglio Giusy Asaro, muovendosi in continui tentativi di fronda alla stessa maggioranza.

 

Io sono stato pesantemente minacciato dalla mafia, e non ho ovviamemnte pensato all’impotente Giammarinaro.

Il Vice Sindaco Antonella Favuzza ha denunciato per prima i tentativi di condizionamento che oggi si leggono nella facile e suggestiva ricostruzione delle vicende di Giammarinaro. Non occorrevano indagini, bastava guardare i meccanismi della democrazia che avevano fatto conseguire, alla parte politica organizzata da Giammarinaro, la maggioranza.

Può la maggioranza chiedere e ottenere alcuni risultati ? Può il referente politico di quella maggioranza avere legittime e democratiche aspettative ? Questo è accaduto attraveso la manifestazione di legittime intenzioni tutte sistematicamente frustrate.

 

Da qui è uscita la nuova stagione di Salemi attraverso la mia forza personale e la mia mancanza di rispetto di regole che, pur nella democrazia, potevano portare a scelte discutibili.

 

Ma Giammarinaro, che io ho sempre rispettato, non ha mai ottenuto nullla. L’unico potere che ha manifestato è quello che gli attribuisce la estenuante, continua, pluridecennale attenzione dell’Antimafia che l’ha fatto diventare un eroe negativo e letterario, trasformando la realtà in una suggestione utile a far sentire in trincea, contro un nemico che non c’è, persone abili e fantasiose come Toscani.

 

Il Comune di Salemi e gli assessori nominati non hanno mai subìto alcun condizionamento e hanno semplicemente rispettato un mandato politico fortememnte innovativo stabilito da me, tentando di non sottrarsi alle regole democratiche.

 

Alle mie giunte non ha mai partecipato Giammarinaro, pur avendo io spesso fatto riunioni aperte con esponenti politici e consiglieri di maggioranza e opposizione, e anche consulenti per indicare un possibile destino e una speranza per Salemi dimostrata prima di tutti e emblematicamente dal Museo della Mafia, dal Museo del Risorgimento, dal Museo del Paesaggio, e poi dalle mille iniziative culturali con ospiti da ogni parte del mondo a discutere con i cittadini, dal vescovo di Noto al matematico Odifreddi, dal giornalista Francesco Merlo al magistrato Giuseppe Ayala, in un continuo confronto di idee, sino alla straordinmaria impresa delle «Case a 1 euro» fortunatamente condivisa dallo stesso Giammarinaro e promossa da me e da Toscani.

 

Ora si vogliono far riemergere i fantasmi di un passato che non corrisponde alla realtà politica attuale di Salemi. E con il tipico effetto della machina del fango si trasferiscono vicende antiche e che non conosco di un potere tramontato, in effetti che nulla hanno a che fare con il presente e con l’amministrazione del Comune di Salemi oggi finalmente «libera et immunis»

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